DOPPIO SENSO

L’attentato contro D’Antona si sta configurando come qualcosa che sembra preoccupare soprattutto la sinistra. I messaggi che ci arrivano sono permeati dalla preoccupazione che, in qualche modo, si cerchi di far ritornare indietro la democrazia del Paese, che si ricorra a misure repressive verso i movimenti alternativi, che si limitino gli spazi del confronto sociale, ecc. Tale stato d’animo è perfettamente giustificabile, soprattutto in coloro che, avendo vissuto la stagione del terrorismo, dei depistaggi, delle stragi di stato, della repressione e dell’emarginazione, percepiscono, ancora una volta, una cupa atmosfera per la nostra democrazia. E’ ancora presto per capire esattamente ciò che è avvenuto, cosa si stia cercando di fare e quali sono le parti in gioco, tuttavia, per non restare prigionieri degli eventi ritengo che sia necessario esporsi e rischiare qualche interpretazione, proprio per evitare di perdere lucidità e capacità di risposta.

Come appunto metodologico comincerò col dire che, di fronte ad eventi immediati e minacciosi, in genere, si generano i seguenti comportamenti:

- Rimozione parziale o totale dell’evento: cioè evitare di sviluppare una conversazione su di esso, sperando che il non parlarne ne neghi l’esistenza.

- Banalizzazione dell’evento: cioè cercare di ridurne la portata minacciosa rimuovendo i fattori che possono generare cambiamenti nel sistema ove l’evento è avvenuto.

- Utilizzazione strumentale dell’evento: cioè scegliere alcuni elementi come supporto alle teorie che ispirano una delle parti del sistema ove l’evento si è svolto.

- Analizzare l’evento e cercare di capirne l’origine e le possibili conseguenze su tutte le componenti del sistema coinvolto, come premessa per cercare soluzioni che allontanino la percezione di minaccia.

Esemplificherò quanto sopra descrivendo cosa può avvenire in una famiglia quando una coppia di genitori, tornando a casa, trovano una siringa e altre tracce che fanno

pensare al fatto che il loro unico figlio si droghi. Possono sentirsi così atterriti dal voler non poter affrontare la faccenda, dal voler decidere tacitamente di ‘gettare via quella sporcizia’ nella spazzatura senza commenti. Oppure possono dire: ‘beh, sono cose che succedono tra i giovani d’oggi’ e decidere che uno di questi giorni manderanno il figlio da uno psicologo. Possono, poi, cominciare ad accusarsi reciprocamente: "E’colpa tua che non ti curi abbastanza della famiglia " "Gli hai trasmesso il tuo nervosismo", ecc. Possono, infine, mettersi seduti e cominciare a dire: "OK, capiamo che tipo di droga è, quanta e come se ne procura, che cosa non va in questa famiglia, che cosa possiamo cambiare, quanto siamo disposti a fare per aiutare nostro figlio. E’ superfluo aggiungere che la scelta n°4 è quella più rara, anche perché, sicuramente, è quella che implica l’affrontare più componenti del sistema, mettendone in crisi gli proprio gli equilibri che sono responsabili della scelta deviante del figlio.

Nel caso in questione, con l’improvviso apparire di fantasmi che minacciano gli attuali equilibri politico-culturali del nostro Paese, la situazione si presenta in una forma più complessa e necessita di analisi più complesse, dato che gli elementi coinvolti sono riconducibili a sistemi differenti che interagiscono tra loro a più livelli.

Tuttavia, per cominciare a capire qualcosa è necessario, quantomeno, tracciare un profilo schematico delle parti coinvolte in quanto sta succedendo. Dopo di ciò potremo considerare la natura del messaggio terroristico e, soprattutto, a chi si rivolge e a quali effetti mira.

I soggetti presenti sulla scena attualmente sono identificabili in

1- Una sinistra-centro di governo perfettamente convinta della necessità di portare avanti una politica in cui si cerca di coniugare componenti neoliberiste e necessità di sopravvivenza dello stato sociale/assistenziale. Di fronte alle contraddizioni della guerra ha cercato un credibile recupero portando avanti unilateralmente un discorso che la distingue dai suoi alleati occidentali.

2- Una sinistra che sta al governo ma che vive profonde lacerazioni e crisi di identità. Contraddittoria, scomposta, prossima al tracollo.


 


3- Una sinistra alternativa che ha visto parzialmente premiati i suoi sforzi per una visione diversa del conflitto in Jugoslavia con una mozione approvata dalla maggioranza del parlamento. Questa sinistra, per ragioni storiche e scelte soggettive, si trova contigua all’area dell’antagonismo totale e del malessere giovanile, del quale cerca di garantire il diritto ad esistere in quanto minoranza in cambio dell’accettazione di alcune regole di legalità.

4- Una destra sostanzialmente emarginata e rassegnata ai margini delle decisioni, nonché sconfessata dai suoi elettori sulle posizioni dure assunte, inizialmente, sulla guerra. Non va, inoltre, dimenticato che in Alleanza Nazionale esiste, soprattutto fra i nostalgici e i giovani, un diffuso antiamericanismo fondato su sentimenti di rivincita relativi alla II Guerra Mondiale e su elementi di orgoglio nazionalistico. La sua componente ‘egoistica’ , quella che guarda ai suoi interessi di bottega, inoltre, non vede di buon occhio le difficoltà economiche che un prolungamento del conflitto potrebbero arrecare.

5- Un’alleanza occidentale le cui basi ideologiche e metodologiche in tema di politica internazionale sono state fortemente scosse dal fallimento sostanziale dell’offensiva area. A tali metodologie non è possibile, al momento, offrire alcuna alternativa (vedi offensiva terrestre) per paura delle prevedibili reazioni delle opinioni pubbliche rispetto all’alto numero di vittime che una ‘guerra vera’ comporterebbe .

6- Una rete di interessi occulti che va dalle frange deviate dei servizi segreti, ai trafficanti d’armi e di droga (mafie comprese) che cerca di mantenere almeno una parte del potere posseduto in passato. L’instabilità e i conflitti nei Balcani possono mantenere aperti i canali di passaggio dei loro traffici.

L’omicidio D’Antona avviene in un momento in cui la sinistra di governo italiana, nelle sue componenti ‘irriducibile’ e ‘pentita’ , si accorgono che la continuazione, nella forma attuale, del conflitto nei Balcani, rischia di far perdere loro consensi, specialmente in vista delle elezioni europee. L’Italia ha appena dato una prova di stabilità con l’elezione di Ciampi, una figura che indubbiamente, rompe con le tradizioni del passato e segna, nel bene o nel male, un ulteriore passaggio nello smantellamento della vecchia politica italiana.

Non è escluso, tra l’altro, che tra gli alleati europei, inizi a serpeggiare qualche dubbio sulla possibilità di rafforzare l’identità dell’Unione all’interno di accordi militari gestiti dall’asse Clinton – Blair, peraltro, anch’esso, piuttosto instabile e conflittuale.

Martedì 18 Maggio la maggioranza di centro sinistra vota una mozione che chiede la cessazione dei bombardamenti in Jugoslavia e la mozione raccoglie, dopo molti mesi, anche i voti della Sinistra alternativa di Rifondazione. Le opposizioni di destra accolgono senza troppi problemi quello che appare un gesto di autonomia dagli USA, e si limitano a ricordare vagamente la necessità della ‘solidarietà atlantica’.

Due giorni dopo (il tempo di organizzare gli ultimi dettagli) si compie l’omicidio.

La figura di D’Antona è sconosciuta ai più, ma è ben vicina a quella sinistra di governo che sta cercando di rivedere la collocazione dell’Italia all’interno della NATO. In più è una figura che rappresenta quella parte della sinistra che si allontana dalle posizioni di difesa ad oltranza della minoranza operaia e può essere paragonata facilmente ad altre figure (Giugni, Tarantelli ) colpiti in passato dal terrorismo BR. E’un obiettivo ‘credibile’ e allo stesso tempo facilmente raggiungibile.

La tecnica usata nell’attentato, però, si distacca completamente da quella classica delle BR, nel momento in cui viene usato il silenziatore (sostanzialmente inutile in caso di attentato dimostrativo, dato che le detonazioni, in genere, hanno potere deterrente verso i passanti e, quindi, facilitano la fuga). Il silenziatore è stato sempre usato nelle esecuzioni effettuate dai servizi segreti ed è, in qualche modo, una firma, seppure intelligibile solo a chi ha studiato con una certa attenzione il terrorismo del nostro Paese. In più gli attentatori agiscono a volto scoperto in presenza prevedibile di testimoni oculari, quasi a dimostrare la loro sicurezza di non poter essere riconducibili a persone conosciute dalle forze di sicurezza italiane.


 


Insomma, è come se l’attentato porti una doppia firma: una (poco plausibile ma ‘verosimile’ ) di un terrorismo rosso rinascente a dispetto del quadro politico completamente mutato, che possa essere mostrata fugacemente ad una pubblica opinione (abbastanza indifferente alle disgrazie dei politici); l’altra che manda un messaggio del tipo : "Attenti a come vi muovete sennò vi facciamo fuori i vostri uomini, mettiamo alla prova la vostra capacità di mantenere l’ordine pubblico, svergognamo i vostri servizi di sicurezza che osano criticare gli errori delle altre intelligence atlantiche (vedi bombardamento dell’ambasciata cinese) ".

Questa, naturalmente, è solo una delle possibili interpretazioni: in mancanza di adeguati strumenti investigativi ho scelto l’ipotesi che rispondeva al criterio più importante da adottare per l’attribuzione di un delitto: chiedersi a chi possa risultare utile e a chi dannoso. Oltretutto non me la sento di attribuire una così scarsa professionalità e imperdonabile leggerezza alle forze di polizia che vigilano sulla sicurezza democratica : il livello qualitativo e quantitativo dei potenziali soggetti terroristici è oggi tale da non destare preoccupazione per uomini e organizzazioni che, dopo che sono stati rimossi i vincoli a loro imposti dai poteri più o meno occulti presenti nel passato regime democristiano, sono stati capaci di assestare colpi durissimi alla mafia e al sistema che la sorreggeva. Impossibile che non si siano accorti che qualche frequentatore dei centri sociali stava passando dal rap, dalla birra e dallo spinello, a qualcosa come quella avvenuta in Via Salaria.

C’è chi è padrone di credere e predicare che i responsabili vadano cercati nell’area del dissenso, specialmente se spera di prendere qualche voto in più (da chi non si sa). In ogni caso mi sento di consigliare a tutti una certa prudenza e di evitare di accettare spiegazioni superficiali , per evitare ulteriori cadute di immagine, oltre alla perdita irrimediabile della correttezza civile, che non potrà mai essere ripagata con la permanenza, per qualche mese in più sulle amate poltrone del potere.

Restiamo, comunque, in attesa dei prossimi sviluppi (la frase è, volutamente, di rito)

 

Enzo Minissi
www.oikos.org/enzo


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