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Creazione di una
Commissione Verità, Giustizia e Riparazione per i sopravvissuti alla Tortura in
Cile
Santiago del Cile, 26 giugno 2001
A mezzogiorno di martedì 26 giugno la commissione Etica Contro la Tortura, insieme a diverse organizzazioni per i Diritti Umani, tra cui la stessa ODEP, ed i membri della IRCT (International Rehabilitation Council for Torture Victims) hanno consegnato presso La Moneda un Rapporto Preliminare sulla tortura nel nostro paese, richiedendo la creazione di una "Commissione Investigatrice di Verità, Giustizia e Riparazione per i sopravvissuti alla tortura in Cile". Questo documento è stato consegnato simultaneamente ad organizzazioni internazionali, in particolare presso il Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra. Per la ODEP questa è una iniziativa che costituisce un importante passo avanti nel riconoscimento delle violazioni dei diritti umani sofferte da circa 400.000 persone. Speriamo che questa iniziativa contribuisca, inoltre, a far scomparire definitivamente la pratica della tortura, tutt'oggi vigente in Cile, come per altro confermano le denunce di tortura, presentate ai tribunali della giustizia ordinaria ed alle organizzazioni internazionali per i prigionieri politici e le denunce degli stessi detenuti comuni che si stanno mobilitando nelle diverse carceri del paese. Fraternamente, Organizzazione di Difesa Popolare. Richiesta nazionale ed
internazionale: 1. Il 25 aprile del 1990, il governo del presidente Patricio Aylwin creò tramite Decreto Supremo una Commissione di "Verità e Riconciliazione". Nel Primo Articolo di tale decreto si legge: “Si crei una Commissione Nazionale di Verità e Riconciliazione che avrà come obiettivo quello di contribuire a mettere in luce la verità sulle più gravi violazioni dei diritti umani commesse negli ultimi anni, sia nel paese come fuori da questo.. Per questi effetti, per violazioni gravi si intenderanno le situazioni di detenuti scomparsi, uccisi e torturati provocandone la morte, dove risulti evidente la responsabilità morale dello Stato, per atti dei propri agenti o di persone al proprio servizio”. 2. A conseguenza di ciò, le persone torturate rimaste in vita vennero escluse da ogni procedimento, da ogni forma di giustizia e non ottennero una riparazione integrale. Questo è ancora più grave, dal momento che lo stesso Rapporto della Commissione descrive la magnitudine di questo crimine di lesa umanità, che raggiunse la totalità della popolazione cilena e che secondo lo stesso rapporto si realizzava con il proposito di “...ottenere informazioni da parte della vittima, sia che si applicasse per piegarne la resistenza che per assicurarsi della veridicità di quanto dichiarato dalla stessa. Un secondo proposito era poi quello di rompere ogni forma di resistenza o ancora l'interezza fisica o morale della vittima, così come per intimorire direttamente altri che erano obbligati a presenziare o ad ascoltare le torture o ancora per intimidire terze persone che eventualmente avessero saputo delle medesime torture”. Nel rapporto la Commissione descrive anche le innumerevoli tecniche di tortura fisica, psicologica, biologica e sessuale alle quali furono sottomessi i prigionieri politici. Più avanti il rapporto spiega indirettamente perchè non si considerarono i sopravvissuti alle torture: Per soddisfare gli obiettivi il compito deve essere realizzato in un lasso di tempo relativamente breve, cosa che impone di limitare il rapporto ai casi di sparizione di persone detenute, di esecuzioni sommarie e di torture con morte provocata". Ovvero, si escluse uno dei più gravi crimini: la tortura ed il caso di coloro che vi sopravvissero.
3. Immediatamente dopo l'11 settembre del 1973, organizzazioni internazionali come il Comitato Internazionale della Croce Rossa, Amnesty International, le Nazioni Unite nominarono delle Commissioni ad hoc per investigare su quanto succedeva in Cile. Fu così che le stesse insieme all'Organizzazione degli Stati Americani (OEA), poterono comprovare l'esistenza e la diffusione della prigionia e della tortura in Cile. Secondo queste stesse organizzazioni internazionali, approssimativamente 50.000 persone soffrirono il carcere e la tortura, solo tra il mese di settembre e quello di dicembre del 1973. 4. Dallo stesso 11 settembre 1973, gruppi nazionali di medici, psicologi, assistenti sociali ed avvocati, così come varii centri internazionali che diedero assistenza ai sopravvissuti alla tortura che raggiunsero l'esilio, poterono comprovare i gravi traumi, non solo individuali, ma anche familiari e sociali che la tortura aveva prodotto. Per conseguenza della emarginazione, del disconoscimento, della negazione, dell'impunità e della quasi nulla riparazione, questo flagello ha resistito nel tempo e si è reso per altro evidente dopo l'arresto di Pinochet a Londra. Si sono presentate denunce per tortura ed attualmente si sono iniziati i processi per la riparazione del danno. 5. Il numero di persone torturate secondo le organizzazioni nazionali ed internazionali è superiore ai 300.000 casi durante i 17 anni di dittatura militare in Cile. 6. Per questo, il
riconoscimento da parte dello Stato e della società cilena di questo
crimine è imprescindibile per riparare i traumi fisici, mentali, morali e
sociali che hanno avuto le proprie conseguenze fino ad oggi e perchè si
ottenga la verità, la giustizia e soprattutto affinchè ci sia una
riparazione per le vittime della tortura. Lo Stato è obbligato a porre
fine al silenzio ed alla emarginazione cui i sopravvissuti alla tortura
sono stati obbligati a vivere in questi anni. Inoltre deve rispettare la
giurisdizione nazionale ed internazionale, riconoscendo questo crimine
come inammissibile e imprescrittibile. 7. Nel 1996 il Relatore Speciale delle Nazioni Unite, il signor Nigel S. Rodley, successivamente ad una visita in Cile, consegnò alla Commissione per i Diritti Umani, il 4 gennaio 1996, un Rapporto sulla “Questione dei Diritti Umani di tutte le persone sottomesse a qualsiasi forma di detenzione, prigione ed, in particolare, la tortura ed altri trattamenti e pene inumane e denigranti". Al punto U delle Raccomendazioni, si legge: “Tutte le denunce di tortura praticate dal settembre 1973, dovrebbero essere oggetto di una investigazione pubblica esaustiva, simile a quella realizzata dalla Commissione Nazionale di Verità e Riconciliazione rispetto alle sparizioni forzate ed alle esecuzioni extragiudiziarie. Quando le prove lo giustifichino e, dato il periodo di tempo trascorso dalle peggiori pratiche del governo militare, ciò sarebbe senza dubbio raro -, i responsabili dovrebbero comparire di fronte alla giustizia, salvo nei casi in cui i reati siano caduti in prescrizione". 8. E' per quanto scritto che l'Aggruppamento degli Ex Prigionieri Politici del Cile (AEPP), la Fondazione di Aiuto Sociale delle Chiese Cristiane (FASIC), la Corporazione di Promozione e Difesa dei Diritti del Popolo (CODEPU), il Centro di Salute Mentale e per i Diritti Umani (CINTRAS), la Fondazione di Protezione all'Infanzia Negata per gli Stati d'Emergenza (PIDEE), il Servizio di Pace e Giustizia (SERPAJ), l'Istituto Latinoamericano di Salute Mentale (ILAS) ed Amnesty International (sezione cilena), organizzazioni per i diritti umani del Cile insieme a numerose personalità del mondo religioso, culturale, sociale e politico che si sono costituite nella Commissione Etica, hanno iniziato uno studio sulle vittime della tortura e sulle conseguenze di questa durante la dittatura militare, con lo scopo di consegnare questi elementi allo Stato. 9. Abbiamo la convinzione assoluta che il governo attuale si farà carico di questa importante iniziativa: la creazione di una Commissione di Verità, Giustizia e Riparazione, con ampie attribuzioni, che in un periodo di tempo determinato, investighi il tema e consegni una risposta di riparazione morale, sociale ed economica alle vittime della tortura. 26 giugno: Giorno Internazionale delle Nazioni Unite in appoggio alle Vittime della Tortura
Il Comitato Internazionalista
Arco Iristorna in internet attraverso il proprio Progetto di Difesa
Integrale dei Diritti Umani, che attualmente si articolerà attraverso tre
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