ECOLOGIA DELLA POLITICA

Per disinquinare e rendere trasparenti le acque della politica italiana

 

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Omicidio Biagi, quando la politica non c’entra più
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Naturalmente bisognerebbe aspettare il solito rituale delle rivendicazioni per poter dire qualcosa in più sull’omicidio dell’economista Biagi.

 

Già da adesso ci appare comunque chiaro che, se ci affidiamo alle tradizionali chiavi di lettura delle azioni terroristiche (quelle, per intenderci, apprese durante gli anni di piombo), non andremo molto lontano nella comprensione di ciò che è accaduto. Già, dopo l’omicidio di D’Antona, abbiamo provato a ricercare interpretazioni alternative a quelle del coro dei media e dei politici, arrivando a sostenere che il documento di rivendicazione, probabilmente era stato tradotto in Italiano da un’altra lingua e da un traduttore non di madre lingua, il che ci lasciava supporre che sarebbe stato piuttosto difficile identificare e catturare in Italia i mandanti e gli esecutori del crimine. Il fatto che, a tutt’oggi, il caso D’Antona non sia stato ancora risolto, sembrerebbe dare ragione a chi non crede possibile che in Italia possa esistere una struttura terroristica organizzata che abbia mantenuto le caratteristiche ideologiche del terrorismo rosso degli anni 70.

Nell’ultimo omicidio, poi, appare subito evidente la totale mancanza di ogni finalità politica ragionevole. Alla vigilia di uno sciopero generale contro l’articolo 18 che rappresenta il tentativo di una sinistra in crisi di tornare a forme di lotta e ad atteggiamenti antagonisti tipici degli anni 70, un episodio come questo non può che danneggiare coloro i quali, ultrasinistra dei Cobas in testa, stanno spingendo per lo spostamento del dibattito politico dal Parlamento alla piazza. Le prime dichiarazioni a caldo di Cisl e UIL, hanno mostrato un deciso ripensamento rispetto agli intenti battaglieri degli ultimi giorni e, se lo sciopero e la manifestazione si svolgeranno comunque, qualsiasi slogan o atteggiamento ‘estremista’ verranno sicuramente bollati del sospetto di alimentare la violenza. Insomma, come è sempre successo con il terrorismo italiano, a destra e sinistra, la violenza danneggia sempre la parte politica più vicina a chi la attua favorendo, contestualmente, la parte politica a cui le vittime di tale violenza appartengono. Come qualcuno deve aver suggerito a quel campione di onestà morale che è Francesco Rutelli, il quale ha subito definito l’economista assassinato "Un Moderato", (insomma, uno che, come lo stesso Rutelli, non sceglierebbe mai nessuna parte politica precisa) per cercare di far passare in secondo piano che il pover uomo era un consulente del Ministro del Lavoro Maroni, attualmente indicato dall’opposizione come il peggior nemico dei lavoratori dai tempi di Scelba. Insomma, a parte la maldestra uscita di Rutelli (che, come al solito perde una buona occasione per starsene zitto), questo crimine criminalizzerà sicuramente la sinistra ‘alternativa’ e, stiamone certi, seppure (almeno speriamo) magari non dichiarandolo in maniera esplicita, c’è chi ‘farà capire’ che chi trae vantaggio dalla faccenda è il governo e che, secondo la logica del "Cui prodest?" è in quell’area che vanno cercati i responsabili.

 

Ma, onestamente, anche continuando nell’opera di demonizzazione e criminalizzazione della destra al potere in Italia, chi può credere che qualcuno si arrischi ad organizzare un assassinio politico per danneggiare l’ala sinistra di un movimento di opposizione sconfitto, diviso, inconcludente e senza alcuna reale prospettiva di disturbare seriamente il governo?

Da tempo riteniamo che non sia possibile riportare le azioni terroristiche all’interno del terreno della politica reale che, nonostante tutto, segue una certa logica.

Già ai tempi delle BR, una serie di ingiustificabili omicidi (Moro compreso) trovavano giustificazione solo nella distorsione mentale dei loro organizzatori, nella loro incapacità di elaborare una strategia, nel loro distacco dal paese reale.

Oggi, l’unica ipotesi che ci sentiamo di proporre come credibile è quella di un gruppo di persone molto ristretto ed estraneo a qualsiasi realtà politica organizzata presente nel nostro paese che, per motivi incomprensibili, uccide innocenti che hanno la sola caratteristica di poter essere considerati ‘simboli’ di qualcosa e di non immaginare neanche lontanamente di esserlo, al punto di non adottare alcuna misura di sicurezza personale.

A questo punto sarà il caso che le forze politiche con un minimo di responsabilità si limitino a manifestare il dolore e l’indignazione per l’assurdo assassinio, abbandonando qualsiasi tentativo di criminalizzare l’una o l’altra parte per fini di bottega. Solo così la lucida e crudele follia dei killer rimarrà confinata nel quadro delle patologie criminali perdendo ogni aspettativa di poter condizionare un paese che vuole essere moderno e democratico .

 

 

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