Partito della Rifondazione Comunista
Circolo degli operatori sociali "Marco Sanna"
Piazza dell’Immacolata, 27 – Roma
Tel./fax 064463
TOR DE’ CENCI: QUALCUNO DEVE VERGOGNARSI. E NON SONO I ROM.
La deportazione dei rom del campo di Tor de’ Cenci è un episodio di inciviltà barbarica indegno di un paese civile e democratico. Di fronte a quanto accaduto nella notte del 3 marzo non c’è altro da dire: l’irruzione poliziesca in stile sudamericano, l’espulsione di donne e bambini verso una zona di guerra, la deportazione dei superstiti in un campo senza luce e servizi, in roulotte fatiscenti e infettate da topi morti, non si prestano ad alcun commento. Solo uno sfrontato cinismo poteva arrivare a complimentarsi con gli autori della deportazione; solo l’abitudine alla menzogna e all’ipocrisia possono ispirare chi commenta la violenza perpetrata con le parole "ottima anche la sistemazione, puntuale e attenta dal punto di vista umano". Non lo dimenticheremo.
Non ne possiamo più dell’autoritarismo e della demagogia sulla "sicurezza" con cui certi esponenti del centrosinistra – come i "democratici" asinisti Bianco e Rutelli – si candidano come concorrenti della destra; rivendichiamo il diritto per tutti i cittadini, compresi i rom e gli immigrati, ad una vita dignitosa.
Le lavoratrici e i lavoratori comunisti dei servizi sociali esprimono la propria solidarietà alle famiglie rom ed alle colleghe e i colleghi dell’ARCI e dell’AGESCI; ci impegniamo a sostenere nei nostri posti di lavoro la raccolta di firme avviata dall’ARCI SOLIDARIETA’ del Lazio da inviare al più presto al Ministro degli Interni, agli Assessori Farinelli e Piva, al Sindaco Rutelli, al Prefetto e al Questore di Roma per il rispetto e la tutela dei fondamentali diritti umani, perché non vengano più effettuate deportazioni, perché altri bambini non vengano strappati ai loro affetti più cari e soprattutto non si verifichino più analoghe operazioni anche in altri campi di Roma.
Le compagne e i compagni del Circolo "Marco Sanna"
Alcune testimonianze raccolte fra i bambini rom dagli operatori e dai volontari
H.I.: "Sono stato svegliato dalle botte dei manganelli sulla carrozzeria della macchina dove dormo e non dal clacson del pulman che mi porta a scuola, ho pianto tanto e ho vomitato".
O.H.: "Sono stato svegliato dalla polizia che mi ha fatto salire sul pullman, mi sono spaventato tanto, quando ci hanno portati via ho visto le ruspe che schiacciavano la mia casa con dentro tutta la roba della mia famiglia, anche i miei vestiti e la mia cartella. Come faccio adesso ad andare a scuola? In questura mi sono addormentato, avevo paura e tanta fame".
S.C.: "Mi sono svegliato di colpo dal forte rumore di bastoni e grida (…) ho visto un uomo tutto vestito di nero e con la faccia coperta che prendeva per un braccio la mia mamma, io mi sono spaventato tanto e ho detto di non fare del male alla mia mamma (…) Ci hanno portato in questura e lì ci sono rimasto tantissimo tempo, senza mangiare, non sapevo cosa fare, dovevo solo stare seduto e zitto, ho tanta paura, i miei cugini sono stati portati con l’aereo in Bosnia. Oggi sono tornati a prendere la mia mamma, se la mandano anche lei in Bosnia, io che cosa faccio con la mia sorellina piccola?"
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