Stimati compagni della solidarietà internazionalista,

Di fronte alla decisione di Jack Straw di accogliere la richiesta di estradizione di Pinochet in Spagna - cosa che la ODEP saluta come una grande vittoria della solidarietà internazionale nella causa della giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani in Cile - la destra, il governo e i militari solamente possono utilizzare una risorsa disperata: accogliere alcune delle numerose denunce presentate contro Pinochet nei tribunali cileni (che risultano 14 per il momento), per sollecitare successivamente l'estradizione, estradizione che avrebbe priorità su quella presentata dalla giustizia spagnola. Dopo, basterebbe applicare il decreto legge di amnistia che anche se venisse derogato, non avrebbe comunque effetto retroattivo.

A continuazione vi inviamo un testo elaborato dalla nostra organizzazione negli ultimi giorni, che spiega alcune ragioni per le quali Pinochet non è stato né sarà processato in Chile.

LA ORGANIZZAZIONE DI DIFESA POPOLARE, ODEP, DI FRONTE A UN EVENTUALE GIUDIZIO A PINOCHET IN CILE

Davanti alle numerose e inesatte dichiarazioni che negli ultimi giorni hanno diffuso specialmente i mezzi di comunicazione "ufficiali" rispetto alla possibilità che l'ex dittatore, Generale a riposo Augusto Pinochet Ugarte, sia giudicato, processato e condannato da tribunali cileni, la ODEP segnala quanto segue:

1° - Il 19 Aprile del 1978 la Giunta Militare dettò il Decreto Legge N° 2.191 che diede amnistia agli autori, complici e favoreggiatori di reati commessi tra l'11 Settembre del 1973 (giorno del colpo di Stato) e il 10 Marzo del 1978, così come dei reati investigati dai tribunali militari con posteriorità all'11 Settembre del 73, anche qualora tali reati fossero stati commessi anterioriormente al golpe militare; con questo si garantiva l'impunità dei militanti della estrema destra coinvolti nell'omicidio dell'accompagnatore presidenziale sotto il governo della Unità Popolare, tra altri.

Si esclusero da tale amnistia alcuni reati comuni, come quelli di violenza sessuale, incendio, traffico di stupefacenti, ecc . . , e si lasciò espressamente fuori dal Decreto Legge l'assassinio di Orlando Letelier, cosa che avrebbe permesso 15 anni più tardi che i tribunali condannassero solamente a due dei suoi autori intellettuali. Tuttavia, non fu processato nessuno degli agenti dei servizi segreti che commisero reati di violenza sessuale, furto, rapimento di minori, ecc . ., a proposito di sequestri, omicidi e torture di oppositori alla dittatura militare.

A prescindere dall'origine violenta, anticostituzionale e illegale dei decreti legge, la Corte Suprema li riconobbe, attribuendo loro qualità e forza di legge, come se fossero stati debitamente inoltrati, approvati e promulgati. Tali decreti contarono inoltre sulla approvazione del massimo organismo competente per atti amministrativi, la presupposta indipendente "Contraloría General de la República", che non li impugnò per la sua origine o formalità, facendo quadrato col governo militare.

2° Basterebbe approvare una legge semplice che abrogasse questo Decreto legge, cosa che è impossibile per due ragioni:

a) Per la composizione del Parlamento cileno. Infatti, la Camera alta è composta da 48 senatori, 10 dei quali (vale a dire più del 20%) hanno una chiara origine antidemocratica (9 sono stati designati e uno è senatore a vita, cioè l'ex dittatore). Di questi senatori designati, 4 sono generali a riposo compromessi con il golpe e nominati dalle forze armate e dalle forze di polizia dei "carabineros" e i restanti 5 sono stati designati, rispettivamente, dall'Esecutivo e dalla Corte Suprema (sono 2 ex ministri di questo tribunale, nessuno dei quali ha mai sanzionato neanche un solo responsabile di reati contro i diritti umani). Dei senatori eletti con voto popolare e in virtù del sistema elettorale binominale imposto dalla Dittatura, molti degli eletti hanno ottenuto meno voti di un candidato non eletto. Ovviamente, tutti i favoriti da questo sistema elettorale sono di destra.

Tra i senatori eletti dalle urne, c'è un Generale a riposo della forza di polizia dei "Carabineros" e ex-integrante della Giunta Militare, con un processo pendente in Spagna. Un ufficiale giudiziario della Corte Marziale, nemico dichiarato della sinistra, lo assolse dalla partecipazione come favoreggiatore nel triplice sgozzamento di tre militanti comunisti nell'anno 1985, nonostante esista una registrazione che lo compromette e che uno degli autori materiali - anch'egli dei "carabineros" - gli abbia attribuito la responsabilità. Per conseguenza, 6 Generali a riposo sono senatori (12,5 % del totale) e, sommati agli altri senatori di destra, questi hanno la maggioranza nel Senato, nonostante rappresentino approssimativamente solo un terzo dei votanti.

b) Perché se anche fosse abrogato il Decreto Legge Nº 2.191, la nostra legislazione penale afferma che ogni individuo che è favorito da una legge che gli conceda indulto, amnistia o abbassamento della condanna, in qualsiasi tempo e anche se la legge fosse posteriormente revocata o lasciata senza effetto, potrà continuare a godere di questo beneficio, cosa che i nostri tribunali applicano invariabilmente.

3° Come è successo e succede con con frequenza, ogni volta che si iniziano processi che coinvolgono militari in servizio attivo o a riposo per violazioni dei diritti umani o, anche, per reati comuni, anche se siano stati commessi successivamente alla dettatura del Decreto Legge di amnistia, i tribunali militari aprono processi parallelamente ai tribunali civili - in tempo di pace e non come consiglio di guerra, come ha sostenuto incorrettamente il Cancelliere cileno José Miguel Insulza -, e richiedono l'incompetenza della giustizia ordinaria, se questa non l'ha fatto d'ufficio. Se non si ha accesso a questa richiesta, aggiungono una contesa di competenza presso la Corte Suprema, che concede loro rapidamente la competenza, contravvenendo anche il diritto. Per esempio, nel giudizio che si aprì nei tribunali civili contro militanti del Mapu-Lautaro, i tribunali militari sollecitarono ai tribunali civili che si dichiarassero incompetenti e che rimettessero le prove alla Giustizia Militare. Quando la contesa della competenza arrivò alla la Corte Suprema e a prescindere del fatto che il procedimento era per infrazione della legge antiterrorista - legge che espressamente ordina che questi reati debbano essere investigati dai tribunali civili, dal momento che durante il Governo di Patricio Aylwin si modificò la legge per eliminare la competenza dei tribunali militari in questi casi - questa accettò la tesi castrense, rimettendo la causa alla Giustizia Militare.

 

Per conseguenza, se Pinochet fosse giudicato in Cile, sarebbe amnistiato o l'istruttoria verrebbe sospesa attraverso il giudizio, - come ha manifestato apertamente il Presidente della Corte Suprema, don Roberto Dávila, il 1° Dicembre - o per prescrizione o per mancanza di meriti di causa, e la causa sarebbe traferita ai tribunali militari. A partire da questo momento, l'investigazione rimarrebbe nelle mani di un PM militare, Ufficiale delle Forze Armate, remunerato dalla istituzione militare e non dal potere giudiziario.

Per quanto sopra detto, no sarebbe il citato PM che, ipoteticamente, detterebbe la sentenza, ma il Giudice Militare, che è un generale dell'Esercito con comando effettivo di truppe, che non ha realizzato una carriera giudiziaria, come gli avvocati. Logicamente, si tratterebbe necessariamente di un subordinato gerarchicamente di Pinochet, che continua ad appartenere alla "grande famiglia militare", secondo le parole del generale Izurieta. Ciò è risultato dimostrato nella pratica, dal momento che ci sono state dichiarazioni e riunioni tra questo Comandante in Capo dell'Esercito e alti ufficiali dell'Esercito a riposo delle Forze Armate, per informarsi e coordinare sforzi per ottenere la libertà del senatore a vita.

Una norma del Codice di Giustizia Militare, sul quale si basano i tribunali militari, segnala che se un militare commette un reato nell'esercizio delle sue funzioni - come se tra queste fosse contemplato delinquere - sarà esentato dalla sua responsabilità penale, come lo ha affermato la difesa di Pinochet a Londres. Si considera che i reati imputati al Generale e ai suoi subordinati si portarono a termine nell esercizio delle funzioni propie della attività esecutiva (presidenziale) di dittatore. La stessa norma assicura impunità ai subordinati che eseguirono il reato nel compimento delle loro funzioni, nell'avere obbedito ad ordini ricevuti.

Questo significa che le dichiarazioni di alcuni subordinati di Pinochet nel senso che assumerebbero le loro responsabilità, sono mere parole senza contenuto, dato che se ammetteranno di aver partecipato a reati si esimeranno da responsabilità penale, già sia dicendo che compirono ordini o che lo fecero nell'esercizio delle loro funzioni e doveri.

4° Altro fatto importante che garantisce impunità a Pinochet in Cile è la sua qualità di senatore. Per essere sottomesso a processo, dovrebbe essere esautorato da un tribunale della Corte d'Appello o dalla Corte Marziale - composta da 5 membri, due ufficiali giudiziari civili e i tre restanti designati dall'esercito, dalla forza aerea e dai "carabineros", rispettivamente. Certamente non ci sarebbe esautorazione come evidenziano le attuazioni, le omissioni e le complicità dei tribunali con la dittatura militare, salvo decorose eccezioni. Per tanto, il Presidente della Corte Suprema - che iniziò la sua carriera nel potere giudiziario sotto la dittatura -, ha sostenuto pubblicamente che Pinochet deve essere liberato dal momento che lo favoriscono la cosa giudicata e la prescrizione, cosa che rende estremamente difficile avere fiducia nei tribunali cileni.

5° Il diritto non è finzione, e esistono modi concreti di interpretarlo e applicarlo in Cile; se si fa astrazione di tutti gli ostacoli legali precedentemente menzionati e se si determinara che un tribunale civile è competente per sottoporre a giudizio Pinochet, bisognerebbe considerare i seguenti fatti:

a) L'ufficiale giudiziario della Corte d'Appello, Carlos Cerda Fernández, investigò e processò i membri del "Commando Congiunto", accusati di essere responsabili di molteplici omicidi, sparizioni forzate, ecc..; in tale processo fu implicato l'ex membro della Giunta Militare, Generale dell'aviazione, Gustavo Leigh. Tuttavia, la Corte Suprema ordinò la chiusura del caso (senza cercare neanche di verificare il luogo dove fossero i "desaparecidos") e applicò il Decreto Legge di amnistia. Dal momento che l'ufficiale giudiziario Cerda rifiutò di farlo, considerando il suo modo di agire "legato" al diritto e alla giustizia, la Corte lo rilevò dalla causa, applicò l'amnistia e lo sanzionò sospendendolo dal suo incarico e ritirando lui il pagamento dello stipendio.

b) C'è stato anche il caso di due giudici di prima istanza (René Villegas e Lientur Escobar), che furono espulsi dal potere giudiziario mentre investigavano casi di torture commessi da funzionari della C.N.I. (succeditrice della DINA) e sul luogo dove fossero i detenuti scomparsi, rispettivamente.

c) Come si sa, i trattati internazionali sottoscritti e ratificati dal Cile hanno il rango di norma costituzionale in virtù dell'art. 5° della Costituzione Politica, cosa che implica che stiano sopra le leggi comuni.

A prescindere da ciò e considerando che tali trattati determinano che i crimini di guerra e quelli di lesa umanità non siano suscettibili di amnistia né prescrizione, i tribunali cileni, in particolare la Corte Suprema, si rifiutano di applicare tali norme.

Solamente in un caso la Corte d'Appello di Santiago, in una sentenza redattata dall'allora avvocato integrante, Signor Noguera, diede supremazia a queste convenzioni internazionali e lasciò senza effetto il Decreto Legge di amnistia. Però la Corte Suprema revocò tale sentenza, assicurando l'impunità dei colpevoli, davanti a una querela presentata dai militari.

d) Nell'assumere la carica di Presidente della Corte Suprema, l'ufficiale giudiziario Roberto Dávila riconobbe davanti alla stampa che, durante la dittatura, i tribunali avevano abbandonato i loro doveri per ciò che inerisce alla adeguata protezione dei diritti fondamentali della persona, a causa di pressioni che temorizzarono i magistrati. Non dimentichiamo che un altro Presidente della Corte Suprema sostenne che la questione dei Detenuti "Desaparecidos" lo annoiava.

Ora bene, il Presidente della Corte Suprema assiste alle riunioni del Consiglio di Sicurezza Nazionale (COSENA) convocate dai Comandanti in Capo delle Forze Armate, integrata maggioritariamente da militari. Tuttavia, il COSENA è una delle istanze che utilizzano i militari per esprimersi e esercitare pressioni, quindi : Che garanzie esistono perché, di fronte alle pressioni dei militari, il potere giudiziario non abbandoni nuovamente i suoi doveri a pregiudizio dei diritti della maggioranza dei cittadini ?

e) In relazione alle denunce presentate contro Pinochet in Cile, dobbiamo ricordare che l'ufficiale giudiziario, don Juan Guzmán Tapia, manifestò che questa poteva essere l'opportunità di sapere la verità su quanto accaduto e che era sua intenzione arrivare fino in fondo, anche se aggiunse che a suo tempo applicherà anche la legge di amnistia.

f) Di fronte alla negazione della giustizia in Cile, si è ricorso a istanze giudiziarie internazionali che hanno condannato lo Stato Cileno per le sentenze dei propri tribunali, fino a che questi non applichino la legislazione vigente nei trattati internazionali e garantendo con ciò l'impunità dei responsabili. Però la Corte Suprema ha continuato la propria politica applicando la prescrizione e l'amnistia nel caso di violazioni dei diritti umani. Per conseguenza, quanto successo con Pinochet in Inghilterra espone una volta di più i tribunali cileni a una condanna internazionale per la loro mancanza di imparzialità e non applicazione di giustizia.

6° Si è detto anche che, dopo 25 anni - gli ultimi 8 corrispondenti a governi della Concertazione dei partiti per la democrazia -, lo Stato cileno potrebbe dimostrare e garantire che è possibile fare giustizia nei casi dei crimini contro l'umanità. La modalità consisterebbe nel fatto che il Consiglio di Difesa dello Stato si sommi alle denunce interposte in Cile contro Augusto Pinochet, però questo sarebbe solamente un gesto simbolico, perchè il processo avanzerebbe o si "stancherebbe" in virtù delle prove che si presentino o della applicazione del Decreto legge di amnistia.

 

Bisogna ricordare che in un processo per reati economici contro Augusto Pinochet figlio, il Consiglio della Difesa si schierò come parte in causa. Però nel corso del processo, l'esercito reazionò con un "esercizio di collegamento" e il Presidente Eduardo Frei chiese quindi al Consiglio della Difesa dello Stato che non si appellasse a una risoluzione giudiziaria, cosa che invece fece questo organismo. Questo permise che il figlio del senatore a vita vedesse sospesa la sentenza dalle accuse che gli venivano imputate, sulla base di un unico fondamento: "ragioni di Stato" - leggasi paura dell'Esecutivo delle dimostrazioni di forza dei militari -. Se nell'investigare un reato comune imputato al figlio di Pinochet l'esercito reazionò in questo modo e l'esecutivo inibì l'azione dei tribunali per l'omissione deliberata dal Consiglio della Difesa, allora: che cosa succederebbe se si arrivasse a sottoporre a investigazione e a processare l'ex dittatore ?

Per terminare, in base alle considerazioni esposte anteriormente, però soprattutto, alla luce del comportamento del potere giudiziario, dell'esecutivo, della giustizia castrense e delle Forze Armate durante tutti e ognuno degli ultimi 25 anni, affermare che Pinochet sarà sottoposto a investigazione, processato e condannato in Cile perchè quì esisterebbero i requisiti per questo, solamente dimostra che la paura sussiste, che la menzogna è interiorizzaa nel nostro sistema di governo e che non si ha il valore di riconoscere che si manca tanto di condizioni oggettive come di volontà politica perché la giustizia arrivi per rimanere in Cile.

ODEP

Santiago, Dicembre 1998


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