Stimati Compagni,
Questa lettera dell'avvocato Alberto Espinoza è stata inviata al governo e ai mezzi di comunicazione pur essendo molto probabile che non venga pubblicata, anche perché sappiamo che nel nostro paese esistono la censura e l'autocensura quando si parla della situazione delle Prigioniere e dei Prigionieri Politiche/i. Per la nostra organizzazione di difesa dei diritti umani è molto importante diffondere questo articolo che denuncia le aberrazioni umane, politiche e giuridiche di questo governo contro i lottatori sociali.
ORGANIZZAZIONE DI DIFESA POPOLARE - [ ODEP ]
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PRIGIONIERI POLITICI IN CILE
Il tema della privazione della libertà di cileni all'estero ha fatto e fa molto discutere. Tuttavia cade il silenzio quando il tema concerne i Prigionieri Politici cileni incarcerati nelle carceri cilene. Di quest'ultimo universo fanno parte uomini e donne, giovani, lavoratori, studenti, professionisti, madri, padri, figli, fratelli, sorelle, amici e compagni; in sintesi, tutto quell'ampio mondo che nasce dalle relazioni familiari e sociali in generale.
Si chiamano Prigionieri Politici perchè hanno sviluppato una azione politica con il proposito di abbattere il regime imperante sostenuto con la normativa della Costituzione politica pinochetista, di impunità, di tutela militare, di povertà, di emarginazione e di consensi fondati sulla resa.
Sono privati della libertà e per questo si chiamano Prigionieri Politici; sono stati arrestati da agenti dello Stato, che li hanno torturati con gli stessi metodi della dittatura. Sono stati arrestati in "democrazia", ragion per cui la loro situazione non provoca la preoccupazione dei "democratici"; al contrario, vengono etichettati come terroristi così come faceva la dittatura di Pinochet.
Molti dei loro compagni sono stati assassinati in modo vile ma in "democrazia": questi crimini sono rimasti impuniti così come i crimini commessi da Pinochet.
Si tratta in molti casi di veri superstiti; in maggioranza sono figli della dittatura, e sono nati e cresciuti sotto la repressione.
Oggi sono approssimativamente ottanta persone, uomini e donne, e sono prigionieri delle cosiddette carceri di massima sicurezza, create al margine di ogni legalità ma in "democrazia". Sono stati processati dalla giustizia militare: sono cittadini civili che in "democrazia" vengono giudicati da un giudice militare che, oltre a non avere indipendenza, removibilità e imparzialità, pilastri fondamentali su cui poggia l'esercizio della magistratura, non è nemmeno avvocato. Alcuni sono prigionieri da più di sette anni dovendo subire il regime della carcerazione preventiva, senza sentenza definitiva e senza libertà provvisoria. Davanti alla giustizia militare vengono processati sotto la "legge antiterrorista", senza che esista alcuna disposizione che lo permetta. Processi che non dovrebbero durare più di 90 giorni sono durati sette anni.
Per la realizzazione di una sola azione sono stati processati due o più volte per lo stesso reato: "non bis in idem".
L'accesso ai benefici carcerari è così limitato che viene concesso loro quando hanno compiuto la quasi totalità della pena.
In alcuni processi gli è stata concessa la libertà provvisoria perché con il tempo trascorso in carcerazione preventiva avevano compiuto la pena applicata in prima istanza. Il "dovuto processo", che nella pratica è assolutamente ignorato, è per i Prigionieri Politici un'espressione priva di un qualsiasi senso. Essi subiscono delle pene che si moltiplicano in anni e gravità.
Il regime carcerario imposto dalla "democrazia" non riconosce la dignità umana delle sue persone; la politica carceraria è essenzialmente repressiva ed esprime una volontà distruttrice, che annichilisce sul piano personale e su quello familiare. I malati e le malate difficilmente possono accedere a cure umanitarie.
E' urgentemente necessario preoccuparsi per questi cileni che vivono in Cile e che sono prigionieri in Cile; preoccupazione che dovrebbe materializzarsi nella libertà di tutti loro non solo perché sono stati vittime di un sistema processuale penale inquisitivo, nella cui applicazione c'è stato un disprezzo per le garanzie di un processo equo, ma anche perchè le azioni per le quali vengono giudicati sono state realizzate nel contesto istituzionale di un sistema politico retto dalla Costituzione Politica di Pinochet, la cui legittimità è notevolmente posta in discussione dal momento che il suo gestore si trova prigioniero e accusato di gravi violazioni dei Diritti Umani e di crimini contro l'umanità.
Chiederere la libertà di tutti i prigionieri politici è un atto di giustizia e non di impunità.
Alberto Espinoza Pino (avvocato)
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