Lettera del Comitato dei Prigionieri Politici del MIR (CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA)

 

Dalla Organizzazione di Difesa Popolare

 

Ai compagni della solidarietà internazionalista:

Il collettivo dei prigionieri politici del MIR del carcere di massima sicurezza, ha fatto pervenire alla ODEP il seguente articolo sulla loro visione della situazione politica del Cile nel quadro del processo che si sta' conducendo a Londra contro Pinochet e che vi inviamo per vostra informazione :

Fraternamente Vicky-ODEP

 

CILE VIRTUALE - CILE REALE

L'immagine del giaguaro d'America si e' scontrata con due ostacoli: la realta' politica e la realta' economica. Questi ostacoli non sono congiunturali : rappresentano la fragilita' non solo del " modello cileno " , ma anche del fallimento annunciato dell'esperimento neoliberista nelle economie e la sua globalizzazione.

Oggi il volto dimagrito di un fantasma bifronte attraversa lo scenario politico cileno. In questo si sviluppa ed estende , ben oltre l'ingegneria ed i discorsi, una doppia crisi strutturale - politica ed economica - , che si esprime nella forma di una crisi della gestione concertazionista su entrambi i piani.

La transizione pattuita sembra, sotto tutti gli aspetti , piu' un processo di "candeggio" della dittatura che il felice ed auspicato cambio promesso al popolo che ha pagato con il suo sangue il prezzo dell'esperimento neoliberista in Cile, nel quadro di una istituzionalita' poliziesca ed escludente.

Tale istituzionalità chiamata " democrazia degli accordi ", è la continuita' politica ed economica garante delle richieste delle imprese multinazionali e dello sfruttamento che la classe dominante esercita sulla manodopera a buon mercato mercato di donne e bambini , classificata con l'eufemismo di " economia informale " , espressione tecnica che significa, nella neolinguistica del potere, il disprezzo assoluto per la vita e la dignita' di coloro che si caricano sulle proprie spalle il peso degli indici macroeconomici della crescita.

La virtualita' della transansizione politica e le sue contraddizioni intrinseche, risultato della sottomissione alla destra e al potere militare, che include la rappresentanza parlamentare - Pinochet incluso -, l'insieme della struttura politico-giuridica e la mancanza di volonta' e capacita' di avanzare nel processo di democratizzazione offerto dalla concertazione nel suo programma , costituiscono una realta' politica di lungo respiro, impossibile da superarsi, neanche nel caso di un nuovo periodo in cui la concertazione si impegna a prolungare la sua gestione facendo appello demagogicamente alla sua " vocazione democratica " , oggi più che mai evidenziata internazionalmente con la vergognosa difesa che fa il governo di uno dei maggiori genocidi della storia.

Le garanzie di stabilita' e governabilita' che la destra politica ed economica esige e richiede al governo , vengono garantite al prezzo di un maggiore e piu' profondo isolamento a questo riguardo della sua base elettorale, ogni volta piu' ridotta e scettica.

L'impatto immediato della crisi economica e le sue conseguenze , il prolungamento della situazione creatasi per il giudizio e la detenzione di Pinochet in Inghilterra , hanno lasciato allo scoperto non solo la fragilita' politica interna della transizione e la fittizia " riconciliazione nazionale " , ma hanno anche posto in discussione, in modo evidente , la pretesa del governo di collocarsi alla testa del blocco di potere.

Nell'ambito dei diritti umani, la politica del governo si e' espressa nella parola d'ordine di " giustizia nel modo possibile " , lasciando come garanti della istituzionalita' gli stessi responsabili di migliaia di crimini che rimangono tutt'ora impuniti , e sviluppando per di più il loro apparato repressivo , dotandosi di nuovi strumenti con la scusa della " sicurezza cittadina " , seminando telecamere nelle citta' , creando un ufficio di spionaggio per controllare e pianificare la repressione selettiva e di massa della societa' civile e delle organizzazioni, giovanili e politiche che potevano chiedere e proporre una alternativa di cambiamenti reali.

Il risultato di questa peculiare politica dei diritti umani e di sicurezza cittadina ha comportato la repressione di studenti e lavoratori , la repressione e la punizione brutale nei confronti delle organizzazioni dei "popoli originari".

La " giustizia nel modo possibile " non solo ha sepolto la speranza di giustizia di un popolo punito brutalmente nel passato recente ( 3193 morti documentati nel rapporto della commissione nazionale di riparazione, riconciliazione e giustizia o commissione Rettig ), ma ha anche reso impossibile far luce sui crimini e la condanna dei responsabili di piu' di 30 morti per motivi politici per mano di organismi di polizia negli otto anni di democrazia.

Come se questo non fosse stato sufficiente , la " democrazia cilena " accetta e promuove la creazione di gruppi paramilitari a carico dei municipi dei settori piu' ricchi per proteggere la sicurezza dell sua permanenza prima dell'aumento della delinquenza , che e' il risultato del modello che condanna piu' di quattro milioni di persone alla estrema poverta' e all'impossibilita' di un futuro .

La realta' che vive il Cile dopo quasi dieci anni di democrazia , non e' molto distante da quella che patiscono tutti i popoli del mondo dove si e' imposta la globalizzazione neoliberista ; la differenza fondamentale e' che si fa al prezzo di un genocidio che rimane impunito al quale il governo cerca sfacciatamente di dare legittimita' , politica , morale e storica.

L'argomentazione " democratica " in Cile per giustificare la dipendenza, la spoliazione, l'esclusione e l'impunita' piu' aberrante ha un obbiettivo strategico : assicurare la riproduzione politica ed economica del modello e seppellire sotto un manto di legalita' e repressione il diritto alla vita e alla dignita' di coloro che hanno un salario minimo , sotto contratto di lavoro, impiego precario o semplicente senza, che gia' non possono ne' vogliono continuare come adesso.

La risposta del potere e' quella di sempre , la sua conseguenza e', senza dubbio , esemplare : democrazia in Cile e' esclusione . Democrazia in Cile e' repressione. Un ceninaio di prigionieri politici in Cile si rendono conto di cio': l'avvocato Alberto Espinoza a questo riguardo ha segnalato all stampa: "Molti di loro sono veri sopravvissuti. La maggior parte sono figli della dittatura e furono allevati sotto la repressione... Prima della giustizia militare sono giudicati dalla legge antiterrorista senza che esista qualche disposizione che lo permetta. Per una sola condotta sono giudicati due o piu' volte... Urge una preoccupazione per questi prigionieri perche' sono stati vittime di un sistema processuale inquisitivo sotto la Costituzione Politica di Pinochet".

Il discorso ufficiale dentro o fuori dal governo non permette ne' la divergenza ne' la convenienza plurale; i pehuenches di Ralco e i mapuches di Lumaco li' sono presenti a dirlo, accerchiati dalle forze di polizia e da bande armate e pagate dalle imprese forestali.

Questa negazione del paese reale e' la massima espressione della crisi attuale, crisi di senso e realta', nella quale il governo cileno, alienando il proprio formale discorso, non ha dubitato nel chiedere aiuto e beneplacito del potere dietro il potere.

Non sarebbe esatto riferirsi al Cile come a un "cogoverno" implicito della Concertazione, delle forze armate, della destra politica e dell'impresariato nazionale. In questo contesto e davanti all'imminenza di un acutizzarsi dei conflitti sociali e della campagna elettorale nella quale si definisce chi amministra e chi usufrutta l'esercizio formale del potere, il governo cerchera' prima del termine del primo semestre del 1999, una soluzione rapida degli attuali poli di instabilita', sia livello interno che esterno : situazione dei diritti umani, caso Pinochet, piu' una ricomposizione istituzionale che contempli una redifinizione dei ruoli e delle negoziazioni dei conflitti all'interno del blocco del potere per affrontare un quadro adeguato e piu' favorevole al processo elettorale e frenare così una potenziale ricomposizione della sinistra in uno scenario di acutizzazione della crisi economica e politica. Di fronte a queste prospettive, pensiamo che dal punto di vista strategico si apre uno scenario favorevole al campo popolare.

La principale contraddizione per avanzare in un progetto di paese possibile per tutti, non si radica solo nell'apparato e il potere della classe dominante ma di piu' nell'effetto ideologico del suo sistema di valori sul popolo: la paura, la distruzione delle identita' collettive, l'internazionalizzazione delle dinamiche di consumo e l'individualismo che, al passo dei tempi, si convertono nel " senso comune " , rappresentate a livello simbolico della perdita dell'autostima degli attori sociali e rendono difficile la costruzione dell'utopia che da' senso alla vita. C'e' bisogno di sognare , credere e rappresentarci come popolo un nuovo modo di organizzare la nostra economia al servizio dell'uomo e della donna ,con pieno rispetto del nostro ambiente; darci il compito collettivo e dialogante di ricostruirci socialmente e politicamente e rappresentarci in modo alternativo all'attuale modello e tutte le sue forme di repressione Piu' di ogna cosa e' necessaria una rivoluzione tra di noi.

L'utopia che oggi e' una necessita'di vita

COLLETTIVO MIR (CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA)

Santiago del Cile, Gennaio 1999


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