ECOLOGIA DELLA POLITICA

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From: Coordinamento Nazionale di Appoggio alle FARC-EP <cnafarc@tfz.net>
Subject: La disinformazione strategica nel conflitto colombiano


 

Questo documento, presentato dalla Commissione Internazionale delle FARC-EP  durante il convegno "Cultura, scienza e informazione di fronte alle nuove guerre", tenutosi presso il Politecnico di Torino il 22 e il 23 giugno del 2000, è un contributo di assoluto spessore sia per quanto riguarda la comprensione e l'analisi della strategia imperialista su scala mondiale, sia per quanto concerne più specificatamente la disinformazione strategica come tassello della legittimazione dell'intervento degli Stati Uniti d'America in Colombia.

 

CAUSE E LE ORIGINI DEL CONFLITTO COLOMBIANO, E LA DISINFORMAZIONE STRATEGICA RELATIVA ALLA NATURA DELLO STESSO E ALLA LEGITTIMAZIONE DELL'INTERVENTO DEGLI STATI UNITI D'AMERICA IN COLOMBIA.

Origini e cause del conflitto sociale e armato in Colombia.

Per comprendere i tratti tipici e le dinamiche proprie dello sviluppo della disinformazione strategica, finalizzata alla manipolazione e alla negazione della vera natura del conflitto colombiano, è necessario prendere in considerazione il contesto storico in cui questo si é generato. La fase storica che ebbe inizio a partire dalla fine del primo processo di decolonizzazione, vide l'affermazione di precedenti soggetti politici e sociali quali funzionari coloniali, proprietari terrieri e militari, tra gli altri, che avrebbero da lì in avanti costituito la base su cui poggiò la nascita del sistema politico colombiano in quell'epoca, e la cui essenza corrotta, violenta ed escludente si manifestò da subito.

Di fatto, il periodo delle lotte contro il colonialismo spagnolo, il cui leader fu il "Libertador" Simon Bolivar, non riuscì ad evitare che la Colombia passasse dall'indipendenza dalla Spagna alla dominazione statunitense. Quest'ultima si sviluppò in particolar modo durante la prima metà del XX secolo, mediante una politica aggressiva da parte delle multinazionali nordamericane finalizzata ad impossessarsi delle risorse e delle ricchezze più significative del paese.

In virtù dei nuovi rapporti sociali, economici e politici che si andarono sostituendo a quelli precedenti, si svilupparono conflitti e lotte tra le suddette multinazionali, spalleggiate militarmente dalle Forze Armate governative, e i settori operai e contadini, influenzati in buona misura dal Partito Comunista Colombiano, sorto nel 1930, e raggruppati nella prima confederazione sindacale colombiana, fondata nel 1937.

Un momento cruciale si ebbe il 9 aprile 1948, quando venne assassinato il "caudillo" liberale Jorge Eliecer Gaitan, che godeva di un diffuso prestigio popolare e che si profilava come futuro presidente, fatto questo di fronte al quale vasti settori popolari si mobilitarono e si sollevarono per protestare, diventando protagonisti di scontri e devastazioni in diverse località del paese, e in primo luogo nella capitale.

I conservatori portarono avanti la persecuzione nei confronti di tali settori , fino al punto che dal 1948 al 1953 furono assassinate in Colombia oltre trecentomila persone da agenti della polizia, dall'esercito e da bande paramilitari allora chiamate "pajaros" e "chulavitas".

A partire da questo fenomeno, conosciuto e definito dagli stessi storici come "la Violencia", iniziarono a sedimentarsi le basi funzionali di una strategia di accumulazione delle ricchezze.

Gli imprenditori e la borghesia industriale colombiana tesserono un'alleanza con i grandi proprietari terrieri per articolare, nelle pianure del paese tradizionalmente adibite all'allevamento, una nuova agricoltura meccanizzata e tecnicizzata. Essendo incontenibile la pressione per modernizzare l'agricoltura, si profilarono tre possibili percorsi: 
1) espandere le
fattorie contadine dei coloni attraverso una riforma agraria democratica; 
2)
chiedere in concessione ad un alto prezzo le terre delle estensioni da allevamento, che dominavano le pianure tra le valli; 
3) espropriare in modo
violento gli appezzamenti ai contadini, soluzione per cui optarono e che applicarono deprivandoli delle loro terre a sangue e fuoco.

La violenza divenne dunque in Colombia un meccanismo formidabile di sviluppo del capitalismo, che generó l'emigrazione di contadini sconfitti ed "esiliati" che costituirono un'abbondante mano d'opera a basso costo, e che sostituí in diverse regioni una radicata economia di autoconsumo con un'economia mercantile. Fu fatto ricorso alla violenza e al vandalismo, stimolando i sentimenti più infami, distruttivi e meschini. La formula consistette nell'esacerbare nel popolo le differenze tra liberali e conservatori, al fine di occultare gli interessi economici di fondo, e cioè l'allargamento dei latifondi e l'ottenimento di una forza lavoro salariata a bassissimo costo, che si recò nelle città non perché attratta dalle comodità della vita moderna o perché allontanata gradualmente a causa dell'impossibilità di competere con l'agricoltura industriale, bensì in quanto espulsa dalle proprie terre attraverso il terrore. Nel 1953 una giunta militare, capeggiata dal generale Rojas Pinilla, prese il potere e proclamò un'amnistia che però fu accettata solamente dalle autodifese armate e guerriglie influenzate dal Partito Liberale. Vale la pena di sottolineare un fatto che avvenne, e che da quel momento in avanti si sarebbe tradotto in una costante in tutti i tentativi di pacificare il paese: una volta consegnate le armi da parte di un'organizzazione, i suoi dirigenti finirono per essere assassinati. Parallelamente, le autodifese influenzate dal Partito Comunista decisero di non accettare l'amnistia, si insediarono in quelle regioni in cui il latifondo e i militari non avessero facile accesso e portarono avanti lo sviluppo delle proprie esperienze ed organizzazioni militari di difesa.
Nel 1957 le contraddizioni tra la dittatura militare e la borghesia,
rappresentata dal Partito Conservatore e da quello Liberale, si acuirono; questi due partiti, ricorrendo ad una riforma costituzionale, crearono il "Fronte nazionale", un mostro antidemocratico per mezzo del quale si distribuirono il potere per sedici anni ed esclusero dalla partecipazione elettorale tutti gli altri movimenti e partiti. Venne in tal modo attribuito uno status costituzionale al bipartitismo, così come all'esclusione politica, un altro dei fattori che hanno generato la violenza in Colombia. 
Conseguentemente ai nuovi scenari che si delinearono con la rivoluzione cubana, del 1959, gli Stati Uniti articolarono una strategia globale per  evitare che tale esperienza si propagasse negli altri paesi dell'America Latina, lanciando un piano conosciuto come "Alleanza per il Progresso" che consistette nell'assicurare la "difesa continentale" dalla minaccia del "comunismo internazionale". A tal scopo questo piano fece proprio il cavallo di battaglia della necessità di garantire la "sicurezza nazionale" mediante l'elaborazione di un programma di aiuti militari finalizzati a combattere il nemico all'interno delle frontiere dei vari paesi, definito "nemico interno" dagli stessi manuali militari che esprimevano gli orientamenti della "Dottrina della Sicurezza Nazionale".

Il Pentagono, di comune accordo con i comandi militari colombiani , scelse come terreno sperimentale per questa guerra preventiva la Colombia, per diverse ragioni di carattere geopolitico, socio-economico e storico. Nell'ambito del "Plan LASO" (Latin American Operation Security), nucleo strategico dell'applicazione della suddetta guerra preventiva, nel 1964 il governo colombiano inviò 16.000 soldati, appoggiati dall'aviazione statunitense e dotati dell'armamento più sofisticato, con tanto di bombe batteriologiche, per radere al suolo quelle comunità di contadini che, espulsi dalle loro terre dalla violenza dello Stato, si erano rifugiati in alcune regioni per continuare a lavorare la terra, dandosi forme e norme di convivenza che lo Stato colombiano ed il governo USA avevano definito come inaccettabili "repubbliche indipendenti" all'interno dello stesso territorio colombiano, identificate come un pericoloso esperimento socialista. 

In particolar modo l'attacco più aggressivo fu contro Marquetalia, un insediamento di quarantotto contadini capeggiati da Manuel Marulanda Velez, attuale Comandante in Capo delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo, FARC-EP, nate da quella resistenza. 


 


 

Di fatto, venne scatenata una guerra che continua tutt'oggi, durante la quale i governi di turno hanno più volte rifiutato le proposte di dialogo esternate dal movimento guerrigliero, fino a quando nel 1984 vennero siglati, tra il governo del conservatore Belisario Betancur e le FARC-EP, gli accordi di "La Uribe". In base a questi l'allora governo si impegnò a fare alcune riforme politiche, sociali e istituzionali, mentre le FARC si presero l'impegno di lanciare e promuovere un movimento politico ampio di sinistra, l'Unión Patriotica, che veicolasse la partecipazione dei diversi settori politici e sociali tradizionalmente esclusi, e che potesse prendere parte in modo aperto e legale alla vita politica del paese. Dopo soli sei mesi dalla sua creazione (1985), la UP ottenne il consenso elettorale più importante di tutta la storia della sinistra colombiana a partire dalla fondazione della repubblica, configurandosi come punto di riferimento politico di massa per un'alternativa di cambiamento nel paese. 

Nel giro di dieci anni oltre quattromila dirigenti dell'Unión Patriotica sono stati assassinati, così come migliaia di sindacalisti, dirigenti popolari, militanti comunisti, studenti, difensori dei diritti umani, indigeni e una gran parte dei dirigenti e dei militanti di quelle organizzazioni guerrigliere che tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 si erano smobilitate.

Questa repressione sistematica ha evidenziato come l'eliminazione fisica e "scientifica" di qualsiasi opposizione legale al regime bipartitico, abbia caratterizzato la politica terrorista dello Stato colombiano.

Prendendo in considerazione questa sintesi della storia contemporanea della Colombia, si può dedurre che una costante nel corso della stessa è stata la violenza come metodo privilegiato di accumulazione e concentrazione delle ricchezze, della terra e dei capitali, e di esclusione di importanti settori politici e sociali dalla possibilità di una partecipazione politica nella gestione e nella conduzione del paese. Ciò ci porta ad individuare la natura intrinseca, in termini politici ed economici, del conflitto sociale e armato che da oltre cinquant'anni perdura in Colombia.

La costante ingerenza degli Stati Uniti d'America in Colombia. 

Un'altra costante nella storia contemporanea della Colombia, come precedentemente detto, ha a che vedere con una permanente, anche se diversificata nelle sue forme e intensità, ingerenza degli Stati Uniti d'America in Colombia. 

E' importante spiegare alcune delle ragioni che hanno portato e che continuano a portare gli USA a considerare la Colombia come un paese d'importanza fondamentale ai fini del mantenimento del suo controllo politico, economico e militare nell'ambito continentale, e perfino mondiale.

Da un lato bisogna dire che la Colombia è un paese estremamente ricco dal punto di vista reale e potenziale, essendo il maggior esportatore al mondo di smeraldi, il secondo di caffè, fiori e banane, il terzo paese con le più abbondanti risorse idriche, oltre ad avere importanti giacimenti di petrolio, oro, carbone ed altri minerali; il 40 % del suo territorio è ricoperto da selve vergini, che oltre a rappresentare una fonte inestimabile di legname di alta qualità costituiscono il cuore di uno dei sistemi di biodiversità più vari e ricchi del pianeta. Infine, la Colombia è un paese che può produrre qualsiasi prodotto agricolo durante tutto l'anno, disponendo di un'infinità di microclimi che oscillano tra gli zero e i quaranta gradi, nonché di un'eterogeneità straordinaria di territori che vanno dal livello del mare a 5700 metri di altitudine. Dall'altro è necessario prendere in considerazione il fatto che negli ultimi anni le FARC hanno guadagnato grandi spazi politici e sociali e un riconoscimento internazionale, così come hanno sviluppato e materializzato una capacità militare e operativa connessa al loro carattere di esercito vero e proprio, pur essendo una forza guerrigliera che in quanto tale è mobile ed irregolare, presente assolutamente su tutto il territorio nazionale con sessanta fronti raggruppati in sette grandi blocchi di guerra.

Gli stessi mass-media nazionali ed internazionali si sono visti obbligati a diffondere notizie relative alle contundenti operazioni che con successo il movimento guerrigliero ha portato a termine negli ultimi anni, a dimostrazione della crescita qualitativa e quantitativa di una reale alternativa di potere.

Negli ultimi decenni è andato riaffermandosi per gli Stati Uniti il ruolo geo-strategico dell'America Latina, e in special modo della Colombia, principalmente per alcune ragioni che vanno ricordate. Una di queste concerne la già menzionata importanza dell'America Latina per gli USA nel quadro di un'interdipendenza economica tra la prima e i secondi che negli anni recenti si è andata consolidando, e in virtù della quale Washington ha potuto sviluppare alcuni vantaggi, dal punto di vista economico, finanziario e commerciale, rispetto ad altri paesi economicamente potenti, siano questi asiatici o europei. E' in tal senso che vanno contestualizzati i passaggi che gli USA hanno fatto con l'attivazione del Trattato di Libero Commercio (NAFTA) con il Canada e il Messico, e con la ristrutturazione, ancora in corso, di accordi e trattati quali il Patto Andino, il Patto Centroamericano, il Mercosur e altri di minor rilevanza, che gli hanno permesso di riaffermare, pur modificando alcuni parametri e meccanismi, una relazione di estrazione di ricchezze e profitti, ossia una pratica di saccheggio.

In sintesi bisogna tener presente, alla luce di queste considerazioni, che l'America Latina rappresenta lo scenario privilegiato di accumulazione economica per gli Stati Uniti nell'ambito della concorrenza su scala mondiale, della globalizzazione e del modello neo-liberista quali processi permanenti.

La Colombia, da parte sua, costituisce il collegamento geo-territoriale tra la "longa manus" degli USA, ossia il Centroamerica, e l'America meridionale, oltre ad essere il paese in cui si trova in una fase più avanzata il progetto di costruzione di un altro canale inter-oceanico. Un'altra ragione è legata all'importanza rivestita dalla Colombia rispetto al fenomeno del narcotraffico, che come in seguito sarà spiegato è al contempo un grande affare capitalista e un pretesto di legittimazione dell'intervento militare.

Questi fattori assumono un'ulteriore trascendenza se si osserva che recentemente le contraddizioni socio-economiche, acuite indubbiamente dalla crisi (a nostro modo di vedere di carattere strutturale, più che congiunturale), hanno provocato l'estendersi di significative mobilitazioni di massa, di sollevazioni popolari e della messa in discussione sempre più diffusa e argomentata del neoliberismo, in special modo nell'Ecuador e  in Venezuela, cosa che induce gli Stati Uniti a considerare tali paesi come "cattivi esempi che potrebbero minare il processo di normalizzazione democratica in América Latina..."

Le caratteristiche e le manifestazioni dell'intervento degli Stati Uniti d'America in Colombia.

I fattori sopra citati hanno contribuito a che gli USA considerassero la Colombia come un paese in cui è imprescindibile bloccare il processo di ribaltamento dei rapporti di forza tra il movimento guerrigliero e l'establishment colombiano, fondamentalmente attraverso un'escalation nello sviluppo della guerra. 

Da una parte, come è stato dimostrato da molteplici ricerche, durante le legislature dei governi di Gaviria e di Samper (e cioè negli ultimi dieci anni) è aumentato acceleratamene il livello di penetrazione, controllo e profitti delle multinazionali nell'estrazione petrolifera, nello sfruttamento di altre risorse naturali, nel controllo del commercio di materie prime e nell'industria, nell'agroindustria, nei servizi pubblici e soprattutto rispetto al capitale finanziario.

Dall'altra, a livello politico e governativo, si è attivato un gruppo di parlamentari statunitensi, che avevano già partecipato apertamente in favore delle tendenze interventiste in altri paesi, e tra i quali si contraddistingue il senatore Helms, coinvolto nella famosa legge contro Cuba. Tra la fine del '97 e l'inizio del '98, sono state realizzate diverse riunioni "a porte chiuse" con parlamentari, ambasciatori, ministri, presidenti ed imprenditori degli Stati Uniti d'America, del Brasile, del Perù, dell'Argentina, del Messico, della Repubblica Dominicana e dell'Inghilterra, nelle quali l'ordine del giorno era incentrato sull'intervento in Colombia.

Durante il governo di Cesar Gaviria, attuale segretario dell'OEA, e di quello di Ernesto Samper, sono state presentate proposte da parte dell'ex-capo dell'Ufficio della Politica di Controllo Nazionale delle Droghe degli USA, Tomas Constantine, e dell'attuale "zar antidroga" Barry McCaffrey, incentrate sull'istallazione di "basi strategiche di appoggio logistico e militare per il controllo del traffico delle droghe, del riciclaggio di denaro sporco e dello spostamento di guerriglieri attraverso alcune frontiere", con la presenza di assessori del Pentagono. 

Parallelamente, durante questi due governi, gli Stati Uniti lanciarono un'offensiva diplomatica di ricatto basato sulla minaccia di non rilasciare alla Colombia un "certificato di buona condotta" inerente alla lotta la narcotraffico. L'allora ambasciatore di Washington a Bogotà, Myles Frechette, esprimeva nei suoi rapporti periodici al Dipartimento di Stato, al Capo della DEA, alla CIA e ai comandanti delle Forze Speciali e del Comando Sud degli USA, che "mantenere la non certificazione contribuisce non solo a sostenere il clima di sfiducia generalizzata verso la Colombia, ma anche a creare un'opinione favorevole ad una maggior penetrazione ed alla viabilità di un più ampio intervento in altri campi." 

Il suo successore, l'agente e coordinatore di varie operazioni occulte della CIA in alcuni paesi asiatici e centroamericani, Curtis Warren Kamman, intervenne al fine di perfezionare le condizioni, a livello politico, sociale e militare, basilari per un intervento.

Nel 1998, dopo che le FARC avevano inflitto un durissimo colpo a truppe d'élite delle Forze Armate colombiane, il Capo del Comando Sud dell'Esercito USA, con sede a Miami, Charles Whilelm, dichiarò davanti al Congresso statunitense che l'avanzata della guerriglia colombiana rappresentava un pericolo per la sicurezza interna degli USA. All'inizio del 1999 si tenne il Seminario per la Sicurezza Continentale, nel quale il dibattito fu incentrato sullo sviluppo delle misure e raccomandazioni uscite dalle Conferenze Continentali Santa Fe I (del 1981) e Santa Fe II (del 1989), e nel quale si giunse alla conclusione che, nonostante alcuni passi in avanti, in verità le dieci "proposte generali per il Conflitto di Bassa Intensità" e le dieci "raccomandazioni particolari" (riguardanti Messico, Colombia, Cuba, Brasile e Panama) non erano state sviluppate come previsto; in questo seminario fu deciso di riprendere le "proposte sostanziali" di Santa Fe II, e di "rivalutare la situazione di instabilità nei suddetti paesi, che attualmente esige un assistenza di emergenza", come segnalano le conclusioni. Ciò equivale a dire che il "riaccomodamento" della presenza statunitense in America Latina, sotto il profilo militare, logistico e strategico, così come evidenziano i lineamenti di vari vertici, conferenze e riunioni speciali, deve passare per una ridefinizione delle funzioni degli eserciti latinoamericani che nei piani di Washington dovrebbero svolgere il ruolo di gendarmi interni e, dove fosse "necessario", conformare forze multinazionali di intervento nei conflitti che nei diversi paesi del continente "costituiscano un pericolo per la democrazia", dietro indicazione del Pentagono. Le conclusioni di questo seminario affermarono che "la situazione d'instabilità in questi paesi rende necessaria una cura d'emergenza", in quanto "il narcotraffico, la sovversione e il terrorismo" sono conniventi, "minacciano la sicurezza continentale", mettono in pericolo la "democrazia" in Colombia e nei paesi limitrofi, nonché "la libera iniziativa, il libero mercato e la globalizzazione economica".

Tra le tante riunioni finalizzate a definire i contorni della partecipazione diretta degli USA nel conflitto in Colombia, vale la pena di sottolineare il "Vertice Segreto negli Stati Uniti per il caso colombiano", organizzato nel giugno 1999 dall'Agenzia Nazionale di Intelligence e partecipato da una cinquantina di alti ufficiali del Pentagono, da diciassette colleghi di sei paesi latinoamericani, e da dirigenti del Dipartimento di Stato, della CIA, del FBI, della DEA, del Consiglio Nazionale di Sicurezza, dai Think Tanks (i cosiddetti "Centri di riflessione") e da "ONG". Da questo momento in avanti si sono intensificati straordinariamente i viaggi di ispezione in Colombia da parte del generale Charles Wilhelm, incaricato della logistica operativa ed accompagnato da specialisti e assessori delle "Forze Speciali di Azione Rapida" e della DIA, e da tecnici specializzati in armamento leggero e convenzionale e in spiegamenti strategici di truppe elitrasportate e dell'aviazione, tra gli altri.

Inoltre l'ex-generale Barry McCaffrey, incaricato unitamente al Dipartimento di Stato di inventare un discorso di giustificazione dell'intervento, nell'ambito di una serie di viaggi a Bogotá e nei paesi vicini, affermò il 26 luglio 1999 nella capitale colombiana: "Sono 240.000 i poliziotti e militari, e 37 i milioni di persone che si contrappongono agli attacchi selvaggi di 25.000 nemici interni finanziati da centinaia di milioni di dollari del denaro delle droghe". Successivamente, a Caracas, asserì che il Venezuela stava diventando il principale distributore di droghe prodotte in Colombia, aggiungendo che le guerriglie colombiane "sono una minaccia per i cittadini panamensi così come per le popolazioni confinanti con il Venezuela, l'Ecuador e il Brasile".

Il vice-segretario di Stato per le questioni politiche, Tomas Pikering, fu direttamente incaricato da Clinton di visitare la Colombia, dove rimarcó la sua "preoccupazione per l'avanzata della guerriglia delle FARC-EP". Parallelamente la presidenza del Congresso statunitense si rivolse alla Casa Bianca per sollecitare "l'istallazione di una base militare in Colombia o nelle aree limitrofe", nel quadro di una sfuriata interventista alla quale si uní la fondazione Heritage, di estrema destra, con l'argomento secondo cui la Colombia stava cadendo nelle mani dei sinistroidi. A partire da tali premesse, gli USA hanno articolato un progetto di aiuti militari alla Colombia, attraverso l'invio di armi e tecnologie militari di rilevanza: parliamo di elicotteri Bell, UH-1N e Black Hawk, di GPS (Global Position System), di visori notturni, di armi automatiche di breve e lunga portata, di granate a frammentazione, di lance fluviali da combattimento, di aerei-spia EP-3 e di apparecchiature di vigilanza satellitare per integrare le rilevazioni al calore e ad infrarossi utili a identificare in tempo reale concentrazioni di guerriglieri nella giungla, monitorare le loro comunicazioni e definire la loro posizione, oltre che di aerei OV-10 Bronco.

Nel luglio del 1999 un fatto molto importante, per quel che ha rappresentato di fronte all'opinione pubblica nazionale ed internazionale, ha chiarito al mondo intero fino a che punto l'intervento degli Stati Uniti in Colombia fosse una realtà, e non una semplice minaccia o interpretazione. Ci riferiamo a un incidente nel quale un aereo RC-7 (imprescindibile per lo spionaggio sul terreno in tempo reale che porti a individuare gli obiettivi senza margini di errore e a conoscere tutto ció che succede nello spettro radio-elettrico di un'area previamente scelta), si è schiantato sulle montagne del sud del paese, mentre svolgeva un lavoro di intercettazione dello spettro radio-elettrico e delle comunicazioni del Blocco Sud delle FARC, e nel cui equipaggio c'erano cinque ufficiali statunitensi, successivamente sepolti in gran segreto negli USA.

Allo stesso tempo hanno avuto luogo addestramenti massicci di militari colombiani da parte di centinaia di specialisti delle forze speciali dell'esercito USA (maggioritariamente provenienti dai Navy Seals e da Fort Bragg, nella Carolina del Nord), con l'obiettivo di articolare lo spiegamento operativo, concretizzato nel 1999, di una brigata speciale presentata come "anti-narcotici" ma in realtà di controguerriglia. L'attivazione di questa brigata, indirizzata costantemente da assessori statunitensi specializzati in tattiche e strategie di bassa intensità, leggasi "guerra sporca", ha contraddetto e violato un emendamento approvato il 15 aprile 1997 dal Congresso degli Stati Uniti medesimi, che proibisce ogni tipo di aiuti nei confronti di quelle forze armate coinvolte nella violazione dei diritti umani, come quelle colombiane. 

Questi passaggi fatti dagli Stati Uniti hanno avuto e hanno, come obiettivo fondamentale, un'ottimizzazione delle forze militari colombiane sia a livello di preparazione in tecniche di combattimento nella selva e di capacità tattico-operativa, sia a livello di armamento in dotazione per la guerra; si tratta dunque di molto più di un'ingerenza, visto che si è andato configurando un intervento effettivo, proteso a sconfiggere militarmente il movimento guerrigliero, che fino ai giorni nostri ha avuto come colonna vertebrale un aumento impressionante degli aiuti militari: nel 1997 sono stati di 80 milioni di dollari, nel 1998 di 88.6, nel 1999 di 289 e per il 2000 è stato approvato, dal Congresso nordamericano, un pacchetto di aiuti di oltre 1600 milioni di dollari, diventando cosí la Colombia il paese al mondo che riceve più aiuti militari dagli Stati Uniti. Sulla stessa lunghezza d'onda nell'ambito di questo piano, chiamato "Plan Colombia", soprattutto negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno intensificato un lavoro, diplomatico e al contempo di ricatto economico in margine ai prestiti e ai rapporti economici bilaterali con diversi paesi, mirato a preparare le condizioni indispensabili alla creazione di una forza multilaterale, composta di effettivi degli eserciti latinoamericani e che abbia la facoltà di intervenire direttamente in Colombia, con il pretesto della lotta al narcotraffico, qualora le forze armate e repressive colombiane non riuscissero a bloccare l'avanzata del movimento guerrigliero. Di fatto, dalla metà del 1998 in avanti si sono date conversazioni con i paesi confinanti con la Colombia nella prospettiva di coinvolgerli nella formazione di una forza multinazionale in grado di frenare la rivoluzione colombiana. Questa proposta fu accettata solamente dal governo di Alberto Fujimori, che ha militarizzato le frontiere argomentando un problema di sicurezza per il Perù. 

Lungo gli altri confini con la Colombia, sono state articolate calcolate e perverse campagne per dimostrare che la situazione colombiana rappresenta un "pericolo per la regione", cosa che oltre ad essere falsa cerca di coinvolgere i popoli e i governi di quell'area in un conflitto che non gli appartiene.

Questo progetto emisferico, che è parte integrante di una strategia di ampio respiro nell'ambito del controllo militare e logistico in America Latina indispensabile allo sfruttamento di cospicue ricchezze ancora presenti nel sub-continente, quali l'acqua, l'Amazzonia, la biodiversità, il legname e il petrolio, tra le tante, è strettamente legato ad una manovra di ridislocazione di truppe nordamericane in diverse zone del continente, che costituisce un vero accerchiamento nei confronti della Colombia, le cui pedine "protagoniste" vanno analizzate con la consapevolezza del fatto che dall'evoluzione di tutte e di ognuna di esse dipende un eventuale colpo di mano.

Rispetto a Panama, negli ultimi tre anni gli Stati Uniti hanno messo in campo un'intensa iniziativa "diplomatica" indirizzata a perpetuare, attraverso una serie di accordi, la loro presenza militare nella zona del Canale. Gli USA hanno sfoderato vari argomenti: dal pretesto di "addestrare la Guardia Nacional affinchè Panama possa costituire un proprio esercito", all'offerta "di bonificare il terreno contaminato e minato delle basi" e alla palese proposta di uno spiegamento di una forza militare congiunta alla frontiera con la Colombia, con il pretesto di combattere la presenza di gruppi armati colombiani che "hanno oltrepassato i confini entrando nella selvatica provincia panamense del Darién".

Porto Rico sta diventando il centro di maggior concentrazione di risorse militari statunitensi in America Latina. Da qui il Pentagono pensa di creare una "testa di ponte" che sia protesa verso la Colombia, e che al contempo rafforzi il controllo e le sue provocazioni nei Caraibi.

Con l'Argentina sono stati formalizzati vari convegni di "cooperazione strategica, assistenza, acquisto di armamenti e di alcuni aerei per la modernizzazione dell'esercito", secondo i portavoce del Ministero della Difesa di Buenos Aires. La cosa più pericolosa è la proposta inoltrata dal governo USA, e che Tony Blair sembrerebbe accettare, per mitigare i reclami dell'Argentina sulle isole Malvinas, che prevederebbe di conferire parte dell'amministrazione di tali isole a Buenos Aires in cambio dell'istallazione di una base navale congiunta di Argentina, Stati Uniti e Gran Bretagna, con tredicimila unità e tutte le risorse necessarie, dalla quale sarebbe molto più facile, prudente e operativo lo spiegamento "verso altri luoghi".

Ad Aruba e Curaçao, in virtù di un accordo firmato tra gli Stati Uniti e l'Olanda, alla quale appartengono queste due isole delle piccole Antille, nel 1999 quasi duemila fanti della Marina degli USA hanno svolto lavori di adattamento del terreno, di costruzione di accampamenti, di porti ed aeroporti più grossi, ricevendo materiale, lance da guerra ed elicotteri. 

In Honduras stanno rendendo agibile la base aerea Soto de Cano, nella quale sono stati portati elicotteri e circa mille unità, "mentre sono in fase di costruzione piste e dormitori in altri luoghi".

In Perù e nell'Ecuador si stanno concentrando risorse ed unità delle Forze Speciali. Vanno sottolineate le rivelazioni fatte dal capo dei servizi segreti del governo di Fujimori, il già noto Montesinos, collaboratore della CIA fin dagli anni '70 quando era capitano dell'esercito, il quale ha confermato l'esistenza di un piano di invasione della Colombia in cui "Perù ed Ecuador rivestirebbero un ruolo da protagonisti in un'eventuale operazione multilaterale di appoggio alla lotta contro la sovversione". "Se bisognerà impedire il traffico aereo o sconfiggerli nelle selve o nei fiumi, la forza nord-sudamericana lo farà", riportava un messaggio dei servizi di informazione del Pentagono nel gennaio del 1998, quando era appena incominciata l'istallazione della base di addestramento di combattimento navale "Riverine" a Iquitos, in Perù, e della Scuola di selva dell'esercito ecuadoriano nel Coca, che sono il frutto di accordi sottoscritti nel 1997 conseguenti alla fine del conflitto alla frontiera tra i due paesi. In queste due basi, che sono finanziate totalmente dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, esistono dormitori a parte per i contingenti statunitensi di forze speciali operative.


 


 

Come si può notare, gli Stati Uniti hanno portato avanti una strategia di accerchiamento e di dislocazione di truppe per creare i presupposti di un'azione sempre più diretta sulla Colombia, non solo agendo in questi paesi ma anche in istanze e fori internazionali, dall'OEA alla NATO, dall'ONU ai vertici emisferici. Tutto ciò è chiaramente finalizzato a un piano nel quale preferibilmente gli USA mettano i capitali, le armi e i comandanti, ma dove la "materia prima", cioè le truppe, la mettano gli stessi paesi latinoamericani. Recentemente diversi media hanno parlato di una "balcanizzazione del conflitto colombiano". In tal senso dal punto di vista tattico-operativo-militare, la presenza estesa capillarmente su tutta la geografia nazionale di un esercito guerrigliero irregolare, che ha un'elevata conoscenza del terreno in cui si muove e un radicamento sociale, renderebbe difficili possibili operazioni di bombardamento massiccio su obiettivi statici, cosa invece avvenuta nei Balcani. 

Tuttavia, dal punto di vista strategico gli Stati Uniti hanno come obiettivo una balcanizzazione del conflitto colombiano nei termini di una "messa in gabbia" della guerriglia in una zona del paese, per concentrare così le proprie forze lungo una sorta di "linea Maginot" allo scopo di chiudere l'accerchiamento intorno all'insorgenza. Di fatto, un'invasione diretta con truppe statunitensi implicherebbe molti caduti anche tra queste, cosa che incrementerebbe il peso dei costi politici che Washington dovrebbe assumersi, soprattutto se consideriamo che l'opinione pubblica negli USA non è esente dai postumi della "sindrome del Vietnam". Va aggiunta un'altra considerazione: lo scenario più probabile non sarebbe quello di una balcanizzazione (visto che la presenza delle FARC e il loro progetto hanno un palese carattere nazionale), ma quello di un'inevitabile vietnamizzazione del conflitto colombiano in cui si produrrebbe una guerra patriottica che vedrebbe la partecipazione di un ampio ventaglio di organizzazioni e settori sociali e popolari, così come essi stessi hanno dichiarato.

I processi di costruzione della disinformazione strategica relativa al conflitto colombiano.

Come dimostrato precedentemente, una costante nella storia del conflitto colombiano ha a che vedere col tentativo permanente di occultare la vera  natura e le cause dello stesso.

Le classi dirigenti del paese, fin da quando nacquero le guerriglie come risposta del popolo alla violenza dello Stato, hanno fatto di tutto per screditarle. Anche quando le guerriglie medesime costituivano semplicemente gruppi di autodifesa e lottavano per il diritto alla difesa della terra e della vita stessa, i contadini che avevano costruito forme autogestite e comunitarie di sviluppo furono accusati di aver dato vita a "repubbliche indipendenti", identificate con "l'incarnazione del pericolo del comunismo internazionale" (leggasi Marquetalia).

Concretamente, fino a quando è esistito il "campo socialista", non solo il movimento guerrigliero ma anche le organizzazioni popolari, sociali e di sinistra sono state chiamate "agenti del comunismo, o di Mosca", sotto l'egida della concezione della lotta al "nemico interno" prescritta dalla Dottrina della Sicurezza Nazionale, e screditate in particolar modo mediante il pretesto secondo cui rappresentavano ed introiettavano idee, posizioni, valori e interessi stranieri e dannosi per la nazione. A partire dalla diffusione delle coltivazioni della foglia di coca, che in Colombia non costituisce a livello massivo un prodotto ancestrale per la popolazione come in altri paesi dell'arco andino, e grazie al "contributo" dell'allora ambasciatore statunitense a Bogotà ai tempi del governo di Virgilio Barco, Levis Tamb, il quale coniò la definizione di "narcoguerriglia", il regime bipartitico ha iniziato una campagna variamente articolata per legare l'immagine e la natura del movimento insorto al narcotraffico. Questa campagna sul piano interno è stata accompagnata, non gratuitamente e non a caso, da una campagna internazionale di "narcotizzazione" della Colombia, con la pretesa di mostrare il narcotraffico come causa ed essenza del conflitto e dei problemi che gravano sul paese.

In Colombia, la risposta armata della popolazione alla violenza esercitata dal potere, esisteva già molto prima che si sviluppasse il narcotraffico.

La coltivazione della foglia di coca a livello diffuso si è data a partire dalla necessità di sussistenza di migliaia di contadini privati delle loro terre e obbligati a nascondersi nelle selve o in regioni remote, e a causa dell'inesistenza di infrastrutture di comunicazione e di sostegno da parte dello Stato alla produzione e alla commercializzazione di prodotti "leciti", situazione che si é andata aggravando con l'affermazione neo-liberista del meccanismo del "vantaggio comparato", che vede l'importazione da altri paesi di molti prodotti agricoli. Si tratta dunque di un problema strutturale la cui risoluzione può darsi solo attraverso una riforma agraria integrale, con misure di tipo sociale ed economico e non di carattere militare e repressivo. In tale direzione il 29 e 30 giugno del 2000 le FARC-EP hanno presentato una proposta integrale di sostituzione delle coltivazioni della coca, che coinvolge la comunità internazionale nella soluzione di tale problema.

Altra cosa è invece il narcotraffico, business cosostanziale all'economia di mercato e che funziona come una multinazionale che concentra la produzione della materia prima in alcuni paesi andini, la sua amministrazione negli Stati Uniti e la distribuzione del prodotto finito in tutto il pianeta. La maggior percentuale dei profitti generati dal narcotraffico viene riciclata all'interno dell'economia dei paesi più sviluppati, che al contempo sono i principali produttori delle sostanze chimiche necessarie alla trasformazione della foglia di coca in cocaina.

Le misure militari e repressive adottate dagli Stati Uniti per combattere il narcotraffico non mirano a una soluzione, in quanto poco viene fatto contro la distribuzione e il consumo mentre viene combattuta principalmente la produzione, applicando metodi di spargimento di prodotti chimici, sulle zone in cui la coca viene coltivata, che causano grandi problemi alla popolazione e che attentano all'ambiente. 

Di fatto, si danno una manipolazione e una mistificazione intenzionali, la cui sostanza ha a che vedere con la non differenziazione tra le coltivazioni della coca e il narcotraffico. La politica "antidroghe" degli USA è diretta, in modo calcolato, pianificato e razionale, a contrarrestare l'avanzata delle lotte popolari che emergono in vari paesi andini contro modelli economici e regimi politici che calpestano i diritti dei popoli.

In Colombia il movimento guerrigliero si è andato sviluppando in modo inversamente proporzionale all'evoluzione generale che ha avuto il movimento comunista internazionale a partire dalla fine degli anni '80, delegittimando così l'argomentazione delle "idee straniere". 

E' stato fatto ricorso alla disinformazione, all'asserzione del rapporto narcotraffico-guerriglia per occultare la natura del conflitto, facilitare l'ingerenza straniera e scaricare la responsabilità dello Stato, presentando quest'ultimo come "super partes" nonché vittima compressa dagli "opposti estremismi".

Inutile dire che il regime, negli ultimi decenni, ha continuamente tentato di far passare il terrorismo di Stato e il paramilitarismo, strutturati sulla base di un approccio repressivo strategico di "guerra di bassa intensità", "controrivoluzione preventiva" e "azione controinsurrezionale", per "legittima difesa della nazione, della democrazia e della popolazione civile di fronte agli abusi dei terroristi, dei narcobanditi e degli agenti del narcotraffico".

Nel tentativo (che peraltro ha avuto una scarso successo) di isolare il movimento guerrigliero e di occultare la natura politica delle sue posizioni, piattaforme e proposte di pace, è stato manipolato alla radice il concetto stesso di "pace", identificata dall'establishment con il mero silenzio delle armi e con la semplice assenza di conflitto, e non con la rimozione delle cause che lo hanno generato.

Il 7 gennaio 1999, successivamente alla smilitarizzazione di una zona comprendente cinque municipi ed estesa all'incirca come la Svizzera (di 42.139 km²), è iniziato ufficialmente un processo di pace tra il governo di Andrés Pastrana e le FARC-EP. In questo processo di dialoghi, disseminato di ostacoli e trappole dall'imperialismo e dai settori più militaristi e guerrafondai del paese, la discussione si sta snodando sulla base di un'agenda e vede la partecipazione di diversi settori della società attraverso assemblee pubbliche, incentrate sui temi relativi alla necessità di un miglior impiego delle ricchezze del paese da parte di tutti, dell'eliminazione dello Stato escludente, di nuove Forze Armate prive di dottrine repressive, di un vero sistema giudiziario per la pace e di una riforma agraria che contempli la soluzione delle coltivazioni della coca. 

Però questo processo di dialogo non contempla la smobilitazione della guerriglia né la consegna delle sue armi, posto che l'uso o meno delle stesse verrà determinato dai passi in avanti in merito alle trasformazioni che dovranno essere messe in moto attraverso un governo pluralista di riconciliazione e ricostruzione nazionale, in cui tutti partecipino. 

La costruzione di una pace duratura dipenderà, in primo luogo, dalla possibilità per noi colombiani di costruire autonomamente il nostro futuro, senza ingerenze straniere.

A mo' di sintesi.

Potrei concludere dicendo che all'interno del piano di disinformazione strategica, il narcotraffico è l'elemento principale usato dagli Stati Uniti per legittimare l'attuale intervento e creare un clima favorevole a un'invasione in Colombia, nel quadro di un conflitto in cui la guerra psicologica rappresenta un ramo scientificamente organizzato, come dimostra il contenuto degli stessi manuali approvati dalla CIA e dal Pentagono: l'"Istruzione per l'azione politica e sociale nella lotta controinsurrezionale" e il "Manuale di controguerriglia ed operazioni psicologiche in tempo di guerra", nei quali sono contemplati l'orientamento di fronte allo sviluppo politico e la sua incidenza nelle manifestazioni psico-sociali della popolazione, i vantaggi derivanti dall'uso delle sue espressioni più sensibili e spontanee, il condizionamento dei comportamenti psicologici e "l'utilizzo di metodi ad alto impatto e mobilitazione che facciano emergere comportamenti manipolabili all'interno di conglomerati sociali, quali i simboli, gli slogan, le immagini, la controinformazione, l'infiltrazione di manifestazioni e la tergiversazione delle parole d'ordine per provocare scontri, attentati selettivi o indiscriminati e azioni di terrore, e per contrapporre comportamenti", tra gli altri, che "di fronte a una situazione di instabilità facilitino una strumentalizzazione finalizzata agli scopi prefissati".

Altri strumenti di disinformazione sono attinenti alla presunta "difesa della democrazia", "della sicurezza interna e degli interessi degli USA", tutti usati per esercitare pressioni e consolidare un'egemonia su scala internazionale relativa a una posizione che affermi la necessità di una risoluzione del conflitto mediante un intervento previamente accettato e legittimato.

Un potente strumento di manipolazione delle opinioni e di formazione di consenso sono stati e continuano a essere i mass-media, che in Colombia, nel corso di questi decenni, sono appartenuti maggioritariamente a poche famiglie ed imprese potenti. Non è azzardato dire che tali mezzi rappresentano e riflettono strutturalmente interessi particolari e di classe, cosa resa ancora più palese dall'atteggiamento di sabotaggio del processo di pace da parte della grande stampa, che ha creato un clima di sfiducia e di scetticismo rispetto a una soluzione politica e negoziata del conflitto, caratterizzato dall'assenza di etica e professionalità evidenziata dalla continua ricerca di scoop e di sensazionalismo e da una messa a fuoco della situazione del paese che, lungi dall'essere obiettiva e imparziale, finisce con l'essere distorta. Inoltre i mass-media, essendo stati e continuando ad essere organicamente legati a quei meccanismi di raccolta di informazioni da parte dello spionaggio militare e del paramilitarismo, fanno parte dell'apparato di guerra del sistema nel suo insieme. E come se ciò non bastasse, essi sono monopolisticamente l'impalcatura di una cassa di risonanza delle versioni e dichiarazioni degli alti comandi militari colombiani, funzionalmente alla negazione della reale evoluzione della guerra e conformemente all'esigenza delle Forze Armate di dimostrare schiaccianti quanto presunte vittorie sulla guerriglia.

A livello internazionale i colossi dei network, controllati dal gran capitale, hanno adottato uno stratagemma bicefalo: da un lato hanno consacrato il ruolo degli USA nei confronti della Colombia in qualità di gendarme della sicurezza mondiale (così come hanno fatto nel caso della guerra nei Balcani), contribuendo decisamente a mondializzare la narcotizzazione dell'immagine del paese; dall'altro hanno sfumato per anni la situazione drammatica esistente in Colombia in materia economica e sociale, ma soprattutto hanno occultato l'intervento (che è già una realtà) e il rischio concreto di un'invasione, della quale il silenzio può essere uno dei più pericolosi alleati.

Senza dubbio la disinformazione strategica, come processo graduale, multiforme e permanente, non contribuisce per nulla allo sviluppo di un approccio equilibrato e costruttivo di fronte al conflitto colombiano, che sia a livello nazionale che della comunità internazionale contribuisca alla soluzione politica e pacifica dello stesso, nel percorso di costruzione di una nuova Colombia, in pace e con giustizia sociale.

Lucas Gualdron

Membro della Commissione Internazionale politico-diplomatica delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia- Esercito del Popolo, FARC-EP. 
Giugno del 2000

Fonti:

1. BUENAVENTURA Nicolás, Tregua y Unión Patriótica, Ediciones Ceis, Bogotá, 1985.

2. Programa Agrario de los guerrilleros, FARC-EP, Marquetalia, julio 20 de 1964.

3. Plataforma para un programa de reconstrucción y reconciliación nacional, FARC-EP, montañas de Colombia, abril de 1993.

4. Pentágono pondera la base de Manta en Ecuador, Anncol, Suecia,1999.

5. DIETERICHS Heinz, Se viene la intervención militar en Colombia, Resumen Latinoamericano N. 43, Madrid, 1999.

6. SILVA LOSADA German, Despliegue militar para intervención en Colombia, Anncol, Suecia, 1999.

7. SOFIA Ana, Salida Militar Única Respuesta Norteamericana a los Colombianos, Anncol, Suecia, 1999.

8. RAMIREZ Sergio, Preparativos de la Intervención Militar en Colombia, Estocolmo, 1999

 

Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia - Ejercito del Pueblo FARC-EP http://www.resistencianacional.org 

Informazione tradotta e diffusa dal
Coordinamento Nazionale di Appoggio alle FARC-EP

 

 

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