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ECOLOGIA DELLA POLITICA Per disinquinare e rendere trasparenti le acque della politica italiana
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E' morto il sociologo e filosofo Ivan Illich _________________________ Il messaggero Addio a
Illich, criticò la modernità e anticipò i no global di Giuseppe Saltini E'
scomparso il famoso sociologo e filosofo. Scrisse "Descolarizzare la
società" e "Nemesi medica"
"Non mi piace
vivere troppo a lungo. Sono vissuto bene, ma ho già voglia di morire". E
ancora: "Perché campare di più? È forse un obiettivo? Quando avrò ottant'anni
quelli della mia età, grazie agli ultimi ritrovati della scienza, saranno
triplicati, e a me non va affatto di esserci ancora". Queste frasi
risalgono al secolo scorso, esattamente al 1989. A esternarle fu Ivan
Illich, critico delle istituzioni e antimodernista radicale, autore di una
serie di libri di grande risonanza, nei quali attaccò molti presupposti,
dati per scontati, nel campo della medicina, dell'istruzione, dei
trasporti, dell'identità sessuale, dell'assistenza e della religione.
Illich, contrariamente al suo desiderio di avere una vita piuttosto breve,
è morto ieri a 76 anni. Con i suoi saggi - tra i più famosi Descolarizzare
la società (1971), La convivialità (1973), Energia ed equità (1976),
Nemesi medica (1977), Per una storia dei bisogni (1981), Nello specchio
del passato (1992) - aspirava a definire i parametri di una "società
alternativa" al cui centro, anziché il profitto e l'accelerazione
tecnologica, egli poneva la creatività e la dignità umana.
Lo studioso
era nato a Vienna nel 1926. I suoi genitori - il padre, ingegnere dalmata;
la madre, una tedesca di origine ebraica - lasciarono l'Austria nel 1930
per sfuggire ai nazisti e si stabilirono in Italia. Qui il giovane Ivan
completò gli studi: dapprima a Firenze (cristallografia, psicologia e
storia dell'arte), poi a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana,
dove, a 24 anni, si laureò in teologia e filosofia; prese infine un'altra
laurea a Salisburgo, in filosofia della storia.
Ordinato
sacerdote nel 1951, Illich sembrava avviato verso la carriera diplomatica
del Vaticano. Doveva infatti entrare nel Collegio dei Nobili
Ecclesiastici, ma preferì rinunciare alla carriera nella Curia romana e
chiese di andare a New York, cappellano in una parrocchia povera, a
prevalenza portoricana. Nel giro di tre mesi parlava correttamente lo
spagnolo, cosicché questa lingua venne ad aggiungersi alle otto che già
conosceva. Studiò quindi a fondo i problemi della minoranza portoricana e
se ne impadronì attraverso una documentazione che, ancora oggi, resta un
punto di riferimento indispensabile per il clero di New York.
Nel 1955, il
cardinale Francis Spellman, che poi sarebbe diventato uno dei suoi più
convinti e influenti sostenitori, gli affidò l'incarico di vicedirettore
dell'Università di Portorico. Un anno più tardi, Illich fu nominato
monsignore. Era il più giovane monsignore degli Stati Uniti.
Risalgono a
quel periodo le prime critiche che egli mosse all'apparato burocratico
della Chiesa e all'atteggiamento da yankee dei sacerdoti missionari
nell'America Latina. Un viaggio di studio compiuto da Santiago a Caracas
lo convinse a stabilirsi a Cuernavaca, nel Messico, dove fondò il Cidoc,
ossia il Centro Interculturale di Documentazione per la Preparazione del
Clero ai problemi del continente sudamericano.
Le critiche
alla Chiesa in quanto istituzione burocratica, e la presa di posizione
contro la violenza dei governi latino-americani, gli procurarono, nel
1968, una censura della Congregazione per la Dottrina della Fede (il Sant'Uffizio).
Convocato a Roma per rispondere a duecento domande, Illich restituì il
questionario in bianco. Pur rimanendo nell'ambito della Chiesa, nel 1969
preferì essere esentato dell'esercizio del sacerdozio. Tornato "laico",
riprese la propria attività nel Cidoc, in Messico.
Via via che
andava pubblicando i suoi saggi, Illich fu collocato in un'area, diciamo,
"verde", impegnata soprattutto sul fronte ecologico. Il sistema scolastico
- sostenne lo studioso - non istruisce, sottrae invece ai bambini la loro
creatività e la loro curiosità; la medicina moderna non cura ma crea altre
malattie; il sistema dei trasporti non favorisce la mobilità, la ostacola;
i progetti di sviluppo non producono ricchezza, solo povertà; e così via.
Per Illich,
questi non erano tanto paradossi quanto contraddizioni tragiche, che
sorgono perché gli uomini non riescono a dimenticare i propri egoismi, la
propria rapacità. La sua critica del consumismo come sistema che crea
"bisogni falsi e artificiali" e dello strapotere economico-politico delle
multinazionali lo pone tra gli anticipatori del movimento no global e tra
i pensatori anarchico-radicali più stimolanti del XX secolo.
Accusato di "catastrofismo", l'ex monsignore più giovane d'America disse, senza scomporsi: "C'è catastrofismo e catastrofismo. Per quanto mi riguarda, faccio tutto quello che posso per oppormi alla lubricità apocalittica di chi ama pronosticare tragedie e ti spiega con terrore, per esempio, gli effetti del buco nell'ozono. Ma come la lubricità vera, o la pornografia, nulla tolgono alla bellezza dell'amore fisico, così credo che questa lubricità apocalittica non sminuisca la serietà delle questioni affrontare dagli ecologisti con rigore e consenso popolare". L'unità Ivan
Illich, abitare l'utopia di Franco la Cecla E' morto
il filosofo e sociologo austriaco. Il suo progetto possibile: salvare
l'aspetto umano della vita quotidiana
Quella che
segue è la testimonianza di un incontro con Ivan Illich in occasione della
festa che organizzò per gli amici nel suo settantesimo compleanno.
Ivan Illich
parla ad un pubblico composito. Siamo qui perché ci ha invitato ad una
specie di festa dove, compiuti i settant'anni ha voluto mettere insieme
vecchi e nuovi amici. Parla, passando da una lingua all'altra, come uno
sciatore che fa dello slalom, insieme ad un giovane economista indiano con
cui sta lavorando sulle nuove grandi corporazioni della salute. Per
chi lo conosce, questa passione che lo conduce contro le distorsioni di
grandi motivi umani è di una coerenza titanica. Con nuovi dati alla mano
spiega come la salute, da
stato positivo
e sentito internamente da ciascuno e da arte di vivere, di soffrire e di
gioire, si sia trasformata in una «sanità» gestita sempre più con i metodi
aziendali dell'analisi quantitativa e con quelli statistici della teoria
delle decisioni. Le persone, trasformate in «profili» sono forzate nella
libertà di scegliere tra varie opzioni per la loro salute. In quanto
profili, dice Illich, giocando con le parole, non possono fronteggiare,
far «faccia» alle organizzazioni che definiscono sempre di più cosa è
stare in salute. Tra il suo pubblico c'è l'ex ministro di Indira Gandhi
che si batte con furia ancor oggi contro le corporazioni mondiali della
salute (Banca Mondiale, Organizzazione mondiale Sanità comprese) e per una
medicina di base nei villaggi asiatici.
Ma è presente
anche Niels Christie, che è la persona che ha meglio studiato il sistema
carcerario come prototipo delle nuove grandi aziende mondiali (e che dice
durante un intervento che le carceri servono a fare credere alle persone
che stanno fuori di essere più liberi di quanto in realtà non sono). C'è
un gruppo di storiche europee che studia il cambiamento nel rapporto tra
il medico e le donne come pazienti - da una situazione in cui ciò che le
donne sentivano e dicevano del proprio corpo veniva ascoltato come fonte
autorevole al momento in cui si decise di proscriverle come deliranti. Ci
sono amici russi, messicani, americani e il pubblico dei suoi studenti di
Brema. Illich continua, come ha. sempre fatto fin dai suoi primi lavori, a
denunciare la trasformazione di certe pratiche umane, l'educazione, la
salute, la differenza tra uomini e donne, il lavoro, in rituali che danno
vita a credenze. Le istituzioni scolastiche, sanitarie, il sistema del
lavoro spiegano alle persone cosa significa non avere cultura, non avere
salute, non avere un lavoro e trasformano l'arte di vivere in una
dipendenza da grandi rituali di propaganda. Così la comunicazione
sostituisce la «conspiratio», il bacio che agli inizi del cristianesimo la
gente si scambiava per «mescolare il proprio fiato», con/spirare. Chi non conosce Illich può pensare che egli esageri, ma poi deve rendersi conto che una parte della critica alla mondializzazione che in questi giorni risorge proviene proprio dalla sua infaticabile difesa dell'immanenza, della capacità umana di non essere incasellata in ideologie del progresso ed in categorie costruite a tavolino a Washington come nei corridoi di una casa farmaceutica svizzera. Quando più tardi la discussione prosegue dinanzi ad un piatto di pasta nella sua ospitalissima casa di Brema, Ci si rende conto di quanto quest'uomo, schivo di interessi accademici e ascetico nella sua vita personale, abbia influenzato persone che oggi un po' dappertutto mettono in questione l'assetto «normale» delle cose perché vogliono salvare l'aspetto umano della nostra vita quotidiana.
Il
mattino È MORTO IL SOCIOLOGO E FILOSOFO
di Virginia Lupi È morto Ivan Illich, «guru» degli anni Settanta, critico della
modernità a tutto campo, un vero e proprio «no global» ante litteram. Il
saggista, sociologo e filosofo giramondo, capace di padroneggiare 13
lingue, famoso per sferzanti requisitorie contro la società dei consumi,
il sistema scolastico e la medicina moderna, si è spento ieri a Brema, in
Germania, a 76 anni di età. Da tempo era malato di cancro. Lo ha reso noto
a Parigi l'editore Fayard, che ne ha pubblicato in Francia alcuni libri.
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