INTERVISTA AL SOCIOLOGO PALIDDA

"La repressione crea violenza"
L'esperto di sicurezza boccia il governo

di LUCA FAZIO
MILANO


 


 

Salvatore Palidda, sociologo che da diversi anni lavora tra Italia e Francia sui temi della sicurezza urbana, ha appena trascorso quattro mesi all'estero per completare uno studio sulla polizia italiana comparata con altre polizie europee. Questo è l'argomento del suo libro che uscirà il prossimo gennaio per Feltrinelli. Lo abbiamo intervistato sull'allarme criminalità.

Il dibattito sulla sicurezza sta degenerando in una sorta di impazzimento generale che prefigura uno stato che si riduce sempre più alla sua funzione poliziesca. Perché sta succedendo?

Attraverso un confronto tra l'Italia e i vari paesi dominanti - in particolare quelli europei - ho constatato che il delirio sicuritario italiano non ha eguali nemmeno nella New York di Giuliani o nella Londra di Blair. E' allora molto importante capire perché l'Italia sta diventando la prima della classe nella corsa al sicuritarismo razzista. La risposta non è facile e per certi versi è anche impossibile perchè- facendo riferimento a Max Weber, George Simmel e Benjamin - tutto ciò si deve anche a fenomeni a-razionali e non a processi che seguono schemi prefissati. La paura, le angosce, lo scatenamento del sentimento di insicurezza, la demonizzazione di nemici reali o inventati, le leggende metropolitane, sono tutti fenomeni irrazionali che si enfatizzano proprio in congiunture di crisi a prescindere da cause reali. Come ha osservato Jean Delumeau, la paura è anche un fenomeno ontologico della società, e, come spiega Alessandro Dal Lago, la definizione delle minacce e dei nemici ha una straordinaria forza di coesione sociale. Detto tutto ciò, una delle spiegazioni del fatto che in questo momento in Italia il delirio sicuritario sia più forte che altrove potrebbe essere che la "tolleranza zero" si combina perfettamente con l'accelerazione liberista che il nostro paese sta conoscendo in questi anni. I cittadini che rivendicano un ordine sociale perbenista attraverso la criminalizzazione di chi non corrisponde al profilo degli affrancati, spesso sono proprio gli stessi che sfruttano i criminalizzabili, affittano in nero a prezzi da strozzini gli scantinati, se ne fregano dei reati ecologici e magari allungano le mani sulle ragazze in cerca di lavoro...  

Il "pacchetto sicurezza" del governo e l'enfatizzazione di alcuni fatti di cronaca hanno contribuito a eliminare ogni esitazione nella sinistra rispetto alla repressione dei marginali. Le fa impressione questa accelerazione?

Non occorre essere giuristi per capire che quando si arriva ad affermare che la sicurezza, dunque la polizia, viene prima della giustizia (Luciano Violante, ndr) si mette in discussione uno dei cardini fondamentali del sistema democratico. Lo scavalcamento a destra da parte della sinistra non è una novità, ma è certo che mai come in questo caso gli attuali dirigenti dell'ex sinistra hanno dimostrato di possedere un genio politico assai originale: gli elettori democratici e di sinistra oggi vedono che è il Polo a dire "no allo Stato di polizia" ed è assai probabile che alle prossime elezioni molti non andranno a votare, esattamente come hanno fatto a Bologna. Così facendo è certamente la destra che vincerà le prossime elezioni. Se il "pacchetto sicurezza" dovesse venire adottato così come è formulato, l'Italia avrebbe tassi di criminalizzazione superiori a quelli americani. Già oggi per alcuni soggetti sociali, tra cui immigrati e "irrecuperabili meridionali", i tassi italiani sono superiori a quelli dei neri in America, a dimostrazione del carattere razzista del nostro sistema repressivo e penale. Chissà, magari la sinistra al governo si è convinta che questa sia la strada giusta per diminuire la disoccupazione...Bisogna anche aggiungere che i vecchi conservatori europei hanno sempre evitato di tirare troppo la corda, perché è evidente che una prassi di sola repressione non può che provocare rivolta o violenza.

Cosa intende dire quando parla di "guerra sicuritaria"?

Vuol dire che questo governo, particolarmente ubriaco di liberismo e sicuritarismo, è passato con non chalance dalla "guerra umanitaria" alla "guerra sicuritaria". Ricordo che in una intervista a Montanelli D'Alema ha giustificato la guerra come unico modo per evitare l'invasione dei "clandestini", ora la stessa politica continua con la persecuzione di chi non è stato bloccato alle frontiere. Stiamo assistendo a un evidente continuum tra guerra umanitaria e guerra sicuritaria.

La legittimazione accademica di questa deriva poggia anche sull'uso di statistiche che nella migliore delle ipotesi sono del tutto strumentali. Il sociologo Marzio Barbagli, quando snocciola i "suoi" dati, lo fa per dimostrare che la gente ha ragione ad avere paura...

Oltre a far passare le voci del senso comune più gretto e forcaiolo come "espressione dei cittadini", il famoso volume del Barbagli fornisce anche statistiche implacabili. Però, solo una lettura superficiale, se non strumentale, può far confondere l'aumento dei delitti denunciati a Bologna con un effettivo aggravamento dell'insicurezza dei cittadini. Le statistiche della delittuosità misurano innanzitutto l'attitudine denunciatoria dei cittadini e la ricettività delle polizie. Come risulta da ricerche recenti, in Emilia Romagna, ancor più che nelle altre regioni del centro-nord, la cosiddetta "domanda di sicurezza" dei cittadini corrisponde a una sorta di aspirazione a un ordine sociale da "svizzera italiana", dove gli affrancati pretendono dalle polizie italiane la persecuzione totale degli indesiderabili. E poi per quanto riguarda i reati predatori assistiamo sempre a confronti tra città diverse che sono assolutamente falsanti. Per esempio, nonostante che Milano, Torino e ben altre città siano affette dalla stessa dinamica sicuritaria connessa all'attuale ridefinizione dell'ordine sociale, è assai raro che in questi contesti i furti di bicicletta siano denunciati alle questure; invece in città come Bologna o come Forlì questi e altri reati minori sembrano costituire la stragrande maggioranza delle denunce per furto: le persone derubate si presentano nei posti di polizia portando con sé addirittura la fotografia della loro bicicletta! Appare allora evidente che il confronto dei dati sui furti di Milano e Forlì o Bologna è assolutamente fuorviante.

Eppure c'è un coro assordante che continua a invocare più poliziotti.

All'attitudine denunciatoria dei "cittadini" - e soprattutto di quelli che ormai si appassionano a essere più poliziotti dei poliziotti -corrisponde sempre più spesso una prassi delle polizie che subiscono o a volte cavalcano le rivendicazioni sicuritarie. Se infatti si guardano con più attenzione queste stesse statistiche - per non parlare di altre volutamente ignorate - si nota che l'aumento del totale globale dei delitti denunciati dai cittadini si deve soprattutto ai cosiddetti "altri delitti". Di cosa si tratta? Non sono altro che reati di gravità irrisoria se non addirittura inesistente: graffiti sui muri, schiamazzi notturni, ubriachezza, indecenza e altre faccende di questo tipo. A Bologna la sinistra ha perso per questo.

fonte: il manifesto 21 settembre 1999


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