LIRA DI EUGENIO
23 Marzo 99
Tra tutte le maledizioni che potevano capitare al povero Rutelli, ci mancava proprio
questa: domenica 21 Marzo, Eugenio Scalfari è rimasto bloccato dalla Maratona di
Primavera. E ha tuonato sulla cronaca romana di Repubblica accusando la giunta
capitolina e il suo sindaco di stupidità e sadismo verso i cittadini romani. Brr
terribile segnale.
Dopo un episodio simile, ( il famoso lunedì nero in cui il traffico romano,
si paralizzò completamente, per la prima volta), un articolo analogo, sempre su
Repubblica, provocò la caduta della giunta di sinistra e la definitiva disgrazia politica
dei suoi componenti. E Rutelli, (facendo, pensiamo, i debiti scongiuri) ha replicato con
una untuosa e sottomessa lettera inviata al giornale romano, cercando di placare il suo ex
nume tutelare che lo ha trattato con un disprezzo ed una durezza senza alcun precedente
nei rapporti tra la stampa romana e lamministrazione. Invece di recuperare un
po di dignità nei confronti dellex direttore del giornale in cui lavora sua
moglie e che lo ha tanto sostenuto e appoggiato nella sua scalata alla poltrona,
giustamente il nostro eroe ha chinato sommessamente il capo e ha promesso che il traffico
a Roma migliorerà. Solo alla fine ha suggerito una maliziosa correlazione tra
lindignazione del Grande Vecchio e le novità della politica italiana;
come dire "Ecco, fai così perché ho deciso di candidarmi alle europee contro il
parere di DAlema e Veltroni". Beh, potrebbe essere una spiegazione.
Ma conoscendo Scalfari potremmo pensare anche ad unaltra ipotesi. Limpegno
profuso dalla redazione romana di Repubblica ad incensare prima e durante il suo mandato
di sindaco, lopera tutta della maggioranza e della giunta di centro sinistra, ha
trasformato ledizione locale di questo giornale, un tempo battagliero e dalla parte
dei cittadini, in un foglio illeggibile per chi non sopporta le sviolinate al potere,
lelogio delle inaugurazioni di giardinetti e fontanelle, il silenzio sui traffici
della nuova classe di governo capitolina.
Forse, il barbuto Eugenio si è accorto di tutto questo, di quanto il suo giornale stava
pagando, in termini di credibilità presso gli intellettuali, le persone oneste, ipolitici
seri e, più semplicemente, i tartassati cittadini di questa Roma che mal si prerapa al
2000. E recuperando la sua dignità di combattente per la democrazia (iniziata con una
lunga carcerazione negli anni 60 per aver denunciato il tentativo di golpe di Segni e De
Lorenzo), il barbuto Eugenio ha capito, finalmente, di che pasta è fatto il suo ex
pupillo Cicciobello, di che gente si sia circondato e in quali condizioni abbia ridotto la
Città.
E senza limpunità e il sostegno a concessi dalla stampa liberal, quanta strada
potrà fare ancora il nostro impagabile sindaco?
Marc Pjon