"IL SINDACO DI TUTTI I ROMANI"

 

Concepimento e gestazione

Elezione e delusione

La gestione del potere

Le Olimpiadi della salvezza

Il rischio di nuove avventure

 


 


 

Concepimento e gestazione

L'idea di Rutelli come sindaco nasce nel PDS romano nel momento culminante di Tangentopoli, dopo che per mesi, quasi ogni giorno, venivano arrestati consiglieri e assessori del pentapartito, e Il PDS, nella sua componente che più aveva bisogno di 'governabilità' (cioè stanziamenti di bilancio e appalti) aveva visto in lui sia una faccia non compromessa da gettare nell'arena della politica - spettacolo, sia una figura troppo debole politicamente per potersi permettere di contrastare l'egemonia pidiessina . La manovra di far dimettere il sindaco socialista Franco Carraro con un ribaltone in Consiglio comunale, fallì, guarda caso , perché i due consiglieri pannelliani della lista antiproibizionista preferirono Carraro a Rutelli.

Il destino dei vecchi partiti era, comunque, ormai segnato e il PDS, in assenza di figure significative ma, soprattutto, nel tentativo di conquistare gli elettori moderati lasciati in libertà dalla DC e dai suoi alleati, ritenne di dover candidare, alle successive elezioni del novembre 93, una figura abbastanza sbiadita e inoffensiva. Tanto più che il suo amico Costanzo e il quotidiano 'La Repubblica' (dove sua moglie, Barbara Palombelli, aveva un ruolo influente) garantivano un appoggio mediatico necessario a chi vedeva, nella politica-spettacolo, l'unico modo di distogliere un elettorato disgustato dalle colpe diffuse in tutti i partiti della I Repubblica.

 

Elezione e delusione

Alle elezioni vere e proprie, buona parte della sinistra preferì, al primo turno, votare per Renato Nicolini, ex assessore alla cultura e figura 'storica' della sinistra, soprattutto di quella più attenta e arrabbiata, ma una campagna elettorale aggressiva e retriva della destra, convinse a malincuore, persino i militanti dei centri sociali, a garantire a Rutelli un risicato vantaggio al secondo turno.

Subito dopo essere stato eletto , Francesco Rutelli si affrettò, però, a dichiarare di essere il "Sindaco di tutti i Romani", facendo finta di dimenticare che la sua elezione era stata resa possibile dalla paura diffusasi a sinistra di fronte ad una possibile vittoria della destra fascista. Le prospettive di scelte coraggiose per cambiare la Città erano subito sepolte, oltretutto dopo la presentazione degli assessori, in massima parte figure completamente sbiadite e slegate dalla realtà sociale, politica e amministrativa della Città. Gli unici che si apprestavano, veramente, a governare, era un gruppo di pidiessini che cercava di recuperare, attraverso la gestione degli appalti pubblici, il consenso sociale che il loro ambiguo partito stava perdendo elezione dopo elezione.


 


 

La gestione del potere

Di fatto, la gestione di Rutelli è stata caratterizzata dalla necessità di garantire, a tutti i costi, la propria carriera personale, indipendentemente dalle idee, dai programmi e dai valori che avrebbe dovuto seguire. La rapida evoluzione della politica e della società, lasciava poco spazio a chi, come lui, non era mai stato in grado di elaborare concetti ed analisi originali, essendo, piuttosto, abituato a seguire un leader contorto e sorprendente come Pannella o a giocare con le poche decine di voti dei congressi degli ingenui ambientalisti. Per far ciò, da una parte,aveva bisogno, dell'appoggio dei partiti, e per avere questo appoggio doveva consentire ad ognuno di fare quello che più gli sembrava conveniente. Dall'altra doveva disperatamente allargare la base del suo consenso (specialmente dopo 'la scesa in campo' di Forza Italia, il cui 'stile' e la 'forza di attrazione' del suo leader, non erano molto dissimili da quelli che gli avevano fatto conquistare la poltrona del Campidoglio). Da ultimo, doveva eliminare qualsiasi forza di opposizione in Consiglio Comunale e nella Città, per non dover esporsi a nessuna critica rispetto alla nauseabonda ricetta di politica, affari e sciocchezze che si apprestava a somministrare ai Romani.

In quest'ultimo compito, le cose gli sono andate bene, almeno nel suo primo mandato. I suoi Verdi, rapidamente rassicurati con qualche poltroncina o incarico senza importanza, giunsero, persino, a votare a favore di una lottizzazione a ridosso dell'Appia Antica. I due eletti nelle liste di Rifondazione Comunista, abbandonarono il loro partito (dopo la scissione dei Comunisti Unitari) e confluirono nella maggioranza di governo (uno di loro ottenne, in seguito un assessorato), quanto alla destra, le sue peculiari caratteristiche 'romane', la portarono ad un progressivo assopimento. Oltretutto, la dichiarata amicizia di Rutelli per Previti, numero due di Forza Italia, rappresentava un pesante condizionamento per i meno potenti consiglieri di Alleanza Nazionale, progressivamente soggiogati dall'alleanza 'strategica' con Berlusconi. La stampa poi, era sotto controllo, giacchè sia 'Il Messaggero' che 'La Repubblica', si mostrarono tra i suoi più accesi sostenitori sin dall'affacciarsi della sua candidatura.

Aumentare la base dei suoi consensi si è rivelato più difficile : quando decise di intitolare una strada al gerarca fascista Bottai, anche il PDS ebbe un sussulto di dignità e gli lanciò un chiaro segnale subito raccolto. Cercò l'appoggio del Papa (giungendo lui, ex radicale, a sposarsi in chiesa) , ma i voti dei cattolici non erano più conquistabili con simili manfrine e, oltretutto, uno dei più apprezzati esponenti dell'impegno religioso, il direttore della Caritas , Luigi di Liegro, fino a che rimase in vita non gli risparmiò aspre critiche.
Né gli andò bene con gli assessori: i piani di sviluppo urbanistico sono stati costantemente bloccati dalle proteste dei cittadini o dalle soprintendenze; la gestione del Bilancio ha provocato risse furibonde nella maggioranza; il traffico e i trasporti hanno costituito una polveriera sempre sul punto di esplodere. Persino in un settore marginale ed innocuo come le
Politiche educative, si è generata un'inchiesta della magistratura che potrebbe avere un potenziale estremamente pericoloso per tutta la gestione Rutelli. Proprio in questa vicenda, che abbiamo seguito direttamente, è esemplare il comportamento del sindaco di Roma: avvertito sul fatto che si stavano combinando affari poco chiari, non risulta, ufficialmente, che abbia compiuto alcun accertamento. Anzi, si è fatto fare la campagna elettorale gratis proprio da una delle imprese coinvolte nel discusso appalto dei servizi informagiovani. L'unico assessorato che non gli ha creato problemi, è stato quello gestito con un bassissimo profilo: nonostante le roboanti promesse di una rinascita ecologica della Città, i responsabili delle politiche ambientali non hanno influito mai su scelte decisive, limitandosi a inaugurare qualche giardinetto o a piantare striminziti alberelli. Questo, sicuramente ha contribuito alla progressiva riduzione dell'elettorato verde, ma tanto, Rutelli, si stava rapidamente preparando ad abbandonare l'oramai inutile trampolino ecologista.

Le Olimpiadi della salvezza

Di fronte alle prospettive di un inevitabile fallimento, intrappolato tra gli interessi, la cecità, l'opportunismo e l'inerzia, capì, allora di cosa c'era bisogno per mettere tutti d'accordo e rilanciare la sua candidatura, prima come sindaco per un secondo mandato, poi per qualcosa di più sostanzioso. La soluzione era di trovare un mare di soldi con cui conquistare tutti quanti e lasciargli vivere sul palcoscenico della politica un ruolo di appariscente protagonista. Quando si è accorto che quelli per il Giubileo erano un po' difficili da gestire, ha cercato disperatamente di proporre Roma come ospite delle Olimpiadi del 2004. Nonostante pochi anni prima avesse fatto fuoco e fiamme contro la possibile candidatura di Milano, (che era, comunque, meno onerosa per le esangui casse dello Stato italiano), quando ha capito che potevano rappresentare un nuovo trampolino, è diventato il più acceso sostenitore dello svolgimento dei Giochi in una Città che, probabilmente, non riuscirà indenne dal Giubileo. C'è chi mormora che la candidatura di un esponente della destra sicuramente perdente come Borghini, sia nata proprio in virtù di un coacervo di interessi che preferivano l'innocuo e tollerante Rutelli, piuttosto che un sindaco della destra aggressiva e barricadera che avrebbe potuto far finta di disturbare.

Il rischio di nuove avventure

Per nostra fortuna l'assurda candidatura olimpica è andata a farsi benedire. Ma per Rutelli è sfumata l'ultima opportunità di sopravvivere a sé stesso, dopo la deludente prova come sindaco. Invece di rassegnarsi a nuovi obiettivi di vita (nonostante il declamato 'ritorno' alla spiritualità con la quale ha spiegato la sua conversione al cattolicesimo in concomitanza con i miliardi del Giubileo), ha deciso di dar vita, assieme a Prodi, a Di Pietro e a Cacciari, ad una nuova formazione politica di Centro -Sinistra . Ma qui, forse, cominciano davvero i suoi guai. Egli, abbagliato dai sondaggi, pensava che tale formazione potesse togliere un po' di voti al centro e permettergli di fare una nuova carriera in una nuova formazione politica, ripetendo, dieci anni più tardi, l'operazione dei Verdi arcobaleno. Ma ha sbagliato sia i suoi calcoli che l'analisi della situazione. Innanzitutto sembra che, tale nuovo partito, tolga voti soprattutto al PDS. Secondo, non ha calcolato che Prodi, Di Pietro e Cacciari sono assai meno ingenui dei Verdi di dieci anni fa e che sono mossi da valori e idee e non solo dalla voglia di carriera e potere. Ma soprattutto non ha riflettuto sul fatto che il PDS, diversamente da Pannella (tutto sommato, paternalisticamente libertario e tollerante) non ama che i suoi protetti 'mordano la mano che li ha sfamati'. Al contrario, l'unica cosa che ha mantenuto delle abitudini comuniste, è il fatto di farla pagare cara a chi cambia bandiera. E non mancano segnali molto chiari: il segretario cittadino dei diessini (che è persona molto diversa dal gruppo dei manovratori del Campidoglio) sta sputando tutto il veleno che Rutelli ha fatto ingoiare alla sinistra romana in questi anni , e persino il suo amico di vecchia data, Goffredo Bettini, si è sentito in dovere, con una lunga intervista, di prendere le distanze da lui. Il fatto che l'intervista sia stata pubblicata con risalto proprio su 'La Repubblica' è un altro segnale assai poco favorevole per il nostro eroe. Ma il fatto più sconcertante è che sua moglie (considerata da molti il suo maggior supporter) abbia scelto proprio questo momento per iscriversi al PDS, rendendolo noto, guarda un po', proprio sul solito giornale che, da qualche tempo, è meno blindato nei confronti degli oppositori dell'attuale giunta capitolina. Qualche maligno poi, che ha sempre mormorato sulla strana immunità giudiziaria di cui, sino ad ora, ha beneficiato Rutelli , ritiene che, d'ora in poi, potrebbe cominciare a venirgli meno. Vediamo come va a finire.


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