FRANCESCO RUTELLI

LA VITA & LE OPERE


 


Nato a Roma nel 1954, Francesco Rutelli è rampollo di agiata famiglia della borghesia romana, con ascendenze siciliane. Il padre, Marcello, noto architetto ed urbanista, il nonno direttore della Accademia delle Belle arti, il bisnonno, celebre scultore, autore (tra le altre cose) della statua di Anita Garibaldi al Gianicolo e della fontana delle Najadi a Piazza Esedra : un ambiente familiare, che, di certo, non gli hanno fatto mancare sin dalla tenera età il gusto artistico e l’apprezzamento per le belle cose. Viene educato, come ogni giovane della sua età, ai sani principi morali, su cui poggiava la nazione dopo il boom economico degli anni sessanta, abitando una lussuosa villa nel quartiere EUR. Dopo le scuole medie, Francesco Rutelli si iscrive al "Massimo", un Liceo Classico Romano, gestito dai padri gesuiti: una delle più famose miniere nazionali, dispensatrici dei saperi peculiari delle classe dirigente, ma terminò gli studi al liceo classico statale "Socrate"

Superficiale e sfuggente Rutelli non ebbe mai un percorso formativo luminoso, neppure, quando, tentando di rinverdire le tradizioni familiari, si iscrisse ad Architettura, senza , però, laurearsi.

Con la politica gli è andata meglio.

Rutelli approda al Partito radicale, mentre è alla ricerca di una identità personale, in un momento storico in cui fare il radicale è di gran moda ed il partito di Pannella è in forte ascesa, dopo l’affermazione alle politiche del 1976.

L’incontro di Rutelli con Marco Pannella segnò l'inizio della sua carriera

Nel 1979, a venticinque anni, diventa segretario del Partito Radicale del Lazio, e, un anno dopo viene eletto alla segreteria nazionale dello stesso Partito. Nel periodo radicale si favoleggia della sua infaticabile attività tra i tavolini di referendum e veglie militanti, nonché di un gesto clamoroso contro le sbarre che chiudevano per motivi di sicurezza una strada vicina all’abitazione di Andreotti. Finì poi, anche, in carcere. Anche qui, battendo un record: fu il primo segretario di Partito in cella. Ma non per effetto di Tangentopoli. Aveva incitato i soldati alla disobbedienza civile contro il nucleare, durante una famosa manifestazione per la chiusura della centrale di Latina. Nel 1983, dopo un abile gioco di opzioni-rinunce Rutelli approda a Montecitorio, diventando qualche anno dopo capogruppo dei deputati radicali.

Alla guida del gruppuscolo radicale in Parlamento Rutelli si segnala per intraprendente ingenuità, guadagnandosi, grazie al piglio e al look di giovane manager della politica, l’ironico appellativo di "Cicciobello". I giornali cominciano a citarlo sempre più spesso anche perché da capogruppo radicale è veramente scatenato e numerose sono le occasioni , che gli permettono di finire sulla stampa.

Nel 1987 Rutelli si conferma Deputato, conquistando 16 mila preferenze a Napoli.

Nel 1989 abbandona il Partito di Pannella e si impegna nella gestazione di una nuova formazione politica, all’interno della quale confluiscono molti radicali in cerca di nuove frontiere che scoprono la loro vocazione ecologica: I Verdi Arcobaleno. E’ con quest’ultimo gruppo che Rutelli presenta la sua candidatura a Montecitorio.

Sulle scene capitoline fa la sua apparizione con la Lista denominata "Verdi per Roma", un cartello elettorale che ha la pretesa di riunificare le diverse anime dell’ambientalismo nostrano combattute tra iniziative finalizzate a difendere l’ambiente e cercare di salvare il salvabile delle esperienze dell'ultrasinistra minoritaria . Risulta eletto consigliere comunale, assieme a Gianfranco Amendola, Rosa Filippini, Oreste Rutigliano, Loredana De Petris, Athos De Luca, e si mette in mostra per le sue battaglie contro le speculazioni e gli sprechi, che la Giunta presieduta da Franco Carraro, cercava di mettere in atto. Un anno dopo, al termine di una serie interminabile di dibattiti, di congressi, di estenuanti polemiche Rutelli riesce a compiere una operazione che lo porta a unificare la contorta esperienza politica del mondo verde e a divenire il coordinatore nazionale della Federazione dei Verdi, a cui non aderiranno mai molti esponenti dell’ambientalismo storico nazionale e verso la quale confluiranno, invece, altri soggetti politici provenienti da altre esperienze.

Nell’aprile del 1993 per Francesco Rutelli, a 39 anni, arriva anche l’incarico ministeriale. Viene nominato Ministro all’ambiente, nel governo capeggiato da Carlo Azeglio Ciampi e conquista le telecamere di mezzo mondo, perché si reca al Quirinale per il giuramento di fronte al capo dello Stato in motorino Honda. E’ così pronta per i rotocalchi una nuova pagina di questo giovane manager della politica, che cerca, in qualche modo, di lottare contro l’inquinamento e lo smog delle città. L’esperienza di ministro all’ambiente di Rutelli non dura molto. Saranno pochi gli atti, infatti, che potrà firmare nei suoi Uffici di Piazza Venezia. Alla fine del mese, la Camera nega l’autorizzazione a procedere chiesta dalla magistratura milanese a carico di Bettino Craxi. Per reazione il Partito democratico della sinistra revoca l’appoggio al governo Ciampi, e i ministri pidiessini Augusto Barbera, Luigi Berlinguer e Vincenzo Visco si dimettono. Anche Rutelli sarà costretto a fare altrettanto, data l’analoga posizione assunta dal gruppo parlamentare dei Verdi.

Persa, tuttavia, l’occasione di presentarsi alle folle come ministro, Francesco Rutelli, nello stesso periodo, non smette di essere di darsi da fare. Si impegna nel movimento referendario di Mario Segni, aderisce ad Alleanza democratica, si batte contro il progetto di realizzare le Olimpiadi del 2000 a Milano (messo in atto dal petroliere Massimo Moratti e da altri imprenditori), tenta la scalata al Campidoglio, accettando di candidarsi come sindaco, su proposta dal PDS, che cercava di mettere fine alla crisi dell’amministrazione capitolina, immobilizzata da una giunta decimata dagli ordini di custodia cautelare e dagli avvisi di garanzia causati da tangentopoli.

Il sogno di Rutelli di diventare Sindaco di Roma non viene, però, raggiunto al primo tentativo.

E’ necessaria, una attivissima campagna elettorale zeppa di incontri, di belle parole, di promesse, ma anche di scivoloni e cadute di stile, per consentire a "Cicciobello" di diventare, dopo il ballottaggio con il segretario del MSI Gianfranco Fini, primo cittadino di Roma, proponendosi alle piazze come "il sindaco di tutti i cittadini romani".

Coniugato con Barbara Palombelli, giornalista di Repubblica, Francesco Rutelli, oltre alla politica, ha un’altra grande passione: la squadra di calcio denominata Lazio. Un… amore, che non ha mai voluto tenere segreto, e che ha sostenuto molti suoi trasferimenti aerei (con tanto di scorta) per non venir meno agli appuntamenti più importanti della compagine del suo cuore.


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