GLI SCONTRI A ROMA PER OCHALAN

 


 


C’è stato diffuso allarme per l’azione di un gruppo di dimostranti che ha assalito polizia e carabinieri e cercato di incendiare gli uffici delle aerolinee turche. Non è certo una cosa simpatica la violenza organizzata, tanto più quando l’obiettivo colpito è irrilevante e c’è il rischio di sconcertare l’opinione pubblica che sta solidarizzando con la lotta dei Curdi. Né il governo italiano, le cui forze di polizia sono state attaccate, ha responsabilità dirette nell’arresto di Ochalan. Nonostante tutto, però, ritengo che le immagini trasmesse in tv sulla cattura e l’esposizione al ludibrio del leader curdo, siano state una provocazione talmente grave da giustificare reazioni emotive e improntate alla durezza. Nel vedere gli autonomi che assalivano gli agenti ,stranamente passivi (è molto raro vederli indietreggiare mentre un nutrito gruppo di loro colleghi stava quasi fermo a poche decine di metri), ho pensato che quella era l’unica risposta da attendersi quando si fa uso della violenza. Anche quella delle televisioni che, sotto sotto, cercano sempre di mostrare la forza repressiva dei poteri forti per scoraggiare qualsiasi opposizione. In Italia non siamo in America e la minaccia di condannare a morte qualcuno genera ancora l’accesa protesta di tutti quelli (e non sono pochi) che mantengono ancora la memoria storica del fascismo, delle stragi manovrate dalla CIA, dai delitti di stato e di mafia. Mi auguro che queste cose le capiscano pure D’Alema e tutti i signori della sinistra moderata che hanno scaricato Ochalan per dedicarsi ai loro affari di potere tra partiti. Se vogliono dare un segnale di cambiamento e democrazia, si sbrighino, altrimenti non si lamentino se la piazza torna in mano a coloro che hanno l’unica possibilità e capacità di dare quelle risposte di inutile, spettacolare violenza che abbiamo vissuto durante gli anni del terrorismo e che, limitata ad uno sparuto gruppo, non può che portare risultati deludenti per il progresso del Paese.

 

Enzo Minissi

www.oikos.org/enzo.htm

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