PEGGIO DI COSÌ…

 

 
 

 

Il vortice dei miliardi nella spesa sociale a Roma durante i governi del centrosinistra

 

a cura dell’Oikos

 

 

Indice

Sommario 

Il Ministero per gli "Affari" Sociali

Gare d’appalto al Comune di Roma

La Comunità di Capodarco: un miracolo italiano

Finanziamenti a pioggia

Perché questa relazione? 

 

 

 

 

 

Sommario

 

Con la presente relazione si intende dimostrare che a partire dal 1996, è stato concepito un progetto tendente a porre la spesa sociale sotto il controllo di un gruppo politico-economico di identità non perfettamente stabilita ma con evidenti connessioni all’interno delle istituzioni. Il progetto ha seguito linee contorte, ha mostrato difetti di organicità e ha, probabilmente, cambiato tattica ed elementi durante il suo percorso. Il risultato finale di tutto ciò è stato lo sperpero di denaro pubblico, la confusione e l’assenza di regole nel settore delle politiche sociali nonché il degrado e la perdita di autonomia di molte organizzazioni non profit. L’intera vicenda presenta numerosi indizi di violazioni di regole, abusi e illeciti finanziari. Dovrà essere accertato se tutto ciò sia stato compiuto con la complicità di funzionari pubblici o se la disinvoltura di talune operazioni è stata tollerata per mancanza di strumenti adeguati di controllo.

Le tappe di questo processo sono state:

  1. La modifica delle normative in materia di assegnazione di appalti nei pubblici servizi

  2. La creazione di imprese private a cui assegnare i servizi ovvero l’ampliamento della tipologia e della quantità di incarichi affidato ad imprese preesistenti

  3. Il passaggio della gestione da pubblico a privato di determinati servizi

  4. L’eliminazione del dissenso e della critica tramite elargizione di risorse o con sistemi più sbrigativi

I dati su cui ci siamo basati provengono, soprattutto, da ricerche mirate su Internet e quindi possono rappresentare solo una minima parte della documentazione atta a spiegare quello che possa essere realmente avvenuto. Tuttavia, essendo i documenti reperiti, nella maggior parte, copie virtuali di atti pubblici o comunque inoppugnabile documentazione di fatti e situazioni, sono da ritenersi validi in sede amministrativa e giudiziaria. Per tutto il resto, chi ha curato la stesura della presente relazione si è affidato a fonti documentarie di tipo tradizionale e fatti vissuti per esperienza diretta.

Non siamo in grado di stabilire se il progetto che descriviamo in questa sede sia nato ‘a tavolino’, chi ne siano stati gli ideatori e se sia stato in tutto o in parte, ‘autorizzato’ da un determinato partito politico. Produrremo, di seguito, una serie di eventi e circostanze che ci inducono a ritenere che, in tutto o parzialmente, una strategia del genere sia stata progettata a livello nazionale e applicata, quantomeno, nel Comune di Roma con importanti appendici nella Regione Lazio.

 

 

Il Ministero per gli "Affari" Sociali

 

Durante il governo Prodi, viene istituito presso la Presidenza del Consiglio il Dipartimento degli Affari Sociali. Quando D’Alema diviene primo ministro, nel 98 viene istituito invece un apposito Ministero, affidato a Livia Turco. Dal 17 settembre 1996, Lea Battistoni, con qualifica di dirigente superiore, viene mandata a coordinare l’ufficio Ufficio III, volontariato e obiezione di coscienza nel suddetto dipartimento.

Nel ’98 viene nominata direttore generale del Ministero degli Affari sociali.

In una relazione datata 23 giugno 97 dal titolo "La proposta degli Enti locali, del volontariato, del no-profit" (che riportiamo integralmente, errori compresi ) la stessa Battistoni scriveva:

"Le possibilità di sviluppo occupazionale del settore non sono unanimemente riconosciute e vedono ancora una diversità di posizioni tra chi sostiene che in questo settore si stia creando occupazione aggiuntiva e che parla di occupazione puramente sostitutiva; una diversità che trae origine oltre che dalle diverse teorie e dalle scuole di riferimento da una carenza informativa e conoscitiva del settore anche in relazione alle sue modalità organizzative, […]. Di qui la necessità di analisi per comprendere:
se e come questa area sia un mezzo di ammortizzatore sociale delle aree di sofferenza occupazionale ;
se e in quale misura si tratti di un’area di occupazione sostitutiva a seguito di restringimento occupazionale nel pubblico o piuttosto di occupazione aggiuntiva ;
come incrementare occupazione e sviluppo del no profit."

Giungendo, più avanti a tracciare le "Nuove regole di relazione per lo sviluppo di qualità sociale" formulando le seguenti linee guida :

"Nel rapporto tra area del terzo settore e pubblico vanno ridisegnate, inoltre, nuove regole contrattuali.
Da qui l’importanza di definire modelli di gestione delle gare per la scelta dei produttori di servizi, uscendo dalle tradizionali regole dell’appalto fondate "sul minimo costo" e prendendo in considerazione anche indicatori extra economici quali: le professionalità sociali coinvolte, la capacità di attivazione di risorse volontarie, l’esperienza maturata, la qualità e la congruità del progetto, utilizzando anche lo strumento della certificazione dei soggetti ammessi ma soprattutto valorizzando i sistemi di accreditamento della qualità dei servizi erogati.
Si tratta in questa ottica di sviluppare a livello regionale nuove regole che trovino in sede nazionale un punto di accordo per lo scambio dei saperi e delle tecniche collaudate, un livello nazionale che valorizzi la cultura della "valutazione", come momento qualificante della funzione del pubblico, una valutazione ex-ante in itinere ed ex-post."

E’ abbastanza sconcertante che, mentre nella prima parte della relazione si ammette di non conoscere caratteristiche e dimensioni del fenomeno del cosiddetto ‘privato sociale’, nella seconda parte si suggeriscono tattiche e strumenti legislativi che ne facilitino l’ingresso nella gestione dei servizi pubblici. Possiamo quindi considerare il documento da cui abbiamo tratto i suddetti brani, come la prima formulazione teorica del nuovo atteggiamento della pubblica amministrazione verso il privato sociale.

Nel 1998, con Decreto del Presidente del Consiglio, viene modificato l’articolo 19 del decreto legislativo n.358 del ’92 in materia di appalti pubblici, introducendo il criterio di aggiudicazione dell’ offerta economicamente più vantaggiosa’.

La modifica recita così :

[ ...] b) a favore dell'offerta economicamente più vantaggiosa, valutabile in base ad elementi diversi, variabili a seconda della natura della prestazione, quali il prezzo, il termine di esecuzione o di consegna, il costo di utilizzazione, il rendimento, la qualità, il carattere estetico e funzionale, il valore tecnico, il servizio successivo alla vendita e l'assistenza tecnica; in questo caso, i criteri che saranno applicati per l'aggiudicazione della gara devono essere menzionati nel capitolato d'oneri e nel bando di gara, possibilmente nell'ordine decrescente di importanza che è loro attribuita.

Ma come vedremo, nel Comune di Roma, certe ‘regole’ venivano applicate già prima della modifica della legge nazionale, almeno a partire dal 1996.

 

 

Gare d’appalto al Comune di Roma

 

In pratica cosa significa puntare alla ‘qualità’ delle prestazioni fornite da un’azienda invece che agli aspetti di convenienza puramente economica? Purtroppo non c’è da ritenere che tale nuovo principio fosse stato ispirato dal desiderio di fornire migliori servizi, visti i risultati prodotti: dobbiamo piuttosto pensare che servisse ad altri meno nobili scopi.

L’esempio di come è stato gestito il servizio informagiovani del Comune di Roma è piuttosto illuminante in proposito. Premesso che, sino al 1995, in tutti i comuni d’Italia il servizio informagiovani era gestito direttamente da impiegati comunali (talvolta con l’ausilio di obiettori), e funzionava egregiamente, il Comune di Roma decide di appaltare l’intervento ai privati, dividendolo in tre diversi settori: un primo livello, costituito dalla elaborazione dei dati da diffondere; il secondo incaricato della pubblicizzazione; il terzo, consistente l’apertura di sportelli in cui le informazioni venivano trasmesse ai giovani.

Il primo livello venne affidato a trattativa privata al consorzio modenese In&Co.

La giustificazione per il non aver effettuato una regolare gara d’appalto era fornita dall’affermazione che "tale consorzio era l’unico, in Italia, a poter fornire tale servizio". La suddetta affermazione era stata semplicemente inventata, come è stato successivamente accertato. Le iniziative di pubblicizzazione vennero affidate, in parte ad una grossa agenzia pubblicitaria (che successivamente curò, gratuitamente, la campagna elettorale di Rutelli), in parte ad un consorzio con una gara d’appalto alla quale partecipò anche l’Oikos. La procedura di assegnazione si basava su una serie di elementi che riguardavano il curriculum degli enti proponenti, la qualifica degli operatori impegnati, il ribasso economico e la "qualità" del progetto.

Apparentemente tale procedura garantiva che i soggetti vincitori fossero quelli che avessero più carte in regola, ma in realtà, i punteggi che si potevano acquisire con la ‘qualità’ permettevano di vincere anche ad un’azienda che non avesse fatto alcun ribasso economico, con personale scadente ed esperienze assai vaghe. E il concetto di ‘qualità’ veniva valutato esclusivamente dalla commissione aggiudicatrice con parametri che, a tutt’oggi e nonostante richieste e ricorsi alla magistratura, non è dato di capire.

Dopo qualche mese, anche all’Oikos fu aggiudicato l’incarico della gestione di uno sportello, assieme ad altre associazioni e cooperative che erano state escluse dagli affari più grossi. Appena cominciato il lavoro, un po’ tutti i gestori degli sportelli si accorsero che le informazioni elaborate dal consorzio modenese ed inserite in una banca dati, erano semplicemente inesistenti. Dopo aver informato, senza alcun risultato l’assessore competente, l’Oikos si rivolse alla stampa e fu esclusa dal servizio. Il clamore suscitato provocò l’intervento della magistratura che, dopo alterne vicende, emise, nel 1999, una serie di avvisi di garanzia nell’ambito di un’inchiesta ancora aperta. Il volume d’affari intorno a questa vicenda è stato, sinora, di svariate decine di miliardi e ha delineato un confine netto tra alcune imprese del privato sociale che potevano accedere alla parte grossa dei finanziamenti e ad altre che si dovevano accontentare di affari più piccoli, anche se ben remunerati.

 

 

La Comunità di Capodarco: un miracolo italiano

 

Tra i ‘pesci piccoli’ che nel 96’ vennero messi a gestire gli sportelli informativi per i giovani, c’era anche la Comunità di Capodarco.

La Comunità di Capodarco, è un movimento fondato negli anni 60 a Fermo, nelle Marche, che raccoglie vari centri e gruppi sparsi un po’ in Italia, che però sono autonomi tra di loro. Quella di Roma, ha avuto come presidente Augusto Battaglia (dimessosi nel 2000 lasciando tale carica a sua moglie), da due legislature deputato DS (e precedentemente consigliere comunale del PCI-PDS), e come "direttore didattico" Matteo Amati, altro esponente PCI-PDS.

A Roma, questa organizzazione, non era, per dimensioni e budget finanziario, troppo rilevante, e si occupava principalmente di portatori di handicap. Nell’estate del 1997 Matteo Amati diviene Assessore Regionale ai servizi sociali. Amati, che nella precedente legislatura regionale era subentrato come primo dei non eletti, nella consultazione elettorale del 95 guadagna il secondo posto dello schieramento del PCI-PDS a Roma Città, raccogliendo complessivamente un numero di preferenze piuttosto sorprendente. Il partito gli concede, però, il posto d’assessore dopo un anno, solo in seguito ad un riesame dei voti di preferenza che esclude una sua collega dalla carica .

Secondo i dati (sicuramente parziali) che siamo riusciti a reperire, la comunità di Capodarco realizza, nell’arco degli anni 1998-2001, 29 progetti e vari corsi di formazione per un valore complessivo di 11 miliardi 609 milioni, tra cui 5 miliardi 874 milioni erogati dal Comune di Roma, 2 miliardi 797 milioni dalla Regione Lazio e 393 milioni dal Dipartimenti per gli Affari Sociali.

Non siamo a conoscenza dell’ente erogatore dei rimanenti 2 miliardi 545 Milioni. L’associazione ‘Noi ragazzi del Mondo’, promossa dallo stesso sodalizio, raccoglie ben 1 miliardo 700 Milioni per un singolo progetto finanziato dal Comune di Roma.

Disponiamo di dati più completi per il solo anno 1998: il bilancio complessivo delle entrate della Comunità di Capodarco è di 12 miliardi 298 milioni. 4 miliardi 700 milioni provengono dalle Asl, 2 miliardi 409 milioni dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio per la realizzazione di alcuni progetti, infine 3 miliardi e 105 milioni sono il finanziamento per alcuni corsi di formazione.

La cooperativa Capodarco, fondata su iniziativa della Comunità di Capodarco, realizza vari progetti per conto del Comune di Roma, della Regione Lazio e del Dipartimento degli Affari sociali, di cui non siamo a conoscenza, però, dell’importo. La cooperativa dichiara un fatturato di 3 Miliardi.

Il Coin, consorzio di cooperative integrate, di cui la coop. Capodarco è socio-fondatore, dichiara un fatturato di 20 Miliardi.

Ha ricevuto affidamenti dal Dipartimento per gli Affari Sociali, dal Ministero del Lavoro, dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma nel triennio 1998-2001. Non abbiamo trovato l’importo complessivo dei finanziamenti pubblici.

La Capodarco si mostra, inoltre, particolarmente attiva nel creare nuove imprese e consorzi.

Nel 1997 viene registrata nell’albo regionale delle cooperative di tipo B la coop Capodarco, a sua volta, promotore e socio fondatore del Consorzio COIN, di cui dichiara di far stabilmente parte dal 1988.

Nel registro delle imprese della Camera di Commercio del Lazio, l’attività del Co.In., Consorzio Cooperative Integrate (forma giuridica: consorzio), iscritta nel 1988, risulta, invece, cessata.

Nel 1996 si registra, sempre presso la Camera di Commercio, il Consorzio Sociale Coin (forma giuridica: società cooperativa a responsabilità limitata), che risulta tuttora attivo.

In data 18 maggio 2001 il quotidiano ‘Il Tempo’ pubblica un articolo secondo il quale una rappresentanza della comunità di Capodarco avrebbe presidiato la sede del Subcommissariato della Capitale per sollecitare l’assegnazione di alcuni locali di proprietà comunale siti in via Paolo Renzi e in via Milano. L’ex assessore regionale diessino ai servizi sociali, Matteo Amati, avrebbe spiegato in una nota stampa che i locali interessati non erano stati assegnati, creando difficoltà alla Comunità di Capodarco.

Successivamente, il Coin, che dichiara il ‘modesto’ fatturato di 20 miliardi di Lire, si vede assegnare una sede dal Comune di Roma, in via Milano 4/6/8, dove è stato aperto un negozio di prodotti biologici della linea Consortium.

In un’intervista pubblicata il 12 Dicembre 2001 su ‘Il Manifesto’, Matteo Amati, dichiara di essere l’ideatore di Consortium, il progetto realizzato dal Coin. Il che, forse, chiarisce la solerzia del Comune nell’adempiere alla richiesta dei locali.

Tra le 49 cooperative associate al Coin segnaliamo: Agricoltura Capodarco, Capodarco Elettronica, coop. Capodarco, coop. Tandem, Consorzio per l’impresa Sociale, Agricoltura Nuova.

Il consorzio Coin partecipa in Insieme per Cinecittà Srl, Agenzia Ninfea Sas, Geie Consortium, Consorzio MUS.A., Residence S. Mar ed è, a sua volta, socio del Consorzio DROM, un consorzio che ha la sede legale a Napoli (via g. Porzio 4, G/8), e la sede operativa a Roma (a via E. Giglioli 54/A, allo stesso indirizzo del Coin)

Il bilancio dell’esercizio dal 1/01/2000 al 31/12/2000 del Coin, depositato presso la Camera di Commercio del Lazio, indica come valore complessivo della produzione la somma di 5.160.562.878. Tra le uscite, sotto la voce ‘materie prime, sussidiarie di consumo è di merci’, risultano 4.069.882.977, che rappresentano il 79% del valore della produzione. Una percentuale alquanto strana, considerando le attività del consorzio, che, come dichiara sul suo sito internet (www.coinsociale.it): ‘[…] nello specifico il COIN svolge funzioni e attività di ricerca e di agenzia per la promozione e sviluppo dell'impresa sociale, organizzando e gestendo progetti e iniziative nelle aree della comunicazione, dell'occupazione, del turismo, dell'ambiente e dei servizi di utilità sociale.’

Annotiamo, a questo punto, che tra i committenti principali della cooperativa Capodarco, risulta il consorzio Coin.

Tornando al consorzio in questione, il Coin, segnaliamo un’altra ‘curiosità’ del bilancio: tra i costi per il personale figurano solo 807.735 Lire. Infatti, per la gestione di un corso di formazione, organizzato dal Coin nel 2002, il consorzio si avvale del personale di segreteria della coop Tandem, situata nella sede legale della coop Capodarco (via di Torricola, 87).

Come abbiamo potuto osservare, nonostante l’indubbio successo finanziario del sistema piuttosto intricato che ruota intorno a Capodarco, ben 4 sedi in cui esercita le sue attività sono di proprietà del Comune di Roma, due delle quali occupate senza alcuna regolare procedura d’assegnazione. Va precisato che a Roma, esiste una deliberazione comunale che regola l’assegnazione di sedi a enti d’utilità sociale e che non include le cooperative tra i possibili beneficiari. Sono decine le associazioni di volontariato che attendono da anni le assegnazioni, ma, a quanto pare nessuna di loro ha avuto un ex assessore diessino che ha difeso la loro causa con successo.

 

 

Finanziamenti a pioggia

 

Il Ministero degli Affari Sociali destinò, per il triennio 97-99, 45 miliardi di lire da devolvere in favore di progetti per l’infanzia e l’adolescenza nel Comune di Roma. Abbastanza stranamente il Comune demandò alle circoscrizioni il compito di costituire commissioni aggiudicatrici e coordinamento per la maggior parte dei progetti, il tutto in un rigoroso silenzio che mal s’intonava con i proclami alla cittadinanza lanciati quotidianamente dalla Giunta Rutelli ogni volta che si inaugurava una fontanella. Sorge il pensiero che la scelta di decentrare i finanziamenti fosse dovuta al fatto che qualcuno, a livello centrale, non se la sentisse di assumersi la responsabilità dell’operazione.

All’inizio del 2002, non è possibile capire molto sui risultati dei progetti e sul rendiconto finanziario degli stessi. Siamo, tuttavia, riusciti ad estrapolare una serie di dati parziali:

- Comunità di Capodarco . E’ presente in 6 progetti (+ 1 come "Noi ragazzi del mondo" un’associazione promossa dallo stesso sodalizio). Colleziona nella sola prima fase 1 miliardo 325 milioni e 706 mila oltre a Lire 341 milioni e 40 mila che vanno alla associazione " Noi ragazzi del Mondo "

Non sono disponibili gli importi dei finanziamento che Capodarco riceve dall’Assessorato alle Politiche sociali per i progetti "In rete il lavoro" e "Continuando a costruire" .

- Green Park service – E’ presente in 4 progetti e rastrella nella sola prima fase per progetti di realizzazione di ludoteche Lire 1 miliardo 114 milioni e 64 mila

- PARSEC/Felix - E’ una sigla presente in 4 progetti, due dei quali, promossi dall’Assessorato alle politiche sociali di cui si ignorano gli importi. Lire 1 miliardo 177 milioni 724 mila e 800 è l’importo assegnato per gli affidamenti .

- CEMEA del Mezzogiorno. Lavora in tre circoscrizioni ed ottiene anche un affidamento diretto dall’Ufficio Speciale per una città di Bambine e Bambine. 1 miliardo 45 milioni 866 mila è l’importo che viene attribuito per la realizzazione dei progetti .

- IL CAMMINO. Partecipando in ATI a 4 progetti riceve 1 miliardo 461 milioni 924 mila 800 solo nella prima fase.

Da un rilievo successivo basato non su atti pubblici ma sulla pubblicazione Roma Città Solidale n°48 del 1999, promossa dall’Assessorato comunale alle politiche sociali e ai servizi alla persona, scaturiscono affidamenti per gli importi sottoindicati:

Si riscontrano, inoltre, altre situazioni quantomeno singolari.

L’avviso pubblico pone quale requisito di partecipazione la costituzione prima del 20 settembre 1997, data di entrata in vigore della legge n 285/28.08.97.

Un requisito questo piuttosto anomalo in quanto la data di costituzione non è un atto certo, al contrario della iscrizione agli appositi albi regionali così come l’iscrizione alla Camera di Commercio lo è per gli enti commerciali.

Al riguardo c’è da fare le seguenti annotazioni:

Non abbiamo rintracciato l’iscrizione ad alcun registro regionale (né quello delle cooperative sociali, né quello delle organizzazioni di volontariato) di:

"Noi ragazzi del Mondo", "Green Park Service", Cooperativa "l’Elastico"

Ma basta seguire l’iter di un progetto realizzato dalla Capodarco in XII circoscrizione per poter capire che razza di criteri sono stati seguiti in tutta l’operazione.

La Comunità di Capodarco è risultata aggiudicataria, assieme alla Cooperativa "Il Cammino", di un progetto per realizzare un "centro polifunzionale per l’adolescenza". I requisiti richiesti dal bando di gara prevedevano che l’organismo gestore mettesse a disposizione i locali destinati a tale attività.

La comunità di Capodarco concepisce la sua idea- progetto su locali siti in Via Paolo Renzi "mettendo a disposizione" una sede di proprietà Comunale che la stessa Comunità aveva occupato abusivamente nel 1993 a seguito di effrazione di sigilli apposti dall’Ufficio tecnico della XII Circoscrizione (ufficialmente abbandonati in cambio della concessione di altri locali nel quartiere Laurentino) ma di cui non poteva mostrare né l’affidamento né la concessione.

L’OIKOS segnalava l’anomalia alla Dirigenza dei servizi sociali della XII e, nel novembre del 1999 diffidava il Campidoglio ad assegnare locali in contrasto con le disposizioni comunali. Tali elementi esponevano il consorzio Capodarco - il Cammino a un giudizio di inammissibilità che portavano la direzione U.O. SECS della XII circoscrizione a ritardare l’assegnazione del progetto. L’intervento, tuttavia, (almeno sulla carta), partiva lo stesso, non si sa bene con quali requisiti di correttezza amministrativa .

Come risposta alla segnalazione dell’Oikos (compiuta per evitare un possibile danno erariale al Comune di Roma), il 26 novembre 1999 il Dipartimento III – Patrimonio e casa capitolino emetteva la disposizione dirigenziale che chiedeva proprio all’OIKOS il rilascio dei locali (che guarda caso, si trovano sopra quelli occupati dalla Capodarco) ove, dal 1986 è sita la sua sede

Contro tale provvedimento l’Oikos presentava ricorso al TAR, ma prima ancora che venisse fissata l’udienza di merito, il Campidoglio, il 22 dicembre del 2000 a soli dieci giorni dal Commissariamento prefettizio legato alle dimissioni del Sindaco Rutelli emetteva una ordinanza sindacale firmata dall’Assessore D’Alessandro e dal Direttore del III Dipartimento Luisa Zambrini che disponeva l’assegnazione a favore della Comunità di Capodarco di Roma della struttura di via Paolo Renzi .

Così il Centro polifunzionale per adolescenti di via Paolo Renzi poteva essere, finalmente, "inaugurato" . A Capodarco (e alla Cooperativa "Il Cammino") per l’intervento sono stati assegnati presumibilmente finora 284.200.000 del bilancio 1997 e 1998 e lire 205.000.00 del bilancio 1999 dei fondi statali . Altre fonti parlano di un finanziamento complessivo di 660.000.000. A tutt’oggi non è stato possibile ottenere chiarimenti sul come sia stato possibile assegnare un incarico in spregio delle regole stabilite dal capitolato d’appalto, come sia stato possibile spostare la sede del centro da un quartiere all’altro, quanto sia effettivamente durato il progetto e quali controlli su tutta l’operazione siano stati effettivamente operati dai competenti uffici del XII municipio.

Su tutta la faccenda è stata presentata, nell’estate 2001, una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma.

Questo è l’unico progetto del Piano Cittadino per l’Infanzia e l’Adolescenza che gli autori di questa relazione hanno cercato di monitorare con un minimo di attenzione. Cosa sarà successo negli altri casi?

Sorge poi un’altra domanda: come mai il Sindaco Rutelli e l’Assessore D’Alessandro (attualmente Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Roma), a pochissimi giorni dalla scadenza del loro mandato hanno emesso un provvedimento urgente di assegnazione il cui unico risultato è stato di permettere alla Capodarco di non perdere il finanziamento comunale? Rammentiamo che l’assegnazione con ordinanza del sindaco degli spazi comunali è prevista solo in caso sia necessario garantire la continuazione di attività di pubblica utilità.

E, tanto per capirci meglio, come mai l’Oikos, che è membro della commissione regionale per la realizzazione del Piano Pluriennale di Protezione Civile, che dal 1980 è parte attiva dei piani antincendio della Regione Lazio, che per vent’anni ha attivato squadre di pronto intervento antincendio sul territorio del Comune di Roma, non ha mai avuto tale privilegio da parte del Sindaco?

 

 

Perché questa relazione ?

 

Innanzitutto è bene che il lettore sappia che queste pagine non rappresentano né l’inizio e né la fine dei compiti che ci siamo posti. Dopo aver collaborato per vent’anni con il Comune di Roma, in seguito ad alcune esperienze in cui abbiamo ripetutamente compreso che le cose andavano sempre più deteriorandosi per quanto concerneva la correttezza, la trasparenza, il rispetto dei ruoli e la democrazia, abbiamo reso noto, in tutte le sedi possibili, la nostra ferma decisione di non prestare più la nostra immagine e il nostro impegno al servizio di un’amministrazione il cui operato avevamo dovuto sottoporre, e più volte, alla attenzione della magistratura penale e contabile.

Un paio d’anni fa, assieme ad altri operatori del sociale e della tutela ambientale, abbiamo pubblicato 5000 copie di un opuscolo intitolato "Per evitare il peggio. Il degrado morale, politico e ambientale nella Roma di Rutelli & Co." (disponibile on line alla pagina www.oikos.org/degradoroma.htm)

Purtroppo sembra che quel lavoro non sia servito a molto. Per cui abbiamo realizzato questo "Peggio di così…" .

Per il prossimo futuro speriamo di non dover scrivere "Il Peggio del Peggio" o simili. Osiamo sperare che le numerose inchieste giudiziarie in corso comincino a dare i loro risultati, ripristinando, se non l’onestà , quantomeno la legalità. Ma soprattutto, speriamo che i nuovi amministratori della Città, a qualsiasi parte politica essi appartengano, si rendano conto che storie come quelle descritte (e che temiamo possano ripetersi) non fanno che aggravare il distacco tra cittadini e politica, accentuare il clima di sfiducia e rassegnazione, procurare ferite gravi al tessuto democratico sul quale si deve basare la buona amministrazione della cosa pubblica.

 

Roma, 7 febbraio 2002

 


Approfondimenti:

La questione sociale in Italia  di Enzo Minissi [09.02.03]

 

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