LA VERITÀ SULL’AIDS

 

   
 
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LADY AIDS, OVVERO: DAGLI ALL'UNTORE !

Come il caso della prostituta sieropositiva rischia di diventare un boomerang per i catastrofisti dell'AIDS

 

La storia della prostituta che da anni, pur essendo sieropositiva, continuava ad avere rapporti non protetti con i propri clienti, (almeno 5 mila), potrebbe essere l'occasione per far cessare, una volta per tutte, il cumulo di inesattezze, di falsi allarmismi, di menzogne scientifiche sul problema AIDS. Penso che tutti abbiano letto la cronaca dei fatti sulla stampa nazionale, e penso che tutti abbiano fatto caso all'osservazione generale degli operatori socio sanitari che si occupano della malattia, i quali affermano che il caso non è assolutamente isolato, anzi, al contrario è molto più frequente di quanto non si immagini, che la sessualità più promiscua, cioè quella della prostituzione e dello scambio di coppie, venga praticata senza l'uso del profilattico. A questo punto sorge una domanda: anche ammettendo che i casi di sesso pericoloso non siano le migliaia che gli operatori denunciano, ma, diciamo, solo 1000 in tutta Italia. Consideriamo che la media di rapporti che le prostitute "untrici" sia uguale per tutte, e calcolata per difetto in una media di 1000 rapporti all'anno, supponiamo poi che chi ha rapporti con le suddette prostitute appartenga alla categoria dei maschi coniugati per il 50% e dei single per l'altro 50% e costoro abbiano rispettivamente 1 solo partner per la prima categoria e 2 partner per la seconda. Ci troveremmo allora di fronte alle seguenti cifre: un milione di rapporti a rischio con le prostitute sieropositive, un altro milione con le mogli dei clienti spericolati sposati, altri due milioni con i partner occasionali dei clienti single. Seppure in via ipotetica, questo significa 4 milioni di rapporti a rischio ogni anno. Se poi vogliamo mettere nel conto l'infedeltà delle mogli della prima categoria e la probabile ulteriore promiscuità delle partner dei soggetti single che hanno avuto rapporti con prostitute sieropositive, possiamo arrivare a cifre che coprono l'intera popolazione italiana attiva sessualmente. I dati, discutibilissimi come tutto ciò che riguarda l'AIDS, parlano innvece di poco più di 5 mila casi di HIV negli eterosessuali, vale a dire una percentuale irrisoria, assolutamente non compatibile con le dichiarazioni di pericolosità di contagio che da anni bombardano l'opinione pubblica.
Se un fattore di rischio (i rapporti sessuali non protetti) è così diffuso nella popolazione senza un riscontro statistico degli effetti di contagio, bisogna allora arguire che la causa della presenza del retrovirus sia da attribuire a qualcos'altro. Mi spiego meglio: se sostengo che le cozze trasmettano l'epatite e poi mi rendo conto che, dato l'enorme consumo che se ne fa in Italia, i casi di contagio dovrebbero essere molti di più di quelli che sono, vado a cercare altre cause per l'epatite. Perchè le stesse riflessioni non vengono fatte con l'AIDS ? Perchè la classe medica non dice semplicemente: "Attenzione, l'uso di droghe pesanti e le attività sessuali a rischio possono essere responsabili, non sappiamo in quale misura, di qualcosa che, per ora, comporta, in un numero limitato di casi, la presenza di un retrovirus, in molti casi senza alcun effetto per la salute, ma che compare in un gruppo complesso di malattie radunate sotto il nome di Sindrome da Immunodeficienza Acquisita." ?
Sicuramente qualunque adulto responsabile prenderebbe le sue precauzioni e valuterebbe con coscienza i rischi di comportamenti inappropriati.
Sembra che la campagna allarmistica sortisca, invece, gli effetti opposti che il caso della prostituta ha portato alla luce,e questo per due ordini di motivi. Il primo, in verità alquanto paradossale ma abbastanza comprensibile per quanti studiano l'animo umano, riguarda la tendenza di certe personalità a provare eccitazione maggiore nelle situazioni di rapporto sessuale a rischio. Tale tendenza può essere spiegata come la necessità di percepire un'identità personale caratterizzata dallo sprezzo del pericolo e, quindi, secondo gli schemi occidentali tuttora persistenti, fornita di maggiori attributi di virilità (un po' quello che accade ai guidatori imprudenti, quasi tutti individui frustrati e remissivi nella vita quotidiana).
. Il secondo fattore è più comprensibile ed è riassumibile nella famosa frase "Muoia Sansone con tutti i Filistei". Se casualmente una personalità ossessionata dal dovere e dall'igiene,ha un rapporto a rischio per un qualsiasi motivo (una sbronza, un'innamoramento, una rara trasgressione) si convince che ha perduto tutto il suo ordine interiore, e può, quindi, sviluppare un'ostilità verso tutti coloro che ritiene, in maniera più o meno coerente, responsabili della sua situazione penosa. Continuerà quindi ad avere rapporti a rischio cercando di coinvolgere gli altri nella sua stessa dimensione.

Indipendentemente dai rischi inerenti la trasmissibilità di malattie mortali che i suddetti comportamenti possano generare, il rischio di altri problemi, magari meno gravi per il corpo ma, in alcuni casi gravissimi per la salute mentale dei soggetti coinvolti, è reale e appurato.
Se, come il caso della prostituta dimostra, l'allarmismo sull'AIDS non modifica i comportamenti a rischio, anzi li accentua e se lo stesso caso dimostra che non c'è correlazione statistica significativa tra comportamenti a rischio e diffusione del contagio, queste sono due buone ragioni perchè la classe medica e il mondo dell'informazione abbandonino radicalmente il loro conformismo rispetto alle teorie ufficiali sull'AIDS.

Vincenzo Minissi

 

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