L'ALTRA  FACCIA  DELLA PSICHIATRIA… MODERNA ! ?

 
 
 

 

L'ALTRA  FACCIA  DELLA PSICHIATRIA… MODERNA ! ?

Dott. Leonardo Scarfò, Psicologo-Psicoterapeuta. Ordine Psicologi della Calabria n°158

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 La psichiatria oggi, in Italia, non è più come un tempo, quando esistevano i manicomi dove erano internati uomini malati ed incompresi! Erano soggetti rifiutati dalla società perché la loro follia ricordava l'evanescenza della mente umana con tutti i suoi limiti e c'era la paura che commettessero orribili delitti; ma, da sempre ed ancora oggi, persone che conducono un'apparente vita “normale” compiono orribili delitti! Era il tempo in cui questi individui sfortunati erano trattati come bestie; riuniti in casermoni, immersi tra le loro feci ad urlare, come cani, i loro deliri. L'assistenza di allora era insensibile e scadente, regolata da rudi ed incolti infermieri, assunti in base all'altezza e alla forza fisica che presentavano, dato che avrebbero dovuto affrontare malati cosiddetti “furiosi”; erano “reclutati” da un sistema clientelare medico-politico che gestiva il manicomio più come “cosa propria” che come “luogo di cura”.

Sequele di documenti mostrano tristemente come l'uomo abbia agito con la sua specie ammalata!

Gli psichiatri del tempo, nelle occasioni ufficiali, arzigogolavano interpretazioni teoriche affascinanti (vedi la nascita della Fenomenologia) ma poco produttive sul piano pratico, quasi come per giustificare la grossolana contraddizione (leggi “scissione”) che esisteva tra la loro “alta coscienza scientifica ufficiale” e il loro “ordinario operato quotidiano”: erano, nella vera sostanza, “guardiani speciali” che, in qualche brutto caso, si trasformavano in “gerarchi della mente e del pensiero malato”, ammantando tutto di seducenti razionalizzazioni scientifiche!

Sugli afflitti e malcapitati di allora si sperimentavano barbarie crudeli e disumane come l'insulino-coma-terapia e l'elettroshock nel tragico tentativo di cercare quel “quid” risolutore; ma altro dolore gratuito si aggiungeva alla già sfortunata condizione di vita di quegli “esseri” !

Cose che, come si è visto a posteriori, non hanno condotto a nulla e non hanno prodotto nulla di terapeuticamente valido! Brutti tempi quelli, di un contesto politico repressivo che abortì la nascita della psicologia e che intralciò perfino l'opera solidale della Chiesa !

Oggi, non è più così perché tanti uomini di sicura fede scientifica, si sono battuti per cambiare quella desolante realtà, restituendo dignità umana al malato di mente. Oggi esistono, grazie alle loro intuizioni, strutture psichiatriche organizzate che “erogano prestazioni” e reparti in cui le persone non sono più “bestie”….i malati cronici sono ospitati in strutture residenziali pulite con un numero di posti limitato dove la vita giornaliera è organizzata da volenterosi “operatori”.

Ma nonostante questo visibile cambiamento della “gestione fisica” del malato, non è raro ancora oggi, il caso in cui si trovano “ville residenziali” dove si ri-presentano atmosfere da regime d'altri tempi ! 

La “moderna” psichiatria ha, ancora, un'altra faccia arida, statica ed indifferente perché rimane distante quella condizione ottimale cui aspirare e cioè che il malato possa “guarire totalmente” dalla malattia e sia restituito integro alla famiglia ed alla società !

Si, perché la vera ricerca scientifica della psichiatria, quella orientata alla dimensione psichica, fatta da uomini animati dal solo interesse per la “scoperta del mistero della malattia” e per il “bene del suo simile”, è finita da un pezzo!  E quando qualcuno (come un tal “Fagioli” per es.) esce dalla mischia e dice di avere “scoperto” qualcosa di nuovo, rimane inascoltato perché la sua “scoperta” non muove….. “soldi”.

Chi, infatti, oggi, può rispondere al tenore di queste domande: Come e perché originano e si producono le allucinazioni? Quale significato rivestono nell'economia psichica? Perché interagiscono solamente con l'interno e non con l'esterno della mente del malato? Perché attaccano elementi fondanti la personalità, come l'identità di genere, l'identità personale e genitoriale? Perché possiedono carattere vessatorio e spingono la persona affetta a gesti suicidari o comunque lesivi ? Chi, oggi, conosce la verità ed il modo di guarire definitivamente? Nessuno; perché questo modo di ri-cercare è finito e mentre, le allucinazioni criticano, condannano, disprezzano, umiliano, avviliscono, svalutano, odiano, deridono, offendono di continuo la persona malata finché Egli, sfiancato, nell'assenza di un'autentica volontà personale, ci crede e combina qualche danno, patendone le conseguenze medico-legali, l'industria farmaceutica informa di sé il dibattito culturale e “fa ricerca”, animata solamente dal primato economico ed orientata da soli assunti neurofisiologici, la cui direzione non è cambiata dagli anni 50 e non può cambiare per l'endemica cecità che preclude gli orizzonti: scava sempre più in profondità, in un interesse continuo ed ossessivo ai soli scambi fra mediatori chimici e strutture neuroniche per cercare l'origine e la “cura” - che non esiste - della malattia !

Anziché ricercare sul “software” la dinamica dell'errore (l'origine della malattia) si dirige, da sempre, sull'”hardware” (neuroni-mediatori): per dirla con una analogia informatica!

I danni collaterali (iatrogeni) dei potenti e costosi neurolettici di oggi che ottundono l'affettività della persona e che bloccano le azioni umane, il rischio sempre più possibile della sindrome neurolettica maligna anche in soggetti adattati all'abuso, sono la sola spina nel fianco dell'industria alla ricerca di un <<eldorado>> economico, se non fosse che, già da quei famosi anni, non ci sono concrete novità; anzi, alle volte, si assiste al recupero di vecchi e dimenticati intrugli (molecole), chissà! tante volte, dovessero ri-salire la cresta dell'onda commerciale !

Gli psichiatri di oggi, come quelli di un tempo, in questo grave gioco di ruoli, attendono fermi ed impassibili le novità che dovrebbero arrivare dalla “pacifica guerra” di molecole tra le grandi lobby farmaceutiche, presentata dall'interessato turn-over degli informatori…Nel mentre, assumono, spesso incoscienti, atipiche identità: come nuovi “speziali” che, occupati con pantomimica serietà dalla coazione a ripetere di “mettere e levare” quantità di farmaci, tentano il governo degli affetti e del “sentire umano malato”, ma… ancora la “pozione” trasformante la condizione malata in sana non è stata scoperta !

Un tragico gioco che abolisce, con la somministrazione a tutto tondo di medicine che si usano in modo trasversale, la verità della sostanza psichica della persona malata così com'è, e che non combatte per la sua modificazione!

E se per le “psicosi” le cose sono così disarmanti; per le “nevrosi”, nonostante le università blaterino senza fine dell'offerta, sempre più vasta, di psicoterapie, in alcuni servizi psichiatrici, alcuni psichiatri, nascondono ai malati di questa pur esistente ed esile possibilità, per la paura di restare essi stessi senza pazienti (leggi senza fama e senza onore) e per l' egoismo di essere richiesti solamente loro da quelle folle bisognose! Spesso “rispondono” ai malati, che chiedono guarigione, con cavillose ed incomprensibili spiegazioni farmacologiche, che nulla modificano della struttura psicologica della loro malattia, oppure, con grande trasformismo, nel segreto dell'ambulatorio, s'improvvisano, al bisogno, tuttologi, psicoterapeuti, psichiatri olistici nonostante alcuni lavorino senza essere specialisti! Per questi ultimi, non è necessaria una cultura psichiatrica da geni, quando prescrivono ad una anziana signora, che vive uno stato d'ansia, un comune benzodiazepinico o quando, in quei penosi casi di insufficienza mentale agitata, non c'è altro da fare che dosare la medicina! Altra cosa è però il dovere morale ed eticamente corretto di offrire ciò che oggi è già patrimonio di tutte le conoscenze!

Ma c'è anche che il malato vuole una guarigione immediata che passa per una qualche capsula da ingoiare subito, per ri-sorgere subito da quel male oscuro che lo affligge ed ecco allora come il cerchio di complicità si chiude: 1. il malato chiede un rimedio immediato, 2. il medico prescrive con soddisfazione, 3. l'industria produce perché vende: non c'è tempo per altre lungaggini psico-chè o diavolerie simili….

Un circolo saprofitico perfetto dove il malato rimane lo stesso a vita, prova ne è della moltitudine di casi che vivono in famiglia che, per tutta la loro esistenza, si “nutrono” di pillole senza mai guarire, fino ad esserne alterati perfino nell'espressione corporea naturale! 

Invece di liberare le persone dalle schiavitù e dalla dipendenza della malattia, l'assurdo orientamento della psichiatria attuale, che non vuole ammettere il suo reale fallimento, è quello di legarli a sè ed ai farmaci neurotropi, convinti come sono che è meglio un uomo-zombi (anaffettivo) che un cavallo pazzo in giro a far danni.

Da una dipendenza ad un'altra…dalla follia senza lacci e cinture di contenzione, al blocco chimico, nella girandola senza tempo dei circoli (tanto decantati) di dopamine e di quant'altro… alla bisogna…!

L'assunto base della comune psichiatria, del resto, è impressionante nel suo riduzionismo: << se non prende le medicine, sta male>>. Causa ed effetto non si riconoscono più, o forse non si sono mai riconosciuti… perché mancano modelli terapeutici che volgano la propria attenzione sul sistema psiche che genera la sofferenza anziché sul tentativo fallimentare di eliminazione del sintomo di cui il singolo individuo è portatore. Oltre a questo…nebbie, fittissime nebbie...perchè non si scopre nulla di nulla, perché nessuno più studia e si lambicca il cervello per gli altri per amore di questi “ultimi”….ops! scusate…questo è Vangelo…

Gli obbiettivi della psichiatria ufficiale, intorno alla salute della persona malata, sono da anni codificabili in tre concettualizzazioni sempre uguali a se stesse: 1° la cristallizzazione del concetto di mantenimento, 2° il controllo sociale, 3° la limitazione dei danni sociali: tutti derivati dal reale fallimento della guarigione e dall'espulsione del malato dal contesto sociale. Gli stessi identici motivi (inconsci) che nel lontano, e mai dimenticato passato, hanno generato la mostruosità del manicomio (leggi lo “Zilboorg”), si ripresentano, in forme più ammansite, per essere accettate dal pensiero scientifico dominante ipocrita ed ingannevole. Quando il malato ha ormai assunto per anni i temibili neurolettici, tutte le sue funzioni sono <<sotto controllo>>, egli è cambiato nelle espressioni affettive, il suo corpo assume posture ed atteggiamenti tipici da impregnazione ed il suo pensiero è fermo, fisso, immobile, bloccato; il “pi-zeta” è “compensato” (leggi inerme).

Questa è l'altra faccia della psichiatria moderna!  Questo è tutto quello che si fa ora!

Ma quel che è più inaccettabile di tale modernità sono le ipocrisie (“scissioni psichiche”) inventate intorno al <<superamento dello stigma>> di malato: mentre sull'altro versante ufficiale alcuni psichiatri di oggi, come quelli di allora, sembrano essere impegnati a combattere (si fa per dire) la lotta della eradicazione di questo grave ed invalidante pregiudizio sociale con esposizioni scientifiche-letterarie persino appassionate, nel più “privato” di un reparto non esitano ad irridere il malato nelle sue bizzarrie comportamentali con le più comuni, espressioni di rozzo humour; per non parlare della presenza di quel latente, quanto inconscio, gusto personale di essere padroni del destino di quei “fatui” e di agire su di loro un certo qual poter di comando!

Il versante del palcoscenico, vede, come un tempo, alcuni psichiatri, per nulla al mondo anàgiri, al servizio dell'industria, che dicono di professione, a convegni, “cose d'incanto”: novità da imbonitori che nella pratica sono regolarmente rimossi e dimenticate. Una cruda, quotidiana dissonanza (dissociazione tra il dire ed il fare) con la quale convivono costantemente come un tempo! Un gioco ipocrita di alcuni che ci stanno coscienti, perchè traggono vantaggi economici diretti ed indiretti, di altri perché non hanno la forza di ribellarsi dato che non saprebbero cosa fare…dopo! Se poi lo sguardo dovesse cadere, come per un improvviso cedimento delle palpebre, verso il basso della realtà dei Dipartimenti di Salute Mentale Italiani quel che si trova è ancora più desolante: centralismi da iper-controllo paranoideo, spirito di branco o, al contrario, endemici ed insanabili conflitti tra figure professionali spesso immature, de-responsabilizzazione di situazioni importanti (leggi di persone gravi), lassismo ed indifferentismo, lotte di territorio e di mansioni, linee-guida inesistenti e/o arbitrarie, comunicazioni orientate all'acquisizione di soli sterili dati diagnostici, stagnazione dei problemi dei pz., assenza di un pensiero positivo e risolutore.…mentre il malato, in questo impasto, resta confinato sullo sfondo…o al massimo si <<dovrà trovare una collocazione in altra struttura>>; una relazione arida e improduttiva che si consuma presto, quando il malato accetta di prendere la terapia ogni intervento è già finito. Alla prossima! Ma il concetto più psichicamente mostruoso ed inaccettabile che l'industria-psichiatrica ha inventato, consiste nel << malato che resiste alla terapia>>: quando la psichiatria non guarisce, bolla il malato come “cronico” e, piuttosto che accettare il suo fallimento e dire la verità, “incolpa” il paziente del suo insuccesso il quale diventa capro espiatorio…..di se stesso! Invece di essere l'emblema evidente della sconfitta scientifica, furbescamente viene “medicalizzato” l'insuccesso, con il marchio di ...<<resistente alla terapia>>.

Le famiglie del malato più indigenti non hanno altra scelta che rivolgersi a quel che trovano sul “territorio”, vorrebbero la guarigione vera del loro caro, ma ormai, delusi e stanchi dopo anni di lotte infarciti di anormalità e di illusioni provate, gettano la spugna, conoscono la verità e si abbandonano alle stranezze del “personale sanitario” che di volta in volta, secondo i turni, incontrano, per bisogno, sul loro cammino. Anche quelle più facoltose, dopo lunghi pellegrinaggi tra i luminari della scienza italiana, sono attese al guado del “territorio”: luogo in cui si arena ogni speranza, luogo di dolore e di stasi dove il malato deve apprendere a diventare compiacente e a non lamentarsi troppo del trattamento se non vuole che gli si aumentino le dosi...luogo di reclusione coatta spesso gratuita e non necessaria (T.S.O.-Trattamento Sanitario Obbligatorio) che finge una falsa morale orientata al bene della persona malata mentre adopera mezzi di coercizione fisico-chimica !

La verità, purtroppo, è che non esiste cura, ancora oggi, per le gravi psicosi ma solo blocco psichico e mantenimento (assistenza) attraverso farmaci, nonostante vi siano, in tutto il mondo, casi sparuti di persone che sono riuscite, con le sole proprie forze, a risalire la china!

La verità è che la “cura” è confusa con l'assistenza; ciò è particolarmente visibile, quando, dopo pochi anni di malattia, muore la speranza e viene proposta alla famiglia la “pratica” per ottenere la  pensione di invalidità: come dire, dato che guarire non è possibile, ti “ri-compensiamo” economicamente perché ti carichi della <<croce>> del tuo familiare, poi…quale fine fanno quelle quattro “lire” solo Dio lo sa, data la fantasia-bisogno delle famiglie!

Queste, e tante altre ancora, le ragioni di un profondo rifiuto!

 Preghiera:

            Amabilissimo Cuore di Gesù, Vero Dio e Vero Uomo, Sacramento d'Amore e di Salvezza per noi, Sete Inestinguibile delle Anime Nostre, Consustanziale alla Bontà dell'Onnisciente Padre, suscita, in questo tempo, uomini che, illuminati dalla Tua Grazia, allevino le sofferenze che i Tuoi Figli incontrano sul difficile cammino verso…Te!

Te rogamus, ut catenas et gravia eorum vincula dirompere digneris, ut captivos omni solatio et medicina destitutos sanare digneris !

Dott. Leonardo Scarfò      

 

 

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