BIOPARCO DI ROMA:
LE PROMESSE NON MANTENUTE DI RUTELLI

di Prof. Carlo Consiglio

La nomina dell'inglese Douglas Richardson a nuovo direttore dello zoo di Roma è l'ennesima mossa della "Bioparco S.p.A.", di cui il Comune di Roma detiene la maggioranza delle azioni, per dare allo zoo stesso un'apparenza di modernità e di efficienza. Ne è sintomo anche la promessa del neo-eletto di togliere le sbarre dallo zoo: questo è solo fumo negli occhi perché le sbarre saranno sostituite da fossati e per gli animali non cambierà assolutamente nulla. In realtà è il concetto stesso di zoo ad essere vecchio e non più adeguato ai tempi. Infatti gli enormi progressi dell'ecologia nella seconda metà di questo secolo hanno mostrato che gli animali selvatici sono parte integrante dell'ambiente in cui vivono per il quale hanno specifici adattamenti, così che è diseducativo esibirli al pubblico avulsi da esso, in quanto le loro caratteristiche vengono percepite più come stranezze che come adattamenti. Inoltre le ricerche di etologia hanno mostrato che i modelli comportamentali degli animali avvengono in conseguenza di tendenze innate, così che l'impossibilità di svolgerli (ad esempio quando è impedita la tenuta di un territorio) può causare stress. Francesco Rutelli nella campagna elettorale che precedette la sua prima elezione a Sindaco di Roma promise di chiudere lo zoo di Roma, ed ecco come ha mantenuto la promessa.

Con deliberazione n. 102 del 23 maggio 1996 il Comune di Roma costituì la Società Bioparco S.p.A., nel cui Statuto veniva recepita come parte integrante la relazione della Commissione scientifica consultiva nominata nel 1994. Tale relazione prevedeva che animali vivi potessero essere ospiti delle strutture solo in quattro casi: animali minacciati di estinzione oggetto di programmi di conservazione; animali sequestrati; animali feriti; animali domestici; e che nessun animale sarebbe stato mantenuto per fini puramente ostensivi. Tale disposizione è stata completamente disattesa in quanto nello zoo di Roma si trovano animali che non appartengono a nessuna di tali categorie, al solo scopo di esibizione. A norma di Statuto, quindi, il Comune di Roma dovrebbe ora applicare il penultimo comma della relazione, che recita: "In caso di fallimento, il Comune potrà serenamente concludere sulla impraticabilità di avere oggi a Roma un'istituzione zoologica adeguata agli standard internazionali" e chiudere il "Bioparco" di cui non ha saputo perseguire gli scopi originali.


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