Liberazione
giovedì 12 agosto 1999
LE SOCIETA’ pag. 13

 

 

Un Canadair costa 8 milioni l’ora e nessuno pensa alla prevenzione

Incendi e Affari

Costa otto milioni un’ora di volo di un Canadair, uno di quegli aeroplani gialli e rossi usati dalla protezione civile per spegnere gli incendi, e in quindici minuti riesce a domare le fiamme su un fronte di cento metri. E’ una flotta di dieci velivoli con base a Ciampino, gestita dalla Sorem, azienda che ha rimpiazzato la Sisam ( 60% dell’Alitalia), dal primo febbraio ’98, con un’operazione che si meritò anche alcune interrogazioni parlamentari. All’epoca del passaggio, l’azienda aveva un capitale sociale di appena 99 milioni, altri 220 di fatturato, nessun dipendente e neanche uno dei piloti in possesso dell’abilitazione al pilotaggio degli aerei di quel tipo. Qualcuno scrisse anche di legami tra un sottosegretario e la ditta che realizzava la privatizzazione del servizio. << Esiste una vera e propria industria dell’incendio con degli interessi fortissimi>>, spiega Stefano D’Ippolito, insegnante di 45 anni, venti dei quali trascorsi nell’associazione Oikos che si occupa di prevenzione a Roma e nel Lazio. Gli incendi estivi, all’80% sono dolosi, sono appiccati apposta e non sempre dai piromani. << Per evitare speculazioni edilizie, c’è una legge del 1975 che impone la perimetrazione dei siti incendiati e stabilisce che siano inedificabili – spiega Stefano Zuppello, responsabile nazionale del Vas, verdi ambiente e società – ma. Per esempio nel Lazio, nessun comune ha mai fatto la mappatura e quindi nessuno riesce a impedire che si costruisca su quei terreni>>. Oltre al pericolo ancora in agguato di speculazioni fondiarie si aggiungono tutti gli interessi legati alla riforestazione delle aree andate in fumo e ai velivoli antincendio. << C’è un alta e bassa stagione anche per gli eliccotteri – continua D’Ippolito – e alcune regioni si stanno dotando di squadriglie proprie>>. L’emergenza, anche in questo caso sembra favorire lo spreco di risorse: il territorio italiano e fortemente antropizzato, ci sono strade ovunque e gli aerei servirebbero solo per le zone più impervie. << Così si spendono spendono più soldi e sono meno controllati – ribatte Zuppello – e poi, gli interventi dall’alto non sempre sono risolutivi lo ammette anche il Corpo forestale. A chi ne chiede di più va ricordato che così si tolgono soldi alla prevenzione che, invece, ridurrebbe moltissimo i rischi>>. Per alcuni sarebbe un disastro annunciato, quello delle centinaia di roghi nei boschi, campi e sterpaglie che assediano il centro – sud dalla fine della primavera all’autunno e il nord da gennaio a marzo. << Le regioni in cui ci sono più incendi sono quelle in cui si spendono più soldi per appaltare i servizi di spegnimento – dice Vincenzo Minissi, presidente dell’Oikos – ma evidentemente giocare ai pompieri non basta: ci vuole una gestione intelligente del territorio>>. Nessuna taglia sui piromani e nessun aereo in più, le due associazioni, che l’altroieri hanno presentato cinque esposti – a Corte dei conti e magistratura – chiedono il censimento di tutti i soggetti che ricevono vantaggi finanziari dal fenomeno per verificare il rapporto tra costi e benefici. << Un incendio nasce quasi sempre dall’erba secca – continua Minissi – o dai rifiuti e quasi mai i padroni dei boschi ne hanno cura. Anziché organizzare i giovani disoccupati come pompieri improvvisati, perché non affidargli la gestione dei boschi e della tutela ambientale utilizzando i fondi europei già esistenti ?>>.


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