Il Giornale
martedì 7 settembre 1999
Roma Cronaca, pag. 44

 

Tra Campidoglio e volontari Oikos reciproco scambio di accuse e querele

Al centro della contesa la campagna antincendio del Comune

È guerra tra il Comune e l’associazione di volontariato Oikos. Questa volta si combatte a suon di querele. Al centro della disputa la campagna antincendio <<spendereccia>> del Campidoglio, in particolare la distribuzione <<disordinata>> delle bocchette idriche nelle varie circoscrizioni. Pagate ,pare ,5 milioni l’una e ubicate in zone dove non servono: perché ci sono già o perché il pericolo roghi è meno pressante. Situazione riassunta in un esposto presentato questa estate alla Corte dei conti e alla quale i vertici del Campidoglio replicano con una sonante querela per affermazioni << false e lesive del prestigio dell’amministrazione>>. I volontari non si lasciano intimidire e rispondono con una controquerela per calunnia. Il braccio di ferro tra l’Oikos e Rutelli arriva quindi in Tribunale. Dopo settimane roventi, non solo per le fiamme divampate da nord a sud, riprende lo scontro. Al sindaco proprio non sono piaciute quattro paginette lette sul sito Internet dell’associazione. Documenti che non risparmiano critiche all’operato dell’amministrazione e della sua protezione accusati di inefficienza e di sperpero di denaro. A far infuriare il primo cittadino, fino al punto di passare alle vie legali, è stato il testo intitolato

<< Quest’estate ci riposiamo>> in cui l’Oikos spiega le ragioni per cui per l’estate ’99 l’associazione ha rifiutato di sottoscrivere la convenzione per la vigilanza con il Comune. Oltre a denunciare i mancati rimborsi per l’attività svolta nel ’98, si legge che il Campidoglio <<ha speso centinaia di milioni per acquistare a peso d’oro dall’Acea bocchette antincendio che già in passato si sono dimostrate completamente inutili>>. Non basta. Cliccando sul link che rimanda alle bocchette incriminate l’Oikos chiarisce ancora: << Sembra che siano costate cinque milioni l’una, contributo prezioso per l’Acea ma inutile per la prevenzione degli incendi>>. Per tutta risposta il sindaco querela l’Oikos che tuttavia non si lascia intimidire. << Se volevano spaventarci – commenta Alfonso D’Ippolito, segretario dell’Oikos – si sbagliano. La querela è stata presentata il 3 agosto, ne veniamo informati solo dopo un mese. Ecco il prezzo che si paga per sostenere una posizione critica. La nostra è una associazione piccola, anche se combattiva, che non accetta condizionamenti e deve fare i conti con azioni persecutorie>>. È amareggiato D’Ippolito: << Non è la prima volta che l’amministrazione ci boicotta>>. E aggiunge: << Dopo gli esposti presentati alla Corte dei conti per indagare sulle spese del Comune, documenti poi riportati anche sul sito Internet, dal Campidoglio non è arrivata alcuna richiesta di smentita o rettifica delle informazioni. La verità è che nonostante il Comune abbia cercato di penalizzarci in ogni modo, rifiutando di liquidarci i rimborsi spese che ci spettavano, ora vuole metterci un bavaglio>>. Quindi ricorda che quando l’Oikos sollevò la questione delle << bocchette d’oro>> anche dalla commissione ambiente capitolina partì la richiesta di verificare le accuse dell’associazione. << Iniziativa – dice ancora D’Ippolito – evidentemente rimasta inascoltata come le istanze che abbiamo sollevato negli ultimi due anni. Da un punto di vista etico, il comportamento del Comune è inaccettabile visto che tenta di privare una associazione di volontariato del suo diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero. E soprattutto di portare avanti un’azione critica nei confronti delle istituzioni a tutela del cittadino>>. Come si rimarca nelle ultime righe del documento Internet: << Restando fuori da qualsiasi convenzione con il Comune possiamo muoverci con maggiore libertà. La burocrazia, le paure di danneggiare interessi, la scarsa voglia di scelte coraggiose e decise, che l’amministrazione sembra continuare a mostrare, ci spingono a lavorare per conto nostro. Le risorse finanziarie le troveremo altrove, lasciando ad altri l’umiliazione di accettare i condizionamenti del Comune >>. E il sindaco si è arrabbiato.


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