LEGGE REGIONALE N. 22 DEL 16/04/1984 LIGURIA (parte prima)

 

L’ATTO E’ SUDDIVISO IN 0091 UNITA’ DOCUMENTO

BOLLETTINO REGIONALE UFFICIALE REGIONALE 09/05/1984 0019

SUPPLEMENTO ORDINARIO

 

PREMESSA

Il Consiglio Regionale ha approvato.

Il Commissario del Governo ha apposto il visto.

Il Presidente della Giunta promulga la seguente legge regionale:

Legge forestale regionale.


 


 

TITOLO 1

NORME GENERALI

ARTICOLO 1

(Finalità)

La presente legge, in attuazione dell’articolo 4 dello Statuto e dell’articolo 10 della legge 27 dicembre 1977 n. 984, disciplina gli interventi in materia di forestazione ai fini di:

a) conseguire l’incremento delle funzioni produttive del patrimonio silvo - pastorale esistente mediante la razionale gestione dello stesso;

b) conseguire il recupero alla forestazione di terreni nudi, cespugliati o comunque abbandonati e non utilizzati per altre produzioni agricole o zootecniche;

c) promuovere le funzioni ecologiche e paesaggistiche proprie del patrimonio silvo - pastorale;

d) concorrere alla tutela dell’ambiente ed alla difesa idrogeologica del territorio;

e) concorrere al miglioramento delle condizioni di vita e di sicurezza delle popolazioni di montagna.

Gli scopi di cui al comma precedente sono perseguiti in particolare attraverso i seguenti settori di intervento:

1) conservazione, valorizzazione e sviluppo del patrimonio silvo - pastorale;

2) sistemazione idraulico - forestale e idraulico - agraria.

La Regione persegue le finalità di cui alla presente legge nel quadro della programmazione regionale e degli indirizzi stabiliti in materia della legislazione nazionale e comunitaria.

Ai fini di provvedere alla programmazione in materia di forestazione, la Regione provvede all’elaborazione dell’inventario forestale regionale di cui all’articolo 22 e del catasto delle opere di sistemazione idraulico - forestale di cui all’articolo 29.

Il programma regionale della forestazione, approvato dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta nell’ambito delle finalità e degli scopi indicati ai primi due comma del presente articolo, concerne il patrimonio silvo - pastorale pubblico e privato, individua le aree e le dimensioni degli interventi secondo un ordine di priorità riferito in particolare agli obiettivi della difesa del suolo, della salvaguardia ambientale e dello sviluppo economico della popolazioni interessate.

In attesa della approvazione del programma regionale per la forestazione, l’attuazione degli interventi di cui alla presente legge ha luogo in armonia con il piano regionale di sviluppo, con i piani di sviluppo economico e sociale delle Comunità montane e con i piani di sviluppo agricolo delle Comunità montane e dei Consorzi di Comuni per l’esercizio delle deleghe in agricoltura.

 

ARTICOLO 2

(Definizione di bosco)

Agli effetti della presente legge si considera bosco il terreno coperto da vegetazione forestale arborea e/o arbustiva, di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo nonché il terreno temporaneamente privo della preesistente vegetazione arborea e/o arbustiva per cause naturali o per interventi dell’uomo.

E’ parimenti da considerarsi bosco il castagneto da frutto, da utilizzarsi con le modalità di cui agli articoli 43 lettera n) e 46.

Non sono da considerarsi bosco:

a) gli appezzamenti di terreno che, pur in possesso dei requisiti di cui al primo comma del presente articolo, hanno una superficie inferiore a mezzo ettaro e distano da altri appezzamenti boscati almeno 70 metri, misurati fra i margini più vicini;

b) i prati e i pascoli arborati il cui grado di copertura arborea a maturità non superi il 50 per cento della loro superficie e sui quali non sia in atto una rinnovazione forestale;

c) le colture legnose specializzate purché su terreno escluso da vincolo per scopi idrogeologici e con turno inferiore ai venti anni;

d) i filari di piante;

e) i giardini e i parchi urbani.

 

ARTICOLO 3

( Definizione di pascolo e di superficie aperta al pascolo)

Agli effetti della presente legge si considerano pascoli i terreni rivestiti di manto erboso, anche parzialmente arborato o cespugliato, destinati permanentemente alla produzione foraggiera per pascolo.

Sono aperte al pascolo anche quelle superfici boscate, con copertura rada e lacunosa, che abitualmente vengono utilizzate a tale scopo; quando sulla superficie stessa viene ad insediarsi la rinnovazione forestale, detto uso deve essere sospeso fino a quando la rinnovazione non sfugge al morso del bestiame al pascolo.

 

ARTICOLO 4

(Tipologia degli interventi)

Gli interventi relativi alla conservazione, alla valorizzazione ed allo sviluppo del patrimonio silvo - pastorale riguardano il patrimonio silvo - pastorale della Regione, dei Comuni e degli altri enti pubblici e dei soggetti privati.

Detti interventi comprendono in particolare:

a) il rimboschimento e la ricostituzione boschiva, compresa la arboricoltura da legno, nonché gli incentivi allo sviluppo della silvicoltura;

b) la valorizzazione e l’incremento del patrimonio silvo - pastorale della Liguria;

c) la difesa e la lotta fitosanitaria;

d) l’assistenza tecnica, la propaganda, la ricerca e la sperimentazione di interesse regionale;

e) la coltura ed il potenziamento dei vivai forestali;

f) la prevenzione e la difesa dei boschi dagli incendi;

g) la viabilità forestale.

 

ARTICOLO 5

(Demanio forestale regionale)

Il patrimonio silvo - pastorale della Regione, denominato << demanio forestale regionale >> è formato:

a) dai beni già facenti parte del demanio forestale dello Stato, trasferito alla Regione in virtù dell’articolo 11, quinto comma della legge 16 maggio 1977 n. 281 nonché dell’articolo 68 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977 n. 616;

b) dai vivai regionali forestali;

c) dai terreni montani che la Regione acquisisce ai sensi dell’articolo 9 della legge 3 dicembre 1971 n. 1102;

d) da tutti gli altri terreni che la Regione acquisisce direttamente per la formazione di boschi, pascoli, vivai, parchi e riserve naturali;

e) da tutti i terreni suscettibili di coltura silvana o pastorale che pervengono in proprietà della Regione in qualsiasi altro modo.

La Regione può acquisire, anche mediante espropriazione, ai sensi dell’articolo 9, secondo comma della legge 3 dicembre 1971 n. 1102, i terreni interclusi da beni del demanio forestale regionale o ad essi adiacenti, quando il loro incorporamento sia necessario per una migliore gestione dei beni stessi, le aree occorrenti per strade di accesso, per depositi o per altri impianti necessari alla razionale gestione del demanio forestale stesso.

Per le espropriazioni degli immobili di cui al comma precedente, si applicano le disposizioni vigenti in materia.

 

ARTICOLO 6

(Utilizzo del demanio forestale regionale)

Per il conseguimento delle finalità indicate dalla presente legge, il demanio forestale regionale viene utilizzato sulla base dei seguenti criteri:

a) potenziamento della funzione protettiva, ricreativa e culturale, anche mediante la istituzione di parchi e riserve naturali in conformità alla legge regionale 12 settembre 1977 n. 40 e successive modificazioni ed integrazioni ed alle relative leggi regionali di attuazione;

b) incremento del patrimonio faunistico e ittico;

c) incremento delle funzioni produttive;

d) creazione di modelli organizzativi per la razionale gestione delle risorse forestali e foraggere.

 

ARTICOLO 7

(Modalità per la gestione del demanio forestale regionale)

Fino a quando non sarà istituita l’azienda regionale delle foreste, il demanio forestale regionale è gestito dal Corpo forestale delle Stato sulla base di apposita convenzione da stipulare con il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste.


 


ARICOLO 8

(Piani di assestamento e di utilizzazione del patrimonio silvo - pastorale)

I Comuni e gli altri enti pubblici con patrimonio silvo - pastorale sono tenuti ad adottare, nel termine previsto da apposito programma da predisporre dagli enti delegati di cui all’articolo 26 entro due anni dalla entrata in vigore della presente legge, piani di assestamento e di utilizzazione del patrimonio stesso.

I Comuni e gli enti pubblici interessati possono demandare agli enti delegati, previe specifiche intese, la predisposizione dei piani di assestamento e di utilizzo del proprio patrimonio silvo - pastorale.

Il termine di cui al primo comma inizia a decorrere dopo sessanta giorni dalla data del provvedimento di finanziamento di cui al secondo comma dell’articolo9.

I piani, partendo dall’analisi dettagliata della situazione di fatto, devono prevedere gli interventi necessari alla ristrutturazione e miglioramento dei boschi e dei pascoli, le modalità delle loro utilizzazioni, nonché la regolamentazione degli eventuali usi civici.

Per la redazione dei pani i Comuni e gli altri enti pubblici si avvalgono degli ispettorati ripartimentali delle foreste competenti per territorio o di esperti liberi professionisti iscritti all’albo professionale dei dottori agronomi e forestali.

In caso di mancata adozione nel termine previsto al primo comma del presente articolo, provvede in via sostitutiva e previa diffida l’ente delegato competente.

I piani sono approvati dalla Giunta regionale sentito l’ente delegato competente e sono parificati a tutti gli effetti di legge al regolamento contenente le prescrizioni di massima e di polizia forestale di cui all’articolo 43 della presente legge.

Nei piani di cui al presente articolo dovranno essere considerate le specifiche esigenze delle zone previste nella legge regionale 12 settembre1977 n. 40 e successive modificazioni ed integrazioni e nelle relative leggi regionali di attuazione ed osservare le prescrizioni in esse contenute.

Con le stesse procedure previste dal presente articolo, il piano può essere modificato per adeguarlo a nuove condizioni di fatto derivanti da imprevisti eventi sopravvenuti.

Comunque, ogni dieci anni dalla approvazione del piano, ne deve essere accertata l’attualità con le stesse procedure.

Per il periodo di validità del piano, i terreni in esso ricompresi non possono essere destinati ad usi incompatibili con le finalità del piano stesso.

 

ARTICOLO 9

(Spesa per la redazione dei piani)

La spesa per la redazione dei piani di assestamento e di utilizzazione del patrimonio silvo- pastorale è a totale carico della Regione, ed il relativo finanziamento è disposto nei limiti delle disponibilità di bilancio.

A tal fine la Giunta regionale, sulla base di uno specifico programma approvato tenuto conto della situazione dei patrimoni silvo - pastorali dei Comuni e degli altri Enti pubblici, ripartisce annualmente i fondi disponibili fra gli Enti delegati.

Al pagamento della spesa per la compilazione dei piani gli Enti delegati provvedono con le seguenti modalità di erogazione:

a) acconti nella misura del 50 per cento all’inizio dei lavori di rilevamento e del 15 per cento alla fine degli stessi;

b) acconto nella misura del 20 per cento alla presentazione del piano;

c) saldo del restante 15 per cento dopo l’approvazione del piano.

 

ARTICOLO 10

(Obblighi specifici dei piani)

I piani di assestamento e di utilizzazione debbono prevedere l’obbligo da parte dell’ente proprietario di accantonare una somma pari al 15 per cento delle entrate derivanti dall’utilizzazione del patrimonio silvo - pastorale, da destinare alla esecuzione di opere di coltura e di mantenimento del patrimonio stesso.

L’importo delle somme accantonate viene comunicato al competente ente delegato in cui all’articolo 26 della presente legge il quale ne determina le modalità tecniche di utilizzazione redigendo apposita perizia.

Qualora le opere non vengano eseguite vi provvede d’ufficio il competente ente delegato rivalendosi delle relative spese nei confronti degli inadempienti ai sensi delle disposizioni contenute nel regio decreto 14 aprile 1910 n. 639.

 

ARTICOLO 11

(Attuazione piani)

L’attuazione dei piani di assestamento e di utilizzazione nonché degli interventi di cui al precedente articolo 10 è affidata agli enti proprietari, salvo quanto previsto dall’ultimo comma dell’articolo 10 medesimo.

 


 


ARTICOLO 12

(Utilizzazione dei boschi compresi nei piani)

L’utilizzazione dei boschi compresi nei piani di assestamento e di utilizzazione deve essere conforme alle prescrizioni dei piani stessi.

E’ consentito concentrare in un anno le riprese pluriennali, non superiori a tre anni, salva in ogni caso la ripresa globale prevista dai piani.

Per i Comuni e gli altri Enti pubblici sprovvisti di piano di assestamento ovvero con piano di assestamento scaduto, fino alla data di approvazione del nuovo piano le utilizzazioni devono essere contenute in misura non superiore ai due terzi della media annuale dell’ultimo decennio o nella misura delle riprese annue previste dal piano scaduto.

 

ARTICOLO 13

(Pascoli montani)

I pascoli montani dei Comuni e degli altri enti pubblici o che costituiscono comunioni familiari, qualora non siano compresi in un piano di assestamento e di utilizzazione, devono essere utilizzati in conformità ad un disciplinare tecnico approvato dall’ente delegato di cui all’articolo 26, competente per territorio in base al regolamento contenente le prescrizioni di massima e di polizia forestale.

I proprietari o possessori di pascoli montani, oltre a gestire razionalmente i medesimi, sono tenuti ad attuare gli interventi necessari per migliorare la produzione foraggera e per prevenire la degradazione del cotico.

Qualora un pascolo montano appartenga in comproprietà a più proprietari, le norme stabilite oltre che per l’amministrazione ed il godimento della cosa comune anche per le migliorie, saranno valide anche per la minoranza dissenziente quando siano state deliberate da coloro che rappresentano la maggioranza degli interessi ed almeno il terzo dei componenti la comunione.

 

 

ARTICOLO 14

(Inclusione di privati nei piani di assestamento e di utilizzazione del patrimonio silvo - pastorale di enti pubblici)

Nei piani di assestamento e di utilizzazione del patrimonio del patrimonio silvo - pastorale di enti pubblici possono essere inclusi anche boschi e pascoli, interclusi o contigui, appartenenti a privati purché gli interessati ne facciano espressa richiesta all’ente pubblico e dichiarino di assoggettarsi a tutti i conseguenti obblighi.

 

ARTICOLO 15

(Piani di assestamento e di utilizzazione del patrimonio boschivo di soggetti privati)

I privati, singoli o associati, proprietari di boschi per una superficie complessiva non inferiore a cinquanta ettari accorpati, possono richiedere all’ente delegato competente di essere inclusi nell’apposito programma predisposto ai sensi dell’articolo 8, primo comma e provvedono alla redazione del piano di assestamento e di utilizzazione sulla base della spesa ritenuta ammissibile dall’ente delegato medesimo.

L’ente delegato decide sentito il parere del Comune competente per territorio.

La spesa per la redazione dei piani di assestamento e di utilizzazione del patrimonio boschivo dei privati è a carico della Regione, nei limiti delle disponibilità di bilancio, fino al 75 per cento della spesa ritenuta ammissibile.

Ai piani di assestamento e di utilizzazione del patrimonio boschivo di soggetti privati si applicano gli articoli 8 quarto, quinto, settimo, ottavo, nono, decimo e undicesimo comma, 9 terzo comma, 10 , 11 e 12 primo e secondo comma.

Qualora il privato ammesso a contributo per redigere il piano di assestamento e di utilizzazione non vi provveda nel termine fissato dall’ente delegato, viene dichiarato da quest’ultimo decaduto dal beneficio stesso.

L’Ente delegato promuove idonee iniziative affinché il maggior numero dei soggetti che si trovino nelle condizioni per la redazione del piano di assestamento del loro patrimonio boschivo.

A richiesta di tutti i proprietari privati interessati, il piano di assestamento e di utilizzazione può essere redatto anche dall’ente delegato, previa stipulazione di apposita convenzione.

 

ARTICOLO 16

(Specificazione)

Degli interventi previsti nei piani di assestamento e di utilizzazione di cui alle Sezioni II e III del presente Capo, sono finanziabili in particolare:

a) i rimboschimenti;

b) i miglioramenti dei boschi esistenti comprese le opere colturali o di ripristino di precedenti rimboschimenti;

c) le ricostituzioni di boschi degradati o distrutti per qualsiasi causa;

d) gli impianti di colture legnose a rapida crescita;

e) i tagli intercalari;

g) pascoli degradati;

h) la costruzione e il riattamento della viabilità forestale, di mulattiere e di itinerari turistici pedonali;

i) l’acquisto di macchinari, l’impianto di teleferiche;

l) la prima lavorazione dei prodotti del bosco e del sottobosco;

m) le opere e le attrezzature per la prevenzione e la difesa dagli incendi.

Per gli interventi di cui al comma precedente gli enti delegati di cui all’articolo 26 concedono contributi in conto capitale fino al 100 per cento della spesa ritenuta ammissibile, qualora destinatari siano gli enti pubblici e fino al 75 per cento della spesa stessa qualora destinatari siano i privati.

Qualora le opere e le attrezzature di cui alla lettera m) sia completate nel piano per la difesa e la conservazione del patrimonio boschivo dagli incendi previsto dalla legge 1 marzo 1975 n. 47 e dall’articolo 50 della precedente legge il contributo è concesso nella misura del 100 per cento.

Gli enti delegati di cui all’articolo 26 effettuano il pagamento dei contributi con le seguenti modalità:

a) il 30 per cento all’inizio dei lavori;

b) il restante 70 per cento ad avvenuto accertamento della regolare esecuzione dei lavori.

L’accertamento della regolare esecuzione dei lavori è effettuato dall’ente delegato. L’utilizzazione dell’opera realizzata avviene in conformità alle prescrizioni del piano di assestamento e di utilizzazione ovvero, in loro mancanza, a quanto previsto all’articolo 19 della presente legge.


 


 

ARTICOLO 17

(Contributi per i rimboschimenti e per la ricostituzione a bosco)

Nei territori inclusi nei comprensori di bonifica montana ai sensi e per gli effetti della legge 25 luglio 1952 n. 991 e successive modificazioni e integrazioni ovvero sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici sono concessi ai proprietari o ai possessori dei fondi contributi in conto capitale fino al 75 per cento della spesa ammissibile per i rimboschimenti e per la ricostituzione a bosco sempre che detta spesa non sia diversamente assistibile da contributo pubblico.

I contributi di cui al comma precedente possono essere concessi indipendentemente dalla inclusione degli interventi in piani di assestamento e di utilizzazione di cui agli articoli 14 e 15 ovvero in piani di rinsaldamento del suolo di cui all’articolo 28 della presente legge.

Nel restante territorio sono concessi contributi in conto capitale fino al 50 per cento della spesa ammissibile per l’impianto di colture legnose a rapida crescita.

Nella spesa ammissibile a contributo sono comprese tutte le altre opere strettamente connesse alla forestazione e consistenti nella costruzione e riattamento della viabilità forestale, nell’attivazione di attrezzature e opere antincendio e di ogni altra opera ritenuta necessaria per assicurare la riuscita degli interventi medesimi.

Qualora le opere e le attrezzature antincendio siano contemplate nel piano per la difesa e la conservazione del patrimonio boschivo dagli incendi previsto dalla legge 1 marzo 1975 n. 47 e dall’articolo 50 della presente legge il contributo è concesso nella misura del 100 per cento.

I contributi di cui al presente articolo possono essere concessi per superfici di almeno un ettaro e sempre che l’intervento sia compatibile con i piani ed i programmi della competente Comunità montana o Consorzio di Comuni per l’esercizio delle deleghe in agricoltura.

Per la concessione dei contributi da parte degli enti delegati di cui all’articolo 16.

 

ARTICOLO 18

(Accertamento della regolare esecuzione dei lavori )

L’accertamento della regolare esecuzione dei lavori è effettuato dall’ente delegato.

 

ARTICOLO 19

(Manutenzione dei terreni rimboschiti e dei boschi ricostituiti)

Successivamente all’accertamento della regolare esecuzione dei lavori devono essere osservate le seguenti norme per la manutenzione dei terreni rimboschiti e dei boschi ricostituiti:

a) divieto di trasformare a ceduo i boschi destinati, come da intervento approvato, ad alto fusto, salvo deroga autorizzata dal competente ispettorato ripartimentale delle foreste quando ricorrano esigenze fitosanitarie o dall’ente delegato quando ricorrano esigenze di conservazione del suolo;

b) in caso di danneggiamento dovuto ad incendio od altre cause imputabili al beneficiario del contributo, obbligo di ripristinare la piantagione entro due anni dall’evento;

c) obbligo di eseguire, nell’età giovanile del rimboschimento o della ricostituzione, le sostituzioni di fallanze indispensabili per assicurarne l’efficacia;

d) obbligo di effettuare i diradamenti opportuni a seconda dell’età e dello sviluppo delle piantagioni.

Gli ispettorati ripartmentali delle foreste ovvero gli enti delegati di cui all’articolo 26, secondo le rispettive competenze, in caso di accertato inadempimento degli obblighi previsti al primo comma del presente articolo, fermo restando l’eventuale comminazione di sanzione amministrativa pecuniaria ai sensi del titolo III della presente legge, diffidano i soggetti obbligati ad adempiere assegnando loro un congruo termine decorso il quale provvedono d’ufficio rivalendosi delle spese nei confronti degli inadempienti ai sensi delle disposizioni contenute nel regio decreto 14 aprile 1910 n. 639.

 

ARTICOLO 20

(Lotta fitosanitaria per la difesa e la tutela del patrimonio forestale)

La Regione cura gli interventi diretti a prevenire e attenuare i danni provocati al patrimonio boschivo dai fenomeni fitopatologici privilegiando le tecniche di lotta biologica.

Ai proprietari o possessori di boschi attaccati da agenti patogeni è fatto obbligo di informarne il competente ispettorato ripartimentale delle foreste, di attuare le cautele e gli interventi già previsti dal regolamento di cui all’articolo 43 o ritenuti ulteriormente necessari dall’ispettorato stesso su indicazione del competente Osservatorio per le malattie delle piante e di consentire l’esecuzione delle prescrizioni eventualmente emanate.

A favore degli interessati sono applicabili le provvidenze di cui all’articolo 7 della legge regionale 19 novembre 1976 n. 37.

 

ARTICOLO 21

(Assistenza, propaganda, ricerca e sperimentazione)

Al fine di orientare e di coordinare le attività e le metodologie inerenti alla materia della forestazione, alla gestione ed al miglioramento delle aziende silvo - pastorali, alla sperimentazione e assistenza tecnica per le attività agrarie nelle zone montane la Regione, nei limiti delle disponibilità di bilancio:

a) provvede direttamente ovvero nei modi di cui all’articolo 4 della legge regionale 10 settembre 1979 n.33 all’assistenza e alla consulenza tecnica in favore degli enti delegati di cui all’articolo 26, degli enti proprietari di patrimoni silvo - pastorali e degli operatori singoli ed associati;

b) promuove iniziative volte a diffondere una migliore conoscenza delle risorse ambientali ed economiche del patrimonio silvopastorale;

c) definisce e realizza specifici programmi di ricerca e di sperimentazione di interesse regionale coordina l’attività e le iniziative degli enti o istituti pubblici o a prevalente partecipazione pubblica.

 

ARTICOLO 22

(Inventario forestale regionale)

Al fine di acquisire idonee conoscenze delle caratteristiche biologiche, selvi - colturali ed economico - produttive delle aree boschive del territorio, la Regione si dota dell’inventario forestale regionale quale strumento operativo per l’attuazione delle scelte di politica forestale e per l’attuazione degli interventi nel settore.

La modalità per la formazione, l’elaborazione e l’aggiornamento dell’intervento sono stabilite dalla Giunta regionale.

Il proprietario dei terreni interessati è tenuto a consentire lo svolgimento di tutte le operazioni connesse alla formazione dell’inventario di cui al presente articolo.

 

ARTICOLO 23

(Vivai forestali)

Ai vivai forestali della Regione è affidata la produzione delle piante necessarie ai rimboschimenti, rinsaldamenti, ricostituzioni e rinfoltimenti dei boschi.

Gli enti delegati di cui all’articolo 26 gestiscono i vivai forestali e sono tenuti a fornire gratuitamente le piantine loro richieste dagli interessati per i fini della presente legge e da chiunque altro intenda comunque porre a dimora piantine in una superficie non inferiore a mezzo ettaro.

Gli enti delegati organizzano la gestione dei vivai forestali sulla base delle esigenze ricavabili anche dai piani di assestamento e di utilizzazione dei patrimoni silvo - pastorali interessanti il loro territorio.

La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, determina i criteri per la gestione, l’ammodernamento e la attrezzatura dei vivai forestali della Regione.


 


ARTICOLO 24

(Opere e attrezzature per la prevenzione e la lotta contro gli incendi boschivi)

Gli enti delegati di cui all’articolo 26 provvedono direttamente o mediante la concessione di contributi in conto capitale in ordine alle opere e alle attrezzature antincendio previste dall’articolo 3 della legge 1 marzo 1975 n.47, qualora dette opere e interventi non siano compresi nel piano regionale per la difesa e la conservazione del patrimonio boschivo dagli incendi previsto dalla legge n. 47/ 1975 e dall’articolo 50 della presente legge.

In particolare gli enti delegati provvedono in ordine a:

a) operazioni colturali di manutenzione del soprassuoli boschivi e periodici ripuliture delle scarpate delle strade di accesso e di attraversamento delle zone boscate;

b) realizzazione di viali tagliafuoco di qualsiasi tipo;

c) costruzione di torri e di altri posti di avvistamento di incendi boschivi.

I contributi di cui al presente articolo sono concessi per un ammontare fino al 75 per cento della spesa ammissibile.

Per la concessione dei contributi da parte degli enti delegati si applica il quarto comma dell’articolo 16.

La Regione ripartiti i fondi fra gli enti delegati a norma dell’articolo 18 della legge regionale 12 gennaio 1978 n. 6, tiene conto delle opere e degli interventi finanziari al fine di coordinare gli stessi con il piano regionale per la difesa e la conservazione del patrimonio boschivo dagli incendi.

Qualora alle opere e attrezzature previste dal presente articolo provvedano direttamente gli enti delegati, l’approvazione del relativo progetto equivale a dichiarazione di pubblica utilità e di indifferibilità ed urgenza dei lavori.

 

ARTICOLO 25

(Viabilità forestale)

La Viabilità forestale è costituita dalle strade e piste forestali.

Per le strade e piste forestali si intendono:

a) le vie di penetrazione all’interno delle aree forestali destinate esclusivamente al servizio dei patrimoni silvo - pastorali;

b) le piste di esbosco;

c) le condotte permanenti per l’esbosco del legname;

d)i piazzali di prima lavorazione del legname.

Per le opere di viabilità forestale deve essere accertata la finalità di valorizzare i complessi boscati esistenti o in attuazione ovvero diretta alla riduzione dei costi degli interventi sistematori nell’ambito del comprensorio boscato interessato.

Le vie di penetrazione di cui al secondo comma lettera a) devono avere le seguenti caratteristiche:

1) larghezza massima di metri 2,50 comprese banchine e cunette;

2) fondo stradale stabilizzato con esclusione della copertura di asfalto o di conglomerato cementizio;

3) altezza massima di scavi e reinterri, rispetto al livello preesistente del terreno, di metri 2,00;

4) scarpate consolidate e rinverdite;

5) opere di contenimento, preferibilmente in murature a secco, ove non sia garantita la stabilità naturale del terreno;

6) opere di canalizzazione e di regimentazione delle acque;

7) eventuali piazzuole di servizio ogni 70 metri lineari.

Le piste di esbosco di cui al secondo comma lettera b) hanno lo scopo di consentire il trasporto del legname e si ottengono esclusivamente, senza effettuare scavi, devegetando il terreno, ove occorra, e seguendo l’andamento.

Le opere previste dai comma precedenti costituiscono, anche agli effetti urbanistico - edilizi, opere silvo - colturali. Le disposizioni del presente articolo prevalgono sulle disposizioni degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi.

 

ARTICOLO 26

(Specificazione delle funzioni delegate)

In relazione al settore della conservazione, valorizzazione e sviluppo del patrimonio silvo - pastorale di cui al presente Capo I, alle Comunità montane e ai Consorzi di Comuni per l’esercizio delle deleghe in agricoltura sono delegate, per i territori di competenza:

a) la predisposizione e la presentazione alla Regione del programma previsto dall’articolo 8, primo comma;

b) la diffida e l’intervento sostitutivo per l’adozione dei piani di assestamento e di utilizzazione del patrimonio silvo - pastorale dei Comuni e degli altri enti pubblici di cui all’articolo 8, quarto comma;

c) l’espressione del parere di cui all’articolo 8, settimo comma;

d) il ricevimento della comunicazione e la redazione della perizia di cui all’articolo 10, secondo comma;

e) l’esecuzione d’ufficio per le opere non eseguite di cui all’articolo 10, terzo comma;

f) l’approvazione del disciplinare tecnico per l’utilizzazione dei pascoli montani di cui all’articolo 13, primo comma;

g) il ricevimento della richiesta, l’inclusione nell’apposito programma e la determinazione della spesa ammissibile relativamente al patrimonio boschivo dei soggetti privati di cui all’articolo 15, primo comma nonché la dichiarazione di decadenza, l’attività promozionale e la redazione del piano di assestamento e di utilizzazione di cui al quarto, quinto sesto comma dello stesso articolo 15;

h) la concessione dei contributi e l’accertamento di regolare esecuzione di cui agli articoli 16, 17, 18 e 24;

i) la concessione della deroga di cui all’articolo 19, lettera a) nonché la diffida e l’esecuzione di ufficio di cui al secondo comma dello stesso articolo 19;

l) la gestione dei vivai forestali regionali e la fornitura delle piantine ai richiedenti aventi diritto
di cui al secondo comma dello stesso articolo 19;

m) la vigilanza sull’attuazione degli interventi derivanti dalle funzioni delegate ai sensi del presente articolo.

Per l’esercizio delle funzioni delegate si applicano per quanto compatibili con la presente legge regionale 12 gennaio 1978 n. 6 e successive modifiche e integrazioni.

Le Comunità montane e i Consorzi, di Comuni si avvalgono, previa intesa, dell’ispettorato ripartimentale delle foreste e del Corpo forestale dello Stato per l’esercizio delle funzioni delegate e, in particolare, per:

a) l’accertamento della regolare esecuzione dei lavori di cui agli articoli 16 quinto comma e 18;

b) l’autorizzazione alla deroga di cui all’articolo 19, primo comma, lettera a);

c) l’esecuzione d’ufficio di cui all’articolo 19, secondo comma;

d) la gestione dei vivai forestali regionali di cui all’articolo 23.

Le Comunità montane e i Consorzi di Comuni sono inoltre tenuti a sentire il parere degli ispettorati ripartimentali delle foreste, sotto l’aspetto tecnico e della congruità della spesa, per la concessione dei contributi di cui agli articoli 16, 17 e 24.

ARTICOLO 27

(Tipologia degli interventi)

Gli interventi relativi alle sistemazioni idraulico - forestali e idraulico - agraria comprendono in particolare:

a) i rinsaldamenti del suolo;

b) le altre opere di bonifica montana;

c) i vincoli per scopi idrogeologici;

d) vincoli per altri scopi;

e) le prescrizioni di massima e di polizia forestale.

 

ARTICOLO 28

(Rinsaldamento del suolo)

I rinsaldamenti del suolo possono essere eseguiti nei bacini imbriferi classificati montani ai sensi del regio decreto legge 30 dicembre 1923 n. 3267, si realizzano di norma nell’ambito di un piano di bacino idrografico o di altra unità idrografica definita e consistono:

a) in opere di rimboschimento o di ricostituzione di boschi degradati e nelle opere costruttive minori, anche idrauliche, immediatamente connesse nonché nelle altre opere idrauliche eventualmente occorrenti per la correzione dei corsi d’acqua e per la difesa delle sponde;

b) nella sistemazione, a fini di consolidamento e conservazione, dei terreni a coltura agraria e pascolativa soggetti a erosione, frana o valanga.

Nelle opere di cui al comma precedente si intendono compresi i terrazzamenti, le canalizzazioni drenanti, le strade di servizio necessarie per l’esecuzione dei lavori e le successive manutenzioni, i viali tagliafuoco, le chiudende e quant’altro necessario per la riuscita degli interventi.

La giunta regionale, sentiti i Comuni e le Comunità montane e i Consorzi di Comuni per l’esercizio delle deleghe in agricoltura territorialmente competenti, determina i nuovi bacini imbriferi il cui rinsaldamento viene eseguito a carico della Regione e predispone il relativo progetto di massima, tenuto conto delle prescrizioni del piano di bacino idrografico o di altra unità idrografica definita.

Per la determinazione dei terreni da sistemare, la pubblicazione delle carte topografiche e dell’elenco dei terreni, le forme di pubblicità, la partecipazione dei proprietari interessati si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 45 e 46, primo e secondo comma del regio decreto legge 30 dicembre 1923 n. 3267.

Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, approva il piano di bacino idrografico o di altra unità idrografica definita, il quale assume anche gli effetti tipici dei progetti di massima per la sistemazione idraulico forestale di cui agli articoli 39 e seguenti del citato regio decreto 3267/1923.

Ai fini di orientare e coordinare le attività e le tecnologie inerenti alla materia delle sistemazioni idraulico-forestale e idraulico-agraria, la Regione provvede direttamente all’assistenza e alla consulenza tecnica in favore degli enti delegati di cui all’articolo 49.

ARTICOLO 29

(Catasto delle opere di sistemazione idraulico-forestale)

La Regione di dota del catasto delle opere di sistemazione idraulico-forestale quale strumento operativo per l’attuazione delle scelte di politica di tutela dell’ambiente e di difesa idrogeologica del territorio e per l’attuazione degli interventi nel settore.

Le modalità di formazione, elaborazione e aggiornamento del catasto sono stabilite dalla Giunta Regionale.


 


 

ARTICOLO 30

(Altre opere di bonifica montana)

Nei territori inclusi nei comprensori di bonifica ai sensi e per gli effetti della legge 25 luglio 1952 n. 991 e successive modificazioni ed integrazioni, oltre agli interventi di cui al precedente articolo 28 possono trovare attuazione gli interventi di bonifica finalizzati alla valorizzazione ed allo sviluppo della locale economia agricola e forestale, con particolare riguardo alla ricerca, captazione e distruzione delle acque, alla variabilità di servizio, alle teleferiche compresi i fili a sbalzo e al miglioramento dei pascoli montani di uso collettivi ivi compresa la costruzione di recinti, abbeveratoi e ricoveri.

Per la redazione, l’approvazione e l’efficacia del piano generale di bonifica montana continuano ad applicarsi le disposizioni attualmente in vigore tenuto conto delle indicazioni risultanti dal piano di bacino idrografico o di altra unità idrografica definita.

 

ARTICOLO 31

(Pubblica utilità: indifferibilità ed urgenza; esecuzione dei lavori; collaudo. Occupazione temporanea dei terreni)

L’approvazione da parte degli enti delegati di cui all’articolo 49 dei progetti esecutivi delle opere e degli interventi relativi a rinsaldamenti del suolo e a bonifiche montane di cui rispettivamente agli articoli 28 e 30 della presente legge equivale a dichiarazione di pubblica utilità dell’opera o dell’intervento nonché di indifferibilità ed urgenza relativi dei relativi lavori.

Per l’esecuzione dei lavori ed il collaudo, cui provvede il competente organo delegato, si applica la vigente normativa.

Qualora non si proceda all’acquisto od all’espropriazione dei terreni da rimboschire o da sistemare i lavori saranno eseguiti, previo consenso dei proprietari, mediante apposita convenzione nella quale è stabilita l’eventuale indennità per l’occupazione temporanea.

In caso di mancato accordo si potrà comunque procedere all’occupazione temporanea dei terreni stessi ai sensi della normativa vigente in materia.

 

ARTICOLO 32

(Uso dei terreni rimboschiti)

Nei terreni rimboschiti a norma degli articoli 28 e 30 non è permessa la coltura agraria e il pascolo può avvenire in conformità al regolamento di cui all’articolo 43.

Il proprietario dei terreni rinsaldati, rimboschiti o bonificati deve compiere le operazioni di governo boschivo in conformità al piano di coltura e di conservazione redatto e approvato dal competente ente delegato di cui all’articolo 49.

 

ARTICOLO 33

(Competenze)

Le funzioni amministrative concernenti l’imposizione e l’esenzione dal vincolo per scopi idrogeologici di cui agli articoli 1 e seguenti del regio decreto legge 30 dicembre 1923 n. 3267, esercitate dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e trasferite alle Regioni ai sensi dell’articolo 69 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977 n. 616, sono di competenza della Giunta regionale dalla data di entrata in vigore della presente legge, fatta salva la definizione dei procedimenti in corso.

Compete inoltre alla Giunta regionale l’indicazione dei terreni da comprendersi nelle zone da vincolare, di cui all’articolo 2, secondo e terzo comma, del regio decreto 3267/ 1923 citato.

 

ARTICOLO 34

(Limitazioni dei terreni vincolati)

Nei terreni di cui all’articolo 1 del regio decreto legge 30 dicembre 1923 n. 3267 sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici, qualsiasi attività che comporti mutamento di destinazione ovvero trasformazione nell’uso dei boschi e dei terreni nudi e saldi nonché ogni movimento di terreno sono soggetti ad autorizzazione e subordinati alle modalità esecutive prescritte caso per caso.

Per tutti i terreni sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici, il regolamento di cui all’articolo 43 della presente legge deve prescrivere le modalità del governo e della utilizzazione dei boschi e del pascolo nei boschi e terreni pascolativi, le modalità per la soppressione e utilizzazione dei cespugli aventi funzioni protettive, quelle dei lavori di dissodamento di terreni saldi e della lavorazione del suolo nei terreni a coltura agraria, in quanto ciò sia ritenuto necessario per prevenire i danni di cui all’articolo 1 del regio decreto legge 30 dicembre 1923 n. 3267.

Tali prescrizioni potranno avere anche carattere temporaneo.

Nei terreni ricoperti di cespugli aventi funzioni protettive è vietato il pascolo delle capre.

Restano ferme le disposizioni di cui alla legge regionale 7 gennaio 1980 n. 6 e successive modifiche e integrazioni per la circolazione fuori strada dei mezzi motorizzati.

 

ARTICOLO 35

(Mutamento di destinazione e trasformazione dell’uso di boschi e dei terreni nudi saldi nonché movimenti di terreno in zona vincolate)

L’istanza intesa ad ottenere le autorizzazioni di cui al precedente articolo 34 da presentare al Sindaco del Comune dove è situato il fondo, deve indicare gli estremi catastali del terreno interessato ad essere corredata del progetto esecutivo che evidenzi, in particolare, l’attuale situazione della pendice e le opere con le quali si prevede di poter impedire i danni che i mutamenti di destinazione, le trasformazioni, i lavori ed i movimenti di terreno progettati possono arrecare.

Il Sindaco territorialmente competente provvede, a decorrere dal giorno successivo a quello del ricevimento e per quindici giorni consecutivi, a pubblicare l’istanza all’Albo pretorio comunale.

chiunque abbia interesse può presentare al Comune opposizione nei quindici giorni successivialla scadenza del periodo di pubblicazione.

Entro gli ulteriori quindici giorni successivi il Sindaco trasmette l’istanza al competente ente delegato di cui all’articolo 49 corredata delle eventuali opposizioni e delle osservazioni relative anche alle relazioni intercorrenti fra quanto richiesto e le previsioni urbanistiche vigenti.

Le autorizzazioni al mutamento di destinazione ovvero alla trasformazione nell’uso dei boschi e dei terreni nudi nonché all’autorizzazione al movimento di terreno sono rilasciate dall’ente delegato rispettivamente entro centoventi e sessanta giorni dal ricevimento della documentazione di cui al comma precedente.

Dette autorizzazioni sono invece rilasciate dalla giunta regionale quando attengono all’installazione di insediamenti produttivi diversi Da quelli agricoli così come definiti ai sensi della legge 10 maggio 2976 n. 319 e successive modificazioni e integrazioni; in tal caso l’ente delegato trasmette alla Regione la documentazione di cui al quarto comma del presente articolo entro trenta giorni dal ricevimento corredandola anche del proprio parere ed i termini di cui al comma precedente sono aumentati di trenta giorni.

 

ARTICOLO 36

(Prescrizioni connesse alle autorizzazioni)

Le autorizzazioni di cui ai precedenti articoli 34 e 35 sono rilasciate previo accertamento della corrispondenza degli interventi preposti alle prescrizioni di massima e di polizia forestale in vigore.

Le autorizzazioni medesime possono, inoltre, prescrivere modalità di trasformazione a coltura agraria dei boschi e dei terreni saldi nonché l’esecuzione di opere complementari di impedire che i terreni interessati possano subire denudazioni con danno pubblico o perdere la loro stabilità e che venga turbato il regime delle acque superficiali e sotterranee.

 

ARTICOLO 37

(Adempimenti istruttori)

Gli organi competenti al rilascio dell’autorizzazione possono richiedere all’interessato chiarimenti e integrazione degli adempimenti progettuali, con particolare riguardo a relazioni su indagini geologiche ed altre indagini ritenute necessarie per il compimento dell’istruttoria stessa, tenuto conto delle prescrizioni del decreto interministerale21 gennaio 1981 emanato in attuazione della legge 2 febbraio 1974 n. 64.

In tal caso i termini di cui all’articolo 35 quinto e sesto comma restano sospesi fintanto che l’interessato non abbia corrisposto ai chiarimenti e alle integrazioni progettuali richiesti.

A garanzia della buona esecuzione degli interventi proposti o prescritti, l’organo competente al rilascio dell’autorizzazione può subordinare il ritiro del provvedimento alla costituzione di un deposito cauzionale con le modalità di cui alla legge 10 giugno 1982 n. 384.

Il provvedimento che dispone lo svincolo della cauzione o la liberazione del fidejussore deve essere adottato dall’organo che ne ha disposto il versamento previa constatazione dell’adempimento delle prescrizioni e degli obblighi assunti con l’autorizzazione cui la cauzione si riferisce.

Salvo quanto disposto al terzo comma del presente articolo l’autorizzazione è trasmessa all’interessato e copia di essa viene pubblicata per quindici giorni consecutivi all’Albo pretorio del Comune.


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