Il 27 marzo l'Ente Romanatura, che gestisce i Parchi romani, ha approvato le graduatorie stabilite da una commissione tecnica per l'assegnazione di finanziamenti ad una serie di associazioni , tra cui alcune di recentissima costituzione ed estranee alla realtà dell'ambientalismo. Il metodo con cui si è proceduto ha provocato un vero putiferio, nonchè una serie di dubbi sulla correttezza delle procedure seguite. L'Oikos ha scritto alla segreteria romana di Rifondazione perchè impedisca che, a Roma, si crei la saldatura clientelare tra ambientalismo di regime e potere politico.

 

 


 


Alla segreteria Romana del PRC

 

 

Con la presente sollecitiamo la vostra attenzione rispetto ad una grave situazione che si va configurando nel contesto delle politiche ambientali di Roma e Regione.

E’ da quasi un anno che si è costituito un Ente regionale, denominato Romanatura, con compiti non ben determinati di gestione di alcuni dei Parchi Regionali che ricadono sul territorio comunale.

Tale ente è stato costituito negli anni passati con criteri non molto chiari, in parte con elementi indicati dai partiti e in parte con elementi indicati dalle associazioni ambientaliste. Per circa un anno la gestione dei Parchi Romani è stata disastrosa: nessuna tabellazione, nessuna sorveglianza, niente prevenzione dagli incendi, irregolarità nelle convenzioni con le associazioni, ecc., provocando numerose denunce e segnalazioni da parte nostra che però, sino ad oggi, sono regolarmente cadute nel vuoto più totale. Recentemente è stato indetto un avviso pubblico per la promozione di alcuni servizi di gestione dei Parchi con una procedura che, a nostro giudizio, ha sin dall’inizio presentato gravissime irregolarità

Tra esse possiamo segnalare

l- L’articolato di gara non prevedeva alcuni servizi essenziali, come, ad esempio, la sorveglianza contro gli incendi. Le funzioni di sorveglianza erano limitate a periodi limitati nell’arco settimanale.

2-Le cifre destinate alla gestione erano uguali per tutte le aree: 90 milioni erano assegnati a parchi di poche decine di ettari (come Aguzzano) e a parchi di 6000 ettari (come Decima Malafede).

3- L’articolata di gara è stato redatto da elementi che, nel consiglio direttivo dell’ente, rappresentano alcune delle associazioni che hanno partecipato alla gara.

4-La gara si è svolta prima che venissero definiti i Piani di Assetto dei Parchi. Questo ha indotto l’Assessore Regionale all’Urbanistica, Salvatore Bonadonna, a chiederne la sospensione.

5-Nella commissione giudicatrice erano presenti due persone del comitato direttivo che doveva ratificarne le decisioni. Quindi due persone votavano sulle loro stesse decisioni (ma, paradossalmente, uno dei due, probabilmente temendo le conseguenze politico giudiziarie di quanto era stato fatto, ha votato contro le sue stesse decisioni).

6-Nel Comitato Direttivo che ha ratificato le assegnazioni alle associazioni c’erano rappresentanti e/o esponenti delle associazioni che si sono aggiudicate la gestione dei parchi.

7-I verbali della commissione sottoposti al comitato direttivo, non sono entrati nel merito della valutazione dei progetti limitandosi ad elencare senza motivazione i punteggi attribuiti ai singoli soggetti partecipanti. Per tale ragione il rappresentante di Italia Nostra, Mirella Belvisi, si è rifiutata di partecipare alla votazione.

L’aspetto straordinario di questa vicenda è l’assoluta pretesa di impunità e la sicumera con cui si è proceduto. Tant’è che alcune associazioni sapevano di aver vinto ancora prima dell’esame dei progetti. Naturalmente le decisioni hanno generato proteste violente, soprattutto nel caso del Parco di Aguzzano, dove l’Associazione Podere Rosa ha ‘battuto per un punto’ un’associazione che riuniva il comitato di quartiere di Rebibbia, e altri raggruppamenti locali. Il punteggio superiore è stato attribuito dal fatto che "era sostenuta da un’associazione ambientalista che dava garanzie nazionali", motivazione non solo arbitraria ma addirittura contraria allo spirito del bando che espressamente riteneva fattore positivo determinante il carattere localistico delle associazioni coinvolte. Non entreremo nel merito della nostra esclusione sino a quando non avremo preso visione della documentazione relativa, anche se riteniamo di aver elementi sufficienti tali da far intervenire l’autorità giudiziaria alla quale già ci siamo rivolti.

Al di là dei problemi giuridico amministrativi , che non sono certamente di vostra competenza, abbiamo ritenuto di portarvi a conoscenza di questa vicenda per le dovute considerazioni politiche del caso, conoscendo la rinnovata sensibilità del PRC alle problematiche socio-ambientali.

Riteniamo infatti che:

Una piccola lobby che vede riuniti alcuni personaggi dell’associazionismo ambientalista e della politica locale, sia stata lasciata indisturbata a gestire un patrimonio pubblico straordinario come quello rappresentato dai Parchi romani.

Tale lobby si stia, per così dire, autofinanziando per creare zone franche di clientela ove le regole che governano le prestazioni volontarie e il lavoro retribuito vengono costantemente violate.

L’alleanza complice tra tale lobby ed alcuni esponenti del potere politico, porti di fatto ad una rottura e ad un indebolimento del fronte di opposizione ambientalista e alternativo, sgombrando la strada a interessi speculativi in campo ambientale. Le indagini in corso sull’operato dell’Assessore Regionale all’Ambiente, a riguardo della gestione dei rifiuti, potrebbero essere il corollario di questa vicenda.

La sinistra alternativa, qualora non prendesse una posizione estremamente rigorosa a favore della trasparenza e dell’equità, perderebbe l’occasione di essere protagonista diecisiva nella battaglia per la difesa dell’ambiente e della qualità della vita. Una battaglia che, storicamente ed attualmente, non può essere condotta al di fuori dei principi della giustizia sociale e del primato dei diritti della persona, della libertà di espressione e dissenso, della legalità democratica, della lotta ai privilegi speculativi e alla politica di asservimento ad essi.

Qualsiasi allentamento della vigilanza in questo delicato settore potrebbe far nascere l’ipotesi di un’eccessiva disattenzione del PRC. Ricordiamo, a riguardo che il PRC esprime il presidente della Commissione Consiliare per l’Ambiente del Comune di Roma, l’Assessore Regionale all’Urbanistica e l’Assessore Regionale all’Agricoltura, tutte figure istituzionali di degno rilievo e con voce in capitolo sulla questione in oggetto. Esse possono autorevolmente indagare su quanto avvenuto e mostrare facilmente la loro estraneità e opposizione ai fatti in questione.

 

Ci auguriamo che in un momento così difficile per il Paese e la Città, queste nostre considerazioni possano essere da voi valutate come lo sforzo di una parte della opinione pubblica democratica e alternativa per rimuovere i pesanti ostacoli posti sulla strada del cambiamento, per la giustizia e il rispetto del diritto di dissentire e di lottare per i propri ideali.


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