Ci ritroviamo di fronte, come
quasi ogni autunno, ad una strage a cui dobbiamo cercare di
dare una spiegazione. Ne stanno venendo fuori di cose marce
sul Camping sommerso dal fango: come in ogni disastro che si
rispetti, si scopre che era stato annunciato, che dietro c’erano
storie giudiziarie, conflitti di idee e interessi,
responsabilità politiche e tutto il resto. Siamo in Italia,
dove l’unica cosa che accomuna i governi democristiani,
quelli del Polo e quelli del Centro sinistra (con tanto di
Verdi al loro interno), è la lentezza e trascuratezza con le
quali vengono affrontati i problemi della difesa dell’ambiente
e del territorio. Anche noi ambientalisti abbiamo la nostra
grave parte di responsabilità: strilliamo contro i piromani,
contro i cacciatori, contro gli speculatori e poi facciamo
finta di non vedere come le responsabilità politiche e
individuali di chi governa e al quale diamo i nostri voti, in
realtà lasciano totalmente indisturbati i violentatori della
natura. Il caso di Roma, dove, con Rutelli sindaco ex verde,
è andato distrutto il bosco di Castefusano proprio grazie
alla spaventosa trascuratezza in cui era tenuto dall’amministrazione
comunale, la dice lunga su tutto ciò.
E nonostante tutto c’è chi
ha il coraggio (Verdi in testa) di candidare a capo del
governo lo stesso Rutelli che non ha saputo difendere il verde
dei Romani. Le responsabilità dei politici, degli
speculatori, degli ambientalisti parolai e opportunisti
tuttavia, ben si innestano sul terreno della generale
irresponsabilità, ignoranza temeraria, disorganizzazione
della maggior parte dei cittadini italiani. Come è possibile
che, dopo tre giorni di piogge intense puntualmente segnalate
dalla protezione civile nazionale che aveva dichiarato lo
stato di allerta nella fascia ionica, nessuno abbia avvertito
gli sfortunati villeggianti e come mai, essi stessi, non si
siano resi conto del pericolo incombente? E’ normale che i
vigili del fuoco di una zona ad alto rischio idrogeologico
fossero giunti sul posto ma non avessero i mezzi per operare
efficacemente? Come si può sperare che un gruppo di ragazze
poco più che adolescenti, costituiscano il "gruppo di
protezione civile", perdipiù senza una sede, e in un
paesello abbandonato dallo stato? Tutto questo quando lo
stesso stato sperpera miliardi (ad esempio per il Giubileo),
in operazioni di immagine che, una volta spenti i riflettori
delle TV, riportano il nostro Paese al livello di quegli
staterelli del Terzo Mondo ove si muore in conseguenza dei
fenomeni della natura (ma almeno lì ci sono gli uragani e i
monsoni). Come vittime sacrificali i cittadini continuano a
morire, per ignoranza, diseducazione e credulona fiducia in un
potere politico che riempie il centro di Roma con migliaia di
pompieri adibiti soprattutto a salvare gatti, aprire le porte
a chi smarrisce le chiavi il sabato sera o chiudere i
rubinetti degli inquilini distratti, oltre che ad affollare i
corridoi e le stanze di ministeri e lascia nell’abbandono le
aree a rischio del resto del paese. Possiamo darci un’unica
amara consolazione: il numero di morti per calamità naturali
fa ridere di fronte a quello delle vittime della nostra
civiltà automobilistica celebrata ed esaltata dal Circo
miliardario e sanguinario della Formula Uno.