La Repubblica
Lunedì, 3 agosto 1998
Di Fabrizio Caccia

 

FRONTE DEL FUOCO, IN PRIMA LINEA

Sulla jeep dei volontari per contendere i boschi alle fiamme.

 

Un’altra giornata d’inferno nella cintura romana 150 interventi. In missione con i giovani dell’OIKOS.

Al fuoco, al fuoco. Incendi dappertutto. Ogni estate così, malgrado tanti bei discorsi sulla prevenzione e tanti miliardi buttati. Di chi è la colpa ? Il bollettino di ieri è drammatico: oltre 150 interventi a Roma e in provincia effettuati dai vigili del fuoco. Via delle Capannelle, Via di Torricola, Via del Fosso della Magliana chiusa al traffico per permettere l’intervento delle autobotti.

Focolai pericolosi sulla Via del Mare nei pressi di Acilia, crepito di sterpaglie accanto ai binari della Roma-Firenze nella zona dei Prati Fiscali. Eppoi: sbranata la boscaglia vicino a Sacrofano, divorata la macchia intorno a Palestrina, in cenere gli alberi di Montecompatri. Fiamme anche sulla collina del lago di Martignano. Paura tra i bagnanti. Auto danneggiate. Poi è arrivata la cavalleria dell’aria: un elicottero dei pompieri e un Canadair alla Protezione civile e il fuoco è stato domato. Attimi di terrore infine nei pressi di Civitella San Paolo, a pochi chilometri da Fiano Romano: l’incendio ha lambito i balconi di una palazzina, bruciando qualche vaso di fiori e annerendo davanzali e persiane. Un elicottero, due autobotti e 4 squadre hanno alla fine avuto ragione dell’inferno.

Non sarebbe poi così complicato evitare gli incendi. Ci sono delle ordinanze comunali che dicono chiaramente cosa fare: intimano ai contadini di non bruciare le stoppie, di ripulire costantemente il terreno intorno ai boschi, di estirpare l’erba secca in prossimità della ferrovia. Ordinanze che però vengono puntualmente disattese, perché nessuno le fa rispettare. Che fanno i vigili urbani? Dov’è il servizio giardini? Di chi sarà mai la competenza?

Ma attenzione, perché c’è un altro punto che sfugge. Un altro mistero. Chi è che appicca gli incendi? Il piromane, forse? Il maniaco che rimane poi davanti al fuoco in totale estasi? L’automobilista distratto, che butta via la cicca? O il vacanziere maleducato che lascia la brace accesa? Nella casistica ci sono senz’altro anche loro, ma sono una minoranza. No, i volontari dell’associazione di protezione ambientale Oikos individuano ben altre categorie. Queste: "C’è il contadino – dice Enzo Minissi, il presidente – Il contadino che è convinto, sbagliando, di purificare col fuoco il suo terreno, bruciando le erbe cattive. Leggenda: non è così, la terra s’impoverisce di sali minerali, ma il contadino continua a bruciare (aiutato da giovani extracomunitari assunti in nero) , anche perché se non bruciasse le stoppie, quelle gli s’impiglierebbero nelle fresa e lui sarebbe costretto ogni volta a scendere dal trattore per pulirla. Poi c’è il bracconiere che dà fuoco alla macchia per far uscire i cinghiali, i daini, le volpi. C’è il delinquentello con precedenti penali che appicca il fuoco per dare fastidio allo Stato, per ostilità alle istituzioni. C’è il pensionato che non sopporta la piccola discarica abusiva e butta la benzina per cancellarne le tracce. Quindi il pastore, che incendia la vegetazione per garantire l’erbetta fresca agli armenti appena ricrescerà". L’azione concorrente di tutti questi soggetti trasforma la flora del Lazio in una pira, anche se lo stesso Minissi e il professor Alfonso D’Ippolito, dell’Osservatorio Regionale sul Volontariato, hanno il sospetto che c’entri un altro fattore: l’interesse economico, lo scellerato progetto industriale di causare gli incendi apposta, al fine di dotare lo Stato di costosissimi macchinari per il monitoraggio a raggi infrarossi del territorio, il cosidetto telerilevamento. Un affare a nove zeri, che gli ambientalisti tentano da anni di osticolare. Per ora con successo. Meno credibile, invece, almeno per quanto riguarda il Lazio, il teorema secondo cui a provocare gli incendi sono quelli pagati per attuare il rimboscamento (il fenomeno è in voga al Sud) .

"Al posto del telerilevamento che costa miliardi, decisamente più economico sarebbe utilizzare bene i volontari – fa osservare Minissi – che sono volontari proprio per questo: non percependo altro che rimborsi spese, non sono così motivati ad appiccare il fuoco, voi che dite?". L’Oikos percepisce 8 milioni di lire per tre mesi di lavoro l’estate. Vi lavorano 22 volontari che hanno una Uaz russa proprio come quella che si è accappottata sabato sulla Flaminia con tre ragazzi a bordo. Sono 8 le associazioni di volontari a cui si rivolge il Comune di Roma per l’opera di prevenzione incendi. Le associazioni sono distribuite in modo da controllare tutto il territorio cittadino, l’Oikos ne sorveglia più o meno mille ettari nella zona di Spinaceto, Vallerano, Castel di Decima (XII circoscrizione) . Per l’esiguità dei rimborsi lavorano tutti i giorni dalle 14 alle 18, appena 4 ore. Lavoravano molto di più in passato, poi sono arrivati i Canadair.."Già i Canadair – sospira indignato Minissi – Io l’ho già fatto questo ragionamento all’assessore regionale all’Ambiente, il "verde" Hermanin. Gli ho detto: un Canadair, in condizioni ottimali, fa un lancio ogni 15 minuti e con quel lancio spegne provvisoriamente un fronte di fuoco di 15 metri. Un Canadair costa 20 milioni l’ora senza contare i 50-100 miliardi sborsati dallo Stato per acquistarli. Con 25- 30 milioni, invece, io ci comprerei un modulo antincendio decente, non le nostre Uaz mezze scassate e in 15 minuti con il modulo riuscirei a spegnere definitivamente 100 metri di fuoco. Non so se rendo l’idea…"

Intanto la macchia purtroppo regredisce: il mirto, il corbezzolo, il lauro, il sughero, il ginepro, mangiati dal fuoco a poco a poco spariscono, sostituiti dalla ginestra e via regredendo dalla steppa e dalla prateria . Intanto le Province continuano a elargire ai Comuni finanziamenti a pioggia (già, con questo caldo …) , distribuendo male le risorse, lasciandi sguarnite ampie fette di territorio. C’è confusione, questo è indubbio. "La Regione ha affidato un miliardo ai vigili del fuoco per creare una centrale operativa unificata per coordinare il lavoro di pompieri, volontari e forestale – incalza Minissi – ma i volontari secondo la legge devono collaborare con il Comune e il servizio giardini. Il secondo livello, poi, sempre secondo la legge, è rappresentato dal Corpo forestale che però a Roma dispone di una sola autobotte; se poi l’incendio è troppo grosso, ecco allora che si chiamano gli elicotteri e i canadair del Comando Aereo. I vigili del fuoco, invece, hanno l’obbligo di intervenire solo quando l’incendio minaccia le case. Insomma, non si sa più a chi rispondere, da chi prendere le direttive, da quando è stato abolito il ministero Agricoltura e Foreste anche la Forestale ha le mani legate. Non ci sono mezzi sufficienti oppure se ne sprecano a volontà. Il sovrapporsi di competenze paralizza gli ingranaggi, mentre il fuoco avanza" .

Così accade che gli architetti Maurizio Scala e Francesca Riccio, marito e moglie, devono spegnersi loro l’incendio sotto casa a Castel di Decima, ieri pomeriggio. Dopo le 14 arrivano anche i volontari dell’Oikos con la loro Uaz da 500 litri. L’incendio è domato. Ma fino a quando?


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