La Repubblica
Martedì, 4 agosto 1998
Di Daniele Diena

 

Il presidente dei volontari punta il dito contro il doppio business del rimboschimento e dello spegnimento

Incendi raddoppiati in un anno
allarme e paura in nove regione

 

Roma - Alimentate dal vento caldo degli incendi che, giorno dopo giorno, continuano a divorare ettari ed ettari della nostra "bell'Italia" adesso infuriano violente anche le polemiche.

Mentre il bollettino dal fronte del fuoco si fa sempre più drammatico, facendo registrare ieri ventidue incendi in ben nove regioni, funestati pure dalla morte di un contadino soffocato dal fumo delle stoppie del suo campo, nel Foggiano, piovono accuse sulla politica ambientale e sul sistema di prevenzione incendi.

I Verdi della Campania, denunciando la "totale assenza di prevenzione" nella regione rimasta duramente colpita, hanno chiesto le dimissioni dell'assessore all'Agricoltura e chiederanno risarcimenti alla Regione per i danni subiti dal territorio.

Al centro delle polemiche il fatto che sarebbero pochi i casi di autocombustione o dovuti alla distrazione: l'inferno di fuoco che ogni anno devasta il patrimonio verde del Belpaese troverebbe una risposta nell'immenso "affare" rappresentato dal rimboschimento, ma anche nei forti interessi legati allo spegnimento degli incendi attivati. «Stiamo pagando un prezzo altissimo da due anni duranti i quali nessuno ha organizzato una prevenzione decente», tuona Enzo Minissi, presidente dell'Oikos, l'associazione di volontariato attivissima contro gli incendi boschivi. Secondo Minissi «la storia della cicca è una vecchia barzelletta: oggi sappiamo che tutti gli incendi sono intenzionali e le cause vanno dal semplice vandalismo allo scopo criminali degli appalti per le assunzione degli stagionali e per lo spegnimento». Proprio ieri, in Sicilia, sono stati fermati quattro piromani. Per diminuire i roghi, secondo Minissi, le cose da fare sono queste: rinforzare i controlli utilizzando l'esercito, rispettare le leggi che prevedono una fascia sterrata di 5 metri intorno a ogni bosco, spendere per l'antincendio i miliardi di stanziati da tanti progetti e mai impiegati, decidere chi fra pompieri e guardia forestale è addetto allo spegnimento e smetterla con "l'ambientalismo del Canadair". «Come si vede un focherello - sottolinea polemicamente Minissi - non si prende l'autopompa, ma si chiama subito l'aereo e nell'attesa che arrivi il danno maggiore è fatto».

Punta sui militari anche una proposta dei Popolari: «I fatti di questi giorni dimostrano come la maggior parte degli incendi estivi sia di natura dolosa - dice il responsabile Ambiente del Partito Popolare, Giuseppe Bruno, - per cui occorre rafforzare la Forestale prevedendo il servizio militare di leva nel corpo, come avviene per la polizia e per i vigili del fuoco. Infine pene più severe ai piromani».

In luglio sono andati in fiamme circa 20.000 ettari di territorio italiano in più rispetto al luglio scorso: 51.853 ettari contro i 32.461 del '97 (circa 40 % in più). Le regioni a maggiore incidenza incendi: Sicilia con 15.504 ettari incendiati, Calabria (15.394) e Sardegna (14.292).

Ed ecco il punto. Non è ancora domato l'incendio che, da otto giorni, sta bruciando i boschi di Tiglieto, nell'entroterra genovese. In toscana continuano a bruciare boschi in provincia di Pisa e a Regello. Centocinquanta interventi dei vigili del fuoco a Roma e paura a Campagnano, dove le fiamme hanno lambito un residence. Emergenza anche nel Parco Nazionale dell'Abruzzo e nella riserva naturale dello Zingaro, presso Trapani. Continua l'allarme anche in Umbria, nel Ternano. Ieri il «fuoco è divampato in Basilicata. Emergenza pure in provincia di Caserta, dove ieri sono scoppiati 35 incendi. Seria la situazione del napoletano: tra domenica e ieri il fuoco ha distrutto più di dieci ettari di bosco. In fiamme anche le province di Catanzaro, Cosenza e Isernia.


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