Il Giornale
Lunedì 20 luglio
Pag. 29
Di Giusy Federici

 

"Pochi soldi per la prevenzione"

I volontari: Il Comune dà solo 21 milione per lottare contro il fuoco

 

Qual è il colmo per una giunta comunale rosso-verde che dell'Ambiente e della sua prevenzione ha fatto un cavallo di battaglia? Probabilmente investire miliardi per colate di cemento e stanziare trenta lire al giorno per ogni componente delle associazioni ambientali che si occupano di prevenzione degli incendi da luglio a settembre. Il Comune ha stanziato 21 milioni in tutto per queste organizzazioni, otto, considerando sia gli ettari boschivi controllati sia il numero dei volontari. "E' una presa in giro che si potevano risparmiare", dice Vincenzo Minissi, presidente di Oikos, associazione che opera nella zone dell'Agro romano come Castel di Decima e Spinaceto e alla quale sono toccati 8 milioni. "Per legge e proibito pagare i volontari, tanto più che gli stessi volontari non si aspettano di essere pagati. Ma il rimborso spese dovrebbe esserci, visto che è previsto. Non solo perché ogni due o tre anni bisogna comprare almeno un fuoristrada nuovo, le motopompe e tutto quello serve per la prevenzione e il primo intervento, ma anche la benzina per le macchine".

"Noi abbiamo sottoscritto questa convenzione con il Comune perché riteniamo che ci debba essere un rapporto tra il volontario e l'istituzione - aggiunge Alfonso D'Ippolito, responsabile di Oikos - nel pieno spirito ambientalista, decisi a sostenere le politiche comunali a coso zero. Vediamo però che si tratta di una scelta perdente, perché è insufficiente per un serio controllo sul territorio. Altre convenzione sono più gratificanti: l'Auser, per esempio, a suo tempo ha avuto 150 milioni per la vigilanza nei musei". "Poi spendono centinaia di milioni per usare, allo stesso scopo, il personale addetto alle manutenzione dei giardini. Per questo ho fatto degli esposti alla magistratura".

Per legge, solo i volontari possono fare prevenzione, intesa come prevenzione e spegnimento dei fuochi. La Forestale interviene solo se questi assumono grosse proporzioni. Dicono che questa potrebbe essere l'estate più calda del secolo: ma anche se così non fosse, basta che piovo poco e che per un mese di seguito si abbia una temperatura di 28 o 30 gradi, per far aumentare il pericolo di incendi. Come già si è dimostrato nei giorni scorsi. Un ordinanza del sindaco, peraltro, impone che dal 10 luglio siano interrate le stoppie residue della mietitura, con i vigili chiamati a controllare. Così come dovevano essere pulite le scarpate che costeggiano le strade e le fasce perimetrali dei boschi.

"In realtà non importa niente a nessuno dell'antincendio boschivo", prosegue Minissi, "con questa giunta si fanno solo chiacchiere. Comuni con una densità di popolazione media come Fiumicio spendono molto più di Roma. Inoltre siamo al paradosso: togliere le erbe secche costa pochissimo, 100mila lire per una fascia tagliafuoco di 4 metri. Ho chiesto al Comune che almeno facesse togliere l'erba, ma non lo fa con la scusa della mancanza di personale. Inoltre la nostra convenzione con il Comune va dalle 14 alle 18, quando si sa che la maggior parte degli incendi scoppiano dalle 12 alle 15. Comunque, noi il lavoro di controllo e pattugliamento delle zone a rischio continuiamo a farlo. Abbiamo chiesto al Comune di allertare la prefetture e mobilitare l'esercito. Quando ci sono persone che controllano i piromani non colpiscono".


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