Il Giornale
Roma Cronaca
Domenica, 13 settembre
Di Carlo Marzano

 

 

Sotto accusa la gestione dei fondi regionali, che per l'anno in corso ammontano a quattro miliardi

Incendi, la parola ai giudici

Denuncia dell'Oikos alla Corte dei conti sugli sprechi nel Lazio

 

L'associazione ambientalista Oikos con un esposto-denuncia domanderà alla Corte dei conti di indagare su come sono stati spesi i fondi per l'antincendio e di accertare la dinamica di tutte le operazione aeree del '97 e del '98, le condizioni dei terreni bruciati, il rispetto o no delle norme di prevenzione da parte dei proprietari dei fondi colpiti, il ruolo svolto dalle squadre a terre e le responsabilità per i danni subiti dal patrimonio naturale e forestale.

Nel 1996 la spesa preventivata nel bilancio regionale per l'emergenza incendi è stata di 3 miliardi. Nel 1997 la cifra è saltata a 3 miliardi e 740 milioni e per quest'anno la somma in bilancio è stata di 4 miliardi. Nel 1997 inoltre sono stati spesi nel Lazio 10 miliardi per 224 interventi aerei. Canadair ed elicotteri si sono alzati in volo per 1200 ore a una media di 44,6 milione per intervento e 8,3 milioni l'ora. Nel 1998 la Protezione civile ha dovuto organizzare, finora, 275 missioni aeree. Nel '97, secondo l'esposto indirizzato alla Corte dei conti, gli episodi di incendio sono aumentati fino a portare il territorio regionale sull'orlo della catastrofe ecologica. Con 739 incendi, il 66,7 % in più rispetto all'anno precedente, sono distrutti 7414 ettari di territorio (il 42,2 % in più rispetto al '96)

Questi dati contrastano con quanto ha recentemente dichiarato l'assessore Giovanni Hermanin, secondo cui il Lazio è un isola felice dove gli incendi sono stati il 40 % in meno rispetto all'anno scorso. Ma le cifre ufficiali sugli ettari di verde andati a fuoco sono un'incognita. "La registrazione scrupolosa degli eventi di incendio boschivo - dichiara il segretario dell'Oikos Alfonso D'Ippolito - e il censimento meticoloso delle aree percorse dal fuoco, così come previsto per legge, sono adempimenti decisivi per l'applicazione dei vincoli di inedificabilità e di destinazione dei divieti di pascolo e di caccia anch'essi sanciti per legge". "Quando interviene la Forestale compiendo i rilievi catastali - continua - può scattare la protezione per l'area. Ma i vigili del fuoco, per esempio, non hanno questa competenza e dopo il loro intervento non vengono fatti i rilievi". "Così - conclude - vaste aree di terreno non risultano ufficialmente andate a fuoco. Ma la conseguenza peggiore è che non scattano i vincoli e non vengono fatti quei lavori necessari di ripulitura per evitare pericoli nella stagione successiva".

 

Il Presidente Minissi

"Manca il censimento dei terreni bruciati"

Secondo Enzo Minissi, presidente dell'Oikos, non si riesce a sapere con certezza neanche il numero esatto di ettari distrutti quest'anno dal fuoco.

Quant'è vasta la superficie di verde andati a fuoco?

"Ecco, questo penso che sia il problema più serio. C'è una legge che impone il censimento dei terreni colpiti, l'obbligo dei necessari interventi di manutenzione e una serie di limitazioni che comprendono anche il divieto di trasformazione in zone agricole o edilizie. Purtroppo solo la Forestale è in grado di fare questi rilievi e non credo che riesca a censire tutte le aree. Dove intervengono pompieri o volontari non c'è personale in grado di fare i rilievi".

Come si fa ad accertare i danni?

"Appena il tempo migliora faremo una serie di ricognizioni aeree. Poi chiederemo alla magistratura di verificare se siano stati fatti i dovuti rapporti. Chi ha fornito dati errati ne risponderà in sede penale".

Cosa non ha funzionato a Roma e nel Lazio?

"La legge nazionale sugli incendi boschivi prevede tre livelli di intervento. Il primo riguarda la prevenzione, la sorveglianza e il primo intervento sui focolai. Il secondo prevede l'invio di autobotti e personale dei pompieri e della Forestale se l'incendio non è contenibile. Il terzo viene lasciato, in presenza di gravi calamità, ai mezzi aerei del Coau. In pratica pochissimi Comuni hanno fatto convenzioni con i volontari che a Roma, per esempio, possono effettuare solo i primi interventi e sono autorizzati a operare per quattro ore al giorno. Ma la sala operativa dei pompieri li chiama in continuazione, spingendoli a fare un lavoro che non è di loro pertinenza. Alla fine c'è sempre una gran confusione per cui, magari, ci si ritrova su un incendio con due gruppo mentre su un altro non ci va nessuno".

Quale strategia per il futuro?

"Bisogna puntare sulla prevenzione, rimuovere la vegetazione secco entro giugno usando, magari, greggi di capre come fanno in Francia. E affidando la sorveglianza ai volontari, i costi sarebbero inferiori di mille volti e i risultati garantiti. Infine si devono spostare i fondi per la prevenzione dalle Regioni ai Comuni."


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