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Nei giorni scorsi
abbiamo letto dichiarazioni (non si sa rivolte a chi)
dei responsabili del WWF Lazio contro il progetto di
edificazione nell’area di Decima Malafede. Era un
bel po’ che il WWF (che gestisce la sorveglianza e
la ‘valorizzazione’ del parco di Decima Malafede)
non faceva sentire la sua voce sul degrado dell’area:
sugli incendi boschivi, sul
bracconaggio,
sull’abusivismo, e sulle
discariche.
Da quando prendono 90 milioni l’anno per ‘sorvegliare’
l’area, non abbiamo sentito molte proteste da parte
loro. D’altra parte li avevamo pure invitati a
rendere pubblico il progetto di gestione che aveva
loro garantito l’aggiudicazione del contributo,
visto che
l’Ente
Romanatura si rifiuta di mostrare le carte (e per
questo č stato da noi denunciato). Naturalmente
nessuna risposta. E che dire del fatto che hanno
situato il loro centro visite nei fabbricati intorno
al Casale di Perna, dove abbiamo rilevato e denunciato
evidenti manomissioni di strutture agricole e
realizzazione di costruzioni? Forse non le hanno
viste, non le vedono e continueranno a non vederle?
Protestare contro i
nuovi insediamenti edilizi č sacrosanto, anche se, a
quanto risulta, il cosiddetto ‘piano delle certezze’
redatto dal Comune di Roma, li prevedeva da tempo,
senza che una seria opposizione da parte degli ‘ambientalisti’
in consiglio comunale li avesse cancellati (a
proposito, ci risulta che diverse coop bianche e rosse
abbiano avviato progetti di lottizzazione, con scavi e
tutto, proprio nell’area di fronte al Casale della
Perna).
Ma essere
ambientalisti significa denunciare tutto. Anche se
questo significa mettere a rischio i propri
tornaconti.
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