Ancora una volta, nell’estate 2001,
abbiamo assistito alle devastazioni arrecate dagli incendi al
patrimonio boschivo della nazione senza che la nuova legge
approvata alla fine della precedente legislatura abbia portato
ad una riduzione del fenomeno.
Ciò conduce a ritenere che non sia
possibile fermare la mano degli incendiari unicamente
attraverso azioni di polizia, date le caratteristiche
peculiari del reato di incendio boschivo, in particolare per
quanto riguarda l’estrema difficoltà di individuazione dei
colpevoli.
E’ altrettanto evidente che l’impegno
di uomini e tecnologie per gli interventi di spegnimento, si
è rivelato totalmente fallimentare. In alcuni casi esistono
dati statistici che evidenziano una proporzionalità diretta
tra incremento della spesa pubblica e aumento della frequenza
degli incendi.
In realtà l’unico fattore costante,
negli ultimi vent’anni, è riscontrabile in una progressiva
marginalizzazione economica, sociale e scientifico-culturale
dei boschi italiani.
Sempre più ridotta la loro funzione di
fornitori di energia rinnovabile, trascurata la loro funzione
nell’equilibrio idrogeologico, sconvolta l’identità
sociologica delle popolazioni ad essi legate, i boschi hanno
assunto sempre di più il ruolo di ‘elemento decorativo’
in un paesaggio agro-silvo-pastorale selvaggiamente
intersecato dagli insediamenti umani e dalle loro
infrastrutture.
Conseguentemente è stato, di fatto,
abbandonato ogni intervento colturale che ne sostenesse la
conservazione e lo sviluppo lasciando il posto a politiche
ambientaliste di facciata tendenti ad un conservazionismo
immobilista inadatto e dannoso per la maggior parte delle
tipologie forestali italiane.
Proprietari e gestori dei boschi sono stati
abbandonati ad un antiquato e burocratico sistema di controllo
che ha ostacolato seriamente persino l’accesso alle risorse
internazionali in tema di gestione forestale sostenibile.
Parallelamente, per cercare di contenere
gli effetti devastanti del progressivo aumento degli incendi,
abbiamo assistito allo sviluppo di un’economia incontrollata
basata su forme atipiche di prestazione lavorativa e vendita
di tecnologie non sufficientemente sperimentate, e tutto ciò
ha evidentemente favorito lo stabilirsi di situazioni che
traggono profitto dal fenomeno degli incendi boschivi.
L’organismo principale che poteva
contrastare tali aberrazioni, il Corpo Forestale dello Stato,
è stato emarginato ed impoverito, sino al tentativo di
ridurlo al ruolo di polizia locale cancellandone la storia, la
professionalità e l’acclarato valore tecnico-scientifico
dei suoi quadri.
Nella condizione attuale, appare
irrilevante qualsiasi intervento tecnico legislativo che non
rovesci completamente le succitate condizioni , mentre è
necessario iniziare un lungo lavoro che riconduca le
problematiche forestali in un’ottica globale di riequilibrio
dell’ecosistema inserito all’interno di un moderno quadro
di sviluppo economico .
I firmatari del presente appello si
rivolgono, pertanto, alle SV affinchè nelle future azioni di
governo: