I Volontari 2010  in Kenya
(Orphanage project)


 


 

Arianna Garlappi

Anointed Academy, Nairobi

Il primo settembre 2010 inizia la mia avventura, un' esperienza unica, forte, dura ma anche bella e sorprendente. Atterrata all'aeroporto di Nairobi, cerco Daniel, il mio referente, ma ad accogliermi trovo due volontari italiani, Linda e Alessandro, che non smetterò mai di ringraziare: è la prima volta che parto come volontaria e il fatto di aver vissuto con loro i primi tre giorni è stato di grande aiuto. Linda e Alessandro mi hanno aiutata a muovere i primi passi in questo nuovo mondo, a conoscerlo e soprattutto a viverlo insieme a persone uniche: la nostra famiglia africana.  

L'impatto è molto forte: la povertà è sotto gli occhi, la si vede, la si vive, la si tocca con mano. 
Ammetto che le mie aspettative erano diverse: trattandosi della capitale del Kenya, non mi aspettavo di dover fare i conti con mancanza di acqua corrente ed elettricità; non mi aspettavo di dover essere scortata da qualcuno della famiglia, sempre e comunque, anche per andare al supermercato sotto casa.
Ero l'unica mzungu (bianca) nel raggio di chilometri e chilometri; non mi aspettavo di lavorare così tanto: uscivo alle 7 di mattina e rientravo per le 6.30-7 di sera e per le 9e30 (massimo!) a letto. Non ho avuto il tempo di andare per mercatini, fare safari o vedere il Kenya, ma ho avuto il tempo di ricevere la cosa più bella al mondo: il sorriso e l'affetto dei bimbi e dei ragazzi di Anointed Academy.

Prima di partire ero molto preoccupata: temevo di avere poco tempo per instaurare un bel rapporto con i bambini, temevo di essere troppo sensibile e magari scoppiare a piangere vedendoli vestiti di stracci, temevo di non avere le capacità per sostenere e reagire ad una tale situazione.

Ogni preoccupazione è scomparsa il primo giorno di scuola: i bambini mi hanno accolta a braccia aperte, ero la loro mzungu, mi seguivano ovunque, mi toccavano mani, braccia, capelli e il resto del corpo, c'è stato anche chi mi ha chiesto di bere acqua perché pensava che la mia gola fosse trasparente e si potesse vedere l'acqua mentre scendeva!!!
Questi ragazzi hanno una gioia di vivere negli occhi e nel cuore che è straordinaria. Judy e Freizure mi chiamavano mamma, Kelly e Calulu litigavano per prendermi per mano, Eric tornava a scuola dopo il termine delle lezioni per accarezzarmi la mano.

Quando entravo in classe due bambini mi cantavano “Welcome our teacher happy to see you”, quando entravo nella b-class (baby class, bimbi di 3-4 anni) mi portavano la sedia e aspettavano che facessi loro qualche disegno (correggevo loro i compiti e trattandosi di bimbi piccoli, invece che mettere una crocetta o un segno di vista sul foglio, disegnavo loro il sole, l'albero, la luna, la stella con grandi sorrisi). Potrei continuare all'infinito!

Insomma, niente lacrime, ma tanto affetto, momenti di gioco, sorrisi e impegno.     

La mia esperienza è durata tre settimane. Dopo aver condiviso i primi giorni con Linda e Alessandro, sono rimasta “sola”: non c'erano altri volontari, neanche di altre nazionalità.
Non uscivo, non ho mai preso un chai (un the) in un “bar”, vivevo in una casa di 25-30 mq con la famiglia di Daniel (in totale eravamo dalle 8 persone in su).
La famiglia è molto ospitale, vi accoglie a braccia aperte e far di tutto per farvi sentire a vostro agio.

Ciononostante, è stata  abbastanza dura e, sinceramente, credo che come prima esperienza sia stata un po' troppo dura. Ciò che mi ha permesso di portare a termine queste tre settimane, di viverle a pieno e dare il massimo, oltre all'affetto dei bambini, è stato il credere seriamente in quanto stavo facendo. Se dovessi dare un consiglio a chi si trova alla prima esperienza, direi di trovarsi un compagno di viaggio; ovvio, poi dipende dal carattere di ognuno di noi: il fatto di essere rimasta là da sola, da un lato, ha reso più difficile alcuni momenti, dall'altro, mi ha spinto a tirare fuori una capacità di adattamento e una forza che non pensavo di avere.

I ragazzi di Anointed Academy vi aspettano a braccia aperte, non vedono l'ora di avere altri mzungu con i quali giocare e confrontarsi, altri mzungu da toccare, abbracciare, sommergere di domande, inseguire. Prima di partire, le domande ricorrenti che mi ponevano bambini e ragazzi erano: “Quando tornerai?”,  “Non puoi rimanere qui?”, “Adesso arriveranno altri volontari?”.

Ho promesso loro che tornata in Italia avrei fatto presente all' OIKOS che ad Anointed Academy c'è bisogno di tutti !!!
 

 


 


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