I Volontari 2009 in Benin
Karin Chiaradon
Ho passato 20 giorni bellissimi alla Maison de la Joie a Ouidah.
Prima di partire avevo qualche timore, perché in fondo era la mia prima volta in Africa nera e nonostante lo avessi sognato da molto non sapevo esattamente a cosa andavo incontro. Salendo sull'aereo mi chiedevo se ce l'avrei fatta e se ci fosse stato effettivamente qualcuno a prendermi all'aeroporto. Mille pensieri mi angosciavano, ma una volta scesa dall'aereo a Cotonou tutta l'ansia che avevo avuto sin dalla partenza era magicamente scomparsa. All'aeroporto ho trovato – con un pò di fatica a dir la verità perché erano fuori a chiacchierare :) - Justine e suo marito, che si occupano della gestione della Maison e che erano venuti a prendermi.
Dopo essere “sopravvissuta” agli ingorghi, allo smog, al caldo soffocante di Cotonou sono arrivata finalmente a Ouidah, una cittadina deliziosa e molto più calma. L'accoglienza dei bambini e delle donne della casa mi ha lasciato senza fiato, sono tutte persone magnifiche.I giorni seguenti li ho passati con i bambini, aiutandoli a fare i compiti, a leggere ma soprattutto a giocare E' difficile arrivare in un posto nuovo e riuscire a capire in che modo si può essere davvero utili..
Avevo molto tempo libero, che passavo giocando con Marie (la piccolina della casa che ancora non andava a scuola e che è diventata il mio angioletto) o passeggiando per la città. Ho avuto la possibilità di visitare anche alcuni luoghi molto interessanti, accompagnata da Nicaise che mi ha fatto da guida. Sono stata a Grand Popo, a Porto Novo, a Ganvié e in Togo, a Porto Seguro e a Lomé.
É stata senz'altro l'esperienza più bella della mia vita e mi ha lasciato molto : soprattutto il sorriso dei bambini,che nonostante non abbiano molto sono sicuramente più felici dei nostri.
Credo che come prima esperienza possa andar bene per tutti perché il Benin è un paese molto tranquillo, la gente gentile, accogliente e disponibile, il cibo squisito, dove si può girare liberamente e tutto sommato non ci sono difficoltà da superare, caldo a parte.
Insomma un'esperienza che rifarei,magari per un periodo più lungo!!!
Antonio Bocale
Se c'è uno sbaglio in cui non bisogna ripetersi è senza dubbio quello di credere che, stando un paese, si visiti un continente. L'Africa non è così, per passioni letterarie e fame di notizie in questi anni mi sono informato, sorprendendomi senza dubbio, come questo continente che molta gente generalizza e unifica sotto gli stessi stereotipi, sia invece ricco di sfaccettature e di incredibili rovesci della medaglia. Volevo ritornare in Africa dopo tre anni, Ma questa volta, per quanto sia stato bene in Tanzania e conservi non solo ricordi ma anche contatti con la gente conosciuta, cercavo una nazione diversa. volevo vedere nuovi posti e mischiarmi in un'altra cultura.
Ho scelto quindi il Benin, uno di quei paesi così sconosciuti che proprio nessuno conosce, altro oceano, altra lingua, un'altra mentalità. Ma sempre lo stesso fascino che hanno le popolazioni di questa terra dove il termine fratellanza è ancora radicato e vero. Quando sono arrivato all'aeroporto di Cotonou mi sono sorpreso di quanto tutto mi sia sembrato nuovo per la prima volta, ancora quelle emozioni e quella sana paura di affrontare tre settimane sapendo che ogni cosa, ogni scelta fatta, avrebbe lasciato un segno indelebile sotto la pelle. All'arrivo mi aspettava, con una calma e un sorriso così lontani dalla mia memoria, Basil che mi ha ospitato a casa sua dove la sua famiglia, nonostante il mio imbarazzo, mi aspettava in piedi nonostante l'ora tardissima della notte. E' stata un accoglienza veramente calorosa, anche troppo per una persona come me. Il giorno successivo mi è stato chiesto di raggiungere gli altri volontari o di rimanere li a seguire altri progetti. Non ci ho pensato un attimo sopra: era un'occasione da non perdere per scoprire una cultura senza nessuna influenza esterna.
Era ciò che volevo, tre settimane e tutto il mio Tempo per abituarsi, giorno dopo giorno, alla cultura del Benin e della sua gente, da solo a ridiventare responsabile dei miei passi. I primi giorni non sono stati facili, la stanchezza di ragionare in un altra lingua, il continuo ripartire nelle comuni situazioni si facevano sentire a fine serata, ma, trovato il mio ritmo, ho trovato il mio equilibrio. La mattina stavo tra i banchi di scuola del Quartier Latin di Kokokodji sotto gli occhi curiosi di bambini che mi davano, con mio forte imbarazzo, del "lei". Seguivo con loro le lezioni di francese per due ore e per le restanti due aiutavo i docenti di inglese nelle lezioni, parlando, leggendo e anche cantando. Gli insegnanti avevano la mia età e una mentalità giovanile. Vedevano i ragazzi come persone da cui tirare fuori il meglio e questa è la lezione che ho capito da loro. Il resto della giornata mi dividevo tra le fatiche del cantiere e le gioie dei bambini, si improvvisavano giochi e mi divertivo quanto loro. La famiglia che mi ospitava è stata squisita, tutti sono stati pazienti e mi hanno lasciato il Tempo e lo spazio per gustarmi pienamente questa esperienza in solitaria. A volte capitava di pensare a come sarebbe andata se avessi accettato di raggiungere gli altri volontari, ma era solo un pensiero : essere l'unico straniero nel villaggio mi ha drasticamente portato ad allontanarmi da me e a cambiare completamente mentalità.
I bambini sono stati stupendi e non ci sono parole per descrivere quanta gioia mi dava stare con loro, ridere con loro e, come dice Saint-Exupery, a ricordarmi del bambino che sono stato. Ma è difficile spiegare tutto in poche righe. Ci sono state due famiglie che mi hanno ospitato, decine di persone a cui mi sono presentato e con cui ho parlato, posti tristemente dolorosi come la spiaggia del non ritorno di Ouidah che ho visitato, tante esperienza che proprio non si riesco a catalogare così freddamente. Sono state tre settimane così intense e cariche di momenti unici che restano lì, nella mia testa e negli occhi per sempre .