I Volontari in Grecia
Matilde Magri
Volevo comunicarvi come si sono svolti i miei 2 campi di lavoro a Nea Makri in Grecia. I problemi maggiori si sono verificati durante il primo campo che non si è svolto e io mi sono trovata spiazzata non sapendo come comportarmi in una simile situazione. Quattro giorni prima della mia partenza il responsabile dell'associazione greca mi ha telefonato per comunicarmi vari problemi, dicendomi anche che mi sarei dovuta pagare l'ostello ad Atene per alcuni giorni prima di andare,insieme al camp leader Alex, a Nea Makri. L'ostello dove mi aveva indirizzato era, però, pieno per questo ho deciso di non voler trascorrere da sola ad Atene i restanti giorni ma di andare direttamente a Nea Makri.
Con l'aiuto di Alex ho trovato il campeggio che mi sono pagata autonomamente così come il cibo e i mezzi di trasporto, Anche il secondo campo non è andato benissimo. L'organizzazione posso dire che è stata completamente inesistente. Il campo sarebbe dovuto iniziare l'11 luglio, ma anche se tutti i volontari (4) c'erano già, i giorni effettivi di lavoro non sono stati più di 4 o 5. Io avevo deciso di fare un campo di lavoro per lavorare e per divertirmi ma non si può dire che le aspettative siano state uguali alla realtà.
Nonostante le considerazioni appena fatte, ci tengo a dire che questa esperienza in Grecia mi è stata utile dal punto di vista formativo e umano.
Tatiana Marzi
L'ALLOGGIO
Sinceramente, forse perché inesperta, mi aspettavo una sistemazione migliore. Le docce erano solo due per sedici persone, esterne e gelide. Il bagno interno era solo uno e minuscolo, abbiamo dormito per terra i primi giorni e fortunatamente su dei materassi in seguito, la prima notte anche in compagnia di un topo (capisco che in campagna può succedere ma è stato un inizio traumatico).
Il villaggio era isolato e le spiagge lontane e spesso non raggiungibili se non in taxi o in autostop, e le autorità locali non ci hanno molto supportato nel renderci più semplice l'organizzazione del tempo libero.
In compenso la comunità di Lazarata ci ha accolto calorosamente e comunque ci siamo subito adattati ai disagi.I VOLONTARI
Gli altri volontari sono stati la cosa più bella del campo ed hanno reso questa esperienza bella ed indimenticabile nonostante i problemi previsti ed imprevisti. Le persone venivano da tutta Europa.
Gli scambi culturali sono stati molto interessanti e nonostante gli altri fossero molto più giovani di me mi sono comunque trovata a mio agio e in sintonia. E questo ci ha aiutato a superare le difficoltà che si sono presentate.IL LAVORO
Il lavoro era molto duro, ma credo che più o meno tutti ce lo aspettassimo : gli attrezzi erano a volte inadeguati allo scopo rendendolo a volte ancora più difficile. Abbiamo comunque completato vari sentieri e le autorità locali sembravano soddisfatte del nostro lavoro. Purtroppo una generale disorganizzazione ha caratterizzato molti aspetti del campo a partire appunto dal lavoro (a volte non si sapeva cosa fare, si facevano cose sentite come inutili, e si veniva cambiati di mansione ogni cinque minuti) per passare per la spesa (fatta sempre in piccole quantità giornaliere cosicché spesso rimanevamo senza qualche genere essenziale visto che in sedici i consumi sono vertiginosi) e per arrivare al tempo libero (praticamente autogestito per il 90 %) .
I CAMP-LEADER
Arriviamo qui al punto dolente. La prima settimana di campo è passata più o meno serenamente, mentre durante la seconda si sono verificate delle incomprensioni che hanno minato un po' tutta l'atmosfera del campo... Sicuramente noi volontari avremo le nostre colpe e i camp-leader le proprie giustificazioni, ma io mi sento di dire che sono questi ultimi a dover cercare di far andare il campo nel miglior modo possibile e a saper gestire le persone. Soprattutto Harris, durante la seconda settimana ha avuto delle uscite molto infelici come quello di ordinarci di tornare a lavorare altri cinque minuti quando alle due di pomeriggio ci siamo fermati stanchi, o farci problemi a restituire soldi anticipati per la comunità per l'acquisto di cibo preventivamente autorizzato.
Io personalmente ho ricevuto delle critiche che ritengo ingiuste e non pertinenti. Ad esempio dopo essermi lamentata dell'eccesso di battute sugli italiani che non lavorano mi sono sentita dire che io non lavoravo e non ero puntuale, quando ero tra le persone più puntuali del campo e cercavo di fare del mio meglio sul lavoro, stancandomi molto anche se magari non ero efficace come altri.
Allora secondo me dovrebbe essere chiaro che non è molto stimolante dire ad un volontario che non lavora perché a quel punto ci si chiede a che cosa vale lo sforzo se non viene minimamente apprezzato.
E non è secondo me neanche costruttivo sentirsi vietare di parlare con gli altri durante le ore lavorative.
In generale i due camp-leader non sembravano adatti al loro ruolo. Non hanno organizzato praticamente nessuna attività per il tempo libero e molta noia aleggiava tra i volontari.Mi aspettavo una vacanza-lavoro, non un lavoro punto e basta.
A mio parere dopo che i volontari hanno speso i propri soldi per contribuire a migliorare un posto quantomeno in cambio dovrebbero avere del tempo libero di qualità o essere aiutati ad averlo senza essere lasciati alla propria buona volontà e intraprendenza.
Altri episodi spiacevoli sono capitati ieri anche ad altri volontari, ma su tale circostanza io non sono nelle condizioni di pronunciarmi.Per riassumere il campo è stato un'esperienza arricchente grazie agli altri volontari e alla comunità locale, Ma la CVG non ha fatto proprio una bellissima figura sia per l'organizzazione che per la disponibilità verso i volontari (venivamo trattati come se ci pagassero per lavorare e non mi sembra lo spirito giusto).