I Volontari in Grecia
2003


ALESSIO VAGNONI

ROBERTA RESMINI

 PAOLA GARBARI


ALESSIO VAGNONI

SOGGIORNO

E' stata un’esperienza indimenticabile per la sua unicità: il luogo è incantevole e l’atmosfera quasi magica. Ovviamente, come immaginavo, non è stato un campo di lavoro “tradizionale”, nel senso che eravamo trattati da pellegrini, come chiunque vada in quel luogo: quindi dovevamo rispettare ed essere partecipi di tutte le abitudini dei monaci e dei loro ritmi di vita. E, per quanto riguarda le informazioni fornite circa la vita a Monte Athos, devo dire che l’organizzazione è stata carente. Fortunatamente io, come la maggior parte dei volontari, eravamo molto motivati, e quindi ci siamo informati su molte cose  prima di partire; però una persona che non ha un’idea precisa di quali siano i ritmi di vita con i monaci, potrebbe trovarsi molto male.

LAVORO

Il lavoro svolto non era programmato dall’inizio, bensì concordato giorno per giorno, in base alle esigenze nostre e dei monaci: in questo senso, forse, sarebbe stato utile un programma settimanale dei lavori da svolgere, preparato a tavolino prima del nostro arrivo, per poter razionalizzare al meglio il lavoro ed evitare inutili perdite di tempo. Comunque questo non è stato un gran problema, perché i monaci erano molto disponibili, flessibili, ci lasciavano gestire abbastanza autonomamente (dopo averci impartito le direttive necessarie), ed alla non perfetta organizzazione abbiamo sopperito lavorando molto. 

Abbiamo dovuto “ripulire” quel che restava di alcuni edifici crollati in parte, per prepararli ad un successivo restauro: abbiamo portato via tutte le macerie (pietre, cocci, ferro), impilato le pietre più grandi, tagliato l’erbaccia cresciuta (una vera e propria foresta), insomma, abbiamo lavorato per trasformare quello che sembrava un ammasso di macerie da buttar via in quella che, ora, potrà tornare ad essere (dopo adeguato restauro) una residenza per i monaci. Il lavoro non è stato semplice, anzi, direi che è stato abbastanza pesante, ma andavamo tutti molto d’accordo ed abbiamo fatto un ottimo lavoro, ed i monaci sono stati entusiasti. Inoltre abbiamo creato una sorta di sentiero verso il monastero (o meglio, lo Skete), dove prima c’era una fittissima vegetazione: anche questo non è stato semplice, ma siamo stati dotati degli attrezzi per farlo (vedi seghe elettriche per tagliare  gli alberi più grandi); inoltre c’era un monaco (ma uno solo) che spesso era ad aiutarci.
Nel complesso, il lavoro è stato duro, ma c’era da aspettarselo visto che era un campo CVG, comunque i monaci ci hanno aiutato a rendere il soggiorno più gradevole possibile. Non c’erano giorni liberi programmati, ma i monaci hanno assecondato la nostra richiesta di avere alcuni giorni liberi per andare a visitare altri monasteri o per andare a scalare il Monte Athos, impresa faticosa ma indimenticabile.
Ecco, quindi, che si capisce ancora di più perché bisogna essere realmente motivati per andare laggiù, poiché nei momenti liberi che si hanno si possono fare poche cose: tracking (e alcuni sentieri sono per “specialisti”), dormire (perché si è spossati dal lavoro) e riflettere/pregare (se si ha una fede religiosa). Fortunatamente eravamo tutti (o quasi) convinti di voler vivere appieno l’esperienza profonda che abbiamo fatto, ed è stato ancora più speciale per questo. Proprio perché è un’esperienza molto particolare, sarebbe bene che venisse richiesta una lettera di motivazione ai volontari.

ESPERIENZE

Tutti abbiamo rilevato la quasi totale mancanza di informazioni adeguate dall’organizzazione: nemmeno ci era stato riferito che bisognava pagare un “pedaggio” all’ufficio di frontiera di Ouranopoli per entrare a Monte Athos (18 euro per Greci e studenti e 36 euro per i non Greci e non studenti). Addirittura nell’information sheet mi veniva consigliato di portarmi “fancy clothes" e costume da bagno: mi chiedo perché, visto che è una “repubblica” di monaci e, inoltre, fare il bagno è vietato, come anche è vietato andare in giro in pantaloncini corti (quindi lavorare ben vestiti sotto il sole greco di agosto, non è stato molto semplice!). L’organizzazione greca mi ha scritto che, essendo solo donne (?!) non possono reperire materiale informativo sufficiente perché non possono recarsi sul posto: io non mi sono mai recato sul posto, ma queste cose le sapevo, basta cercare su internet o in qualche biblioteca o libreria...
Inoltre il camp-leader era del tutto inefficiente, ma non credo che questo sia un problema dell'organizzazione italiana, e agli organizzatori greci è già stato comunicato.

A grandi linee, questa è stata la mia esperienza a Monte Athos, esperienza veramente positiva.


ROBERTA RESMINI

SOGGIORNO 

Il lavoro è stato svolto a Ierapetra, città situata nella parte sud orientale dell’isola e zone limitrofe, e sull’isoletta di Chrissi, distante 8 miglia da Ierapetra.  

Chrissi è una piccola isola circondata dal mar Libico che, per la sua particolare bellezza, è stata segnalata dal corpo forestale come luogo naturalistico da tutelare. Al momento, però, non ci sono ancora leggi specifiche di tutela del luogo. I problemi che si trova ad affrontare sono di due tipi: da una parte il problema dello sradicamento degli alberi a causa della sabbia portata nell’entroterra dal vento, e dall’altra parte il problema del turismo di massa e del campeggio libero che minaccia di deturpare l’ambiente. Per quanto riguarda quest’ultimo problema, il comune si sta già muovendo per cercare di limitare l‘afflusso di turisti sull’isola, mettendo a disposizione tre traghetti che possono portare in tutto non più di 400 turisti al giorno, limitando, in questo modo, gli effetti del turismo di massa. Per quanto riguarda il primo problema, con i campi organizzati si è cercato di costruire di ripari per gli alberi, per evitare che la sabbia venga portata direttamente dalla riva alle radici, causandone l’inaridimento e quindi la caduta.

ORGANIZZAZIONE 

Tutti i volontari (14 ) alloggiavano in un edificio messo a disposizione dal municipio.
Si trattava di una costruzione il cui piano inferiore era una casa di riposo 12 mesi all’anno, e il cui piano superiore un centro culturale e ricreativo per bambini nei mesi invernali. I volontari potevano usufruire della cucina situata al piano terra.         

La composizione dei volontari era la seguente: 9 italiani, 1 spagnolo, 1 rumena, 1 statunitense, 1 francese. Lo sforzo per non parlare tutto il tempo italiano era davvero notevole. Mi piacerebbe tanto sapere il motivo di una così alta concentrazione di ragazzi della stessa nazionalità in un campo.

 LAVORO

Si è trattato di un campo di lavoro volontario incentrato sulla tematica            ambientale.

 Il lavoro effettuato è stato di tre tipologie:

- in parte è consistito nella pulizia di alcune spiagge costantemente sporche per via delle correnti e delle maree che portano i rifiuti gettati al largo dalle navi sulla riva. Le spiagge pulite sono state quelle di Pahia Amos  e di Gournia, situate a 15 Km circa da Ierapetra.

 - altra parte consistente del lavoro è stata portata avanti su un bacino artificiale costruito negli anni ’80 per irrigare i campi e le serre della zona circostante che, altrimenti, non sarebbero produttive, visto il clima proibitivo dell’estate. Il bacino, per la sua portata di 17.000 m cubi d’acqua, è il più esteso di Creta.

Oltre all’importanza che in campo agricolo, il lago ha un’importanza fondamentale per la fauna, poiché, essendo il più grande ed il più meridionale d’Europa, è punto di sosta per gli uccelli che in primavera migrano verso nord e in autunno verso l’Africa. Nel corso di questi ultimi anni sono stati avvistati numerosi volatili, tra cui anatre, aironi, aquile che nidificano sulle rive e sugli alberi che lo circondano. D’estate, però,  il livello dell’acqua scende, le uova non sono più protette dall’acqua del lago e faticano a crescere; inoltre rischiano di essere vittime di altri uccelli o animali predatori.

Il lavoro è stato quello di costruire delle piattaforme dove poter far nidificare questi uccelli:quindi si è trattato della raccolta dei bambù sulle rive dell’acqua, del loro finale posizionamento in acqua. Questo lavoro è stato realizzato in collaborazione con la municipalità di Ierapetra e dell’università di Heraklion. E’ stato proprio un  docente di biologia dell’università di Heraklion che ha spiegato tutto ciò ai volontari, e a mettere in risalto il lavoro degli stessi.

 - terza tipologia di lavoro è stato il progetto iniziato da altri volontari nei campi precedenti per la tutela e la valorizzazione dell’isola di Chrissi.

 l lavoro svolto è stato molto interessante, soprattutto ritengo importante il fatto che si lavorasse in collaborazione con il municipio. Ciò significa che a livello politico c’è, ed è forte, l’interesse nei confronti della tematica ambientale, e soprattutto che c’è da parte loro la volontà di prevenire o di contenere gli effetti nefasti dell’inquinamento sull’ambiente.

ESPERIENZA

Tuttavia non posso ritenermi completamente soddisfatta per questo campo di lavoro: è stato poco un  campo di lavoro e un po’ troppo una vacanza. Sono assolutamente d’accordo sul fatto che un volontario non debba lavorare 16 ore al giorno, perché comunque sta devolvendo gratuitamente il suo tempo libero, ed è legittima anche una parte di vacanza all’interno del progetto; però forse nel caso del YCAMP 022 la componente vacanza è nettamente prevalsa su quella del lavoro. Il problema è stato il camp leader, Kostantinos Pikramenos,che non ha svolto per niente il suo compito.

Il suo comportamento era tale che noi volontari quasi non lo considerassimo il nostro punto di riferimento,perché non era in grado di esercitare fiducia nei nostri confronti.                                                                                                                                

Addirittura non era in grado di dirci che lavoro avremmo dovuto svolgere l’indomani, solo la mattina stessa sapevamo quanto avremmo dovuto fare                                                       

Quando sono arrivata a Ierapetra la mattina dell’ 11 agosto l’ho dovuto aspettare per circa 1 ora perché lui era sulla nave dopo la mia. Ma un coordinatore non dovrebbe essere il primo a raggiungere il luogo del campo? Vedere la sistemazione, predisporre il lavoro pratico?    E inoltre, non c’è stato un solo giorno in cui discutessimo tutti insieme con lui del lavoro, o dei problemi che inevitabilmente sorgono in un’esperienza del genere, o delle nostre aspettative e motivazioni. Per noi è stato quindi più difficile conoscerci, capire il perché gli altri erano lì, che cosa volevano e che cosa si aspettavano dal campo. Non c’è stata alcuna organizzazione di questo tipo, ed il gruppo ne ha in parte risentito.

IMPRESSIONI

Un’ultima cosa prima di concludere: sono ben disposta a pagare 78,00 Euro alla Oikos che funge da intermediario e che mi mette in contatto con le organizzazioni locali, purchè la Oikos si impegni a verificare che l’associazione locale sia seria e valida, e che le motivazioni del coordinatore di campo siano altrettanto valide. Tanto per essere chiara, l’intento di Kostantinos è di organizzare delle vacanze a basso costo per studenti che non hanno grosse disponibilità di denaro, fungendo come un’agenzia viaggio.

 


 PAOLA GARBARI

VALUTAZIONE DEL CAMPO

L’obiettivo principale di questa valutazione é fare presente delle considerazioni personali sull’esperienza da voi organizzata e da me vissuta per contribuire ad un’analisi del campo di lavoro e migliorarlo, tanto questo in concreto che come esperienza in generale, perché credo in questo tipo di iniziative e voglio ripeterla e spero che sempre píú persone scelgano esperienze di questo tipo, che si converta in uno stile di vacanza, coerente con uno stile di vita sempre piú collettivo.

Ovviamente la valutazione di qualsiasi esperienza dipende dalle aspettative che una persona tiene nel momento in cui sceglie la stessa esperienza, serve come un bilancio finalizzato ad analizzare ció che é riuscito ed andato bene, ció che no, capirne le cause, ció che si ha imparato (a vari livelli) e quindi se l’esperienza é ripetibile.                                   

Nel mio caso ho scelto di partecipare ad un campo di lavoro per:

-fare una vacanza che fosse coerente con i miei valori e orientamento político

-poter partecipare attivamente alla difesa dell’ambiente, sostenendo un modello di sviluppo turistico capace di rispettare l’equilibrio tra risorse naturali , relazioni sociali e cultura locale

-conoscere un nuovo paese, sentendomi  parte dell’ambiente, raccogliendo informazioni sulla sua storia, cultura ed economia locale, cibo e conoscendo persone vivere un’esperienza di gruppo, con altri giovani volontari sensibili al tema

In relazione a queste mie aspettative e alla presentazione del campo nella pagina web il campo organizzato ad Ierapetra mi sembrava riunire le caratteristiche per soddisfare queste mie aspettative. In realtá ora il mio bilancio non é del tutto positivo, per una serie di situazioni, soprattutto di tipo organizzativo che si sono verificate durante lo stesso. Continuo comunque a pensare che il campo di lavoro sia una maniera splendida per trascorrere le proprie vacanze, in relazione agli obiettivi di cui ho giá parlato sopra.

ESPERIENZA

 L’esperienza di gruppo é uno degli aspetti piú forti  e positivi che ho vissuto ad Ierapetra: poter condividere esperienze, pensieri, sogni e progetti. Il gruppo che si é creato é stato l’esempio di come la diversitá é arricchente e fonte di intercambio. Bello poter vivire insieme, incaricandosi a turno della preparazione dei pasti e della pulizia dell’ alloggio.A questo proposito devo segnalare che quest’ultimo era all’inizio sporco e non preparato. Non é negativo in sé che i primi volonatri ad arrivare si debbano occupare di pulirlo e sistemarlo, ció che peró é piuttosto desbordante é il senso di causalitá con cui lo abbiamo fatto, come fosse stato per caso, non programmato né previsto. Testimoniato non tanto, o non solo, dall’iniziale mancanza di cibo quanto piuttosto dalla non conoscenza e confusione sul suo arrivo e successiva gestione (questo aspetto ha creato incomprensioni e tensioni facilmente evitabili).

 IMPRESSIONI

Penso che IL GRUPPO DEVE ESSERE UNO DEGLI OBIETTIVI  presi in considerazione e curati da parte di chi organiza e poi gestisce il campo.
Credo che il work- camp leader debba possedere un minimo di competenze psicologiche-relazionali e conoscenze di dinamiche e tecniche di gruppo per facilitare e dinamizzare il processo di conoscenza e di intercambio.

Vale la pena riflettere a questo punto sulla figura del WORK-CAMP LEADER, che modello di gestione di un gruppo prendiamo in considerazione: rispetto alla sua relazione con il gruppo, alla sua funzione di facilitatore con le relazioni con l’esterno, con la struttura organizzativa, con le istituzioni politiche locali che entrano nel progetto. Io mi sono incontrata con un un workcamp leader che era quasi un tour operator “alternativo”, che non curava le relazioni interne, che non ha promosso nessun tipo di dinamiche di conoscenza o intercambio, che non ha facilitato il contatto con la realtá locale, non ha fornito conoscenze sulla situazione di Ierapetra e sugli obiettivi dello stesso progetto In relazione all’ esperienza del lavoro in concreto, ossia del progetto del campo di lavoro e i suoi obiettivi specifici, voglio segnalare alcuni aspetti critici e negativi. La mancanza di una visione generale del progetto ha, soprattutto all’inizio, ostacolato la motivazione e la consapevolezza da parte del gruppo. Non c’é stato un momento iniziale di presentazione (a parte dei partecipanti, si vedano le considerazioni giá fatte sul senso di gruppo) del progetto,un’illustrazione chiara e strutturata delle azioni concrete previste, dei tempi, delle difficoltá (normali) e punti deboli, della relazione con la realtá locale... Questo ha causato momenti di tensione e smarrimento; ad esempio non capire perché per due giorni di seguito non potessimo lavorare. Come volontaria é fondamentale vedere un senso a quello che sto facendo, che seppur minimo nel tempo e nelle azioni abbia un valore, che si colleghi ad un piú ampio progetto locale o ad altre iniziative. É normale che si possano verificare problemi e se i volontari ne sono consapevoli e informati possono cercare insieme soluzioni o pensare ad  azioni alternative, sicuramente genererebbe una maggiore consapevolezza dello stesso campo di lavoro

Le attivitá realizzate in sé erano interessanti, minate purtroppo dal senso di casualitá e poca organizzazione come ad esempio il fatto di pulire una spiaggia da rifiuti e ammassi di plastica, trovando nella stessa spiaggia i sacchi di sporcizia raccolti dal grupo di volontari precedente, in parte rovesciati dal vento, che aveva disperso nuovamente la immondizia.
E non si sapeva quando l’autoritá locale sarebbe venuta a raccogliere quei sacchi e tutti i nuovi da noi raccolti
Sicuramente ció testimonia come la problematica sia poco gestita a livello locale, come il turismo provochi impatto ambientale e come sia difficile proporre e sviluppare una maniera di fare vacanza piú responsabile.  Peró se si organizza una pulizia della spiaggia é  ovviamente necesario che si prevedano tutte le fasi e si prendano i contatti necessari per realizzarle. Nel nostro caso non fu cosí.   

Torno a ribadire il mio personale credere nell’esperienza del campo di lavoro e ora ripensando nei giorni passati ad Ierapetra il mio ricordo é positivo, grazie ai bei momenti di grupo vissuti, ai bagni al mare, a tutto quello che ho imparato sulla storia locale, i suoi cibi saporiti da un ottimo olio d’oliva, la feta, la retsina, gli anziani nei bar con il tipico “rosario” ortodosso girando tra le mani, il café frappé...

Vi ho scritto tutto questo perché possa servire all’ora di organizzare e gestire altri campi di lavoro, di prendere contatto con entitá che propongono campi di lavoro e cercano la loro promozione.

Sperando che le mie considerazioni siano utili e che le iniziative in questo ambito siano sempre piú numerose, efficaci e positive.

 


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