I Volontari di Progetto Bosco
2005


 Andrea Martino

Partenza da Milano alle 9.30 di domenica 22 maggio per trovarmi a Roveredo a mezzogiorno.
Sono il primo ad arrivare e incontro subito il capo gruppo. Poco dopo arrivano tutti gli altri.

Siamo in otto. E io sono l’unico Italiano ma per fortuna tutti parlano un poco della mia lingua.

Saliamo fino all’inizio del sentiero in macchina, da dove ci si ferma ci vorrà un’ora e mezza di cammino per arrivare all’Alpe. Quota 1860 m.

Prima cosa da fare è costruire una buca come toilette. Ci ingegniamo. Scaviamo una buca e sostenuto da delle pietre un asse di legno come sedile e una come schienale. Infine costruiamo un tetto con delle lamiere e il risultato è abbastanza decente.

La prima sera passa tranquilla, non c’è ancora molta confidenza tra di noi. La cena e anche il pranzo e la colazione sono preparate da un cuoco molto bravo e simpatico.

La giornata tipica di lavoro. Ci si alza alle 6.30 e dopo aver fatto colazione ci si mette in marcia per raggiungere la zona in cui svolgeremo i nostri lavori. Si tratta di raccogliere rami, tagliare alberi, spaccare legna, aggiustare e ripulire i sentieri. Il lavoro è faticoso ma ci sono molte pause e il clima è di svago. Il tempo è sempre bello tranne il primo giorno che piove per tutta la giornata ma si lavora lo stesso e mi inzuppo completamente.

Si torna all’alpe per le 17.00, la cena non arriva molto tardi. Alle 18.30 si è già a tavola affamati e dopo una cena senza pane, si rimane a bere tè o caffè.

Non passano molti giorni che ci si inizia a sciogliere tra di noi, soprattutto tra maschi si creano momenti in cui si scherza. Io poi mi sono portato la chitarra dietro e insieme al capo gruppo che suona il flauto, ci si mette a suonare la sera un po’ inebriati dal vino.

Si dorme in un vecchio rifugio per militare, la corrente non arriva e l’acqua e solamente fredda, direttamente dal ghiacciaio. Bisogna scordarsi la doccia per una settimana! Ma dopotutto si prova quasi soddisfazione a vedersi le braccia sporche di resina e le mani tagliuzzate e un po’ indolenzite. 

Il posto è fantastico, per me che vengo dalla città è un paradiso di calma, un break dalla vita disordinata e piena di uno studente universitario. Il giovedì pomeriggio si va in escursione fino ai 2100 m., fin sulla cima di una montagna da cui si dovrebbe vedere addirittura Milano ma c’è foschia e la vista non arriva molto lontano.

Come ho già detto sono l’unico Italiano e anche il più piccolo con i miei 19 anni, ma mi trovo bene. Riesco a comunicare con tutti anche se a volto risulta faticoso. La lingua del campo è un miscuglio tra italiano tedesco e spagnolo (ma si anche un po’ d’inglese) e il dialetto del capo gruppo quando parla con i suoi amici che magari vengono a trovarlo.

È stata un esperienza molto positiva, personalmente ci voleva e la consiglio a tutti quelli che vogliono prendersi una pausa perchè  non sapete quanto è confortante sentirsi ancora in grado di vivere in un ambiente spartano e casereccio, per non dire selvaggio!!


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