I Volontari 2009 in Kenya
Marco Maneo
Likoni Orphanage '09
Allora....innanzitutto quella di Likoni è stata senz'altro un'esperienza positiva, e la consiglierei a chiunque di qualsiasi età.
Adesso, io non so quale sia la condizione delle altre mete keniote e africane di Oikos, ma in questo orfanotrofio ho notato certi bisogni nonostante in generale la vita giù sia fondamentalmente tranquilla e senza enormi problemi. Questi bisogni sono quasi esclusivamente dovuti a una mancanza di denaro, o meglio, a una incapacità da parte del “pastor” nella gestione dei soldi che arrivano e di quelli che hanno già. Al contrario del pastor, la figlia Jessica si è dimostrata capace di gestire i ragazzi e l'orfanotrofio in generale, non solo in quanto è molto più presente, ma anche perché è evidentemente più portata e interessata.
Inoltre giù c'è una figura che sta aiutando davvero molto l'orfanotrofio, mettendo grandissimo impegno e usando i soldi senza farli passare per il pastor. Questa ragazza, Susana, è sposata con uno del posto e ormai sa bene come funziona la vita laggiù. Lei porta molti volontari dalla Spagna e non fa consegnare il denaro al pastor, ma lo fa spendere direttamente a loro (per pagare le bollette, fare la spesa e comprare cose) evitando di passare attraverso altre persone. Infatti alcuni ragazzi stanno a casa da scuola a volte anche per lunghi periodi perché nessuno gli paga la retta. Oppure l'orfanotrofio rimane senza acqua corrente ed elettricità (come quando sono arrivato io) perché nessuno aveva pagato la bolletta da più di un anno. È importante che i soldi destinati all'orfanotrofio quindi non siano dati al pastor ma alla figlia Jessica, oppure tenuti in tasca e spesi direttamente dai volontari. Io al mio arrivo ho consegnato la mia quota a James, il vostro contatto, ma poi ho speso altri soldi di tasca mia, per esempio per comprare delle pomate per un bambino che aveva una malattia alla pelle.Va tenuto presente che si tratta sempre di somme piccolissime, perché laggiù la vita costa veramente poco. Dopo qualche giorno si imparano i prezzi reali (non quelli per i turisti) e così si può contrattare il prezzo giusto su tutto. A Likoni, se sanno che vai a fare spese per l'orfanotrofio in genere non ti imbrogliano.
I volontari che vanno a Likoni devono sapere queste cose. Anch'io ero stato avvertito in anticipo e quando sono arrivato là ho trovato esattamente quello che mi aspettavo. Però non mi sono mai trovato in situazioni imbarazzanti.
All'orfanotrofio ho insegnato matematica e geografia ai bambini e soprattutto ho giocato con loro e ho fatto di giorno in giorno quello che c'era bisogno di fare. L'atmosfera è molto gioiosa e accogliente. Sono andato spesso in città accompagnato dal figlio del pastor, con cui sono diventato molto amico perché ha la mia età, e mi sono perfettamente integrato. Anche Elisabetta, l'altra ragazza di Milano che era con me, non ha mai avuto problemi. Quando una sera è stata poco bene, l'abbiamo accompagnata in taxi in un ospedale locale molto attrezzato e pulito ed è stata curata benissimo.
Gli ultimi 2 giorni abbiamo fatto un piccolo safari. Abbiamo scelto l'agenzia di viaggio aiutati da Susana e abbiamo speso poco. Per chi non è mai stato in Africa è un'esperienza molto bella. C'è un parco a poche ore di macchina da Mombasa ed è pieno di animali.
Insomma, sono molto contento della mia esperienza. Ho fatto anche un buon esercizio di inglese, perché là lo parlano tutti correntemente.
Un saluto a tutti
Marco
Sante Battistuzzo
Kibwezi '09
Ho scelto questo campo di lavoro perché mi interessava come progetto quello della costruzione: premetto inoltre che è stata la mia prima esperienza di volontariato. Anche per quest’ultimo motivo avevo optato per una permanenza di quindici giorni dal 16 al 30 settembre.
Partito quindi il 15 da Venezia, sono arrivato a Nairobi alle 6 di mattina del 16: all’aeroporto ho trovato, come eravamo d’accordo, uno degli organizzatori dell’associazione UONGOZI, Antonio, un italiano che risiede in Kenya da tempo. Abbiamo avuto subito modo di fare amicizia e, arrivati in centro città, abbiamo fatto con calma colazione e alle undici e mezza abbiamo preso l’autobus che ci avrebbe portato a Kibwezi.Il contatto con la capitale è stato breve ma grazie ad Antonino che mi ha fatto un po’ da guida ho visto quello che può essere definito il centro istituzionale del paese. Il viaggio è durato circa 4 ore e ovviamente non è stato comodissimo dal momento che la nostra strada, una delle principali che collega Nairobi a Mombasa, non sempre è asfaltata… Arrivati a Kibwezi lì ci aspettava, come d’accordo, Eddie l’organizzatore dell’associazione che da subito si è dimostrato molto accogliente nei miei confronti: mi ha accompagnato a casa sua dove alloggiavo in una camera con bagno indipendente dalla vera e propria casa, ma con tutto il necessario.
Ovviamente non ci si può aspettare di avere tutte le comodità che abbiamo a casa (è necessario infatti un buon spirito di adattamento per tali esperienze sia a livello fisico che psicologico) ma non mi è mai mancato niente, inoltre l’abitazione è molto occidentale a differenza delle capanne costruite di terra e paglia senza servizi.
A cena abbiamo cominciato a parlare di quello che era il progetto che saremmo andati a realizzare da lì a quindici giorni ossia la costruzione di una toilette in un villaggio lì vicino. Solo il giorno dopo però mi sono reso conto effettivamente del da farsi con il sopralluogo alla zona: avremmo innanzitutto dovuto raccogliere una buona quantità di mattoni da costruzioni non più utilizzati, sabbia e sassi per rafforzare il cemento che in seguito abbiamo comprato con il mio contributo al campo (apro qui una parentesi a mio avviso importante riguardo all’utilizzo dei soldi del volontario: c’è stata da questo punto di vista un’ottimizzazione al massimo e totale del mio contributo nel progetto grazie a Eddie e Antonio).
Dopo questi primi lavori quindi nei giorni successivi siamo andati avanti nella costruzione della toilette, da circa 2,5m sotto terra fino ad altrettanti in superficie: quotidianamente il lavoro avanzava preparando il cemento, raccogliendo e mettendo su i mattoni e facendoci aiutare anche dalle persone del villaggio che con sacrificio portavano taniche di acqua da 20 e più litri agganciandole sulla testa, un lavoro faticosissimo per noi europei e impensabile ma nornale per loro che lo fanno dalla più piccola età!
Ogni giorno il cammino per recarci sul posto del lavoro era lungo ma sebbene sempre lo stesso, sempre appagante per il paesaggio che ci circondava e per alcune discussioni molto interessanti fra noi tre sui diversi usi del Kenya.
Durante il primo dei due week end del mio soggiorno mi sono recato in chiesa con la famiglia di Eddie e lì, oltre ad essere stato accolto magnificamente da ogni persona e specialmente dal prete (cose che da noi sono impossibili), ho toccato un’altra volta con mano un altro aspetto molto importante della vita in Kenya, quello religioso, vissuto in maniera completamente diversa da noi; nel secondo fine settimana invece abbiamo organizzato un safari nel parco di Tsavo, anche questa un’esperienza magnifica grazie anche a Eddie che mi ha fatto da guida e spiegato moltissime cose
riguardo al parco, alla terra, agli animali etc.
Giunti così agli ultimi giorni, siamo riusciti martedì a completare il lavoro e a realizzare ciò che ci eravamo prefissati: le persone erano molto contente, da parte mia, non immediatamente ma facendo la strada di ritorno, ho provato una grande soddisfazione, forse anche perché quest’esperienza mi ha permesso, a me che sono una persona molto pragmatica, di, non so se aiutare, ma almeno contribuire a rendere la vita leggermente, e sottolineo leggermente, migliore alle persone che ho conosciuto.
Una volta ritornato sono moltissime le cose che ti rimangono, forse perché riesci a realizzare solo dopo a mente un po’ più fredda la miriade di esperienze fatte: si comincia a riflettere su molteplici cose che hai provato vivendo in modo completamente diverso rispetto ai propri “canoni”, conoscendo persone con differente cultura e sostanzialmente vedendo cose sorprendenti.Devo infine dire che l’organizzazione è stata molto seria e, se si può dire, competente rispetto al lavoro che si doveva fare e alla mia ospitalità; non voglio scadere nel banale ma realmente quest’esperienza mi ha permesso, oltre che di conoscere cose, persone, luoghi inaspettati, di capire molte cose sulla vita che nessuno può insegnarti allargando i propri confini.