I Volontari in Turchia
2005
Giulia Mainetti
Con queste mie considerazioni voglio contribuire ad arricchire (se pur in minima parte) il vostro lavoro per la promozione della esperienza di volontariato con la mia esperienza di campo di lavoro.
Sapanca e' il nome del paesino in località Sakarya a 100 kilometri da Istanbul.
Lavoro: insegnamento della lingua inglese ai bambini del posto; durata 3 settimane.
Gruppo di 13: io italiana, una americana, tre turche (tra cui la leader), una tedesca, due belghe, due sud-coreane, una spagnola e gli unici due ragazzi, anche loro spagnoli.
Dormivamo in prefabbricati, usati per anni dalle famiglie terremotate del 1995. Piccole casette di metallo che quando la notte pioveva (e che pioggia!!!) ti svegliavi convinto di trovarti sotto la cascata del niagara e che saresti affogato in poco tempo.
Due stanze carine con moquette coloratissime, erano le aule dell'asilo ed era dove dormivamo noi e dove si facevamo le confidenze e le festicciole in pigiama, mentre qualc'un altro (tra cui i due maschietti che non potevano ASSOLUTAMENTE entrare nel nostro dormitorio), sgranocchiavano semi di girasole ascoltando musica.
Sveglia alle 07.40 e inizio lezioni alle 9.00.
I bambini erano divisi per età e per padronanza dell'inglese in 4 gruppi i quali era gestiti da tre di noi. Io ero con una turca di 17 anni e la spagnola di 20 sulla classe dei più piccoli. Le lezioni erano intervallate da giochi, canti e danze.
All'una i bambini tornavano a casa e noi pranzavamo con ciò che avevamo ordinato al ristorante che ci forniva tutti i pasti.
Al pomeriggio si organizzavano gite in città, al lago, spese al bazar o dormite. A grandi linee questo era il programma. Entrando più nel merito della organizzazione, avrei qualche critica negativa.
L'associazione turca ci ha fatto compilare una scheda di verifica a fine campo e quindi è al corrente di tutto (e i miei compagni di gruppo hanno detto le stesse cose), visto che è la diretta interessata, ma vorrei poterlo scrivere nella mia lingua. Il nocciolo di tutto è la figura della leader. Sotto due diversi punti di vista: come persona e come ruolo.
La persona che è stata designata dall'associazione turca, non era assolutamente adeguata al ruolo. Forse è stata scelta per la padronanza dell'inglese, ma se mi permettete, la comunicazione è cosa ben più vasta della capacità linguistica. Queste in poche parole vuol dire: incapacità organizzativa; più attenta alle sue esigenze che a quelle del gruppo; decisioni dittatoriali senza il consulto del gruppo; alla suddivisione del gruppo in due parti, lei non ha cercato il compromesso o l'unione, ma ha scatenato tensioni e discussioni; scelte altamente fuori luogo rispetto ad un'etica delle associazioni (almeno spero), come quella di organizzare una gita ad una città e, io munita di macchina fotografica professionale (sono quasi malata per la passione che ho), mi ritrovo in un out-let in zona industriale, circondata da negozi adidas, Armani, Mac Donald e quant'altri e una multisala cinematografica perchè lei voleva vedere un film..... Mi è mancato un contatto culturale, storico, anche la storia del vecchio del paese, della ricetta della nonna.... Qui si potrebbe largamente migliorare. Come ruolo di leader, ricollegandomi ad un pensiero già espresso, è quello di scegliere persone capaci di comunicare.
Ma non comunicare qualsiasi cosa, ma stimolare il gruppo ad esprimere le proprie opinioni ed insieme analizzarle in base alle diverse culture.
Puntare sulla gestione del tempo libero con: - la scoperta del territorio (vuole dire anche sapere di cosa vive il paesino dove siamo, qual'è il livello di istruzione degli abitanti e tante tante altre cose più arricchenti che un out-let); - la partecipazione agli eventi culturali e tradizionali del paese (non voleva portarci alla festa della circoncisione perchè diceva che erano tutti vecchi e che era noioso.... ci siamo divertiti tanto a ballare quelle danze coinvolgenti che non volevamo più andar via); -momenti di relax (ce ne sono stati fin troppi... per fortuna che avevo portato un libro da leggere); - anche momenti di discussioni di gruppo parlando di qualche argomento scelto dal gruppo o proposto da una leader intelligente (che non vuol dire per forza scolasticamente istruita), come l'entrata in Europa della Turchia, la situazione politica del mondo, la globalizzazione, le religioni o che cavolo dice il Muezzin per cinque volte al giorno da quel megafono assordante....
L'esperienza è stata comunque bella, soprattutto a livello personale, perchè alla fine ci sono i contatti umani: ci sono i sorrisi dei bambini che ti fanno sentire al centro del mondo, ci sono le amicizie con gli altri del gruppo, c'è una gratificazione personale per il proprio lavoro e tutta una popolazione pronta ad accoglierti, pur con le contraddizioni di un popolo in cambiamento.
Mi sento più ricca e consiglio una esperienza di questo tipo a chiunque sia curioso e disposto a mettersi in gioco per accogliere un pezzettino del resto del mondo.