I Volontari in Corea
- Non conoscevo affatto la vostra associazione (e non posso dire di conoscerla adesso), ma tramite voi - davvero efficienti - ho potuto fare un'esperienza davvero positiva che serbo nel cuore.
- Devo dire che il fatto di non essere stato assegnato al campo che avevo richiesto come prima scelta mi aveva un po' deluso. L'esperienza fatta invece mi ha appagato.
- Probabilmente qualche incontro preparatorio prima della partenza permetterebbe di "essere più utili" nel posto dove ci si reca come volontari.
- Ma è altrettanto vero che in quel modo si perderebbe la possibilità di offrire questo tipo di esperienza anche a quelli dell'ultimo momento come me.
- Forse un'idea potrebbe essere quella di dividere - magari idealmente - i campi in cui si va principalmente per "fare del bene" agli altri, da quelli in cui si va principalmente "per fare del bene a se stessi".
- Iwo 06 faceva secondo me parte della seconda schiera: forse per inesperienza loro, ma la sensazione nostra è stata che avessero piacere di avere dei volontari internazionali ma non le idee chiarissime su come utilizzarli al meglio.
- E anche tra di noi c'erano due scuole di pensiero: chi riteneva che la propria presenza lì fosse finalizzata a fornire ai bambini il massimo "valore aggiunto" possibile e chi invece cercava da quella esperienza di ottenere "valore aggiunto" per sé, dandogli più una connotazione di "vacanza con un po' di lavoro da sbrigare".
- Non c'è nessun giudizio di valore in questo, anche perché nel nostro caso in realtà tutti hanno fato la propria parte senza farsi pregare.
- Forse però è una riflessione che vale la pena estendere e condividere.
- Capitolo documentazione fornita: la completerei con tre elementi che ritengo importanti:
- 1. Una cartina che indichi esattamente dove si trova il posto da raggiungere (utile anche in loco)
- 2. L'indicazione chiara della durata del viaggio dall'aeroporto a destinazione (per organizzare al meglio l'arrivo)
- 3. Una più precisa indicazione su cosa mettere in valigia: che temperatura ci si aspetta di trovare, pioverà/ci sarà il sole, ecc.
- Il rapporto tra volontari è stato all'insegna della massima collaborazione.
- Nonostante fossi di gran lunga il più anziano (39 anni contro una media di 22-23) non ho avuto problemi di integrazione/accettazione nel gruppo.
- Nonostante una sistemazione superspartana (15 in una camerata dormendo per terra con un solo bagno) tutto è filato liscio.
- La presenza tra i volontari di quattro coreane è stata fondamentale perché ci ha permesso di rendere meno invalidante l'handicap della lingua.
- Ben pochi infatti dei bambini parlavano inglese, e tra gli insegnanti coreani che affiancavamo erano più quelli che non parlavano inglese o che lo parlavano male degli altri.
- l rapporto con la Gandhi School è stato, dal mio punto di vista, molto arricchente.
- L'unico rammarico è di aver avuto meno tempo di quanto avrei voluto per farci raccontare le ragioni della nascita della scuola, la loro filosofia, ecc.
- I coreani mi sono sembrati, oltre che estremamente disponibili e accoglienti, anche molto interessati allo scambio culturale, nonostante la sensazione di una loro certa diffidenza ad approfondire "le questioni di fondo".
- Ma è un mondo veramente lontano dal nostro, ed è stato affascinante cercare di cogliere qualche aspetto.
- L'attività svolta ha risentito della difficoltà di comunicare con buona parte dei coreani e con il fatto che, credo per inesperienza, non sempre gli organizzatori avevano le idee chiare sul come utilizzarci.
- Nonostante questo, la scoperta dei bambini coreani è stata meravigliosa, così come la loro voglia di comunicare con noi indipendentemente dalle barriere linguistiche.
- Il gioco, si sa, abbatte qualunque barriera.
- Al termine del campo, io e gli altri europei eravamo concordi nel suggerire un "maggiore sfruttamento" nostro, nel senso di utilizzarci di più come trasmettitori di conoscenze.
- Visto l'interesse dei bambini, credo che sarebbe stato utile chiedere a tutti di organizzare una presentazione del proprio paese. Questi i possibili elementi:
- - canzoni (da far ascoltare o da insegnare: io ho fatto imparare loro Volare)
- - diapositive da proiettare
- - foto di casa propria/parenti da mostrare
- - sessione di domande/risposte sul proprio paese
- - confronto su cosa non sta bene fare da noi e nel paese che ci ospita
- - confronto sulle rispettive credenze popolari
- - piatti tipici: sono rimasto assolutamente sconvolto dall'incredibile entusiasmo e interesse mostrato dai coreani nei confronti della cucina italiana.
- Mai avrei immaginato che il cucinare potesse essere, come è stato, il più importante e efficace veicolo di trasmissione e scambio tra culture.
- E' un aspetto che credo sia importante sottolineare molto.
- Forse queste indicazioni si potrebbero estendere ad altre esperienze.
- Concludo.
- Non vorrei che queste mie considerazioni fossero lette e vissute come una critica a Iwo 06.
- Il mio giudizio sul campo è ESTREMAMENTE POSITIVO: sono felicissimo di aver avuto la possibilità e il privilegio di vivere una simile esperienza, che mi ha regalato diversi nuovi amici.
- Le mie vogliono essere solo considerazioni che spero possano aiutare altre persone (volontari e "utenti") a vivere, se possibile, un'esperienza ancora più ricca e stimolante.
- Ho partecipato al campo di lavoro in Corea, nella località di Bomg-Myong (IWO-10).
- Devo dire che è stata un'esperienza notevole, di grande valore umano, utilissima per conoscere la cultura e i costumi di un paese, la Corea del Sud, a me prima completamente ignoti.
- L'organizzazione da parte dell'Iwo è stata quasi perfetta, e la struttura del campo di lavoro era accogliente e più che soddisfacente.
- Se devo proprio fare un'osservazione critica, devo constatare una certa mancanza di progettualità nell'attività lavorativa che dovevamo svolgere (spesso risultava frammentaria e costituita da interventi estemporanei e poco mirati ad un obiettivo preciso), ma questo aspetto è stato anche rilevato in fase di discussione post campo, e sono sicuro che i responsabili Iwo sapranno interpretare bene questa esigenza e intervenire al meglio per far sì che il lavoro sia meglio definito e quindi più stimolante.
- Infine, il festival dei volontari a Seul è stato l'ulteriore conferma della bontà del progetto e dell'efficiente organizzazione e preparazione di tutto il personale addetto alla nostra permanenza a Seul.
- Non posso quindi che ringraziarvi per avermi dato questa splendida opportunità e sono sicuro che ripeterò l'esperienza, magari in un progetto più a lungo termine, in quanto è mia seria intenzione dedicarmi all'attività di volontariato in maniera costante.