I Volontari in Corea


Andrea Mongilardi

Marco Dominici


 

Andrea Mongilardi

Non conoscevo affatto la vostra associazione (e non posso dire di conoscerla adesso), ma tramite voi - davvero efficienti - ho potuto fare un'esperienza davvero positiva che serbo nel cuore.
Devo dire che il fatto di non essere stato assegnato al campo che avevo richiesto come prima scelta mi aveva un po' deluso. L'esperienza fatta invece mi ha appagato.
Probabilmente qualche incontro preparatorio prima della partenza permetterebbe di "essere più utili" nel posto dove ci si reca come volontari.
Ma è altrettanto vero che in quel modo si perderebbe la possibilità di offrire questo tipo di esperienza anche a quelli dell'ultimo momento come me.
Forse un'idea potrebbe essere quella di dividere - magari idealmente - i campi in cui si va principalmente per "fare del bene" agli altri, da quelli in cui si va principalmente "per fare del bene a se stessi".
Iwo 06 faceva secondo me parte della seconda schiera: forse per inesperienza loro, ma la sensazione nostra è stata che avessero piacere di avere dei volontari internazionali ma non le idee chiarissime su come utilizzarli al meglio.
E anche tra di noi c'erano due scuole di pensiero: chi riteneva che la propria presenza lì fosse finalizzata a fornire ai bambini il massimo "valore aggiunto" possibile e chi invece cercava da quella esperienza di ottenere "valore aggiunto" per sé, dandogli più una connotazione di "vacanza con un po' di lavoro da sbrigare".
Non c'è nessun giudizio di valore in questo, anche perché nel nostro caso in realtà tutti hanno fato la propria parte senza farsi pregare.
Forse però è una riflessione che vale la pena estendere e condividere.
Capitolo documentazione fornita: la completerei con tre elementi che ritengo importanti:
1. Una cartina che indichi esattamente dove si trova il posto da raggiungere (utile anche in loco)
2. L'indicazione chiara della durata del viaggio dall'aeroporto a destinazione (per organizzare al meglio l'arrivo)
3. Una più precisa indicazione su cosa mettere in valigia: che temperatura ci si aspetta di trovare, pioverà/ci sarà il sole, ecc.
Il rapporto tra volontari è stato all'insegna della massima collaborazione.
Nonostante fossi di gran lunga il più anziano (39 anni contro una media di 22-23) non ho avuto problemi di integrazione/accettazione nel gruppo.
Nonostante una sistemazione superspartana (15 in una camerata dormendo per terra con un solo bagno) tutto è filato liscio.
La presenza tra i volontari di quattro coreane è stata fondamentale perché ci ha permesso di rendere meno invalidante l'handicap della lingua.
Ben pochi infatti dei bambini parlavano inglese, e tra gli insegnanti coreani che affiancavamo erano più quelli che non parlavano inglese o che lo parlavano male degli altri.
l rapporto con la Gandhi School è stato, dal mio punto di vista, molto arricchente.
L'unico rammarico è di aver avuto meno tempo di quanto avrei voluto per farci raccontare le ragioni della nascita della scuola, la loro filosofia, ecc.
I coreani mi sono sembrati, oltre che estremamente disponibili e accoglienti, anche molto interessati allo scambio culturale, nonostante la sensazione di una loro certa diffidenza ad approfondire "le questioni di fondo".
Ma è un mondo veramente lontano dal nostro, ed è stato affascinante cercare di cogliere qualche aspetto.
L'attività svolta ha risentito della difficoltà di comunicare con buona parte dei coreani e con il fatto che, credo per inesperienza, non sempre gli organizzatori avevano le idee chiare sul come utilizzarci.
Nonostante questo, la scoperta dei bambini coreani è stata meravigliosa, così come la loro voglia di comunicare con noi indipendentemente dalle barriere linguistiche.
Il gioco, si sa, abbatte qualunque barriera.
Al termine del campo, io e gli altri europei eravamo concordi nel suggerire un "maggiore sfruttamento" nostro, nel senso di utilizzarci di più come trasmettitori di conoscenze.
Visto l'interesse dei bambini, credo che sarebbe stato utile chiedere a tutti di organizzare una presentazione del proprio paese. Questi i possibili elementi:
- canzoni (da far ascoltare o da insegnare: io ho fatto imparare loro Volare)
- diapositive da proiettare
- foto di casa propria/parenti da mostrare
- sessione di domande/risposte sul proprio paese
- confronto su cosa non sta bene fare da noi e nel paese che ci ospita
- confronto sulle rispettive credenze popolari
- piatti tipici: sono rimasto assolutamente sconvolto dall'incredibile entusiasmo e interesse mostrato dai coreani nei confronti della cucina italiana.
Mai avrei immaginato che il cucinare potesse essere, come è stato, il più importante e efficace veicolo di trasmissione e scambio tra culture.
E' un aspetto che credo sia importante sottolineare molto.
Forse queste indicazioni si potrebbero estendere ad altre esperienze.
Concludo.
Non vorrei che queste mie considerazioni fossero lette e vissute come una critica a Iwo 06.
Il mio giudizio sul campo è ESTREMAMENTE POSITIVO: sono felicissimo di aver avuto la possibilità e il privilegio di vivere una simile esperienza, che mi ha regalato diversi nuovi amici.
Le mie vogliono essere solo considerazioni che spero possano aiutare altre persone (volontari e "utenti") a vivere, se possibile, un'esperienza ancora più ricca e stimolante.
 

Marco Dominici

Ho partecipato al campo di lavoro in Corea, nella località di Bomg-Myong (IWO-10).
Devo dire che è stata un'esperienza notevole, di grande valore umano, utilissima per conoscere la cultura e i costumi di un paese, la Corea del Sud, a me prima completamente ignoti.
L'organizzazione da parte dell'Iwo è stata quasi perfetta, e la struttura del campo di lavoro era accogliente e più che soddisfacente.
Se devo proprio fare un'osservazione critica, devo constatare una certa mancanza di progettualità nell'attività lavorativa che dovevamo svolgere (spesso risultava frammentaria e costituita da interventi estemporanei e poco mirati ad un obiettivo preciso), ma questo aspetto è stato anche rilevato in fase di discussione post campo, e sono sicuro che i responsabili Iwo sapranno interpretare bene questa esigenza e intervenire al meglio per far sì che il lavoro sia meglio definito e quindi più stimolante.
Infine, il festival dei volontari a Seul è stato l'ulteriore conferma della bontà del progetto e dell'efficiente organizzazione e preparazione di tutto il personale addetto alla nostra permanenza a Seul.
Non posso quindi che ringraziarvi per avermi dato questa splendida opportunità e sono sicuro che ripeterò l'esperienza, magari in un progetto più a lungo termine, in quanto è mia seria intenzione dedicarmi all'attività di volontariato in maniera costante.
 

 

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