I Volontari in Grecia  2005


Carlo Perrone

I partecipanti al campo sono stati 15: 13 volontari e 2 camp leaders, di diverse nazionalità (volontari: 5 francesi, 3 italiani, 1 giapponese, 1 finlandese, 1 inglese, 1 greco-svedese, 1 svizzera residente in Germania; i camp leaders entrambi greci) e, naturalmente, di sessi differenti (9 donne, 6 uomini). Il villaggio di Amvrakia che dista un ora di strada sterrata dalla cittadina di Thérmo è (meravigliosamente) adagiato tra le montagne della Grecia Centrale e non offre altro che alberi, torrenti e orizzonti: finalmente qualche Notte Stellata!!
La popolazione di Amvrakia è eccezionalmente ospitale, cominciando dai bambini per finire con gli anziani. Qui, però, bisogna essere un po' più precisi, infatti durante l'anno il numero degli abitanti è compreso tra i 15 e i 22 (fonti differenti, numeri differenti), prevalentemente anziani dediti alla pastorizia e all'allevamento delle capre: questa fascia della popolazione è venuta a contatto con noi principalmente durante i nostri spostamenti per il ''lavoro'' e sembra aver apprezzato in senso,diciamo, 'stretto'' quanto svolto dai volontari, ossia: il lavoro dei volontari ha portato dei vantaggi quantificabili direttamente, come (ad esempio) una maggiore facilità di spostamento all'interno della comunità [nota: ad Amvrakia esistono un paio di strade carrozzabili e molti sentieri di terra battuta], e questo è ''bene''.
Probabilmente, però, in quanto scrivo è presente un vizio di osservazione: le signore e i signori residenti stabilmente avevano necessità di ''mandare avanti'' il loro lavoro, che ha ritmi obbligati e che non permette pause eccessivamente lunghe (chiunque abbia parenti o amici che vivono di un'attività legata alla terra conosce benissimo questa situazione), così che, forse, i contatti con i volontari (cordialissimi in ogni occasione) non potevano che essere occasionali. Ora, il nostro campo ha avuto luogo durante le prima due settimane di agosto e in questo lasso di tempo il villaggio si è popolato di famiglie di ex residenti ''immigrati'' in altre città (principalmente ad Atene) per motivi di lavoro; il contatto con questa fascia della popolazione è stato molto molto più diretto: i signori e, (anche se più raramente)con straordinaria lena, le signore ci hanno sempre (e sottolineo ''sempre'') aiutato nel nostro lavoro, anzi in molti casi i membri della comunità si incaricavano dei lavori più pesanti e difficili. Tutto ciò, tengo a dirlo, non è risultato essere un'ingerenza perché, non vorrei essere ripetitivo, il loro era vero aiuto. Probabilmente non sbaglio affermando che tutta la parte ''attiva'' della comunità di Amvrakia (nel senso suddetto e con le dovute eccezioni riguardo a persone stabilmente residenti, che sono state, a dir poco, fondamentali nello svolgimento del lavoro) ha vissuto il nostro campo di lavoro come un'occasione per riqualificare il villaggio natio (e/o patrio) e ha lavorato per questo dalla prima mattina sino al pomeriggio inoltrato anticipando i volontari nella loro attività e proseguendo oltre l'orario di lavoro stabilito inoltre ai volontari non è stato chiesto in alcuna occasione di lavorare oltre l'orario previsto. Questo ha avuto esiti imprevisti, abbiamo anticipato di molto i tempi previsti dal progetto di riqualificazione del villaggio, il rapporto volontari-comunità è stato molto più stretto del previsto (lavorando gomito a gomito) e, devo dire, di aver appreso molto dalla gente di Amvrakia, sia dal punto di vista tecnico muratorio, sia dal punto di vista umano particolarmente per quanto riguarda accoglienza, tolleranza e tenacia nel perseguire i propri obiettivi [che lavoratori infaticabili!!]. L'integrazione con gli abitanti del villaggio, poi, non si è limitata alle ore di lavoro; la presenza di molti giovani (quasi tutti abili conoscitori della lingua inglese) ha infatti agevolato i contatti e lo scambio culturale, l'ospitalità si è concretizzata nell'(occasionale) aiuto in alcune faccende del campo (preparazine di specialità locali), in passeggiate tra i boschi, in partite di pallacanstro, nell'invito a numerose feste cui, regolarmente, partecipava quasi tutto il paese...ecco, a un certo punto, c'è venuto da pensare: << forse il contributo più importante della nostra presenza qui ad Amvrakia è proprio quello ''sociale'' >>.
Naturalmente la parte di popolazione stabilmente residente ha vissuto quest'aspetto in misura minore, tuttavia, a mio parere, ciò non toglie valore a quest'aspetto. So che, ora, dovrei parlare del lavoro e dei camp leaders (Ca. Le.s), ma c'è veramente poco da dire: i Ca. Le.s si sono rivelate persone favolose: disponibili, efficienti, infaticabili e sempre attenti alle esigenze del campo e dei volontari, inoltre il loro lavoro di mediazione tra la comunità e i volontari è stato impeccabile. Il Lavoro, come detto, non è mai stato particolarmente faticoso; durante quasi tutta la prima settimana abbiamo ripulito sentieri (eliminato sterpaglie, scavato gradini, et cet.), poi abbiamo proceduto alla costruzione di una stradina in blocchi di marmo [vedi fotografie allegate]. Generalmente due volontari rimanevano a casa per sbrigare le faccende mentre gli altri venivano divisi in due gruppi; l'organizzazione era tale da dividere il carico di lavoro tra i vari volontari adeguatamente alle loro possibilità fisiche. Bisogna dire che, a volte, si sono create delle sovrapposizioni dei compiti e, negli ultimi giorni, un paio di volontari ha lavorato un po' meno (diciamo, in segno di ''protesta''), senza gravi conseguenze per l'armonia del campo. Il mio giudizio (a distanza di tempo) è, dunque, molto positivo. Il rapporto instauratosi con gli altri volontari è quanto di più bello porterò dentro me come ricordo di questa avventura: vivere a strettissimo contatto ventiquattro ore su ventiquattro per diciotto giorni di seguito ci ha portato ad avere una cieca fiducia gli uni negli altri, a diventare confidenti e ad essere sinceri. Naturalmente in questo siamo stati aiutati dai Ca. Le.s sempre pronti a eliminare eventuali (naturali e comprensibili) motivi di tensione; a dire il vero, però, la maggior parte delle volte la civiltà del comportamento dei volontari ha reso tutto più semplice. Ritengo che parte non poco rilevante nella creazione di questa situazione sia da attribuire alla pressoché totale mancanza di ''strutture (organizzate) per il divertimento'' nel territorio di Amvrakia, questo ci ha spinto ha ''inventare'' il nostro tempo libero e ci ha donato la possibilità di ridiventare ''bambini'' rendendoci in grado di apprezzare giochi ''fuori moda'' e ridestando le nostre curiosità abitualmente schiacciate dalla quotidianità della vita ''regolare''.

 

 


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