I Volontari 2006 in Messico
Selli Coradazzi
Oramai è passato un anno... finalmente mi sono decisa a scrivere questa “piccola” relazione sul mio viaggio, soprattutto nella speranza di fornire qualche utile consiglio ai volontari che presto partiranno per il Messico ( il periodo della deposizione si avvicina!). Dopo un allucinante viaggio aereo in cui, quando non cadevo addormenta come un sasso venivo letteralmente imbottita Una città caotica e inquinata si, ma così piena di vita, cultura, musica e tradizioni da meritare una visitina di una settimana almeno!
Prima di partire per Zihuatanejo, ho incontrato il responsabile di Vive Mèxico, il sig. Vidal.
Estremamente gentile mi ha accompagnata alla stazione da dove sarebbe partito il mio autobus.
Dovete sapere che in Messico i treni sono una rarità ed il mezzo maggiormente utilizzato è l’autobus a lunga percorrenza.
Se decidete di usare questo tipo di trasporto vestitevi bene.
La temperatura all’interno è paragonabile a quella che potreste trovare durante un trekking sul K2.
Il moccio vi si congelerà istantaneamente e il vostro respiro creerà quelle fantastiche nuvolette che ricordano tanto le fredde giornate d’inverno.
Potreste persino avere la fortuna di provare un vero posto di blocco con una vera incursione militare...wow!
Poi scendi dall’autobus... l’afa ti investe improvvisa togliendoti di dosso lo strato di brina accumulato durante il viaggio.
Al municipio di Zihuatanejo ho ricevuto una splendida accoglienza e, dopo aver aspettato invano altri volontari, sono stata accompagnata a quella che sarebbe diventata la mia CASA per le due settimane successive.
....Spartana.....è stata la prima parola che mi è passata per la mente.
Una casetta di cemento senza mobili, un materasso appoggiato su un rialzo pure lui in cemento, niente fuochi e sopratutto no acqua corrente.
Il wc in “giardino” con il suo secchio-sciacquone-manuale, era stato protetto da sguardi indiscreti con un paio di lamiere e una tenda.
Le porte senza chiavistello (aiutate da strane lucertole fluorescenti) hanno fatto si che passassi la mia prima notte insonne.
Con la luce mattutina tutto è sembrato più roseo... “spartana” si è trasformato in “minimalista” e l’amaca sul portico si è palesata in tutta la sua comodità.
Qualche giorno più tardi è finalmente arrivata la seconda (e ultima) volontaria del campo... la convivenza è stata difficile, magari perché non parlava molto l’inglese o magari perchè quando piovevano secchiate d’acqua dal cielo (e io dormivo :-) )a lei non passava nemmeno per l’anticamera del cervello di mettere al riparo anche i miei vestiti stesi ad asciugare....... oppure perché l’amaca era una sola;-)IL PAESE
Buena Vista ( il villaggio in cui si trova la “base” dei volontari) è un agglomerato di semplici casette ad un piano circondate da una rigogliosa foresta tropicale (dove scoprirete l’incredibile sviluppo che potrebbe subire lo stentato ficus benjamin che vi aspetta a casa oltreoceano!).
Le stradine sterrate sono sempre piene di bambini sorridenti e curiosi, che fanno a gara per attirare la tua attenzione. -Vi consiglio di portare con voi alcune foto della vostra famiglia e del posto da cui venite (e magari qualche piccolo pensierino per i bambini)...faranno un successone!!
I vicini che ti offrono le pannocchie bollite, la frutta o che semplicemente ti invitano ad una partita di pallavolo fra le palme, ti fanno capire che qui l’ospitalità è genuina e la gente, malgrado la povertà, è felice.IL LAVORO
Il lavoro consisteva nel perlustrare la spiaggia a cavallo di un quad e scovare il maggior numero di uova di tartaruga possibile (detta così potrebbe sembrare una frase tratta dalle istruzioni di un videogame!).
Partenza alle ore 22.00:In sella al nostro quad rosso, attraverso la foresta, tra pozze stagnanti piene di grilli e piantagioni di cocco, con un cielo carico di stelle, si arriva alla spiaggia.
La jeep della municipalità ci aspetta tutta la notte in un angolo per ritirare il bottino di fine serata: le uova.
Scorrazzando per diversi chilometri con le torce spianate si cercano le tracce lasciate dal passaggio delle tartarughe. Seguendole, si individua il posto preciso dove la mamma ha deposto (o sta ancora deponendo: uno spettacolo!) le uova e si inizia a scavare nella sabbia con le mani.
Dopo essere state contate e depositate in un sacchetto (in media sono 100 per nido) le future tartarughine verranno re-interrate in una zona della spiaggia protetta dai predatori... umani e non.
Questo è il lavoro che viene svolto ogni sera, domenica inclusa, interrotto spesso da colpi di scena: mucche che si godono la serata stellata sulla spiaggia, coccodrilli di ritorno da una pescata in mare, onde improvvise che ti investono bagnandoti fino alle ginocchia, per non parlare dei cani che sbucano sistematicamente dal nulla e ti inseguono abbaiando (la prima volta, dalla paura ho quasi strappato la maglietta al “pilota”!!!).
Ma l’esperienza più emozionante e gratificante è senza dubbio la liberazione delle tartarughine appena nate...centinaia di piccoli esserini che corrono verso il mare! Sembra incredibile che, raggiunta la maturità, torneranno a deporre le uova sulla stessa spiaggia!Ritorno 02.00 – 03.00:
Ammetto che ho rischiato più di una volta di cadere dal quad addormentata!Durante il giorno:
La distanza dalla spiaggia non ci ha permesso di frequentarla quanto avremmo voluto, ma i nostri referenti si sono fatti in quattro per farci divertire.
Una capatina domenicale al parco acquatico dei locali: Il Rio! Un tranquillo fiume immerso nella foresta dove i bambini si tuffano senza paura dai massi e le donne lavano i panni.
Ci hanno anche portate in un ranch: bellissimo... fino al momento in cui ho avuto la fantastica idea di cavalcare un cavallo messicano doc: era così nervoso che c’e’ mancato poco che mi schiantassi contro un camion!
Tutto sommato un’esperienza positiva, come succede spesso ci sono state anche delle incomprensioni e dei disguidi, ma le impressioni positive superano di gran lunga quelle negative.Un campo da provare, magari portandosi dietro degli amici (potreste ritrovarvi soli e saperlo solo al momento dell’arrivo).
CONSIGLI PER GLI ACQUISTI
So di cadere nel banale, ma la zanzariera ci vuole... eccome! E uno spray antizanzare.
Un adattatore – ovvio no?- perché poi sarà un impresa titanica trovarne uno.
Spirito di adattamento... non si trova in drogheria... avvisati!
Elena Cerretelli
Non è facile raccontare l’esperienza di questo campo di lavoro, tante sono le cose che abbiamo fatto e le persone meravigliose con cui siamo entrati in contatto.
Questa era la mia prima esperienza del genere, quindi posso dire di non avere molti parametri di confronto. Per me, tuttavia, è stata un esperienza davvero unica, non solo mi ha insegnato molto, ma è stata anche davvero divertente.
Vorrei descrivere, innanzitutto, il gruppo. Il giorno in cui sono arrivata a Ciudad Hidalgo, sono andata nella casa che ci aveva messo a disposizione il direttore della scuola CYTEM.
Lì ho conosciuto i miei compagni di avventura: Nicola, il camp leader, italiano e poi Daniela, l’altra ragazza italiana, toscana come me. Poi c’era Julia, francese, Greg, belga, Mark, inglese, Nami, Maika, Mie e Saiko, giapponesi e Buzid, anche lui francese e che è arrivato qualche giorno dopo. Eravamo in 10 in questa minuscola casetta, fornita di un solo bagno.Ci siamo accampati con i nostri lettini e sacchi a pelo nelle due stanze che avevamo a disposizione. Malgrado le prime difficoltà logistiche, ci siamo subito trovati bene e siamo diventati molto affiatati e sempre di più nei giorni a venire. Per l’organizzazione della casa ci siamo divisi in gruppi: gruppo spesa, gruppo pulizie, gruppo lavanderia ecc… e le scomodità ben presto si sono trasformate in un gran divertimento. I ragazzi che ho citato sono stati i miei coinquilini e compagni di avventure per queste bellissime tre settimane e con alcuni di loro ho proseguito poi il mio viaggio verso sud, al termine del campo.
Non nego che ci sono stati anche dei momenti di discussione, soprattutto per le difficoltà organizzative che abbiamo dovuto affrontare all’inizio e di cui parlerò in seguito e, soprattutto, per la differenza culturale che a volte si fa sentire.
Credo però che le discussioni, in questi casi, siano normali e soprattutto ritengo che si sono rivelate sempre molto utili per tutti. Abbiamo fatto tutto insieme come un gruppo, sia il lavori previsti dall’organizzazione, sia i momenti liberi e di svago.
Il ricordo più bello sono le cene che preparavamo a turno tutte le sere, a cui poi si univano gli amici dell’istituto Cecytem dove abbiamo lavorato.
1° settimana 8/13 agosto
Durante la prima settimana abbiamo avuto modo di conoscere quasi tutto il personale docente della scuola media CECYTEM, e ci hanno presentato ufficialmente agli studenti della scuola.
Tutti erano molto incuriositi da noi e non vedevano l’ora di chiederci chi eravamo e di restare un po’ di tempo assieme a noi. Il nostro punto di riferimento tra i docenti, era Hector, insegnante di matematica, che ci ha spiegato bene i punti forti della scuola, ma anche le numerose difficoltà. Con lui nei giorni successivi abbiamo organizzato il nostro lavoro e abbiamo redatto un calendario dei lavori che avremmo svolto nella settimana successiva. Hector ci ha suggerito di utilizzare i primi giorni per prendere confidenza con i ragazzi, con la lingua e con la comunità di Ciudad Hidalgo. Dato che in paese non sono molto abituati a vedere stranieri, la nostra presenza era nota a tutti. Per questo ogni sera ricevevamo o un invito a cena o a passare del tempo con la comunità locale.. Durante i primi giorni inoltre, abbiamo avuto un incontro con il direttore della scuola, e anche con il sindaco, mentre passavamo i pomeriggi con i ragazzi a scuola per conoscerli meglio e per capire come potevamo organizzare le nostre attività. Abbiamo conosciuto anche Fidel, il nostro accompagnatore ufficiale, che ci avrebbe aiutato durante lo svolgimento delle attività, oltre a portarci in giro con il suo mitico pick up.
C’è da dire che ad Agosto non si tengono le lezioni vere e proprie, ma dei corsi preparatori per gli alunni che inizieranno il nuovo anno. I ragazzi, inoltre, vanno a scuola anche per passare del tempo a giocare con gli altri, visto che purtroppo la città non offre loro molte alternative.
Durante questi pomeriggi abbiamo conosciuto Julio, Paola e Antonio, che insieme ai loro amici del paese, sono diventati i nostri angeli custodi e ci hanno accompagnato per tutta la durata del campo. Oltre a cenare insieme quasi tutte le sere, ci davano consigli, ci accompagnavano nei posti e per un qualsiasi problema erano sempre a nostra disposizione.
Sabato e domenica siamo andati a Morelia, per visitare la città e per conoscere altri due gruppi che si trovavano vicino alla nostra zona. Questa gita è servita sicuramente ad unirci ancora di più. Da non perdere la movida della sera (la casa de Salsa, per ballare e conoscere gente del posto, consigliatoci da Julio) e la visita sul lago di Patzcuaro.
2° settimana 14/20 agosto
Durante questa settimana siamo entrati nel cuore del campo e abbiamo iniziato a fare le attività che avevamo deciso con Hector, ovvero la riforestazione di certe zone nei dintorni di Ciudad Hidalgo e alcuni lavori di manutenzione della scuola, che come abbiamo potuto verificare purtroppo non era messa molto bene: pareti con l’intonaco a pezzi, scritte ovunque e l’acqua corrente che spesso mancava.
Abbiamo deciso di dedicare la prima settimana per imbiancare la scuola e fare qualche piccolo lavoretto. A questo punto si sono verificati i primi problemi organizzativi. Purtroppo Hector e Fidel non erano riusciti a trovare abbastanza attrezzi per tutti, anzi in verità, disponevamo solo di 3 grossi pennelli e qualche barattolo grande di vernice. Ovviamente era impensabile lavorare così. Hector era molto dispiaciuto ma purtroppo fino al giorno seguente non sarebbe potuto andare a prenderne altri visto che era l’unico professore presente nella scuola, a parte altro personale non docente, e doveva tenere sotto controllo quasi 200 studenti. A questo punto, mentre 3 dei nostri hanno iniziato a lavorare con quello che avevamo, a Nicola è venuta un idea bellissima. Visto che Hector era da solo, potevamo aiutarlo noi a tenere occupati gli studenti, che fra l’altro volevano sempre stare con noi e ci facevano un sacco di domande.
Ne abbiamo parlato con lui, che si mostrato subito entusiasta. Ci siamo divisi in gruppi a seconda della nostra nazionalità: 2 gruppi per l’Italia, Francia, Inghilterra e Giappone e ci siamo suddivisi nelle classi.
Abbiamo così improvvisato delle lezioni sulle nostre culture, che per loro erano praticamente semi-sconosciute, a parte per il calcio e per qualche cantante italiano famoso anche in Messico.
Il primo giorno abbiamo un po’ improvvisato sul momento, ma il risultato è stato eccezionale e sia noi che gli studenti ci siamo divertiti tantissimo.
Visto però che il problema della reperibilità degli attrezzi è continuato per tutta la settimana, e che non volevamo far spendere soldi alla scuola, ci siamo arrangiati con quello che avevamo. Qualche genitore ci ha prestato dei pennelli e della vernice, e abbiamo deciso di organizzarci così: tutti i giorni a rotazione tre di noi imbiancavano, mentre gli altri tenevano le lezioni nelle classi e aiutavano Hector e gli altri docenti con l’attività della scuola.
Non erano lezioni vere e proprie ovviamente. All’inizio devo dire ero un po’ imbarazzata e non è stato facile. Il mio spagnolo non è molto buono e non ho mai avuto esperienze del genere, a differenza invece di Mark o Daniela, che sembravano nati per farlo. Io e Nicola facevamo sempre lezione insieme, il primo giorno per esempio abbiamo disegnato la cartina dell’Italia sulla lavagna, e abbiamo invitato i ragazzi a dirci cosa conoscevano del nostro paese. Nei giorni seguenti abbiamo insegnato loro le formule base di presentazione e riuscivamo a fare perfino dei piccoli dialoghi. Poi cantavamo le canzoni di Tiziano Ferro o Eros Ramazzotti (in italiano, loro le conoscono solo in spagnolo). Verso la fine poi facevamo sempre dei giochi con le parole nuove che i ragazzi imparavano.
Sicuramente la lezione più gettonata, era quella sul Giappone. Gli studenti accorrevano numerosissimi nelle loro classi e rimanevano affascinati da Maika che insegnava loro gli origami, o da Nami che mostrava a tutti come scrivere il proprio nome in giapponese.
Queste “lezioni” erano concepite in modo da creare un doppio scambio (grazie a Daniela!). Nel senso che nella prima parte, parlavamo noi della nostra cultura, in seguito però invitavamo i ragazzi a parlarci della loro cultura, che somiglianze e differenze trovavano, di cosa gli piaceva della loro città e cosa invece criticavano. Molti ci chiedevano, “perché siete venuti proprio a Ciudad Hidalgo?” con aria quasi stupita. Abbiamo cercato di far capire loro, che vivevano in una zona bellissima, ricca di una natura unica e spettacolare, e che dovevano essere felici e cercare di rispettare i loro ambiente e anzi di migliorarlo il più possibile.
Questi momenti d discussione con i ragazzi, sono stati sicuramente uno dei punti più alti di questo campo. Anche loro ci hanno insegnato delle canzoni messicane, che abbiamo cantato poi tutti insieme durante la festa, prima della partenza.
Il pomeriggio poi, mentre l’avventuroso lavoro di imbiancatura continuava, ci mettevamo a loro disposizione per giocare a pallavolo o calcetto, o semplicemente solo per parlare o ascoltare la musica insieme. Molto spesso i ragazzi ci volevano presentare ai loro amici al di fuori della scuola, ai loro parenti e genitori. Mi sono sentita importante, è stato molto bello.
In tutte queste attività, Julio, Paola e Antonio, sono stati sempre con noi. Ci aiutavano sopratutto con la lingua, o a tenere calmi gli alunni quando facevano troppa confusione.
Così la prima settimana è volata via. Eravamo molto stanchi alla fine, sopratutto perché quando tornavamo il tardo pomeriggio a casa, dovevamo fare 10 docce, magari sistemare un po’ le stanze, lavare la biancheria o fare la spesa, e quando non eravamo invitati a cena da qualche parte, cucinare! Insomma, prima di mezzanotte non riuscivamo mai a buttarci sfiniti nei nostri sacchi a pelo.
Alla fine della settimana eravamo comunque molto soddisfatti del lavoro svolto. Purtroppo il lavoro di imbiancatura era andato molto a rilento, e non nascondo un po’ di frustrazione quando restavamo un’ora ad aspettare che ci portassero nuovamente la vernice. La scuola, comunque, dopo molte vicissitudini è stata imbiancata. Greg, Mark e Nicola avevano sistemato anche alcuni tubi del bagno che perdevano acqua. La cosa più bella però era che i ragazzi erano felici delle lezioni e del tempo che avevamo dedicato loro. Hector ci ha detto che volevano fare la stessa cosa anche per la prossima settimana, per i giorni che precedevo l’inizio della scuola. Ma noi per 3 giorni eravamo già occupati con l’attività di riforestazione. Ci siamo impegnati però a finire il torneo di pallavolo e a organizzare una festa di arrivederci per il venerdì successivo, il giorno prima della nostra partenza.
Il week end siamo stati a Guanajuato. Ci abbiamo messo quasi 8 ore a andare. Ne è valsa la pena però! La cittadina è carina e molto pittoresca, si mangia bene e le persone sono cordiali, ma del resto dove non lo sono in Messico? Da non perdere assolutamente il mercato, dove si possono fare dei veri affari in stoffe, ponchi e oggetti di artigianato in legno
3° settimana 23-28 Agosto
Per la terza settimana avevamo previsto con Hector, alcune attività di riforestazione e tutela del territorio. Il primo giorno con Julio e Co. e Fidel, siamo stati in una zona vicino C.H. , dove avevano previsto appunto quest’attività. Anche qui abbiamo avuto dei problemi logistici non appena arrivati: c’erano gli alberi da piantare, ma nemmeno una pala con cui scavare le buche! Quindi con molta calma siamo tornati a Ciudad Hidalgo per cercarle, ma niente. Finalmente verso le undici è arrivato Julio, accompagnato da Fidel, con delle pale e altri attrezzi simili che aveva trovato a casa sua. Così ci siamo messi a lavorare, peccato che a quel punto era quasi mezzogiorno, ovvero l’ora più calda della giornata. La terra, inoltre, era arida e molto secca, il che raddoppiava la fatica nello scavare le piccole buche. Dovevamo, tuttavia, finire il lavoro entro la giornata, perché alle 5 ci aspettavano i ragazzi per la finale del torneo di pallavolo e l’indomani l’attività era prevista da un’altra parte.
Il giorno dopo, siamo andati a Tzintnizgareo. Lì ci aspettava la visita alla scuola, e insieme ad alcuni professori e studenti siamo partiti per riforestare una zona limitrofa. Questa volta tutto era organizzato alla perfezione. C’erano dei camion pieni di alberelli, e la terra era così tenera che non importava nemmeno utilizzare la pala. Inoltre la tecnica che ci hanno insegnato, è molto diversa da quella usata a CH, e l’alberello andava sotterrato appena.
La mattinata pur passando velocemente è stata abbastanza faticosa, perché la zona da riforestare era tutta in salita. All’una però avevamo finito tutto, e dopo un pranzo veloce i docenti della scuola e un gruppo di quasi 50 ragazzi avevano organizzato un piccolo tour per noi. Ci hanno portato prima a vedere la chiesa, il monumento più importante del loro paese e poi la cascata, che si raggiunge con un trekking di un paio d’ore. Qui, rispetto a CH i ragazzi sembravano molto più consapevoli del patrimonio naturale vicino al quale vivevano. Con orgoglio ci spiegavano la storia della cascata, la sua simbologia, le leggende che si narrano. Alcuni ci spiegavano la provenienza di bacche e frutti che non avevamo mai visto.
Il viaggio di ritorno è stato allucinante, eravamo stanchi e sporchi, ma avevamo ricevuto un invito a cena da un parente di Julio e non potevamo assolutamente rifiutare. Così una delegazione di nostri rappresentanti (fra cui io stessa, Mark, Nicola e due giapponesi) si è fatta forza e è andata alla cena. Non mi pentirò mai di quella scelta, è stata una delle cene più buone della mia vita!
Il giorno dopo siamo stati a riforestare in una zona vicino alle sorgenti sulfuree do Los Azufres, e a parte che ci siamo persi un paio di volte perché Fidel non si ricordava bene il posto, tutto è andato liscio.
Nel primo pomeriggio avevamo finito e quindi siamo stati a visitare le sorgente sulfuree. Fidel era molto contento di questa piccola gita fuori programma, perché conosceva un sacco di cose sulle sorgenti e non vedeva l’ora di raccontarci tutto. Dopo siamo stati a Senguio per visitare un’ altra scuola. Abbiamo passato tutto il pomeriggio con i ragazzi, a giocare e scherzare. Alcuni di loro ci hanno fatto assaggiare delle buonissime tortillas e ci hanno insegnato una danza tipica del loro paese.
Ormai mancava poco alla fine di questa bellissima esperienza e volevamo passare gli ultimi 2 giorni con i ragazzi del CECYTEM. Ma non abbiamo potuto fare le nostre lezioni, con grande dispiacere degli allievi, perché cominciavano proprio quel giorno, le lezioni tradizionali.
I docenti delle classi, però ci hanno invitato a assistere alle lezioni e a passare il pomeriggio con i ragazzi.. Poi tutti a casa per i preparativi della festa del giorno dopo. La regola era che noi preparavamo delle specialità tipiche dei nostri paesi e loro del Messico e meglio ancora del Michoacan.Noi abbiamo passato quasi tutta la notte a cucinare: almeno 3 chili di pasta e due teglie di lasagne. Mark essendo inglese non sapeva cosa cucinare e ha unito le sue forze alle nostre. Julia, Buzid e Greg hanno preparato delle crepes con la marmellata, mentre le giapponesi, che addirittura si erano portate degli ingredienti da casa, hanno preparato dei piatti di riso con le alghe.
Noi, inoltre, dovevamo preparare le nostre cose e sistemare tutta la casa per ridare le chiavi al direttore. Ci tenevamo davvero a pulirla e a riconsegnala per bene, perché lui era stato veramente molto gentile con noi.
Inutile dire che la festa è stata un successo. Ci saranno state almeno 300 persone, ovvero quasi tutti gli studenti della scuola, i professori, i nostri amici, Hector, Fidel. C’erano tantissime cose da mangiare, i ragazzi avevano portato tortillas, burrito, dolci tipici, veramente di tutto. La serata poi è continuata con Julio, Paola Antonio e altri ragazzi più grandi, al Mitote, l’unico pub della città, dove avevamo già passato alcune indimenticabili serate. Abbiamo brindato con della buona Micelada al Messico, al successo del campo, alle amicizie che sono nate.
Il giorno dopo abbiamo lasciato Ciudad Hidalgo, direzione: Città del Messico, e da qui è iniziata un'altra avventura.