I Volontari 2007 in Nepal
Carlo "Kamal" Bonomelli
L'esperienza del campo di volontariato in Nepal alla quale ho partecipato dal 1° al 14 ottobre è stata positiva. Mi sono trovato benissimo. Eravamo solo 3 volontari (tutti italiani, tutti Oikos, abbiamo pure fatto le "magliette oikos" coi nostri nomi nepalesi in sanscrito scritti dietro!).
Ognuno alloggiava in una famiglia locale (a Rampur, Nepal meridionale). E' stato come andare indietro nel tempo, nei racconti di mia nonna di quando non avevano l'acqua in casa, un salto nel vecchio mondo contadino (seppur con radio e tv).
Poi- va beh!- io ci son rimasto un po' "sotto", nel senso che non vedo l'ora di ritornare laggiù, anzi ho un sogno nel cassetto: trasferirmi da quelle parti (parzialmente o totalmente) “in the future”. Tra l'altro, dopo il volontariato, sono rimasto altre 2 settimane in Nepal. Poco....
La gente è fantastica. Il lavoro non era duro. Ritmi molto più rilassati rispetto a quelli italiani (un po' per il caldo umidissimo). Poi, va beh, si mangiava sempre il dal bhaat (riso con verdure : ho imparato a mangiarlo con le mani come fanno loro), si dormiva circondati da animaletti, si viveva in baracche con tetti in lamiera senza vetri alle finestre...
Però una figata assoluta: allegria a profusione, nuove amicizie, amori (platonici... per ora...), serate passate a parlare del più e del meno ma soprattutto a ridere, ridere e ancora ridere.
Ho comprato pure una chitarra (che poi ho regalato alla 'mia' famiglia e ho pure insegnato ai giovani qualche accordo).
E quindi anche la musica non mancava.
Credo di non essermi mai sentito così bene nella mia vita: allegro, rilassato, in pace con il mondo, volenteroso di aiutare chi ne ha bisogno, non limitandomi ai lavori di volontariato, a mio avviso leggermente blandi, ma aiutando anche la gente della famiglia a svolgere le piccole mansioni quotidiane di una famiglia contadina.
Un’esperienza che arricchisce. Mi ha fatto rinascere...
Prima di partire ero a tratti ansioso, depresso, svogliato, dedito all'alcool e spesso nervoso. Ora sono migliorato parecchio (anche se laggiù ero proprio beato). A livello di lavoro, però, si potrebbe fare un po' di più. Vedremo la prossima volta.
Grazie mille di avermi fatto conoscere questa opportunità e in bocca al lupo per tutto quanto. Saluti nostalgico-nepalesi,
Marco Senaccioli
Questo é il resoconto della mia prima esperienza di volontariato internazionale in Nepal.
Non nascondo di avere avuto dei dubbi riguardo alla mia sopravvivenza sul posto.
Fortunatamente tutto si è risolto sin dalle prime ore dopo il mio arrivo a Kathmandu grazie alla calorosa accoglienza dei ragazzi della FORD-NEPAL e alla splendida ospitalità dei nepalesi.
Grazie ai primi due giorni vissuti con i membri dell'organizzazione in un quartiere non battuto dai turisti, ho potuto prendere confidenza con gli usi e costumi locali, oltre a stringere amicizie importanti.
Purtroppo il mio soggiorno è stato breve, causa di impegni improrogabili in Italia, (dal 6 al 17 agosto) a ma allo stesso tempo intenso ed istruttivo. Dopo l'arrivo di Yvonne (una simpatica volontaria italiana anche lei alla prima esperienza) ci siamo spostati in albergo (il cui costo era compreso nella quota di partecipazione) nella zona di Tamel dove sono concentrate ogni tipo di struttura in grado di soddisfare i turisti occidentali.
Nei primi tre giorni abbiamo visitato la città con la presenza costante di Nahar un membro dell'organizzazione che ci ha illustrato i luoghi simbolo della caotica capitale con l'uso dei sempre affollatissimi trasporti locali impossibili da usare per un turista a causa della mancanza di fermate, linee prestabilite e biglietti: tutto viene contrattato al momento. Al termine del terzo giorno abbiamo raggiunto la località dove avremmo svolto i lavori di recupero e restauro del tempio buddista sito nella zona di Nawalparasi a circa 180 km da Kathmandu. Il viaggio in un mini-van allestito all'occorrenza non è stato dei migliori lungo la strada di montagna che regala spettacoli visivi entusiasmanti per poi raggiungere la pianura fino alla città di Naryangart. dopo un breve trasporto con tuk tuk siamo arrivati presso la famiglia che ci ha ospitato e che provvedeva ai nostri pasti e ad ogni nostra esigenza.
Oltre ai membri della famiglia, l'intero vicinato ci ha accolti in modo caloroso e tutti i giorni era possibile conoscere e condividere esperienze con queste persone, data la conoscenza dell'inglese. Un po' più difficile si è rivelata la comunicazione con gli anziani e per questo ho imparato in fretta delle frasi in nepali e tutte le sere avevo a disposizione un vero e proprio corso accelerato.
Durante le ore del mattino si lavorava per sistemare il giardino ed il viale ma a causa del caldo eccessivo e delle frequenti piogge si era costretti a pause necessarie.
Non è stato difficile abituarsi alla vita rurale perché in casa c'erano la corrente elettrica e dei ventilatori. Lungo la strada, inoltre, sono presenti numerosi negozi che vendono di tutto e dov'è possibile telefonare all'estero a cifre modiche. Il cibo era sempre abbondante e, anche se è possibile bere l'acqua del pozzo precedentemente bollita, abbiamo preferito comprare l'acqua in bottiglia. Il contributo più significativo da parte nostra è stato quello di incentivare i giovani e i vicini che, incuriositi dalla nostra presenza, venivano a curiosare e a partecipare ai lavori. Infatti il tempio, che non ha un valore storico data la relativa giovane età, è lasciato alle cure di pochi anziani che non vogliono perdere un luogo che rappresenta un punto di riferimento e svolge una funzione di collante per la comunità locale in grado di contribuire alla solidarietà sociale. Al termine della prima settimana, ci siamo spostati per un breve soggiorno nel parco naturale di Chitwan, nella pianura del Terai, a poche ore dal campo di lavoro dove vivono i taru, un'etnia tra le tante presenti in Nepal che da sempre vivono in simbiosi con la jungla dove sono presenti diverse specie di animali (garantisco che una passeggiata nella jungla può rivelare entusiasmanti sorprese).
Ricordo indelebile, tra gli altri, sarà la festa fatta nel tempio prima della mia partenza, con canti, balli e pasti tradizionali delle festività con successiva benedizione buddista.
E' stata senza dubbio una esperienza piacevole e interessante che spero di ripetere, magari per un più lungo periodo.