I Volontari del Progetto Bosco


Claudia Rivolta


Claudia Rivolta

SOGGIORNO

Le notizie erano poche: vita spartana in tenda, senza luce né acqua calda, lavoro nel bosco, compagni di campo tutti provenienti dalla Svizzera tedesca o dalla Germania. 
Ma tra le indicazioni principali c’era scritto “campo internazionale”. 
Ed allora un po’ spaventata e  un po’ preoccupata ma anche molto curiosa ho detto: “Partiamo!… e se proprio non ce la faccio torno indietro!

ARRIVO AL CAMPO DI LAVORO

Ed eccomi alla stazione di Felsberg con tutto il gruppo ed il Capo campo che arriva (per fortuna) in pulmino a causa di un piede rotto, che spiega in perfetto tedesco (almeno credo, visto che non ho capito una parola) le regole del campo, come arrivarci e che possiamo depositare gli zaini nel pulmino. 
Una ragazza, che parlava un sufficiente livello di italiano, alla fine del discorso mi ha tradotto le notizie principali e così anche per me è iniziato il campo.
Dopo un’ora e mezza sotto il sole, arrivo faticosamente al campo…. per ultima!
Vorrei dire che io non sono particolarmente abituata a camminare, ma non sono neanche una “nonna” con il bastone… gli altri però erano tutti dei veri atleti (il capo campo, con le stampelle, saltellava per i prati più veloce di me !)
 

ESPERIENZA E LAVORO

Il primo giorno è stato terribile, soprattutto a causa dell’esagerato caldo…. È stato il giorno più caldo degli ultimi 250 anni della Svizzera.
Pensavo proprio di mollare: un’ora a piedi per andare a lavoro, un’ora e mezza per tornare e poi tagliare piante e rami sotto il sole... ma ho pensato di riprovare,  spiegando, un po’ in Italiano, un po’ non so come, tutti i miei problemi al Capo campo. 
La risposta è stata che il giorno dopo avrei fatto un altro lavoro, un po’ più all’ombra (forse!) e che avrei potuto fare più pause degli altri. 
E così fu, nel senso che gli altri hanno piantato alberi sotto il sole cocente ed io ho fatto piccoli lavoretti all’ombra da sola!
Devo ammettere che ero molto scoraggiata sia perché capivo davvero poco di quello che gli altri dicevano, ma soprattutto perché mi sentivo molto inutile.
Per fortuna poi il tempo è peggiorato, ed ha piovuto parecchio, così gli ultimi due giorni di lavoro sono stati meno pesanti ed anch’io ho potuto lavorare nel bosco con gli altri. 
Non ho ovviamente capito quali alberi andassero tagliati e perché, ma i responsabili dei gruppi si sono impegnati a farmi fare alcune piccole cose che necessitavano di poche spiegazioni.
Anche il giorno della gita nel bosco è andato bene, un volontario, un po’ in inglese (lingua che io conosco…ma non bene!) ed un po’ in italiano, mi ha spiegato notizie circa la vegetazione presente lungo il cammino. 
Un bagno nel fiume Reno è stata poi una bella conclusione per la settimana di campo.
 

ORGANIZZAZIONE

Un accenno importante va fatto sia al cibo che alle serate. 
Beh…… per quanto riguarda il mangiare, rigorosamente cucinato sul fuoco, è stato molto spartano ma ottimo. E le serate, intorno al fuoco, con la chitarra ed un po’ di buona grappa……… perfette……… almeno in quel caso non erano importanti le parole, ma lo spirito di gruppo e condivisione che si era creato.
Concludendo posso affermare che per me l’esperienza è stata sicuramente positiva in quanto ritengo di essere diventata un po’ più forte sia moralmente che fisicamente. 
 

CONCLUSIONE

Ovviamente il campo “internazionale” è stato forse un’esagerazione in quanto era impostato per sole persone che parlavano tedesco, ma ritengo che la disponibilità sia nell’organizzazione, ma soprattutto quella dei volontari sia riuscita a farmi superare le mie difficoltà  fisiche e linguistiche, rendendo così il soggiorno una “bella esperienza di crescita” anche per me” cittadina italiana”.


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