I Volontari in Togo 2005


 


 Emilia Arienti
    

                   PROGETTO  EKPEGNON -  maggio 2005

L’obiettivo del progetto è di aiutare i bambini di prima elementare (CP1)
durante il lavoro in classe nel periodo precedente agli esami di  ammissione alla classe successiva (CP2).il numero degli allievi è di circa 50: alcuni di loro sono molto motivati nell' apprendere, altri presentano alcune difficoltà nella concentrazione e nello seguire con attenzione le lezioni.
- La classe è composta da bambini di età che varia dai 4 agli 11 anni: i più piccoli frequentano la scuola in quando non esistono asili e i più grandi, alcuni con problematiche di apprendimento, sono stati bocciati più volte e in alcuni casi non sono stati iscritti a scuola nei tempi giusti.  I motivi sono molteplici:
- I genitori non riescono a pagare la tassa annuale di iscrizione ai corsi scolastici, un importo che ammonta a 1500 CFA;
- I bambini non sono seguiti adeguatamente nei compiti a casa;
- La classe oltre ad essere numerosa ha nel suo interno bambini con
problemi di concentrazione, di  iperattività e altri, quelli meno seguiti dai maestri locali, con problemi psicologici.
Il materiale scolastico che i bambini devono portare da casa  consiste in una lavagnetta ed un gesso che devono utilizzare con molta  parsimonia;

 MATERIE INSEGNATE

GRAMMATICA: apprendere l’alfabeto (anche con l’aiuto di canzoni).
MATEMATICA: imparare a contare ( da 1 a 20) e a fare i calcoli tramite le operazioni di addizione e sottrazione. I maestri introducono nelle lezioni in classe anche momenti di recitazione ( piccole filastrocche: la main, l’orange, etc..) e di canto per aiutare i bambini a rilassarsi e a vivere la scuola come un momento in cui poter ridere e divertirsi.
Il numero elevato degli alunni non aiuta l’attività d’insegnamento svolto dai maestri, i quali nonostante la situazione riescono a tener sotto controllo la situazione.

CORPO DOCENTE

IL numero dei maestri, che si divide in sei classi, ammonta a tre: uno per CP1/CP2 ( prima e seconda elementare); uno per  CE1/CE2 ( terza e quarta elementare) e uno per CM1/CM2 ( quinta e “sesta” elementare). Nel sistema scolastico francese le elementari durano sei anni.
Oltre ai tre maestri vi é la presenza di un Direttore che, oltre a gestire la scuola, aiuta anch’egli nelle attività scolastiche quotidiane.
La presenza attiva e quotidiana del volontario del JED TOGO consiste nell’aiutare i maestri durante le lezioni, seguendo soprattutto i bambini che solitamente in classi così numerose, non vengono seguiti sufficientemente dai maestri o che in casi estremi vengono emarginati dai compagni in quanto “diversi”:
Importante è sottolineare che in molte parti dell’Africa tribale, vi sono persone con problemi psicologici; persone affette dalla sindrome di Down e in generale chi presenta dei problemi sia fisici che psichici, viene emarginato e lasciato solo in quanto ritenuto non utile alla vita del villaggio, che richiede all’individuo forza e autonomia.



PROGRAMMA DELLA GIORNATA

MATTINO:

- alle 8.00, INIZIO LEZIONI: i bambini arrivano prima dei maestri e insieme ai volontari per pulire la classe e il cortile della scuola. Le lezioni si svolgono intorno alle due materie, precedentemente enunciate, e poi di seguito, attività di canto e di recitazione.
- alle 9.30, ricreazione: i bambini assieme ai volontari giocano e fanno merenda  
- alle 10.00 - fine della ricreazione e ripresa delle lezioni
- alle 11.30 - fine delle lezioni e ritorno a casa.

POMERIGGIO

- alle 15.00, inizio delle lezioni ( che si svolgono tutti i giorni tranne che, il mercoledì).
Oltre a continuare il lavoro iniziato durante la mattinata, ai bambini vengono proposte attività ludiche che aiutino l’apprendimento dei numeri e delle lettere, ossia, di esprimersi tramite piccoli lavori manuali.
- alle 17.00, fine delle lezioni e ritorno a casa.

VENERDI’ POMERIGGIO

ATTIVITA’ DI RACCOLTA E DI SEMINA:

Attività proposta alle classi di prima e seconda elementare per aiutare i bambini alla vita del villaggio e per insegnar loro le tecniche agricole tipiche, oltre che la collaborazione reciproca.
I campi utilizzati per tali attività sono proprietà della scuola; metà del ricavato va ai maestri che seguono queste classi nelle pratiche agricole, metà verrà impiegato nello sviluppo della scuola ( miglioramento della struttura, acquisto di materiale, etc…)

STRUTTURA DELLA SCUOLA

La struttura della scuola è composta da due capannoni costruiti con del bambù e con rami di palme, ogni capannone e diviso in tre aule. Al centro di questi capannoni troviamo un cortile dove i bambini possono giocare durante la ricreazione.

LA VITA NEL VILLAGGIO 

Partecipare alla quotidianità del villaggio: procurarsi l’acqua pompandola dai pozzi, cucinare, etc.
Aiutare “L’associazione dei Giovani”: ogni giorno, nel pomeriggio, i membri dell’associazione ( i ragazzi e le ragazze del villaggio) si ritrovano nel campo di proprietà di uno di loro a rotazione per sviluppare e sfruttare al massimo ciò che la terra può donar loro. Il gruppo è strutturato in modo tale che ognuno abbia la propria mansione: i ragazzi scavano dei canali con la “Daba”, uno strumento agricolo tradizionale di quelle zone, che permette di fare lunghe cunette di terra; le ragazze seminano su queste ultime e insieme fanno la raccolta. L’Organizzazione dei Giovani si prefigge lo scopo di sviluppare le potenzialità che l’intero villaggio offre; infatti, oltre ad unire i loro sforzi per il bene degli stessi membri, aiutano chi non è più in grado di occuparsi del loro terreno in maniera proficua.


Entrare in contatto con i differenti metodi di coltivazione ( es: aiutandosi con i piedi a fare piccoli buchi dove verranno successivamente gettati dei semi con la mano); con i molteplici prodotti agricoli che sono alla base della cucina tradizionale ( igname, magnoque, mile, miglio, mais, “haricot” fagioli, arachidi); imparare a cucinare e a gustare i piatti tipici ( fogno, a base di manioca; Fou-fou  et sauce a base di igname, les begnet de haricot, etc…) cosi come le bibite e gli alcolici vino di palma fermentato, Sorabì, un distillato di vino di palma che si avvicina alla nostra grappa che unito a delle radici di piante medicinali viene usato come cura dalla medicina tradizionale.
Avvicinarsi alla vita politica del villaggio sapendone rispettare le gerarchie che vivono nel suo interno: ogni prefettura è costituita da un numero di villaggi; ogni villaggio ha il suo capo o Re; l’insieme dei Re di una prefettura  elegge lo “Chef  du Canton”( e il suo segretario) dandogli pieno potere decisionale su questioni riguardanti l’intera prefettura.
Periodicamente lo “Chef du Canton” e gli “Enclaves”, vecchi saggi scelti dai vari villaggi, si riuniscono per parlare dei vari problemi riscontrati,per proporre le probabili soluzioni e per discutere di eventuali progetti di sviluppo e cambiamento.
Aiutare i giovani nelle attività di apprendimento rivolte agli anziani del villaggio: ogni domenica questi ultimi si recano nelle scuole per apprendere le basi della lingua francese per poter comunicare anche con persone esterne al villaggio . Condividere momenti
spirituali nelle chiese ( che perlopiù sono cattoliche protestanti) e situazioni di mistero che solo la religione-legge del Vudù  può creare: il Vudù, che viene malamente interpretata come magia nera, all’interno del villaggio di Ekpegnon  è considerata come legge divina che punisce colui che trasgredisce le regole del villaggio ( non rubare, non toccare la donna di altri etc..) e colui il quale, tramite malocchi e sortilegi vari, vuole il male del villaggio facendo sì, per esempio, che non piova più all’interno dei confini del villaggio ( per motivi di invidia, cattiveria gratuita, etc…
Vivere con le famiglie autoctone: avvicinandosi alla vita tradizionale del villaggio con i suoi problemi e immergersi nel ritmo e nei colori lasciandosi andare a balli e a emozioni che credevamo aver perso ( nello preciso momento in cui qualcuno ha partorito l’idea che per ballare servissero delle scarpe da  ballo).

Amare i bimbi , gli “Angeli del villaggio”, osservare i loro volti maturi nonostante la piccola età cercando di far capire agli adulti quanto sia importante spronarli a esperienze nuove; quanto sia importante mandarli a scuola per il loro futuro così come seguirli durante i compiti a casa, nonostante i problemi che generano in ogni settore. Dovendo lavorare sin da piccoli, lo spazio che viene concesso loro per il gioco e lo svago è molto poco; questo fa sì che non vivano la loro condizione di bambini serenamente e finendo per  essere fin da subito adulti a cui affidare i fratellini più piccoli, su cui contare per mansioni anche troppo pesanti…..Nonostante il poco tempo concesso loro, appena si sentono liberi creano situazioni, oggetti e giochi stupefacenti e in quel momento, magari facendo loro imparare sempre cose nuove si riesce a cogliere ciò di giusto deve esserci in bambini della loro età: stupore, gioia e tanta furbizia.
Personalmente li ho amati sin dal primo giorno in cui mi hanno scambiato per una strega arrivata da lontano. Durante i primi giorni a Ekpegnon, nonostante avessero timore della mia presenza, la loro curiosità li portava a seguirmi ovunque (anche durante la doccia). Con il tempo mi hanno accettato come parte del villaggio, così come le loro famiglie e gli anziani saggi del villaggio, insegnandomi tutto ciò che apparteneva loro e facendomi condividere con loro ogni cosa, dal gioco al lavoro, dalle regole alle feste.  E’ stata un’esperienza indimenticabile che non tarderà a ripetersi… 

Ricordo inoltre che le persone che lavorano nel progetto Jed Togo mi hanno aiutato e sostenuto, ringrazio Marie, la segretaria del Jed che mi ha permesso di vivere questa esperienza accompagnandomi ovunque io avessi voglia di andare aiutandomi negli spostamenti: dopo il periodo di tre settimane nel villaggio di Ekpegnon abbiamo fatto insieme un piccolo tour del Togo fermandoci a casa di amici, camminando per le montagne, visitando per qualche giorno i monaci). Ringrazio il Presidente del Jed Yao Tonnyedji persona disponibile e piena di iniziative che permette ai togolesi di pensare ad una vita migliore, nonostante le condizioni precarie in cui si trovano a vivere: ricordo che prima del mio arrivo ci sono state delle sommosse popolari dovute alle elezioni, truccate, che hanno permesso il continuarsi della dittatura; sommosse che sono state represse con la forza dall’esercito che, oltre ad avere seminato il terrore nelle loro case, ha causato la morte di amici; terrore che ha portato molti togolesi a rifugiarsi nel vicino Ghana, gia affollato da rifugiati giunti dalla Costa d’Avorio. Periodicamente Yao si reca in Ghana per prestar loro soccorso e per ascoltare le loro esigenze. Ringrazio, inefine,  Oikos per avermi messo in contatto con loro e per aver permesso l’attuazione di questo progetto.


 


 

   Stefano Molino

Campo di lavoro  AVPE 07 - Togo,  30/07/05 – 30/08/05
 

Per fornire un resoconto del mio campo di lavoro svoltosi nel mese di agosto 2005, ritengo opportuno separare rigorosamente due aspetti: da un lato presenterò una valutazione della mia esperienza di soggiorno in un piccolo villaggio agricolo del Togo; dall’altro esprimerò le mie considerazioni sull’associazione AVPE, e sul suo operato nell’ambito della cooperazione, sviluppo e volontariato.
Il primo aspetto è indubbiamente molto positivo. Trascorrere un mese in un villaggio dell’Africa nera, in una cultura molto diversa ed un’economia di sopravvivenza, in mezzo a gente estremamente accogliente e attenta al contatto umano, seguendo i ritmi di un’organizzazione del tempo priva di scadenze ed orari fissi, con l’inconveniente ed il fascino di un paesino privo di elettricità, acqua corrente, gas e fognature è un qualcosa che, nel bene o nel male, non può lasciare indifferente il volontario occidentale. Credo sia veramente l’unica forma di soggiorno che permetta di conoscere e capire una cultura diversa, e personalmente penso di aver imparato molto da molteplici punti di vista. Ho avuto modo anche di riflettere sulla mia cultura, rendendomi conto dei grossi vantaggi dello sviluppo industriale, come anche dei suoi grossi limiti. L’elemento che forse mi ha segnato maggiormente, e che adesso mi manca provocandomi quel mal d’Africa di cui avevo sentito dire, è stato il rapporto privilegiato con in numerosissimi bambini del villaggio, attiratissimi dallo Yovo (il bianco) e disponibili allo scambio.
A fresco, credo che lo spazio di una relazione non sia sufficiente per riassumere un cambiamento di me stesso che va ancora elaborato e che apprezzerò sul lungo termine. Mi basta dire che è stato qualcosa di grande, di profondo e di intenso, per cui ringrazio la vostra organizzazione di avermi dato questa opportunità.
Quanto all’associazione AVPE, le mie considerazioni sono meno felici, ed i problemi di fondo che ritengo opportuno sollevare  sono tre.
In primo luogo, ho notato un’enorme sproporzione tra le aspettative create dai dati presentati sul sito internet e la realtà che si trova sul posto. L’associazione si presenta come un organismo attivo, ricco di progetti ed in grado di fornire opportunità di volontariato, formazione e cooperazione. Chi la sceglie si aspetta di mettere a frutto le proprie competenze e di imparare dai locali, lavorando in diversi villaggi togolesi e in progetti diversificati che vanno dal sostegno scolastico agli interventi sulla salute o sull’ambiente.  Una volta in Togo, si scopre che la  realtà è ben diversa:  Dei 12 campi di lavoro in diversi villaggi del Togo lungo tutto l’arco dell’anno con squadre di 15 volontari presentati sul sito, viene realizzato un unico campo durante l’estate a Dani Atigba, unica destinazione possibile, senza tener conto delle scelte fatte dai partecipanti (io avevo scelto un campo nel villaggio di Agbodrafo ed una volta arrivato ho saputo che la destinazione cambiava), e nella totale assenza di un progetto di lavoro chiaro. Sarebbe poi interessante capire chi, nell’ambito dell’associazione, sia in grado di offrire formazione ad eventuali stagisti, mancando totalmente personale qualificato in un qualsiasi ambito di specializzazione. Quanto ai momenti di dibattito e formazioni, non ce ne sono mai stati. Riguardo alla gestione del tempo libero, per poter organizzare uscite nei week end o semplici spostamenti in villaggi limitrofi abbiamo dovuto faticare per ottenere la disponibilità del referente locale.   In secondo luogo, è mancata totalmente la volontà o l’interesse a portare avanti il lavoro da svolgere sull’unico cantiere effettuato.  Una volta arrivati sul posto abbiamo scoperto che l’iniziativa non era mai stata seriamente pubblicizzata, i docenti della scuola non erano stati contattati, le autorità del villaggio neppure, e il materiale per lavorare (libri, quaderni, penne) mancava.    A conclusione di questa mia valutazione vorrei sottolineare che le lamentele che ho espresso nei confronti dell’associazione non sono frutto di un’impossibilità di comunicazione tra culture o di una mia particolare pignoleria o rigidità. Con il resto della popolazione locale non ho avuto alcun problema ed ho avuto anzi modo di osservare che all’interno del villaggio l’associazione AVPE.  Vorrei altresì sottolineare che gli altri due volontari occidentali presenti, che invieranno i loro rapporti, condividevano queste mie critiche e vi si associavano.
E’ per questo che, seppure con dispiacere, non ho risparmiato parole dure per chi antepone i propri interessi alle esigenze della  cooperazione. 

 


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