I Volontari in Togo 2007


 


 Micaela Candeloro

 

IL TOGO E L’ASSOCIAZIONE JED

Quest’anno, per la mia esperienza di volontariato, ho scelto il Togo; se devo essere sincera, la scelta è stata casuale, dettata solo dalla mia disponibilità di ferie.
Se all’inizio ero un po’ preoccupata per il fatto di essere sola in una terra del tutto nuova, delle cui associazioni di volontariato non avevo sempre sentito parlare bene, ora posso solo esultare per la mia scelta, che rifarei altre mille volte!
 

Il Togo viene chiamato l’ “Africa in miniatura”, a causa delle sue ridottissime dimensioni: ha una superficie di 56.785 Km2, ma al suo interno si possono trovare tutte le bellezze tipiche del continente nero. Stretto tra Ghana e Benin, il Togo cerca di difendere strenuamente la sua indipendenza e di lottare per crescere e diventare una nazione forte e vigorosa, così come promesso dai vertici politici, ma come solo la gente comune può trasformare un paese.

Il mio campo di lavoro in Togo ha avuto luogo nel mese di giugno, dal 10 al 30, in collaborazione dell’associazione JED, Jeunes élus pour le développment, e si è caratterizzato per l’estrema varietà di attività che ho svolto. Partita per trascorrere tre settimane ad Agou Koumawou, un villaggio a circa 120 Km a nord-ovest di Lomé, per un’esperienza prevalentemente di artigianato, ho passato 10 giorni lì dedicandomi a lavori manuali e altrettanti nella capitale, divisa tra il sostegno scolastico e le attività artigianali.

Il mio arrivo a Lomé non è stato troppo fortunato: il mio bagaglio era stato smarrito e avrei potuto recuperarlo solo dopo tre giorni. Magicamente l’aria africana ha placato i miei consueti istinti nevrotici, regalandomi una serena accettazione dell’evento e il candido sorriso che sempre mi accompagna quando sono in terra d’Africa. Sono stata accolta presso la casa dell’associazione JED,  nella periferia di Lomé, dove già risiedevano 4 ragazze francesi, impegnate in un campo di sostegno scolastico in città. Jed è attiva da circa 10 anni, impegnata caparbiamente per la realizzazione di molteplici progetti, volti a favorire lo sviluppo e la crescita sociale ed economica del Togo, sotto la responsabile e attenta conduzione del suo presidente Yao, un ragazzo di 32 anni, da tutti profondamente rispettato. Jed è composta da un ampio numero di giovani, che si dedicano con solerzia alle varie attività previste: dalla sensibilizzazione su malattie infettive e la  malaria, al sostegno nelle scuole di città e villaggi, dal rimboschimento alla costruzione di centri di prima accoglienza.
L’aiuto governativo è praticamente inesistente; per tale ragione, i jedois (così si fanno chiamare i membri Jed) provvedono ad autofinanziare i loro progetti attraverso il lavoro artigianale che svolgono nel Centro di Lomé, dove realizzano batik, statuette, monili, bigiotteria, abiti colorati a mano, borse. Questi oggetti sono venduti al Grand Marché e in  minima parte esportati in Europa. Dai proventi, i jedois traggono sostentamento per i progetti, ai quali sono chiamati a partecipare e contribuire economicamente i volontari europei, che, scegliendo di svolgere un campo, aiutano Jed nel suo proficuo lavoro.

Alla luce delle mie precedenti esperienze in Africa, posso riconoscere –senza alcun dubbio- la serietà dell’associazione che ho avuto la fortuna di incontrare. I jedois sono particolarmente affiatati tra loro, altamente motivati e vivamente intenzionati a lavorare per il loro Paese. Hanno tutti il massimo rispetto per i volontari; sono capaci di un’accoglienza ben calorosa e di una sincera amicizia.

L’organizzazione del mio campo non è stata perfetta, più avanti posso spiegare il perché, ma in ogni caso sul piano della gestione economica e dei pasti è stata irreprensibile. In altre occasioni mi è capitato di dover sborsare altri soldi, oltre quelli versati per il campo, per acquistare cibo e di saltare i pasti per una cattiva gestione dei tempi. Jed non consente che i volontari siano malnutriti né che spendano altro denaro per mangiare oltre la quota versata all’arrivo, (che nel caso specifico è stata di 150,00 euro) .

Sul campo di lavoro, così come in città, i volontari sono sempre accompagnati dai ragazzi Jed, assai disponibili a soddisfare le richieste degli europei. Dunque, sul piano della sicurezza, non c’è nulla da temere. E in più, la loro compagnia è gradevolissima!

LE ATTIVITA’ SVOLTE

Dovendo aspettare il bagaglio perduto, mi sono fermata per qualche giorno a Lomé, dove ho condiviso con le ragazze francesi l’esperienza del sostegno scolastico in una scuola della periferia della capitale. Il contatto con i bambini è sempre un momento d’oro, in cui mille sensazioni stridenti ti assalgono: il piacere del contatto con delle creature così dolci e innocenti, il desiderio di essere loro di aiuto, la gioia di vederli contenti e spensierati mentre giocano, la mesta consapevolezza del duro domani che li attende, il senso di colpa per essere stata -al tempo- una bimba insoddisfatta e per essere una potenziale madre di bambini ancor più insoddisfatti e capricciosi, mentre questi sanno apprezzare le più infime semplicità della vita, apprezzandola come mille dei nostri mai saprebbero fare…Al di là di tali pensieri confusi, ho trascorso tre piacevoli mattinate nell’école primaire “La Bonne Graine”, affiancando i jedois e le volontarie  francesi nell’aiuto scolastico ai ragazzini della classe CM3.
La scuola, in realtà, era già chiusa e per questo le classi non erano al completo, ma il lavoro da svolgere con i pochi presenti non era poco, vista la scarsa  preparazione che molti di loro avevano.

Dopo tre giorni sono partita alla volta di Agou Koumawou, in compagnia di Serge, uno dei jedois. Agou è un villaggio situato nella Région des Plateaux, ai piedi del Mont Agou, il più alto del Paese. Il clima è umido, piovoso nelle stagioni che vanno da aprile a luglio e da ottobre a novembre. Si trova lungo la strada che conduce a Kpalimé, città alla quale è ben collegata da autobus, taxi, moto-taxi. Ci sono piccoli negozi e un grosso mercato il venerdì: si può trovare tutto il necessario per vivere bene. Agou è servita anche dalla corrente elettrica, che però spesso viene a mancare, ma questa è una costante in tutto il Togo.

Le giornate al villaggio sono trascorse placidamente tra il lavoro e la compagnia dei nostri vicini di casa, la famiglia di Evans, un signore molto gentile e ospitale, anch’egli membro di Jed, che ci ha messo a disposizione la sua abitazione, molto confortevole, dotata di elettricità e situata nei pressi di un pozzo dal quale si poteva liberamente attingere acqua. Io ero l’unica volontaria nel campo, ma non sono mai stata sola: Serge mi è stato sempre vicino. Insieme abbiamo trasportato la sabbia del fiume, dal corso d’acqua a pochi metri di distanza, vicino casa, sabbia che sarà utilizzata dai volontari che nei campi successivi saranno impegnati ad Agou nel campo di costruzione per la realizzazione di un edificio destinato alle attività di sensibilizzazione contro le malattie infettive. Nei  precedenti progetti campi era stata già costruita una stanza.

Il lavoro non era troppo pesante, anche perché era limitato a circa tre ore. Avrei volentieri lavorato molto di più, ma anche ad Agou, come per tutto il continente nero, non c’è fretta…Tutti hanno apprezzato il nostro lavoro e si sono complimentati per il mio impegno (e io che non mi sono sentita neanche troppo utile!!!).
Piacevole la sensazione di essere così ben accetti, stridente col desiderio di voler fare molto di più…

Il riposo dopo il pranzo era d’obbligo e spesso si protraeva per ore.
Io – che non amo troppo risposarmi nel pomeriggio – ne ho approfittato per godere dell’eccezionale paesaggio, ricco di una florida vegetazione, nella quale di tanti in tanto mi sono addentrata per meglio ammirarne le varietà. Avremmo dovuto lavorare anche nei campi, ma non siamo riusciti ad organizzarci con la comunità locale, anche a causa dell’assenza di Evans, impegnato in città, che avrebbe mediato più facilmente tra noi e le famiglie indigene. Per tali ragioni, la maggior parte dei pomeriggi sono trascorsi senza nulla di impegnativo da fare, in compagnia soprattutto della figlia e della nipote di Evans, due bambine dolcissime di 10 anni, già grandi, mani già segnate dal lavoro, coscienza già forgiata al sacrificio, mente allenata alla ricerca dei migliori modi per sopravvivere, che danno senso alla vita stessa, occhi grandi per guardare e capire, per ridere o piangere, per sperare o lasciarsi andare, occhi grandi come il cuore, capace di un amore semplice e genuino per la vita, per l’altro, per la famiglia, per il paese…quell’amore che anela alla libertà, al benessere, a un domani migliore e che è pieno di gioia di vivere…quell’amore che manca nella nostra fetta di mondo…Romance e Françoise mi hanno riempito il cuore di gioia. Romance e Françoise sono due bimbe speciali, come tanti se ne incontrano in Africa, che sanno darti insegnamenti unici, che gelosamente custodisco…

Al di là di ciò, mi è un po’ mancata la socializzazione con gli adulti del villaggio, che non mi sono sembrati particolarmente aperti verso la presenza straniera, forse perché abituati, forse perché diffidenti; in ogni caso, tutti si sono dimostrati rispettosi e gentili; nessuno ha mai avanzato richieste nei miei confronti e questo credo sia un’alta espressione di dignità, viste le misere condizioni di vita in cui versa la maggior parte della popolazione.

Dopo aver trasportato sabbia sufficiente per il lavoro dei prossimi volontari – a detta di Serge – abbiamo fatto rientro a Lomé, sotto una pioggia battente, ottima maschera per le lacrime che hanno accompagnato i saluti agli amici di Agou.

In città mi sono dedicata all’attività artigianale presso il Centre Artisanal Jed, dove i ragazzi si sono mostrati davvero accoglienti, pazienti, attenti ad ogni mia esigenza. Abbiamo lavorato assai bene insieme e al di là della soddisfazione per aver realizzato tanti oggetti carini, c’era la contentezza per aver contribuito a una causa così nobile come quella promossa dai jedois.
Nel Centro si respira un’aria di vera collaborazione, di solidarietà profonda e di sincera amicizia, che trasuda dai lavori condotti insieme, dai discorsi d’impegno e di progettualità, dai canti ritmati dai djambé, che inneggiano all’amore fraterno, alla pace, al bene stare insieme.
A quei canti si è unita la mia voce, a condividere ogni singola speranza, ogni desiderio di libertà e di fratellanza, ogni gesto d’amore verso l’altro. Quei canti risuonano ancora dentro di me e gelosamente li serbo, tra la mestizia di un nostalgico sentire e la felicità indescrivibile di aver trovato nuovi e veri amici.
AKPE JED !!!  Togo à bientôt!!!

  

            

         Simone Romano  

JED – TOGO    Agou Koumaou  (campo di costruzione)

Il mio primo soggiorno africano si è svolto dal primo al 22 agosto 2007 in Togo. La scelta del posto e del campo sono state quasi casuali. Io e un’altra mia amica avevamo deciso da tempo di fare un’esperienza del genere, ossia di vedere con i nostri occhi la situazione in cui vivono le popolazioni di una parte del mondo, l’Africa Sub sahariana, forse dimenticata da tutti, forse arretrata, forse semplicemente diversa da noi.
L’unico modo per farlo veramente era un campo di lavoro in cui si vivesse direttamente con la gente del posto, si condividessero le stesse esperienze, la stessa casa, lo stesso cibo.
Così ci siamo messi alla ricerca di un’associazione che ci potesse offrire questa possibilità; l’Oikos è stata una delle prime che abbiamo incontrato, ma all’inizio era stata scartata. Il problema in realtà non era l’associazione, ma l’idea che avevo nella mia testa. Io cercavo un’associazione che mi facesse lavorare molte ore al giorno, che svolgesse un lavoro con criteri precisi, perché credevo di poter fare chissà cosa in tre settimane. Quando invece mi sono sentito dire che noi volontari siamo come una bolla di sapone , che appare e scompare in un batter d’occhio, e che l’esperienza, più che per servire ad aiutare gli africani , doveva servire a noi, al nostro arricchimento, mi sono detto: questi non hanno voglia di lavorare seriamente. Dico questo all’inizio e mi ci soffermo molto perché per me è il punto centrale della questione. Molta gente, tra cui io per primo, al momento in cui decide di affrontare un viaggio così difficile e dispendioso, lo fa con la volontà di aiutare la gente che versa in una condizione così arretrata rispetto alla nostra. Questo ovviamente è un sentimento molto nobile. Ma la cosa di cui si deve assolutamente tener conto è che in questi soggiorni si entra in contatto con gente che ha una cultura, abitudini, modi di fare, ritmi, concezioni completamente diverse da noi. Quindi la cosa più importante è partire consapevoli che ci si immergerà in una realtà molto differente dalla nostra, dove non si potrà di certo imporre i nostri modi di fare e i nostri ritmi, ma anzi dovremo essere aperti verso le loro abitudini e imparare da queste differenze, in fondo la diversità non è un problema ma una ricchezza, no?! Inoltre, bisogna capire che, dal punto di vista prettamente materiale, in così poco tempo è comunque difficile arrivare a risultati apprezzabili; ma è nell’esempio e nella testimonianza che si dà in ogni giorno di convivenza e di cooperazione sul lavoro che sta il vero contributo. Una volta conclusa questa esperienza, posso di certo dire che ciò che mi è stato detto era la semplice verità. Infatti, come in ogni altra esperienza di volontariato, si riceve molto di più di quello che si dà. Proprio per questo è un’esperienza che consiglio a tutti, quindi, chiunque ne avesse l’opportunità, non se la lasci scappare, e intraprenda questo viaggio con mente e cuore aperti, sicuramente tornerà arricchito e non se ne pentirà!
 

Passando ai consigli pratici, se scegliete il Togo non vi preoccupate, è una decisione ottima  perché è un paese che rappresenta una buona via di mezzo, nel senso che è un paese dove si può vivere davvero molte delle contraddizioni tipiche dell’Africa, ma non avrete mai problemi per quel che riguarda il reperimento del cibo o non vedrete scene in cui la gente muore per strada di fame! Secondo me è davvero ottimo, soprattutto  per chi come me è alla prima esperienza di questo genere. Ovviamente è opportuno partire ben preparati, consapevoli sia che non si sta intraprendendo un viaggio semplice e che non si alloggerà di certo al grand hotel, ma anche con la convinzione che (come si legge tra i consigli dell’Oikos) il volontariato non è una forma di martirio e facendo queste esperienze oltre a imparare ci si può divertire.

L’associazione JED TOGO è composta da ragazzi splendidi, ognuno coi suoi pregi e i suoi difetti, ma che faranno di tutto per metterti a tuo agio. Ovviamente possono dare alcune volte l’impressione che siano disorganizzati, ma imparerete a capire che non è disorganizzazione ma semplicemente un modo diverso di affrontare le cose! Loro il correre da una parte all’altra, lo stress e il fare 3000 cose al minuto non sanno neanche che cosa sia!

Finendo con i consigli pratici,la giornata tipo prevedeva l’alzata verso le 6/6:30, colazione e preparazione fino alle 8, dalle 8 alle 12 lavoro, poi preparazione del pranzo, si mangiava verso le 13, il pomeriggio era libero, quindi o si riposava, o si faceva una passeggiata, o si giocava a calcio con i togolesi! Verso le 18.30 scendeva la notte e si rientrava per preparare la cena che si consumava verso le 19,30. Dopo cena o si chiacchiera, o si canta,o può anche capitare di andarsi a prendere una birra tutti insieme in uno dei piccoli bar presenti nel villaggio!! Essendo un campo di costruzione, si arrivava alle 22 davvero stremati e si andava a letto!

Prima di partire potreste avere delle paure comprensibili riguardanti il cibo, la sistemazione, il non sapere se si presenterà qualcuno in aeroporto a prendervi e molte altre di queste cose, vi posso solo dire: state tranquilli,  partite sereni e desiderosi di imparare tanto da un’esperienza così forte e intensa!

 


 


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