I Volontari in Tanzania
2002
SILVIA BIASOTTO
SILVIA BIASOTTO
- LAVORO
- Il lavoro del nostro campo consisteva nella costruzione di classi della Secondary School di Mwika e nella cura dei campi coltivati dell’omonima scuola.
- Lavoravamo soltanto tre ore durante la mattinata; ogni giorno eseguivamo un lavoro diverso, ad esempio abbiamo zappato un terreno per fare una strada, livellato il terreno al di fuori di una classe, sistemato un orto di lattughe e altre operazioni di questo genere.
- Gli attrezzi (zappe, pale, carriole) non erano sufficienti per tutti. A volte c’è stata la sensazione che il lavoro fosse stato pianificato, per non dire inventato sul momento.
- Sarebbe stato meglio concentrarsi su un solo tipo di lavoro: ad esempio lavorare su un’unica classe; anche perché le condizioni climatiche, ovvero la pioggia quasi giornaliera, rendeva vano parte del nostro lavoro (inutile iniziare a scavare una buca per livellare il terreno e lasciare il lavoro per una settimana, durante la quale piove tutti i giorni: la buca si trasformava in una piscina di fango!).
- SOGGIORNO
- Il soggiorno è stato ottimo. La cucina buonissima, abbondante (a volte anche troppo: una volta è stato buttato anche del cibo) e soprattutto non mi ha mai causato problemi di salute.
- Anche per la sistemazione per la notte era buona: come era stato descritto nell’infosheet.
- Cucina e bagno erano in buono stato.
- C’era una persona destinata a pulire, ogni giorno, bagno, cucina e corridoio.
- In realtà la cosa più bella era ciò che circondava la casa: di fronte vi era un bellissimo prato verde ai bordi del quale passavano donne che tornavano dal mercato, bambini che uscivano da scuola e uomini che rientravano a casa. Negli altri lati della casa vi erano banani, banani, banani. E poi una stalla, due casette di fango, all’interno delle quali vivevano due splendide famiglie i cui bambini ci facevano compagnia giocando!
- ORGANIZZAZIONE
- Nel campo eravamo in tutto 18 volontari, tra cui due leader. In realtà i leader erano quattro, ma tre di loro si sono dati staffetta. Di quattro, presenti ne erano sempre due. Solo uno è rimasto dall’inizio alla fine del campo. Samuel, che inoltre era il nostro contatto dall’Italia, ha partecipato al campo solo i primi e gli ultimi due giorni. Non c’è stata continuità tra gli organizzatori, e questo ha fatto in modo che si ponesse un freno ad una totale comprensione e complicità con loro, nonostante fossero tutte persone cordiali ed estroverse.
- C’è un’altra critica da fare agli organizzatori: la difficoltà talvolta incontrata nell’organizzazione del tempo libero serale, soprattutto quando si dovevano affrontare discussioni su tematiche sociali.
- Nel complesso posso dire che l’organizzazione, la qualità del personale IYS ed il tipo di lavoro svolto sono stati i punti deboli del campo:
- SCAMBIO CULTURALE
- La possibilità di uno scambio culturale è uno degli aspetti che più mi attrae di un campo lavoro. Infatti l’esperienza dello scambio culturale in campo viene vissuta in diversi contesti: all’interno del campo con i volontari che hanno vissuto e lavorato con me; durante l’attività lavorativa, dove siamo potuti entrare in contatto con i ragazzi e i professori della scuola; nel tempo libero con la gente del luogo.
- Il rapporto con i volontari è stato ottimo. Bellissime persone, con le quali si è realizzata una spontanea cooperazione nelle avventure quotidiane, nel lavoro e nel tempo libero. Forse maggiore scambio culturale ci sarebbe stato se fossimo stati meno italiani, ma da questo punto di vista posso ritenermi più che soddisfatta.
- Per quanto riguarda il rapporto con i ragazzi nella scuola purtroppo non è stato molto intenso. In realtà gli ostacoli sono stati di tipo logistico, visto che passavamo con loro solo mezz’ora al giorno, ovvero la nostra "ricreazione" o il loro " porridge time"!
- Purtroppo anche in questo ambito sono costretta a fare una critica: nel programma che ho letto sull’infosheet era previsto in "familystaying" durante uno dei due finesettimana. Questa preziosa esperienza non è stata fatta e ciò mi è dispiaciuto moltissimo, infatti il poter mangiare, dormire, insomma vivere in una casa di una famiglia africana mi avrebbe forse permesso di sperimentare un po’ di più il cd "intercultural exchange"; donando loro la mia amicizia e curiosità ed ottenendo da loro la conoscenza di usi, costumi e di tanta ospitalità, e chissà magari anche un po’ di spirito africano.
- ATTIVITA’ STUDIO
- I principali temi che avremmo dovuto affrontare erano essenzialmente: AIDS, globalizzazione, rapporti economici fra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo.
- Purtroppo solo una sera ed un pomeriggio sono stati dedicati in modo esclusivo alla discussione di questi argomenti ( elencati nel programma contenuto nell’infosheet).
- Inoltre la serata dedicata al tema dell’AIDS è stata creata da noi italiani, che abbiamo deciso di utilizzare la nostra serata culturale italiana per affrontare un dialogo su questo delicato problema. Abbiamo preparato dei cartelloni con l’aiuto di un libro di biologia, abbiamo proposto alcuni punti su cui aprire delle discussioni, che, infatti, hanno poi fatto seguito.
I Volontari in Tanzania
2003
TERSI LUCA
Tersi Luca
PARTECIPAZIONE AL CAMPO
Mi chiamo Tersi Luca, ed ho partecipato al campo di lavoro in Tanzania organizzato dall'Intercultural Youth Services dal 20/09 al 05/102003. Le informazioni alla partenza erano decisamente un po' scarse, e quindi sono partito con pochissime aspettative, ma pronto a ricevere comunque il più possibile da quella che si è rivelata essere un'ottima esperienza. La meta del campo è cambiata rispetto a quella che ci era stata comunicata nell'info sheet, senza che ci venisse comunicato. Siamo stati a Mwika, nella zona del Kilimanjaro a circa un'ora e 30 da Moshi(città relativamente importante).
SOGGIORNO
Abbiamo pernottato in una costruzione essenziale ma confortevole (forse la casa più bella del villaggio),circondata da uno splendido giardino e dalle abitazioni tradizionali di un paio di famiglie, dai bambini simpaticissimi. Il cibo era ottimo ed abbondante. Acqua ed elettricità andavano e venivano, ma questo non è stato assolutamente un problema. La vita sul monte è decisamente migliore che nelle zone rurali pianeggianti, per la relativa disponibilità d'acqua (che nonostante il saporaccio bollivamo e bevevamo), e per la mancanza di zanzare o altri fastidiosi insetti. Nelle case mancano i vetri alle finestre e la notte può fare abbastanza freddo.
- ORGANIZZAZIONE
Nel campo eravamo due italiani, una giapponese che dopo pochi giorni ha abbandonato, e una serie di volontari del luogo che si sono alternati per tutta la durata del campo.
SCAMBIO CULTURALE
Più che un vero campo di lavoro, si è trattato di uno scambio culturale Il lavoro compiuto, non era necessario, e non ha salvato la vita di nessuno, ma è stato vissuto dai volontari Tanzaniani un po' come una promozione del lavoro volontario, ancora poco conosciuto in Africa. Penso di avere avuto la possibilità di entrare in contatto diretto con la comunità locale,opportunità impensabile per un turista, e di avere scambiato il mio punto di vista con quello di miei lontani coetanei. Sarebbe stato bello se avessero potuto partecipare altri volontari, sia africani che stranieri .Purtroppo, essendo rimasti in soli due italiani, spesso le conversazioni,finivano per svolgersi in Swahili. Ma abbiamo avuto comunque la possibilità di avere interessantissime chiaccherate magari a quattr'occhi con i ragazzi, e questo ci ha permesso di capirne problemi, ambizioni. Tutto sommato mi sembra un'ottima esperienza per chi come me, si approccia per la prima volta ad attività di volontariato all'estero.
.LAVORO
Il nostro compito pratico è stato semplice ma piuttosto faticoso, anche se di breve durata (2 o 3 ore al giorno). Scavare terra e trasportarla cose dieci metri più avanti. Questo per preparare le fondamenta per la mensa nella Mwika Secondary School, o per la fossa che servirà da servizio igienico alla Primary School (scuola elementare). Il giorno più interessante è il lunedì, giornata in cui gli abitanti del villaggio si ritrovano per fare lavori utili alla comunità. Abbiamo partecipato a lunghi passamano insieme a decine e decine di donne e uomini per la costruzione di un ponte in una strada che precedentemente guadava il fiume. E' stato decisamente molto bello ed interessante.
CONSIGLI UTILI
Un consiglio mi sembra dovuto a chi arriva in Tanzania per la prima volta: l'arrivo, il primo passo fuori dall'aeroporto, può essere un po' "traumatico", i turisti sprovveduti sono la merce privilegiata di taxisti o pseudo guide che si offrono a decine appena compare uno Mzungu (uomo bianco). Le proposte d'aiuto (con relativa truffa) possono essere davvero pressanti ed insistenti a meno che non siate accompagnati da qualcuno del posto, o sappiate come comportarvi ed esattamente cosa fare e dove andare. Per questo potrebbe esservi utile contattare l'IYS prima dell'arrivo. Si sono dimostrati molto disponibili ed aperti per ogni nostra necessità.