I Volontari in Tanzania


 Eleonora Suizzo

Il mio viaggio alla volta dell’Africa inizia domenica 14 marzo, nelle prime ore del mattino. La mia destinazione finale è l’area rurale di Moshi, nel distretto di Mwika, alle falde del Kilimanjaro, in Tanzania.
Ho già fatto un primo scalo aereo ad Addis Abbeba, in Etiopia, e già li i miei occhi hanno modo di adeguarsi ai paesaggi e ai colori tipici africani.
Ma niente in confronto ai colori e agli odori che, di lì a diverse ore dopo, troverò ad attendermi al campo.
E’ lungo il viaggio e giungo a casa della famiglia che mi ospiterà per due settimane, a tarda sera, quando il sole è già tramontato da ore. Sono stanca e anche un po’ sconcertata perché non vedo nulla intorno: solo alberi, terra arsa dal sole, qualche casa in muratura e qualche altra capanna in fango, delle luci e dei volti ignoti. Sono tutti neri e al buio non distinguo i loro volti, distinguo solo le voci di Fatael e Pray, due giovani volontari di IYS che sono venuti a prendermi al Kilimanjaro airport.
La mia prima sera in Africa? Non la ricordo bene. Ricordo che mi è stata fatta vedere la mia stanza che avrei diviso con un’altra volontaria locale, U pendo, diventata presto mia amica, il bagno, che si trovava fuori dalla casa accanto ad una stalla. Ho conosciuto la mia nuova famiglia e il resto della compagnia dei volontari: quattro in tutto e il cuoco, mia grande guida. La  casa era modesta ma confortevole, non è mai mancata la corrente elettrica ed anche quando l’acqua corrente non arrivava, avevamo delle vasche piene d’acqua, a suo tempo riempite. Sono stata accolta come una nuova figlia, mi sono state spiegate le regole da seguire per una sana vita in comune e le regole della casa. Avevamo turni per le pulizie e un piano di lavoro settimanale abbastanza flessibile, che gestivamo in base alle nostre esigenze. Pioveva di frequente, soprattutto durante la notte, ma si trattava di forti burrasche seguite spesso dall’uscita di un sole luminoso e caldo. Nel corso della prima settimana abbiamo camminato a lungo, alla scoperta della foresta alle pendici della maestosa montagna del Kilimanjaro e dei mercati locali. Abbiamo visitato due scuole elementari. La prima, la “Lole Primary School” in cui abbiamo partecipato ai lavori di semina e coltivazione della bouganville e la seconda, la “Marera Primary School”, in cui abbiamo piantato la staccionata tutto intorno al perimetro della scuola. In entrambe ho visitato due classi, una prima e seconda elementare e regalato ai bambini matite colorate e caramelle. Disarmanti i loro sguardi! Anche gli insegnanti sono stati molto accoglienti, amichevoli e desiderosi di sapere tutto di me e del mio paese. Durante la settimana abbiamo spesso visitato le aree circostanti, il mercato della zona e siamo andati due volte in città, a Moshi, dove abbiamo comprato dei prodotti di artigianato locale ed anche dei prodotti alimentari africani: particolari spezie e frutta.
Abbiamo anche lavorato insieme agli uomini del distretto, aiutandoli a costruire un canale di smaltimento dell’acqua piovana e ad accatastare mattoni, precedentemente essiccati al sole. Sono stati lavori più faticosi ma di breve durata. Il resto della giornata si è svolto sempre all’insegna dello scambio culturale tra l’Italia e la Tanzania, attraverso i nostri dialoghi e le nostre passeggiate.
La natura è florida, ricca e maestosa: dominano il paesaggio gli alberi di banane, di canna da zucchero, ma puoi trovare anche girasoli giganti e altri arbusti. Su tutto trionfa la maestosa montagna del Kilimanjaro. La domenica è festa grande. Tutti indossano il loro abito migliore e si recano a messa. La celebrazione dura 3 ore tra canti, balli, prediche e donazioni da parte di autorità locali. La comunità rurale è gestita interamente dalla Chiesa che supporta la scuola ma anche i bisognosi e gli orfani. Colpisce la serenità delle loro vite. C’è tanta miseria intorno, c’è il nulla, ma anche chi possiede solo il nulla è felice di condividerlo. Le porte della nostra casa erano sempre aperte a tutti, in particolare nelle ore del pranzo e della cena, perché a nessuno veniva mai negato un piatto caldo. Non ho avuto problemi di salute, anzi, grazie all’ alimentazione sana a base di riso e verdure, frutta e carne, sono stata benissimo. Non c’erano zanzare, perché il clima era abbastanza temperato grazie all’altitudine e alle piogge. Consiglio a tutti di portare dei regali per i bambini che rimangono quasi folgorati alla vista di uomini bianchi e di non avere alcuna preoccupazione, non ci sono pericoli perché interesse primario di IYS è la salvaguardia del volontario (in questo campo sono stata l’unica europea, gli altri 3 erano originari del distretto Mwika Moshi).
Io ho adesso dei nuovi amici africani, con loro ho condiviso momenti felici, difficili a volte, ma veri. Da loro ho imparato ad apprezzare il senso della vita, a dare il giusto valore e peso agli eventi, a gioire delle piccole cose e ad amare in maniera più profonda ed intensa. Alla Tanzania non interessa la nostra compassione, ma l’obiettivo comune di IYS è quello di dare la giusta immagine della realtà africana: non solo povertà ma anche tanta voglia di fare e grandi potenzialità nei giovani che studiano e vogliono conoscere e farsi conoscere dal resto del mondo.
La mia esperienza nata quasi per caso, sarà da oggi un impegno di vita
!


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