I volontari in Turchia


 


Andrea Mastromattei

Sono appena rientrato dal campo gen11 svoltosi in Turchia dal 25 luglio all'8 agosto, se non erro il campo in questione è stato organizzato in collaborazione con la kiod locale, e questa che invio è una formale lettera di protesta.
Da molti anni svolgo attività di volontariato con diverse associazioni, (attività che vanno dalla pulizia aree protette all'assistenza a disabili), quest'anno ho deciso di associarmi anche all'Oikos perché avevo avuto l'impressione che svolgesse attività interessanti.....non mi è mai successo di trovarmi in uno SCHIFO simile.
Da quanto letto nel vostro sito e da quanto riportato nell’info sheet del gen11, mi aspettavo un serio lavoro con bambini da 9 a 14 anni, provenienti da famiglie e da luoghi in condizioni particolari; le mie aspettative erano quelle di lavorare e di dare un minimo contributo a persone che ne avessero bisogno.
Di seguito vi riassumo brevemente quelle che sono state le attività svolte giorno per giorno:
 
a) 25/7 chiusi tutto il giorno in ufficio per fare conoscenza e trasferimento in kocaeli
 
b) 26/7 chiusi tutto il giorno in una stanza del kiod* a svolgere attività demenziali tra noi
 
c) 27/7 chiusi tutto il giorno in una stanza del kiod* a svolgere attività demenziali tra noi
 
d) 28/7 chiusi tutto il giorno in una stanza del kiod* a svolgere attività demenziali tra noi
 
e) 29/7 chiusi tutto il giorno in una stanza del kiod* a svolgere attività demenziali tra noi, con una pausa per partecipare ad un programma radio
 
f) 30-31/7 e 1-2/8 turisti per la città fino alle 17.00 e poi attività di volontariato** dalle 17.00 alle 20.00
 
g) 3/8 gita al mare tra noi 
 
h) 4/8 gita in montagna tra noi 
 
i) 5/8 turisti per la città fino alle 17.00 e poi attività di volontariato** dalle 17.00 alle 20.00
 
j) 6/8 tutto il giorno a preparare un'assurda cena per***......
 
k) 7/8 la maggior parte di noi ha lasciato il campo

Ancora:

1) kiod*:
struttura privata di tutto rispetto, con tanto di camerieri e segretarie varie, alla quale potevano accedere solo le persone associate
 
2) attività di volontariato**:
rivolte esclusivamente ai figli degli associati, gli unici ai quali era permesso l'ingresso, nonostante avessimo provato a coinvolgere altri ragazzi conosciuti nei pressi del nostro alloggio; stupide attività che non iniziavano prima delle 17.30 ed alle 19.30 erano già terminate
 
3) assurda cena per***:
l'attività che ha richiesto il maggior impegno, poiché pensavamo di doverla consumare tra noi, ma alle 20.00 si sono presentati gli invitati, membri del club con le rispettive famiglie; un loro rappresentante in un formale discorso di ringraziamento: ".....a nome di tutto il rotary......". Insomma alla fine del campo veniamo messi al corrente di aver fatto volontariato (se così si possono definire le insignificanti attività svolte) per i figli dei membri del rotary
 
Ho illustrato a grandi linee quello che è stato il gen11; non voglio usare frasi offensive nei vs confronti, ma sappiate che sono molto INCAZZATO poiché ho investito in questo campo gran parte dei risparmi invernali, rinunciando ad una possibile vacanza, l'ho fatto volentieri seguendo le mie aspettative ed i miei ideali, ma a questo punto mi sento solo preso in giro, non solo per aver svolto attività demenziali ed inutili per 2 settimane e per persone che non hanno bisogno di nulla, ma soprattutto per non essere stato messo al corrente della situazione.....mi sono solo sentito usato per il piacere di qualcuno che tra l'altro si è dimostrato piuttosto insopportabile.
Penso di non essere riuscito ad esprimere tutto il mio disappunto, scrivere certe cose è piuttosto difficile ma vi assicuro che questo è anche il pensiero degli altri 14 volontari.

 

Camilla Corridori

Di certo non avrei chiamato il campo GEN11 "arts and kids", perché di kids non c'è n'erano affatto e lo spazio che avevamo a disposizione per le attività artistiche altro non era che il salone di un ristorante lussuoso, al quarto piano di un edificio orrido, molto caldo e RISERVATO A POCHI ELETTI.(gli eletti dell'associazione KYOD che mi è sembrata tanto una sorta di rotari club!).
Non abbiamo lavorato con i bambini o ragazzi, quelli che ci è capitato di incontrare per la strada e che ci seguivano a fiumi...quelli con i quali abbiamo giocato a pallone, la sera, fuori dal dormitorio...;per gli organizzatori del campo questi bambini non esistevano nemmeno, sembrava che facessero di tutto per tenerci lontani da quella realtà.
Mica l'hanno detto i primi giorni con chi avremmo lavorato e cosa avremmo fatto...rimanevano vaghi...
Venerdì, sabato e domenica li abbiamo passati a fare giochi di socializzazione e formazione del gruppo, inutili, c'è stato il pre camp!
Nei giorni precedenti all'inizio del campo,25,26,27,28 luglio, il nostro interesse doveva essere quello di organizzare le attività e dividerci i compiti... ma no!
Così chiedevamo all'organizzatore: "e i bambini? quanti saranno? Cosa faremo?", ma avevamo solo risposte vaghe...
l'importante era finire il programma di socializzazione; pensate, l'ultimo giorno prima del campo abbiamo avuto pure una lezione di managment!
Eppure nelle info sheet c'era scritto: "campo di lavoro con bambini dai 6 ai 14 anni! "ok, i bambini non c'erano, ma neppure il campo di lavoro! io e TUTTI GLI ALTRI VOLONTARI avevamo un 'altra concezione del campo di lavoro, pensavamo che avremmo lavorato per la strada, con quelle persone lì, e invece ci siamo trovati a stare per quindici giorni in un ristorante, lontani da chi aveva bisogno, iperprotetti ed iperserviti da un gruppo di giovani Turchi intraprendenti, uno in particolare, Onurm, il cui obbiettivo di certo non era quello di far volontariato con quei ragazzi lì, della strada.
Se l'avessero chiamato "meeting interculturale", questo campo, non mi sarei lamentata, non mi sarei aspettata di fare arte o qualsiasi attività di volontariato con i bambini! ma infatti l'ultimo giorno c'è l'hanno detto che il principale scopo del campo era quello di unire più persone provenienti da paesi diversi e farle stare insieme per conoscere le diverse culture. L'ultimo giorno!
Ma allora è per questo che i primi giorni li abbiamo passati più a far fotografie ed interviste per i quotidiani locali che ad andare in giro a vedere quello di cui c'era bisogno ed organizzare le attività!
Voglio dire, dal punto di vista degli incontri, della gente che ho conosciuto ,di quello che ho visto della Turchia devo dire che è stata un 'esperienza magnifica, ma per quanto riguarda il campo di lavoro una grande delusione, si, ho fatto teatro con dei ragazzi della mia età e ci siamo divertiti, ma poi si usciva dal ristorante e fuori dal dormitorio ti aspettavano i bambini della via che volevano giocare , ai quali abbiamo chiesto di venire al KYOD, ma che non si sono mai presentati!
Forse il salone di un ristorante di lusso non era certo il luogo più adatto per accoglierli.
Sembrava che alla gente della città, a quella gente lì, il KYOD, non andasse molto a genio, una mia amica Greca a chiesto al figlio di un fornaio di venire e lui nel sentire il nome KYOD a fatto un'espressione di disgusto...come per dire: "questo posto non fa per me ".
AH! ci tengo a dire inoltre che se siamo riusciti ad assistere alla cerimonia della circoncisione, a fare il bagno turco, a conoscere la gente delle strade insomma, a mischiarci un po' nella vita di kocaeli è perché ogni tanto si riusciva a sgattaiolare in giro, magari accompagnati dal custode del dormitorio ed evitare di andare in giro con le solite reservation ecc., si, perché i mezzi pubblici mica li potevamo prendere!
Si, perché se si andava al bagno turco tutti insieme o a mangiare c'erano le reservation!
Se avessimo fatto tutto quello che loro volevano farci fare credo che avremmo conosciuto solo una faccia della Turchia, quella ricca.

 

Marzia Villella

Sono tornata la scorsa settimana dalla Turchia, dove ho partecipato al campo "Handy camp 5", Gen 23, organizzato dall’associazione Genctur a Istanbul.
E’ stata un’esperienza stupenda, sicuramente una delle più importanti della mia vita.
Ho partecipato al campo e ai tre giorni di pre-campo, che mi hanno permesso di visitare e conoscere Istanbul.
Durante i giorni di pre-campo eravamo alloggiati in una specie di ostello della gioventù in centro città, mente il campo vero e proprio si è svolto in un campeggio che gestisce il Comune, vicino all’aeroporto, dove sono ospitati ragazzi e non, portatori dei più svariati tipi di handicap.
Il caso ha voluto che durante la prima delle due settimane fossero accolti in questa struttura anche 50 ragazzi, fra i 9 e i13 anni, provenienti dalla Cecenia, tutti orfani a causa della guerra con la Russia!
Tutti erano ospitati in bungalow in muratura, fuorché noi volontari che eravamo in tende da due persone.
Il lavoro è stato totalmente assorbente e quasi non ci si è accorti del tempo che volava via.
A colazione, pranzo e cena dovevamo servire ed aiutare il personale addetto alla cucina a servire i pasti, distribuire l’acqua, il pane, eccetera … poi pranzavamo con i nostri amici handicappati; durante la giornata stavamo sempre con i ragazzi e partecipavamo assieme a loro alle attività previste dallo staff del campeggio.
Molte erano le visite culturali: siamo andati a vedere un palazzo sul Bosforo, Santa Sofia, Topkapi, abbiamo fatto un’escursione in battello sul Bosforo e noi non dovevamo far altro che aiutare, spingere le carrozzine, tenere compagnia.
Non avevamo una lingua in comune, perché i turchi e i ceceni non sapevano parlare l’inglese, ma tutto questo è stato superato in una maniera incredibilmente veloce e non saprei neanche dirvi esattamente come.
Io non ho trovato alcuna difficoltà ad ambientarmi con la cultura locale, a non svestirmi troppo anche se faceva molto caldo, a non poter fare il bagno in mare nel campeggio.
Mi sembrava assolutamente normale.
Giocavamo insieme a basket, a pallavolo, a domino con i ciechi, facevamo piccoli lavori manuali con le persone sulle sedie a rotelle.
Io ho portato una rivista di Venezia e facevo vedere loro le foto di questa città che amo tanto.
Tutti i volontari si sono rivelate persone straordinarie: c’erano due ragazzi giapponesi, un tedesco, due ragazze francesi, due inglesi, una coreana con la quale ho diviso la tenda ed io.
Abbastanza deludente, perché poco motivato, il capogruppo turco di 22 anni, che suppongo abbia "rimpiazzato" all’ultimo momento qualcun altro.
Ha aiutato poco o nulla: ci aspettavamo almeno un aiuto nella lingua e non c’è venuto incontro neanche su questo, fin dai primi giorni, al pre-campo.
Non so bene cosa sia successo.
Una persona eccezionale è il capogruppo della Genctur, Zafer Ylmaz, che ci ha veramente introdotto bene nella cultura locale, fornendoci preziose indicazioni il giorno in cui ci ha presentato il campo nella sede della Genctur.
Questo stesso giorno abbiamo saldato i giorni di pre-campo con 50 dollari, ma soltanto a me, sono stati richiesti 50 Euro in più (oltre ai 78 che vi avevo spedito a Roma) in quanto mi è stato detto che con la vostra associazione, al contrario di un’altra di Milano che io non conosco, non c’è reciprocità di volontari.
Io ho pagato senza dire nulla, perché la somma non era così elevata, ma la questione finanziaria deve sempre essere chiarita prima. Io non avevo con me molti soldi e alla fine sono arrivata in Italia con 10 Euro!!!! Non è bello viaggiare con i soldi contati.
Potreste chiarirmi cosa è successo?
Zafer mi ha assicurato che lui pensava che voi mi avevate avvertito.
Comunque … sono tornata con il cuore pieno di gioia e di valori, davvero felice di aver conosciuto un’altra cultura, aver potuto ammirare arte ed architetture stupende che avevo studiato, ma mai visto (io sono un’architetta specializzata in restauro dei monumenti).
L’ultimo giorno piangevamo tutti come bambini: tutti noi volontari, gli handicappati, i ceceni, lo staff del campeggio.
A volte, mi domando, se vale la pena essersi conosciuti per così poco tempo, aver riempito le nostre vite reciprocamente, e poi dirsi addio, perché il dolore dell’addio è intenso e l’ambientarsi nuovamente in questa società, così conformista e superficiale, a me è risultato veramente difficile.

 

Silvia Comoglio

Ciao a tutti,
sono reduce da una grandissima esperienza che ho vissuto anche grazie all'associazione OIKOS.
Ho partecipato al campo di lavoro in Turchia Gen-15 e sono molto soddisfatta.
L'organizzazione del campo da parte della Genctur è stata davvero impeccabile.
Siamo stati aiutati e seguiti dal primo giorno e tutto è filato liscio come l'olio.
Ho conosciuto persone stupende e il nostro leader (un ragazzo di appena 20 anni) è stata davvero una persona in gamba e all'altezza di ogni situazione.
I primi giorni mi sono sentita un po' a disagio vista la mia "veneranda" età (ho 35 anni e la media del gruppo era di 25!!!!) poi sono diventata la "big syster" del gruppo e non ci ho più fatto caso!!
Abbiamo lavorato molto e nonostante gli scarsi mezzi (questa è l'unica nota dolente dell'organizzazione, abbiamo imbiancato due scuole con le scope!!) siamo riusciti a finire la nostra opera con grande soddisfazione.
La cosa più bella che ricorderò, a parte tutti i nuovi amici sparsi per il mondo, sarà sicuramente la cordialità e la disponibilità della gente del villaggio che mi ha regalato una grande dose di umanità! ...arrivederci al prossimo anno, e al prossimo campo di lavoro!

 

Valeria Ferraro

….è stata una bellissima esperienza che ha permesso, tra l’altro, di osservare l’interazione fra Curdi e Turchi, nel villaggio di Baþkale, vicino il lago di Van. Infatti, anche se alloggiavamo nella scuola in cui alloggiava il personale era, per la maggior parte d’origine turca, tuttavia, durante il giorno, nel pavimentare il campo della scuola, interagivamo con persone d’etnia curda. Prima di partire per il campus, il capogruppo della Gençtur, Zafer Yilmaz, aveva tenuto un piccolo meeting per informarci della "particolare" realtà che avremmo incontrato nei territori abitati dai Curdi.
Ciò
non è stato del tutto sufficiente ad evitare iniziali problemi d’adattamento ad alcuni membri del nostro gruppo, poiché nel nostro campus vi erano quattro giapponesi e un malesiano…come spiegare alle ragazze giapponesi (che non parlavano neanche bene inglese), senza preoccuparle, che durante il giorno dovevano evitare di dare troppa confidenza, che la sera non potevano uscire dalla scuola se non in compagnia
maschile e, poi, che non dovevano agitarsi se nella scuola dove alloggiavamo, vi erano diversi militari turchi?
Ciò, fortunatamente, non ha impedito che nel gruppo si creasse una certa armonia (grazie alla presenza di una ragazza d’origine turca, ma nata in Svizzera, che
parlando diverse lingue ha fatto da "mediatore culturale" tra noi, il personale turco e la
popolazione curda).
Il nostro lavoro (pavimentazione di un’area di fronte gli edifici adibiti a scuole del villaggio) ha risentito della disorganizzazione delle autorità locali, superata grazie all’aiuto degli abitanti del posto e, soprattutto, grazie alla coordinazione di un
maestro della scuola elementare, di un mastro (con il quale c’intendevamo a gesti!!) e dei tanti ragazzini che ci hanno aiutato nella preparazione del cemento e nel sistemare i mattoni, mentre le timide ragazzine curde (che, durante la mattina, si recavano alla
scuola coranica) ci osservavano silenziose. La sera, più volte, siamo stati ospiti delle gentili famiglie curde, anche in villaggi diversi dal nostro. Più difficile, invece, muoversi dal villaggio verso altri posti (soprattutto verso la città di Hakkari), poiché le strade sono piene di check-point militari…Ora, nell’immediato post-guerra all’Iraq, è davvero strano pensare all’esperienza di quest’estate in un territorio curdo!!!!! Forse l’unica vera pecca dell’organizzazione è stata l’inesperienza del giovane capogruppo, inadeguato a gestire un campo in un’area dove bisognava tener conto della difficile situazione sociale (le tensioni fra Curdi e Turchi, per quanto non apertamente manifeste, hanno tuttavia creato una serie di condizionamenti sia al nostro lavoro che al nostro tempo libero….) e della diversa cultura di provenienza dei membri del gruppo...Tuttavia, anche nella scuola dove alloggiavamo, vi erano alcune persone come un giovane imam, che hanno cercato di "superare" queste "barriere culturali" facendo brevi introduzioni alla cultura islamica.
Spero, davvero, in futuro, di avere la possibilità di fare una nuova esperienza nell’area curda, chissà magari in un prossimo campo!

 


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