I Volontari in Turchia
SOGGIORNO
La sistemazione per i volontari è stata estremamente confortevole in quanto il campo si è svolto presso il Campus Universitario dell’Università Sabanci, a circa trenta chilometri da Istanbul. Sono state messe a nostra disposizione stanze doppie dotate di servizi in camera ed i pasti sono stati consumati presso la mensa del Campus.
Durante l’attività abbiamo avuto libero accesso ai servizi del Campus: accesso a Internet, sala cinematografica, lavanderia…
Di fronte a tante comodità sembrerebbe impossibile avanzare critiche o perplessità, eppure vorrei permettermi di riportare una considerazione che tutti i volontari hanno condiviso con me. Un campo di lavoro generalmente porta con sé anche il disagio di sistemazioni più spartane, che sicuramente possono creare difficoltà sul momento e richiedono un maggiore spirito di adattamento, ma allo stesso tempo fortificano lo spirito di gruppo e contribuiscono alla creazione di un clima di condivisione delle esperienze.
Al Campus spesso ci siamo ritrovati a non sapere nemmeno dove si trovassero alcuni dei volontari, tanto era grande la struttura in cui ci potevamo muovere e la possibilità di accedere a più servizi ha favorito la costituzione di nuclei ristretti di volontari che si dividevano a seconda delle attività che ritenevano più interessanti. Inoltre la sistemazione in un universo a se stante come quello del Campus ha reso molto limitati i momenti di incontro con la popolazione locale: abbiamo visitato i villaggi da cui i bambini provenivano solo in due pomeriggi, mentre sarebbe stato molto interessante avere la possibilità di entrare in contatto più frequentemente con le loro famiglie.
CULTURA
La presenza di rappresentanti di culture tanto varie ha senz’altro costituito un elemento di grande ricchezza per il campo e soprattutto ritengo molto valido il fatto che non ci fosse una predominanza di volontari provenienti da uno stesso paese, cosa che può favorire l’isolarsi di un numero ristretto di partecipanti rispetto al resto del gruppo o quanto meno può causare l’utilizzo di lingue diverse da quella di scambio comune, che nel nostro caso specifico era l’inglese.
ORGANIZZAZIONE
Il campo di lavoro ha visto coinvolti circa trenta volontari, di cui circa dieci erano di nazionalità turca e i restanti venti di varia provenienza: paesi europei (Spagna, Italia, Germania, Belgio, Polonia, Austria), Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Australia.
LAVORO
I lavori si sono aperti con due giorni di formazione interna al gruppo, durante i quali sono state fornite informazioni rispetto alle attività che si sarebbero svolte insieme e si sono favoriti i primi contatti fra i volontari.
Ritengo questi primi passi di grande importanza per la buona riuscita di un campo di lavoro in cui persone che non si conoscono e che provengono da diversi background culturali si trovano a dovere organizzare insieme un’attività lavorativa complessa come quella che prevede l’intervento formativo su giovani e che richiede pertanto un buon affiatamento e una grande capacità di collaborazione. L’attività programmata prevedeva di lavorare con circa duecento bambini dai quattro ai diciassette anni provenienti da due diversi villaggi situati nelle immediate vicinanze del campo. Abbiamo suddiviso i bambini in nove gruppi a seconda della loro età. Ogni classe è stata affidata a tre/quattro volontari (di cui almeno uno turco, per facilitare la comunicazione con i bambini). La giornata-tipo di lavoro prevedeva l’arrivo dei bambini intorno alle 09.30. Dopo avere suddiviso i bambini nelle varie classi di appartenenza si entrava in aula.
Ogni gruppo ha lavorato sempre nella stessa aula dotata di lavagna lavabile, sedie, pc e videoproiettore. Inoltre sono stati messi a nostra disposizione vari materiali che sono risultati di grande utilità per l’attività svolta: fogli, colori, penne, colla, scotch…
Di fronte all’enorme capacità creativa dei bambini che divoravano letteralmente i materiali messi a loro disposizione sottolineerei che sarebbe stato di enorme aiuto potere disporre di un maggiore quantitativo di materiale per potere proporre attività più elaborate di quelle che sono state realizzate. Ogni gruppo poteva scegliere liberamente come gestire la propria giornata, individuando le attività da proporre ai propri ragazzi all’interno di un ampio elenco di proposte che abbiamo formulato insieme nel corso del primo giorno di formazione.
STUDIO
La prima parte della mattina era dedicata a lezioni di base di inglese: come presentarsi, lessico (nomi di animali, frutti, parti del corpo…), come impostare semplici dialoghi. Poi si passava ad attività artistiche: disegni, collage, laboratori di costruzione di semplici oggetti (maschere, veicoli di carta da colorare…). §
ESPERIENZA
Per il pranzo ci si recava in mensa insieme ai bambini. Nel pomeriggio si riprendeva l’attività creativa e poi si usciva in cortile a giocare, cercando di favorire i giochi che vedessero impegnati tutti i bambini, anche di età e sesso differenti, ed evitando i giochi (ad esempio il calcio) che svolgono normalmente nei villaggi di provenienza. A volte abbiamo organizzato la visione di cartoni animati presso la sala cinematografica del Campus. Intorno alle 16.30 i bambini lasciavano il Campus. Seguiva la riunione fra i volontari in cui si discuteva della giornata appena trascorsa, confrontando le diverse esperienze dei gruppi e cercando di trovare soluzioni ai vari problemi insorti al fine di migliorare l’intervento programmato per i giorni successivi. Infine si elaborava una piano di massima da proporre ai bambini il giorno seguente, in modo da sapere già come muoversi in aula e soprattutto al fine di preparare il materiale che poteva risultare utile.
VALUTAZIONE
Al termine del campo di lavoro è stata fatta insieme ai bambini una valutazione del lavoro svolto. Abbiamo chiesto loro se avevano critiche o suggerimenti per potere migliorare il nostro intervento nei loro confronti, che è previsto anche per i prossimi anni.
Tutti i partecipanti hanno rilevato l’utilità delle attività proposte, in particolare delle lezioni di inglese che hanno dato loro la possibilità di avere scambi, seppure minimi, con esponenti di culture diverse dalla loro e che hanno fatto nascere in loro il desiderio di approfondire lo studio di tale lingua.
Analoga valutazione finale è stata richiesta ai volontari. Noi tutti abbiamo considerato fruttuoso il lavoro svolto, che ci ha visti impegnati per due settimane in un progetto che speriamo vada ben oltre il tempo limitato che abbiamo trascorso con i bambini.
Noi tutti ci auguriamo vivamente che il nostro contributo, seppure minimo, rimanga un momento di crescita importante per tutti i bambini e le bambine che abbiamo avuto il piacere e la fortuna di incontrare nel corso di questa esperienza piena di emozioni che abbiamo appena vissuto.