I Volontari in Turchia
2004


 Chiara Aggio

COSA ABBIAMO FATTO

Il campo è durato 14 giorni, ci siamo trovati ad Istanbul il 16 agosto e da lì siamo partiti per il sud-est della Turchia, meta il paesino sperduto di Tut nella provincia di Adyaman. Eravamo 12: io, un ragazzo belga, l’animatrice turca e tutti gli altri francesi.
Dopo un viaggio estenuante (il paesaggio turco sarà anche bello ma 18 ore in pullman sono qualcosa che trascende l’umana sopportazione) siamo arrivati in questo splendido paese che sembrava uscire dal passato  (un “piccolo mondo antico”): 4 o 5 macchine in tutto, gente che si muove a dorso di mulo, strade sterrate e la vita basata principalmente su agricoltura e allevamento… Fin da subito siamo stati accolti benissimo (sarà anche perché a parte un paio d’eccezioni eravamo i primi stranieri che incontravano nella loro vita) e alla prima sera ci siamo ritrovati ad essere ospiti d’onore ad una festa per una circoncisione.
Il secondo giorno in paese è cominciato il nostro lavoro e da lì la nostra giornata tipo è diventata questa: ore 6.30 sveglia e colazione; ore 8 inizio lavoro (che consisteva nell’imbiancare le aule della scuola) fino alle 13 poi pranzo; nel pomeriggio o incontri con gente del posto o altro lavoro poi cena (molto spesso a casa di qualcuno che ci invitava) e la sera qualche festa per matrimoni/circoncisioni o partite di calcio, il tutto intervallato da una quindicina di pause per il tè al giorno.

In mezzo a queste giornate tipo sono successe alcune cose che vorrei raccontarvi:
- innanzitutto abbiamo conosciuto il sindaco (che inaspettatamente era una donna) che, oltre ad essere gentilissima, era anche preoccupata per la nostra sicurezza e ogni volta che ci avventuravamo fuori dal paese ci faceva scortare dai gendarmi;
-la gente era veramente molto ospitale e siamo stati invitati molto spesso per tè e per cene, talmente spesso che una sera abbiamo cenato 2 volte per non rifiutare un invito (cosa ritenuta molto scortese come saprete);
-siamo stati in gita per due volte: la prima volta abbiamo visitato la città di Salin Urfa mentre la seconda abbiamo visitato Adyaman e abbiamo dormito sul monte Nemrut dove abbiamo assistito ad un’alba e un tramonto stupendi;
-durante i lavori di pittura siamo stati aiutati moltissimo da un gruppo di ragazzi di 15-18 anni del posto che pur non spiccicando una parola d’inglese sono stati dei fantastici compagni di lavoro e hanno passato con noi anche il nostro tempo libero;
-l’ultimo giorno abbiamo cucinato per gli abitanti di Tut delle crépes e degli spaghetti come ringraziamento; è stato molto carino;
-unica nota negativa il fatto che nonostante il campo finisse il 30 molte persone sono partite prima e tra loro anche l’animatrice turca che ha lasciato noi 3 che partivamo per ultimi nei casini quando si sono verificati problemi per il nostro pullman di ritorno (abbiamo davvero rischiato di restare là e trovo sia stato molto poco corretto da parte sua andarsene prima, in ogni modo alla fine si è risolto tutto bene per fortuna).
 

COMMENTI

E’ stata sicuramente un’esperienza molto bella (gli darei un voto 8) e sono molto felice di aver conosciuto i miei compagni di viaggio anche se non pensavo fosse così stancante non poter parlare in italiano per 2 settimane (l’altro campo che avevo fatto era con italiani quindi tutto era stato molto più facile) comunque il mio francese e il mio inglese sono sicuramente migliorati quindi alla fine è stato positivo anche questo.
Mi restano due considerazioni da fare, la prima riguarda il campo, la seconda la Turchia.
Per quanto riguarda il campo, al di là del disguido dell’ultimo giorno, credo ci fosse una mancanza: penso che, oltre al lavoro e ai contatti con la gente del posto, fosse importante fornire a noi volontari delle informazioni sulla situazione storica e politica turca, in particolare su questioni come quella curda. Non so se questa assenza d’informazioni sia propria di tutte le associazioni con cui lavorate o se è solo "Genctur" che preferisce non affrontare questi argomenti, in ogni caso credo sarebbe bello e anche importante per noi volontari affiancare alla parte pratica anche una parte “teorica” perché questo ci permetterebbe un maggiore arricchimento.
Per ciò che riguarda la Turchia mi ha invece molto colpito come questo paese sia in sospeso tra due mondi: le tradizioni legate all’Islam da una parte e la voglia di entrare nella comunità europea dall’altra. Questo stato di passaggio rende la Turchia un paese ricco di contraddizioni, dove le donne non possono entrare nelle coffee house ma dove il sindaco di un paese sperduto e attaccato alle tradizioni è donna; dove nelle grandi città dell’est si vedono donne con il burka ma dove il governo è uno dei più veloci ad approvare nuove leggi che lo avvicinino agli standard europei… Credo che da ciò che succederà nei prossimi 3-4 anni si deciderà il destino di questo paese…
 

 Valeria Messina

Il mio campo di lavoro prevedeva lo sviluppo di un'attività laboratoriale su alcuni campi dell'arte (fotografia, disegno, scultura, ceramica).
Ho partecipato anche al pre-camp days, dal 28 al 30 Luglio, mettendomi in tal modo subito in contatto con la realtà locale: esperienza che ho trovato utile e stimolante per gli scambi culturali scambiatisi durante questi tre giorni di condivisione e di visita alla città di Istanbul.

Nel complesso direi sia stato abbastanza deludente l'esperienza del campo di lavoro. Non all'altezza delle aspettative prodotte dalla stessa descrizione data per l'attività del campo. Al mio arrivo, mancavano all'appello diversi insegnanti, rendendo impossibile la frequenza a tutti i corsi citati: funzionante con continuità è stato soltanto il corso di fotografia, la cui durata tuttavia era di una sola settimana.
Motivazione che mi ha spinto, sopra ogni altra, a prendere la decisione di andarmene,
nonostante il campo non si fosse ancora ultimato.

Assai poco profonde e mature le relazioni con il leader, Mutlu,figlio dei proprietari del campo in cui si svolge l'attività di laboratorio artistico. Più interessato a gestire le aspettative del divertimento extra campo, si è rivelato più che altro assente
nel risolvere le reali problematiche relative all'esperienza in corso (pur mostrandosi sempre molto disponibile all'ascolto).

Sono state, all'inizio cordialissime, le relazioni con l'agenzia turca. Qualche intoppo si è creato dopo preteso pagamento di una quarantina di euro per iscrizione anche alla loro agenzia. Pagamento di cui nessuno mi aveva precedentemente avvisato (Oikos compresa). Al momento della discussione ho trovato una forte chiusura da parte dei dirigenti turchi che hanno riversato la colpa di tanto mancato avviso sulla vostra
organizzazione (ho dedotto che i vostri rapporti non sono sempre stati tanto placidi...)
Ma era un atto davvero dovuto quel pagamento? (attendo lumi e vostre precisazioni in merito)

Tuttavia assai interessante è stato il corso di fotografia che si è svolto durante i primi giorni. Forse l'incapacità dell'insegnante a non saper parlare l'inglese ha messo in difficoltà qualcuno che riceveva la traduzione dei concetti spiegati tramite un rozzo inglese di cui si era fatto carico un volontario turco della brigata.

Splendida la località ai piedi di un vecchio villaggio greco abbandonato. La vicinanza al mare ci spingeva ogni pomeriggio a vincere la spossatezza determinata dall'afoso caldo e a intraprendere lunghe camminate pur di raggiungerlo.

Non è mancata nemmeno l'atmosfera giuliva e curiosa tra i vari partecipanti che hanno saputo stabilire cordiali e affettuose relazioni, nonostante le differenze linguistiche, culturali e soprattutto di età.

 

 Adriano Cavallo


IL VIAGGIO

E' cominciato qualche giorno dopo l'arrivo a Istanbul.

In Turchia si scrive con caratteri occidentali secondo il sistema fonetico ma il senso dato alle cose mi e' parso del tutto medio orientale, me ne sono accorto in un negozio di barbiere: «PERUKAR» dove l'artigiano si è occupato della mia barba, dei capelli e del mio condotto auricolare a dita nude senza soggezione , lui.

L'ufficio GENCTOUR è in cima ad un edificio presso uno dei quartieri turistici,le scalinate si affusolano man mano si elevano i piani, forse gli operai cominciavano ad essere stanchi,o stufi.. ma non è un difetto, del resto l'essenzialità è un atomo dell'anima turca (a mio avviso) che rindonda in tutti gli abitanti da una punta all’altra della mezzaluna. Cordialità e appello del giovane capogruppo Turco per noi 10 fra cui ero l'unico italiano, 2 ceky. ,3 francesi,2 coreane e 2 giapponesi, età media 25 anni me escluso.. per cui 4 maschietti in minoranza assoluta ma con ampia delega decisionale. Il leader, per quanto  abbia ben coordinato i nostri viaggi di andata e ritorno, non si è mostrato particolarmente efficace nella gestione dei lavori e di qualche tensione all'interno del gruppo.

Impeccabili gli autobus transanatolici per i primi 200 km di impronta tedesca poi, inizia la Turchia , le strade si riducono a modeste provinciali e diradano divenendo talvolta piste ben tenute e discretamente segnalate, certamente non complicate per chi sappia sommariamente leggere una bussola , orientarsi a vista e non soffra mal di spazio .

La nostra direzione, da Istanbul a Erzurum, è una serpentina che zigzaga sul 40o parallelo sopra ruvidi altopiani a perdita d'occhio, interrotti verso est da bastioni rocciosi erti e davvero affascinanti.

Poi arrivano le montagne, sempre più imponenti man mano si avvicina il confine con la Georgia e l'Armenia. La vicinanza dei monti caucasici la si nota nelle popolazioni di confine, gl' iridi schiariscono e i particolari tratti somatici incontrati per oltre mille km da Istanbul trafilano man mano fra i villaggi di pastori dell'est; la provincia di Olur a 100 km NE di Erzourum, sito del nostro campo, è diretta da un governatore (specie di prefetto nostrano) originario della cappadocia   ed inviato da Ankara. L’ accoglienza dell'autorità è stata di viva cortesia e competenza, la raccolta dei nostri dati personali è avvenuta senza ingerenze.

Olur é uno dei tanti villaggi della regione abitati da gruppi di famiglie conviviali e dignitose, é interessante osservare come gli abitanti vivano realmente la comunità , la strada é un vero grande salotto seduto o attraversato in ordine sparso da chiunque, l'interno delle case é fulcrato nella stanza principale ove si vive senza isolamento la vita di famiglia,l'intimità è servita con il tè e l'ospite vi trova sempre un posto di riguardo.

La vigilanza non è un aspetto trascurato per quanta mitezza si respiri ovunque,l'apparato militare è assai efficiente,suddiviso in distaccamenti di una compagnia al massimo è ripartito diffusamente lungo il confine .

I giovani soldati di leva, raramente del posto, sono organizzati in piccole pattuglie che insieme ai poliziotti perlustrano vie, strade e villaggi allerti di non si riesce a capir bene che cosa…. Del problema armeno nessuno pare turbato,sono tutti devoti al grande unificatore Ataturk; sunny Türkiye fa l’eco fra queste bellissime montagne dell’est così lontane da santa Sofia.

 


IL CAMPO

Sveglia all’alba per ritrovarsi nel refettorio del liceo/pensione della cittadina di Olur per la prima colazione a base di verdure e formaggio locale. L’immobile,le camerate I bagni sono quanto di meglio il governatorato locale è in condizione di offrire e tutto va benissimo considerando il principio dell’essenzialità turca. Siamo prelevati ogni mattina e condotti presso una scuola per bimbi dai 6 anni in su a circa un’ oretta da Olur, qui l’accoglienza dell’insegnante-preside-bidello è amabilissima, ci apre le porte del suo piccolo ateneo di quattro aule e ci permette di scatenare la ns motivata imperizia imbrattandogli tutte le aule, scardinandogli tutti gli infissi e mancare di poco la distruzione del busto di Ataturk se non  l’avesse sottratto di nascosto durante una delle frequenti pause tè.

Qui il nostro leader è stato latitante, non ha saputo coordinarci ed in meno di una giornata ci ha perduti del tutto.

Il nostro compito era di ridipingere la scuola, i mezzi a nostra disposizione erano adeguati (tecnicamente abbiamo impiegato il doppio del fabbisogno unitario in materiali e le ore impiegate meglio non contarle) tuttavia, grazie alla nostra determinazione ed al sincero spirito di volontariato di tutti noi, siamo riusciti ad imparare piano piano e persino migliorarci fino alla soluzione del ns. Compito.

Un risultato devo dire non professionale ma certamente valido e per fortuna in linea con il criterio dell’ “essenziale”.

Il nostro tempo libero è stato investito nella visita accompagnata dei villaggi e delle espressioni di vita quotidiana degli abitanti di queste valli che non hanno possibilità di conoscenza diretta del lontano e del dissimile. Queste visite e questo contatto fra di noi ospiti e ospitanti credo sia lo scopo da perseguire e reiterare, possibilmente fra persone in luoghi ancora più isolati e sempre con l’attenzione e l’impegno di lasciare un buon segno del nostro passaggio affinchè, ciò che di noi resterà fra loro sia una bella esperienza da ricordare e, per noi, un’ opportunità da non mancare.


 


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