"PER EVITARE IL PEGGIO"

Il degrado sociale, ambientale, politico e morale nella Roma di Rutelli & Co.

 

Istruzioni per l’uso


Questa è la versione telematica di un dossier stampato nel 1999. Chiunque abbia contributi di qualsiasi tipo, anche critici o che intenda presentare argomentazioni difensive, può inviarle a oikos@oikos.org  


 


 

INTRODUZIONE

IL PROGETTO 'STRATEGICO' DI RUTELLI

LE POLITICHE VERSO I GIOVANI

L’AMBIENTE

L’ASSISTENZA SOCIALE
    di Germano Monti - operatore sociale

I TRASPORTI PUBBLICI
    I 5 PRESIDENTI DELLE AZIENDE DI TRASPORTO E I LORO PROGRAMMI
    di Gianluca Naso - associazione Verdi Ambiente e Società

IL PATRIMONIO EDILIZIO DEL COMUNE
    QUEGLI SPAZI COSÌ POCO SOCIALI 

IL VOLONTARIATO

LA QUESTIONE NOMADI

Indice dei nomi

Documenti


 


"PER EVITARE IL PEGGIO", gli autori di questo dossier hanno votato per la giunta Rutelli alle elezioni comunali del 93 e del 97. Ma a questo punto hanno ritenuto necessario iniziare un’analisi del suo operato nel campo delle politiche sociali, educative, ambientali e culturali, cioè in quegli ambiti dove si misura la ‘qualità della vita’ di una metropoli moderna per vedere se il peggio è stato veramente evitato o se, al contrario, non si sia in presenza di una situazione di estrema gravità alla quale occorre porre riparo senza più alcun indugio.

Le critiche sulla stampa, le proteste dei cittadini, la perdita di consenso elettorale dei partiti che governano Roma, danno la misura di una situazione che appare, giorno dopo giorno, sempre più insostenibile. La domanda che ci poniamo è: come si è potuto arrivare a tutto questo? Nelle pagine che seguono verrà tentata un’analisi mirata a valutare i fattori economici, politici, culturali e di costume che hanno determinato le ragioni di insuccessi clamorosi a dispetto dei fiumi di denaro investiti in operazioni di vario genere. Non sarà un processo al sindaco, né agli assessori con particolari responsabilità, bensì l’analisi di un progetto politico–culturale che sta dimostrando il suo completo fallimento e che rischia di naufragare in un mare di catastrofi elettorali e giudiziarie. L’intento degli autori non è quello di correggere le idee sbagliate di chi governa, né di fornire uno strumento alle opposizioni, bensì di cominciare a costruire elementi utili alla diffusione di principi, valori e metodologie di tipo nuovo che possano soddisfare l’aspirazione dei cittadini ad una vita migliore nel loro luogo di residenza.

La realizzazione e la distribuzione di questo dossier sono stati curati dall’Oikos un’associazione di volontariato fondata nel 1979, che provvederà ad aggiornarne i contenuti sui propri siti Internet www.oikos.org, www.informagiovani.it, e www.volontariato.org. Nel 1999 questi siti hanno avuto quasi 4 milioni di contatti e questo può essere la garanzia che certe informazioni divengano patrimonio di un numero considerevole di cittadini che potranno arricchirle e discuterle. Sarà anche un’occasione, per coloro che non concordano con le tesi da noi sostenute, di poter far conoscere la loro versione dei fatti e le loro argomentazioni. Oltre al gruppo di lavoro costituito dallo staff dei volontari dell’associazione, hanno fornito i loro preziosi e puntuali contributi Gianluca Naso, dell’associazione Verdi Ambiente e Società e Germano Monti, un operatore sociale particolarmente impegnato in un settore così delicato per la vita della Città.


 

Il progetto ‘strategico’ di Rutelli

La prima elezione di Rutelli a sindaco, nel 1993, era caratterizzata dalla situazione di generale confusione derivata dalla conclusione giudiziaria di Tangentopoli.

Il progetto che ne derivava era improntato al tentativo di recupero di quel poco che restava di credibile nei vecchi partiti politici, sotto la faccia ingenua e sorridente di un giovane personaggio sostanzialmente sconosciuto alla maggior parte degli elettori della sinistra moderata. La destra, ancora caratterizzata dai legami con un oscuro passato, si dimostrò troppo aggressiva e convinse, in extremis, tutti coloro che non credevano troppo alle qualità di Rutelli, ad andare a votare per lui al fine di evitare il peggio. I suoi primi quattro anni di governo si trascinarono senza troppo clamore, grazie anche alla quasi totale assenza di una forza alternativa organizzata in Consiglio Comunale. L’opposizione di destra non riusciva a far valere la sua forza elettorale per evidenti problemi interni tra le diverse anime che la componevano, mentre Rifondazione Comunista, in seguito alla prima scissione era rimasta con un solo consigliere comunale, peraltro non eccessivamente battagliero. Con il passaggio di un consigliere dai Verdi al gruppo di Rifondazione, qualche cosa si accese ma, evidentemente, in maniera troppo debole per impensierire seriamente chi stava approntando gli strumenti per annichilire e ghettizzare il dissenso. La posta in gioco era, dopotutto, piuttosto consistente: il Giubileo prima e le Olimpiadi poi, avrebbero trasformato la Città in un torrente impetuoso di denaro che avrebbe permesso, soprattutto, il ristabilimento di quel tessuto di interessi tra partiti, imprese, gruppi finanziari e consenso popolare necessario a favorire alcune carriere politiche e a crearne delle nuove. Ma una politica basata soprattutto sugli affari avrebbe potuto creare qualche problema, sia in termini di emarginazione dei ceti sociali che sarebbero stati esclusi dai vantaggi economici e speculativi, sia per l’inevitabile impatto in campo ambientale. Per cui si cominciarono a gettare alcuni ponti verso le organizzazioni che rappresentavano gli interessi che sarebbero stati colpiti o trascurati, tramite creazione di appositi ghetti dorati che ne avrebbero consentito una confortevole sopravvivenza, senza però permettergli di poter crescere in maniera autonoma e alternativa e mettere i bastoni fra le ruote. Come ciò sia avvenuto in particolare, verrà analizzato nelle pagine successive, con riferimenti puntuali ai vari settori in cui tale politica è stata messa in atto e alle organizzazioni che ne sono rimaste più o meno coinvolte.

Per la rielezione di Rutelli, restava da risolvere il problema rappresentato dal dissenso espresso in termini elettorali, cioè da quei settori della cittadinanza che non avrebbero votato per un partito di quelli che avevano governato male e stancamente dimostrando di ripercorrere il vecchio stile. Per questo venne creata una lista di ‘amici di Rutelli’, all’insegna del vuoto ideologico e del rampantismo, da una parte, e dall’altra si arrivò all’accordo elettorale organico con Rifondazione Comunista (decisamente in ascesa nei sondaggi, in quel periodo). L’opposizione di destra non si stancò molto nella campagna elettorale e il risultato, in linea con il trend nazionale, fu la vittoria di Rutelli al primo turno. Rifondazione Comunista, che aveva fatto una campagna basata sulla promessa di un rigido controllo sugli atti dell’amministrazione e che quindi poteva essere motivo di disturbo, per una strana serie di circostanze si è ritrovata ad avere su sei consiglieri, ben quattro indipendenti, del quale uno passato quasi subito al gruppo misto per motivi non molto chiari. In più, dopo la scissione di Cossutta, uno dei due assessori assegnatigli in base agli accordi esce dal partito ma, stranamente, la segreteria romana non ne chiede la sostituzione. Come vedremo più avanti, l’attività di controllo del gruppo comunale tende progressivamente ad attenuarsi , nonostante che gruppi e associazioni segnalino gravi irregolarità nella programmazione degli interventi, soprattutto nel settore delle politiche sociali.

Tuttavia, fortunatamente o sfortunatamente (a seconda dei punti di vista) il sogno olimpico svanisce e il Giubileo comincia a presentarsi come un incubo per la cittadinanza, per cui il dissenso cresce di giorno in giorno e comincia ad essere raccolto, dato il silenzio pressochè assoluto delle forze politiche e sociali invischiate con la Giunta Rutelli, da un’opposizione di destra che via via si riorganizza e impara a collegarsi con i cittadini. I miliardi spesi per le politiche sociali, le campagne informative, gli interventi in campo ambientale, non sembrano lasciare alcuna traccia sull’andamento generale, assai negativo, della vita cittadina, mentre cominciano ad emergere le prime inchieste giudiziarie legate agli appalti. A parte qualche timida presa di distanza dei consiglieri verdi e di Rifondazione, non sembra, tuttavia, che in consiglio comunale ci siano idee chiare sugli obiettivi da porsi per porre rimedio alla situazione di totale scollamento tra governo cittadino ed elettorato.


 


 

Le politiche verso i giovani

Nel 1996 l’Assessorato alle Politiche educative comincia a realizzare il servizio Informagiovani che prevede l’istituzione di un servizio itinerante e alcuni centri collegati ad una banca dati elaborata centralmente. All’associazione Oikos viene affidata, nel 1997, la gestione di un centro e per questo riceve un finanziamento destinato a pagare 4 operatori (1). Detratte le spese per il personale, rimangono nelle casse dell’associazione una cinquantina di milioni. Ci si domanda perché mai il Comune non assuma direttamente gli operatori invece di sovvenzionare le associazioni che gestiscono i centri, ma la domanda resta senza risposta chiara. Entrati nel centro affidatogli, gli operatori dell’Oikos non trovano traccia evidente delle attrezzature (pagate 60 milioni) che dovrebbero esserci e inoltre scoprono che la banca dati (fornita, a licitazione privata per centinaia di milioni da una coop di Modena) risulta quasi totalmente priva di informazioni. Della situazione viene avvertito l’assessore Farinelli, tramite una lettera riservata, ma nulla accade. Il consigliere comunale di Rifondazione, Adriana Spera, presenta numerose interrogazioni e alla fine la vicenda finisce sulla stampa e, successivamente, sia la Spera che l’Oikos presentano denunce alla magistratura e alla Corte dei Conti. Anche le altre associazioni affidatarie dei centri(2) lamentano le stesse carenze, ma dopo alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa, ritrattano o minimizzano.

Subito dopo la rielezione di Rutelli nel dicembre 97, il Comune conferma l’appalto alla coop (stavolta per due miliardi e mezzo) nonostante l’Oikos si sia offerta di fornire gratuitamente la sua banca dati che, nel frattempo, è stata messa in rete e riceve decine di migliaia di richieste. A gennaio del 98 la Giunta comunale approva (con il voto dei due assessori di Rifondazione) una delibera che proroga le convenzioni con gli enti che gestiscono i centri, con tutti tranne, naturalmente che con l’Oikos, rimandando a motivazioni espresse dagli uffici(3). Adriana Spera, rieletta consigliere comunale con l’incarico di presidente della commissione per le politiche educative, tenta inutilmente di convocare una riunione con l’assessore Farinelli ma questa non si presenta mai. La faccenda viene quindi lasciata cadere, a dispetto della dura battaglia condotta dalla Spera quando era all’opposizione nella legislatura precedente. Nel frattempo ci sono state indagini della magistratura affidate al PM Maria Gloria Attanasio che opta per l’archiviazione. L’inchiesta viene ripresa dal PM Cordova e nell’autunno del 1999 compaiono sulla stampa romana e nazionale numerosi articoli che annunciano l’iscrizione al registro degli indagati della Farinelli, di alcuni funzionari comunali e dei dirigenti della coop modenese. La maggioranza di governo, sebbene questa sia la prima inchiesta giudiziaria di rilievo che la coinvolge, sceglie una linea di basso profilo e nessuno chiede la sospensione cautelativa dell’assessore indagato, come era costume fare anni addietro.

Ai margini di questa vicenda c’è poi da segnalare un fatto inquietante: la campagna promozionale per il servizio informagiovani è stata realizzata da una multinazionale, la Saatchi&Saatchi, per la somma di un miliardo e duecento milioni. Sull’effettivo valore di questa campagna (basata su qualche manifesto, maglietta e cappellino), i dubbi sono consistenti. La stessa multinazionale ha poi svolto la campagna elettorale per Rutelli, nel 98, a titolo gratuito. Lasciamo al lettore le possibili considerazioni sulla 'generosità' della società in oggetto.

A tutt’oggi è difficile valutare gli effettivi risultati dei miliardi spesi per allestire il servizio, ma, sicuramente, la vicenda non ha aiutato a risolvere i problemi del diffidente distacco dei giovani romani dalle istituzioni

(1) Secondo un’interpretazione accurata, l’affidamento dei Centri non avvenne attraverso una normale gara d’appalto, bensì attraverso una forma di licitazione privata diretta verso ‘certi’ soggetti. In effetti i responsabili dell’Oikos furono abbastanza sorpresi di aver ricevuto l’attribuzione del servizio. Col senno di poi hanno riflettuto sul fatto che, probabilmente, il ‘premio’ poteva servire ad inserire all’interno della logica di assimilazione e eliminazione del dissenso, un’associazione piuttosto scomoda e combattiva.
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(2) Oltre all’Oikos, le associazioni che gestivano i centri erano il C.I.C.U.E., l'IRS, il CEPRI, l’Arca di Noè e la Comunità di Capodarco. C.I.C.U.E., IRS, Arca di Noè e Comunità di Capodarco si sono poi costituite in un consorzio che oggi gestisce i sei centri della rete romana. Per quanto riguarda l’Arca di Noè, si vedano di seguito, nella sezione dedicata all’assistenza domiciliare, le vicende giudiziarie che la trovano coinvolta. La Comunità di Capodarco, presieduta (almeno fino al 1999) dal deputato DS Augusto Battaglia, svolge la sua attività a Roma in settori che vanno dalla formazione professionale, all’assistenza agli handicappati, alle attività destinate ai Nomadi, con un bilancio, per il 98 di più di 12 miliardi (gran parte dei quali provenienti dal Comune di Roma, del quale occupa, tra l’altro, alcuni fabbricati). È interessante notare come 110 milioni del suo bilancio, siano destinati a spese per la presidenza, cifra decisamente fuori proporzione per un ente senza fini di lucro che dovrebbe occuparsi delle persone svantaggiate.
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(3) Nella nota firmata dal dirigente del settore informagiovani si cita, come motivazione che giustifica l’esclusione dell’Oikos dal servizio, la seguente argomentazione: "Il Segretario dell’Associazione, rappresentante legale, ed il Presidente della stessa associazione OIKOS, hanno assunto sin dall’avvio della convenzione un atteggiamento conflittuale, diffidente e sospettoso nei confronti dei funzionari e degli Uffici dell’Amministrazione Comunale. Tale atteggiamento si è sostanziato in una serie di casi in cui i predetti rappresentanti dell’Associazione paventavano ricorsi alla magistratura penale e contabile per una varietà di reati commessi dai funzionari comunali."
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L’Ambiente

Nonostante le promesse di un maggiore impegno per l’ambiente, la giunta Rutelli bis, come quella precedente, ha continuato in una logica incomprensibile di frammentazione e dispersione delle politiche ambientali tra un numero incredibile di assessorati, enti ed uffici. Di fatto, l’Assessorato all’Ambiente affidato alla De Petris, è sicuramente ininfluente nell’affrontare i numerosi problemi gravissimi della città. In teoria si deve occupare esclusivamente del verde pubblico, lasciando da parte i trasporti, l’assetto urbanistico, la qualità dell’acqua e dell’aria, ecc., ma in realtà non si occupa adeguatamente nemmeno di quest’aspetto. La difesa dagli incendi boschivi, ad esempio, è affidata al gabinetto del Sindaco, la rimozione dei rifiuti all’AMA, la manutenzione al Servizio Giardini e ad una serie di cooperative "integrate" (ove tra i soci sono presenti elementi ‘svantaggiati’ e, per questa caratteristica si possono eludere le gare d’appalto). Dal 1999, poi, i servizi di ‘sorveglianza e valorizzazione’ sono stati affidati ad una serie di associazioni e cooperative dopo una gara d’appalto indetta da Romanatura, un ente appositamente costituitosi per occuparsi di una parte delle aree protette romane. Sulle modalità di tale gara, l’Oikos ha presentato più di una denuncia alla magistratura, lamentando tra l’altro, di non aver avuto pieno accesso ai documenti che dovevano dimostrare i criteri di aggiudicazione.(1)

Dopo un anno di gestione delle aree in questione, sono spariti dai giornali i comunicati di denuncia dell’abbandono in cui queste aree erano precedentemente lasciate. O meglio, sono spariti quelli delle associazioni che hanno ricevuto i contributi, mentre l’Oikos e l’associazione Verdi Ambiente e Società hanno presentato alla stampa e alla magistratura numerose denunce su incendi, discariche, abusivismo edilizio e quant'altro ancora tranquillamente avviene nelle ‘aree protette’ romane, come, d’altra parte, ogni cittadino può verificare di persona. Tra le associazioni che si sono aggiudicate la sorveglianza e la valorizzazione di un’area, ce ne è una che ha una storia piuttosto particolare che vale la pena di raccontare. Nata nel 1993, l’associazione vanta, sino al 97, tra i suoi membri Luigi Nieri, un ex appartenente ad un gruppo della sinistra antagonista particolarmente attivo nell’occupazione di alloggi. Dal 1989 al 93, Nieri è consigliere comunale per i Verdi, assieme a Loredana De Petris (che sarà poi assessore all’Ambiente nelle due giunte Rutelli), sta fuori del consiglio comunale per una legislatura ma viene rieletto nel 97 come indipendente nelle liste di Rifondazione e messo a presiedere la commissione ambiente. Dopo l’elezione si dimette formalmente da tutte le cariche dell’associazione, mentre Podere Rosa, solo nel 1999, ottiene circa duecento milioni di finanziamenti dall’Ente Romanatura (90 milioni) e dal Comune di Roma (79 milioni per l’Estate Romana e 32 milioni dall’Assessorato all’Ambiente). In più nel 1997, aveva ottenuto l’assegnazione della sede che aveva occupato, con un’ordinanza sindacale, procedura che, in base alla delibera 25 del Comune di Roma, si applica solo alle associazioni che prestino servizi di pubblica utilità.(2)

Per quello che riguarda i contributi di Romanatura si veda la nota (1). Sui contributi ricevuti per l’Estate Romana è interessante notare come essi siano stati concessi a trattativa privata in quanto unico organismo in grado di fornire tale servizio e come la delibera sia stata approvata solo 5 giorni prima dell’inizio della manifestazione finanziata, con una prova di tempismo alquanto inusuale per la Giunta Rutelli. Il contributo di 32 milioni, concesso dopo "parere determinante" della commissione ambiente di cui Nieri è presidente, riguarda la realizzazione di un "sentiero ludico didattico". Ci sono due cose che potrebbero apparire alquanto singolari nella storia Nieri-Podere Rosa: la prima è che un’associazione di modesta rilevanza abbia ricevuto più contributi di organizzazioni come il WWF e la Legambiente; la seconda è che i finanziamenti ricevuti da Romanatura, dovevano essere utilizzati anche per la realizzazione di una festa e di un sentiero attrezzato, e questo potrebbe far nascere il sospetto che siano state finanziate iniziative analoghe o sovrapposte.

Il quadro che esce dalle situazioni descritte può far emergere il comprensibile sospetto che il coinvolgimento delle associazioni nella gestione delle aree verdi abbia, in ogni caso, avuto il risultato di indebolire le voci del dissenso e della denuncia, lasciando isolato ed esposto alle ritorsioni chi tale situazione non ha accettato. A riprova di ciò, ecco una breve cronistoria dei rapporti tra l’Oikos e il Comune di Roma negli ultimi due anni, nel settore dell’ambiente:

1997- L’Oikos effettua un’azione di rimboschimento su un parco comunale, dietro un rimborso di 7 milioni. A tutt’oggi il rimborso non è ancora arrivato e nessuno sa spiegarne il perché.

1998- L’Oikos denuncia le inadempienze del Comune di Roma in materia di prevenzione degli incendi. Il Comune, per tramite del capo del Gabinetto del Sindaco, sospende arbitrariamente il contributo di 8 milioni, contro il parere della stessa avvocatura capitolina.

1999- L’Oikos, assieme ai Verdi Ambiente e Società presenta una serie di denunce per gravi inadempienze nel campo della prevenzione incendi, il Comune presenta una querela contro il sito Internet dell’associazione. L’Oikos controquerela.

1999- L’Oikos riceve una disposizione che gli intima di abbandonare i locali della sua sede operativa per la cui concessione la pratica di regolarizzazione era ferma da due anni nonostante le funzioni di protezione civile svolte dai suoi volontari.(3)

 

(1) In una lettera inviata dall’Oikos alla segreteria romana di Rifondazione si affermava, tra le altre cose "… Recentemente è stato indetto un avviso pubblico per la promozione di alcuni servizi di gestione dei Parchi con una procedura che, a nostro giudizio, ha sin dall’inizio presentato gravissime irregolarità.
Tra esse possiamo segnalare
1- L’articolato di gara non prevedeva alcuni servizi essenziali, come, ad esempio, la sorveglianza contro gli incendi. Le funzioni di sorveglianza erano limitate a periodi limitati nell’arco settimanale.
2-Le cifre destinate alla gestione erano uguali per tutte le aree: 90 milioni erano assegnati a parchi di poche decine di ettari (come Aguzzano) e a parchi di 6000 ettari (come Decima Malafede).
3- L’articolato di gara è stato redatto da elementi che, nel consiglio direttivo dell’ente, rappresentano alcune delle associazioni che hanno partecipato alla gara.
4-La gara si è svolta prima che venissero definiti i Piani di Assetto dei Parchi. Questo ha indotto l’Assessore Regionale all’Urbanistica, Salvatore Bonadonna, a chiederne la sospensione.
5-Nella commissione giudicatrice erano presenti due persone del comitato direttivo che doveva ratificarne le decisioni. Quindi due persone votavano sulle loro stesse decisioni (ma, paradossalmente, uno dei due, probabilmente temendo le conseguenze politico giudiziarie di quanto era stato fatto, ha votato contro le sue stesse decisioni).
6-Nel Comitato Direttivo che ha ratificato le assegnazioni alle associazioni c’erano rappresentanti e/o esponenti delle associazioni che si sono aggiudicate la gestione dei parchi.
7-I verbali della commissione sottoposti al comitato direttivo, non sono entrati nel merito della valutazione dei progetti limitandosi ad elencare senza motivazione i punteggi attribuiti ai singoli soggetti partecipanti. Per tale ragione il rappresentante di Italia Nostra, Mirella Belvisi, si è rifiutata di partecipare alla votazione."
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(2) A proposito di questo, va ricordato che l’Oikos, che ha svolto per anni attività di lotta agli incendi boschivi in convenzione con il Comune di Roma, con personale e mezzi antincendio di pronto intervento e centinaia di operazioni effettuate, non ha mai avuto applicato lo stesso privilegio.
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(3) Nella lista di personaggi della politica, della cultura e dell’associazionismo che esprimono solidarietà all'Oikos, tra i quali compaiono esponenti di molti partiti, da AN, al CCD, ai Verdi e Rifondazione, mancano, stranamente, i consiglieri comunali di Rifondazione, nonostante che la maggioranza dell’Oikos abbia espresso dichiarazioni di voto proprio per Rifondazione alle ultime elezioni comunali e che tra i dirigenti dell’associazione vi siano degli iscritti allo stesso partito, seppure con posizioni molto critiche verso la sua gestione romana.
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L’Assistenza sociale
di Germano Monti - operatore sociale

Quale sia la considerazione in cui la Pubblica Amministrazione romana tenga le politiche sociali e assistenziali possiamo ricavarlo da un elemento forse più simbolico che scientifico, ma che riveste un certo significato nel momento in cui la Capitale scintilla di luci giubilari e miliardarie: fra palazzi (del centro, ovviamente) rimessi a nuovo, concerti oceanici, grandi opere più o meno utili, in questa città il freddo, gli stenti e la violenza della strada hanno ucciso in quindici giorni sette barboni - o clochard, o senza fissa dimora - nell’indifferenza delle istituzioni cittadine.

Le caratteristiche di fondo delle scelte in tema di politiche sociali non hanno conosciuto soluzioni di continuità fra le giunte di Giubilo e Carraro e quelle guidate da Francesco Rutelli. L’assessorato competente è rimasto nelle mani dei cattolici (Mazzocchi e Azzaro prima, Piva dal ‘93) e anche il personale dirigente degli uffici di Via Merulana ha visto ben pochi mutamenti nei posti chiave, nonostante le ricorrenti accuse di incapacità e clientelismo; in effetti, queste accuse non hanno colto la radice del problema, che non sta nei singoli episodi più volte e da più parti denunciati, ma nella scelta di tenere il Comune, in quanto ente pubblico, al di fuori dell’organizzazione e della gestione dei servizi sociali e sociosanitari, demandandole interamente ai privati e riservando agli uffici pubblici un ruolo teoricamente di indirizzo e programmazione che, nella stragrande maggioranza dei casi, non è mai stato ricoperto. A conti fatti, il Comune non fa altro che retribuire le prestazioni fornite dagli organismi con cui si convenziona, disinteressandosi di ogni aspetto riguardante i servizi erogati, dalla loro efficienza alla serietà dei gestori, dal grado di soddisfazione degli utenti alle condizioni degli operatori.

Il servizio su cui a Roma si è investito di più è l’assistenza domiciliare, avviata nel 1980 per gli anziani e nel 1983 per i disabili; attualmente, sui circa 300 miliardi di spesa sociale complessiva, oltre settanta sono diretti verso questo comparto, che riguarda circa 6.000 utenti, fra quelli assistiti nel proprio domicilio e gli ospiti delle residenze protette(1). Regolata dalla Legge Regionale 80/88, l’assistenza domiciliare sociosanitaria del Comune di Roma è sempre stata completamente appaltata ad associazioni e cooperative, queste ultime divenute "sociali" dopo la legge 381 del 1991; nel corso degli ultimi dieci anni, parallelamente alla nascita e al consolidamento sia di organizzazioni sindacali nel settore che di associazioni dell’utenza, il servizio di assistenza domiciliare è stato costantemente bersaglio di critiche, tutte rivolte agli stessi aspetti: i sindacati hanno denunciato a più riprese la violazione sistematica dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori nelle cooperative e una gestione, da parte di molte di queste, aliena da trasparenza e democrazia, mentre le associazioni dell’utenza segnalano le profonde carenze, quantitative e qualitative, del servizio. Entriamo brevemente nel merito di queste critiche.

Per quanto riguarda le condizioni di lavoro degli operatori, va detto che nel Lazio il Contratto Nazionale siglato da CGIL, CISL e UIL e dalle Centrali cooperative(2) non è mai stato applicato, salvo recenti ma tuttora rarissime eccezioni(3); anzi, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una vera e propria ondata di atti repressivi contro sindacalisti, che hanno subito licenziamenti ed altri atti discriminatori, in un quadro che vede le dirigenze delle cooperative apertamente ostili all’idea stessa della costituzione di organismi sindacali nelle "loro" aziende, nonostante i responsabili laziali di Legacoop e Confcooperative abbiano firmato in prima persona il Contratto Nazionale, che comprende gli articoli relativi alla costituzione delle r.s.a. e alle attività sindacali. Diversi lavoratori "scomodi" hanno fatto le spese dell’utilizzo strumentale degli articoli statutari che sanzionano i "comportamenti antisociali"(4); fra gli altri casi, nel 1998 la cooperativa Iskra espelle il responsabile della CGIL Funzione Pubblica di Roma Sud e all’inizio del 1999 uguale sorte tocca al coordinatore provinciale delle Rappresentanze di Base, licenziato dalla cooperativa Arca di Noè(5). In entrambe le situazioni, i sindacalisti denunciavano le pessime condizioni degli operatori, la mancanza di democrazia e trasparenza nella gestione delle aziende e le conseguenze negative che questo comportava nei confronti del servizio reso agli utenti e alle famiglie.

Il trait d’union fra le problematiche degli operatori e quelle dell’utenza è rappresentato proprio dalle condizioni in cui gli assistenti domiciliari romani sono costretti ad operare; in particolare, le associazioni dell'utenza concordano nel ritenere inaccettabile il frenetico turn over degli operatori, cioè il fatto che nelle loro case, ad occuparsi di loro, entrano ed escono persone sempre diverse, ed ogni volta si tratta di iniziare una nuova relazione, stabilire un nuovo rapporto, illustrare nuovamente le proprie difficoltà, per poi cominciare da capo dopo pochi mesi o, addirittura, dopo poche settimane. Qualcuno ha calcolato che un utente in carico al Comune di Roma da dieci anni si è visto entrare in casa anche più di centocinquanta assistenti diversi, quasi sempre all’oscuro del compito che dovevano svolgere perché le cooperative non si preoccupano neanche di spiegare agli operatori la situazione che devono affrontare.

Il turn over è determinato dal fatto che le cooperative si servono, ruotandoli forsennatamente, di un gran numero di operatori in nero, retribuiti a cottimo, con il meccanismo della "ritenuta d’acconto" e quindi senza diritto alle ferie, ai contributi previdenziali, alla malattia, ecc.(6); ora, a questo fenomeno (che, secondo i sindacati, riguarda un assistente domiciliare su quattro) se ne accompagna un altro, cioè il rifiuto di lavorare nell’assistenza domiciliare, stanti le condizioni di sfruttamento e precarietà. Questo secondo fenomeno ha assunto dimensioni tali da indurre l’Ente Locale ad autorizzare le cooperative convenzionate ad utilizzare personale non qualificato(7), derogando a quanto disposto dalla Legge Regionale 80/88, poiché l’indisponibilità degli operatori ha prodotto vuoti di organico tali da mettere seriamente a rischio la stessa erogazione del servizio, il che – con i livelli di disoccupazione esistenti – la dice lunga sulla situazione: meglio la disoccupazione che lavorare in certe condizioni.

Dal lato dell’utenza, inoltre, si rimarcano l’assenza di programmazione e la scarsità del servizio, concesso col contagocce e secondo criteri arbitrari, che lasciano ampio spazio a favoritismi e discriminazioni.

Tutti questi aspetti continuano ad essere ignorati dal Comune di Roma che, anzi, si predispone ad accentuare il proprio disimpegno dalla gestione del servizio, promuovendo ulteriori modalità dal carattere ancora più liberista, come vedremo fra breve. Il Protocollo di Intesa siglato sin dal 1996 fra l'Assessore Piva e i sindacati sull’applicazione dei Contratti Nazionali nelle cooperative convenzionate è rimasto lettera morta, così come l’impegno nello stesso senso fatto assumere ai rappresentanti delle cooperative sociali al momento della partecipazione alla gara d’appalto per la gestione dell’assistenza domiciliare; l’Assessorato non è mai intervenuto per effettuare controlli e nemmeno per rispondere alle sollecitazioni dei sindacati o alle interrogazioni in Consiglio Comunale.

A livello decentrato, si suona la stessa musica: il solo caso in cui si sia registrato un intervento delle Circoscrizioni riguarda i Presidenti della V e della VI, intervenuti in prima persona nel maggio 1999 per far rispettare il Contratto Nazionale alla cooperativa Arca di Noè, che fu costretta a firmare un accordo con la CGIL e le RdB; peccato che l’azienda si sia poi ben guardata dal rispettare quell’accordo, fino ad arrivare alla firma di un secondo protocollo (simile al primo) nel dicembre 1999, che si spera non faccia la fine del primo. A parte questa vicenda, non risulta alcun intervento delle Circoscrizioni, nemmeno di fronte a fatti gravi, come la non effettuazione della programmazione degli interventi, che il Comune paga ma che molte cooperative omettono, come nel caso dell’ANAFI – ASCO in XI Circoscrizione. Incredibile l’VIII Circoscrizione: a seguito dei problemi nati nella cooperativa Iskra, dopo il licenziamento dei sindacalisti della CGIL, un utente venne abbandonato a sé stesso per molti(8) giorni, cosa che costituisce una gravissima violazione della Convenzione con il Comune; ebbene, nei confronti dell’Iskra non risulta sia stata comminata alcuna sanzione.

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Dicevamo che la giunta Rutelli sta accentuando la tendenza al disimpegno dalla gestione dei servizi, delegandone sempre più ai privati la realizzazione; per privati, evidentemente, questa giunta intende anche i privati(9) cittadini.

I primi tentativi di trasformare il servizio di assistenza domiciliare nell’erogazione di somme in denaro delle quali il singolo utente possa disporre per assumere direttamente i propri assistenti risalgono alla metà degli anni 90; nel 1996, la Delibera che riorganizza l’assistenza domiciliare introduce per la prima volta il concetto, riservando il 3% dello stanziamento a non meglio definite forme di "assistenza indiretta". Cosa si intendesse con quella ambigua formulazione (comunque, non così ambigua da sfuggire alle critiche dei sindacati e del PRC) apparirà chiaro alla fine del 1997, subito dopo la rielezione di Rutelli; nel periodo natalizio, infatti, inizia a circolare nelle ASL e nelle Circoscrizioni una bozza di Delibera per l’istituzione del Servizio di Aiuto per la Vita Indipendente (SAVI), a firma della Dirigente dell’Assessorato di Via Merulana, Dottoressa Isabella Cozza.

In sintesi, la proposta era quella di destinare ad un certo numero di disabili "in grado di autodeterminarsi" una cospicua somma in denaro, con la quale gli stessi avrebbero potuto assoldare i propri "assistenti personali" (senza alcun obbligo di regolarizzarne la posizione lavorativa in base ai CCNL e senza alcun riferimento alla professionalità), riducendo il ruolo della Pubblica Amministrazione a quello di uno sportello Bancomat. La bozza di Delibera, resa pubblica dai militanti del Circolo "Marco Sanna" di Rifondazione Comunista, scatenò una reazione che, probabilmente, l’Assessore Piva non si aspettava: per opporsi alla monetizzazione del servizio, infatti, scesero in campo non solo il PRC e i sindacati, ma le stesse associazioni dell’utenza, la cui critica si appuntava sull’odiosa discriminazione che veniva effettuata nei confronti dei disabili con problemi psichici (quindi, non "in grado di autodeterminarsi") e delle rispettive famiglie, nel momento in cui non si sceglieva di aumentare il livello qualitativo e quantitativo dell’assistenza domiciliare, ma di regalare fior di milioni ad alcuni soggetti. La levata di scudi convinse l’assessore Piva a fare macchina indietro, ma il progetto, evidentemente, non venne abbandonato.

Nel gennaio 1999, nel corso di un convegno organizzato dalle cooperative romane, Piva rilanciò il SAVI, definendone "imminente" la realizzazione; di nuovo, la reazione del PRC, dei sindacati e delle associazioni ridusse a più miti consigli i sostenitori del progetto. Anzi, per iniziativa dell’Assessorato, venne istituito un gruppo di lavoro a cui alcuni esperti del PRC fecero pervenire un contributo per l’organizzazione di un intervento che, senza stravolgere la natura pubblica e universalistica del servizio e garantendo contrattualmente gli operatori, cercava di rispondere alle esigenze sollevate dai promotori del SAVI (i quali, fra le altre cose, denunciavano anche il vorticoso turn over di operatori di cui abbiamo già parlato). La vicenda sembrava avviata verso una soluzione positiva, attraverso un confronto fra forze politiche, sindacati e associazioni, quando, nel novembre 1999, ancora i militanti del PRC del Circolo "M. Sanna" e ancora casualmente scoprono che la Giunta, un mese e mezzo prima, aveva approvato la Delibera di istituzione del SAVI, in barba ad ogni accordo.

Il danno provocato dalla Delibera SAVI è ormai, probabilmente, irrimediabile: con questo atto, la Giunta ha sancito la sua determinazione a fare anche a meno del PRC, umiliato nella sua capacità di difendere le proprie posizioni e la cui credibilità nei confronti dei referenti sociali appare compromessa, dopo che il PRC era stato la sola forza politica del Campidoglio a sostenere le ragioni degli operatori e degli utenti.

A ulteriore testimonianza di quanto questa Giunta sia da prendere sul serio quando parla di "qualità" nei servizi sociali e assistenziali e di diritti dei lavoratori, basti dire che la Delibera SAVI dispone che, per la "qualificazione economica dell’intervento" i futuri utenti-padroni dovranno tenere a riferimento "i parametri usualmente utilizzati per regolarizzare il rapporto di lavoro di collaborazione domestica". Inutile spendere altre parole; si tratta di una vicenda vergognosa, nel senso che dovrebbe far vergognare tutti i componenti di questa Giunta e tutti quelli che la sostengono.

*****

Dell’assistenza domiciliare si è detto; per quanto riguarda gli altri settori di intervento sociale, il panorama non si modifica, anche perché i soggetti gestori, in fin dei conti, risultano essere quasi sempre gli stessi, vale a dire quella dozzina di grosse cooperative cresciute economicamente grazie all’assistenza domiciliare. La scelta dell’esternalizzazione non è in discussione, nemmeno per le strutture di tipo residenziale, quali le case famiglia per minori o le residenze protette per gli anziani, come non appare in discussione – salvo eccezioni tanto lodevoli quanto rare – la prevalenza del criterio clientelare nell’assegnazione degli appalti, anche in dispregio alle "regole" del cosiddetto libero mercato. Un curioso episodio, risalente alla primavera 1995, vale la pena di essere ricordato; all’epoca, se ne occupò "la Repubblica", provocando la risentita reazione dell’Assessore Piva.

In breve, il Comune aveva bandito un concorso pubblico per l’affidamento di quattro case-famiglia per minori, ponendo come condizione per partecipare al bando la disponibilità di locali adeguati, dei quali era richiesta anche la planimetria.

Assegnati gli affidamenti alle quattro cooperative risultate vincitrici, una delle "perdenti" chiese ed ottenne di prendere visione dei documenti relativi alla gara d’appalto ed alla formazione delle graduatorie; dall’esame emerse che una delle aziende vincitrici aveva maldestramente barato sulla disponibilità dei locali. Non disponendo proprio di nulla, nella documentazione presentata all’Assessorato di Amedeo Piva l’azienda aveva descritto con dovizia di particolari locali inesistenti, dei quali (ovviamente) non aveva allegato alcuna planimetria. La vicenda venne sollevata in Consiglio Comunale da un Consigliere del PRC ma, nonostante questo e l’articolo ironico di "Repubblica", l’Assessore Piva sostenne la regolarità del bando; una volta assegnati i fondi della gara, la cooperativa affittò effettivamente un appartamento dove venne ubicata la casa-famiglia. La cooperativa che aveva sollevato il "caso" rinunciò a portarlo davanti alla Magistratura, probabilmente per non inimicarsi l’Assessore in vista di nuovi appalti; il giornalista che diede risalto alla questione ora si occupa di avvenimenti sportivi.

*****

La storia dei Centri Pilota per la prevenzione del disagio giovanile e della dispersione scolastica è un altro esempio lampante dei criteri che ispirano le politiche sociali del centrosinistra di Francesco Rutelli; concepiti come strutture sperimentali per combattere l’allarmante fenomeno della dispersione scolastica, particolarmente grave in alcune zone della città, i Centri Pilota ebbero vita difficile ancora prima di nascere. Nonostante fossero stati approvati dalla Giunta e vi fosse a disposizione più di un miliardo per finanziarli, i Centri Pilota videro la luce solo a distanza di quasi due anni dalla gara d’appalto per la loro assegnazione; il motivo di tanto ritardo – si scoprì in seguito – era l’ostilità dell’Assessore per le Politiche Educative Fiorella Farinelli, che aveva trovato il progetto già definito al momento della sua nomina e dunque non aveva avuto voce in capitolo sull’assegnazione dei fondi.

Partiti, finalmente, nella primavera del 1997, i Centri Pilota (in V, VI, VII, VIII e X Circoscrizione) furono costretti ad operare in condizioni impossibili, nonostante l’impegno degli operatori e la professionalità dell’èquipe socio-psico-pedagogica dell’XI Dipartimento del Comune, caso più unico che raro, all’interno della Pubblica Amministrazione capitolina, di programmazione e monitoraggio dell’intervento. Basti dire che i primi versamenti dei compensi da parte del Comune arrivarono dopo più di otto mesi dall’inizio delle attività e che, in un anno, vi fu un solo, gelido incontro fra la signora Farinelli e i responsabili dei Centri.

In pochi si stupirono quando la Farinelli smantellò l’équipe socio-psico-pedagogica, colpevole di far bene il proprio lavoro; ancora, apparve naturale che l’Assessorato della Farinelli lasciasse scadere i termini per l’utilizzo dei fondi messi a disposizione dalla Regione Lazio per proseguire la sperimentazione; infine, quasi nessuno si indignò per lo strangolamento di un’esperienza che, in alcuni territori difficili, aveva inaugurato una prassi positiva di collaborazione fra le istituzioni territoriali e la scuola, incidendo realmente sul fenomeno del disagio giovanile e della dispersione scolastica(10). Rutelli era stato riconfermato e, a sua volta, aveva riconfermato al suo posto la signora Farinelli, giustamente convinta di poter fare il bello e il cattivo tempo. Dovremo attendere l’ottobre del 1999 per vedere la signora Farinelli messa sotto inchiesta dalla Magistratura; la maggioranza rutelliana, come un sol’uomo, ha espresso la propria solidarietà all’indagata, mostrando un volto garantista ben diverso dal cinismo autoritario che ben conoscono i rom, i diseredati dell’assistenza alloggiativa, gli autisti dell’ATAC e, da ultimi, i barboni che, con i loro inopportuni decessi, hanno mostrato al mondo cosa nasconda il sorriso piacione di Cicciobello Rutelli.

(1)I dati sono approssimativi poiché non disponiamo ancora del consuntivo 1999.
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(2) Legacoop, afferente al PCI (con quota PSI) prima ed ora ai DS; Confcooperative, di area cattolica; AGCI.
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(3) Fra i pochi organismi che applicano correttamente il CCNL risultano le cooperative vicine alla Caritas diocesana (fonte: CGIL F.P. Roma Sud).
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(4) Questi articoli, presenti negli statuti di tutte le cooperative, sono stati più volte dichiarati illegittimi dalla Magistratura, a causa della loro genericità e delle opportunità di arbitrio che consentono ai Consigli di Amministrazione.
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(5) Nel caso dell’Arca di Noè, è stato denunciato lo sperpero del denaro versato dal Comune di Roma per l’assistenza ai disabili: nell’estate del 1998, mentre gli operatori attendevano ancora lo stipendio di tre mesi prima, gli amministratori della cooperativa acquistavano una barca a vela del valore di oltre centoventi milioni e spendevano altre centinaia di milioni per organizzare gli spettacoli e i concerti dell’Estate Romana, dove i servizi – questi, ben retribuiti - erano forniti da parenti e amici degli amministratori.
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(6) Dal 1996 il Comune versa alle cooperative di assistenza 24.500 lire per ogni ora di servizio erogato; mediamente, un operatore in nero riceve dalla cooperativa 10.000 lire l’ora, più altre 2000 che vengono versate a titolo di ritenuta d’acconto. In altre parole, su questo tipo di lavoratori, vengono lucrate dalle cooperative circa 12.000 lire per ogni ora di lavoro, che costa al Comune più del doppio di quello che riceve chi effettua veramente il lavoro, cioè l’operatore.
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(7) Per la verità, l’utilizzo di assistenti privi del necessario attestato professionale è sempre stato piuttosto diffuso, senza che il Comune sia mai intervenuto a tutela della qualità del servizio.
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(8) Il Sindacato Invalidi (SIDI) denunciò il fatto alla Magistratura, ma non abbiamo notizie sull’esito del procedimento. L’interrogazione all’Assessore Piva presentata dal PRC ottenne solo una risposta burocratica, evasiva e inconcludente.
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(9) Questa tendenza riguarda anche i servizi educativi: oltre ai 17 miliardi stanziati dalla prima giunta Rutelli per le scuole materne private, nei mesi scorsi la giunta ha stanziato più di otto miliardi per aprire asili nido privati e, nell’ambito dei progetti della Legge 285, è stato finanziato con 850 milioni un altro asilo nido privato in XVIII Circoscrizione, gestito dall’Associazione Gioventù Mariana. Tutto ciò mentre le strutture pubbliche versano nel degrado (i bambini devono portarsi da casa anche la carta igienica), migliaia di piccoli ogni anno restano esclusi dalle graduatorie per mancanza di posti e dei 27 nuovi asili nido pubblici presenti nel programma elettorale del Sindaco si è persa anche la memoria.
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(10) La signora Farinelli non si presentò nemmeno per rispondere ad una convocazione della Commissione Consiliare presieduta da Adriana Spera, che aveva chiesto chiarimenti sulla vicenda anche con interrogazioni in Consiglio Comunale.
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I Trasporti Pubblici

I 5 PRESIDENTI DELLE AZIENDE DI TRASPORTO E I LORO PROGRAMMI

di Gianluca Naso
associazione Verdi Ambiente e Società

 

All'inizio del mandato del sindaco Rutelli (novembre 1993), la programmazione dei trasporti pubblici sembrava dover subire una svolta con l'accordo Comune di Roma - Fs del 7 febbraio 1994 in cui le Ferrovie dello stato Spa e la giunta Rutelli, appena insediata, con l'assenso preliminare di alcune associazioni ambientaliste, stilarono un protocollo di intesa per l'incremento dell'offerta Fs in cambio dell'edificazione nelle aree Fs e del via al progetto dell'Alta Velocità nel nodo di Roma.

Le Fs realizzarono una prima fase dell'incremento di offerta con la realizzazione delle Ferrovie metropolitane Fm1 Fiumicino Aeroporto - Tiburtina, in seguito prolungata a Monterotondo e poi a Fara Sabina e Fm2 Guidonia - Roma. L'edificazione delle aree ferroviarie ha subito qualche rallentamento per la vicenda dell'incriminazione dell'ex amministratore delegato di Fs, Necci. Le prime realizzazioni saranno completate nel 2000 con la nuova stazione Tiburtina e la nuova stazione di San Pietro.

Lo scenario dei trasporti cittadini, però non è più roseo di quello ferroviario, Atac e Cotral, vengono, infatti, dal periodo di tangentopoli che ha visto decapitati i vertici delle aziende di trasporto cittadino, sostituiti da altrettanti commissari.

All'inizio del mandato, il sindaco Rutelli nomina assessore alle politiche della mobilità Walter Tocci, ex presidente della V circoscrizione, ex consigliere comunale di minoranza. Tocci durante il governo Carraro è stato tra i più attivi dell'opposizione nel campo dei trasporti arrivando a scrivere un documento nel quale chiedeva che la Giunta Carraro realizzasse alcuni interventi nel settore dei trasporti quali la riapertura dell'anello ferroviario utilizzato solo per pochi giorni durante i Campionati mondiali di calcio del 1990 e la creazione di strade riservate al mezzo pubblico. Dopo quasi sette anni Tocci non ha saputo fare di meglio dei suoi predecessori, anzi…

Le aziende municipalizzate, nel cambio dei vertici vedono la sostituzione del commissario prefettizio di Atac e Cotral Roberto Pertile che viene ricollocato come revisore dei conti del Comune di Roma.

Alla guida di Atac e Cotral, viene nominato il direttore generale di Fs Spa, Felice Mortillaro che sarà cacciato a "furor di popolo" per avere detto che sarebbe stato necessario privatizzare una parte dell'azienda, ovvero per avere anticipato le reali intenzioni dell'Amministrazione comunale.

Dopo l'era Mortillaro, ai vertici delle aziende municipalizzate di trasporto viene designato il manager delle Ferrovie dello Stato, Cesare Vaciago, che mantiene tutte e tre le cariche: direttore generale delle Fs, presidente di Atac e Cotral oltre a importare in azienda una squadra di dirigenti provenienti dalle Fs. Propone, dopo 50 anni, una ristrutturazione e integrazione completa della rete autoferrotranviaria oltreché un notevole recupero di produttività. Propone anche e attua un prepensionamento dei dipendenti mediante esodi incentivati.

Il "turbillon" dei presidenti. Squadra che vince non si cambia

Anche Vaciago viene messo alla porta dall' assessore Tocci che motiva il defenestramento con l'eccessiva durezza della ristrutturazione della rete che proponeva di sopprimere 20 linee di autobus. Dopo la dipartita di Vaciago, l'assessore, con la deliberazione di Giunta Comunale 3530 del 21 novembre 1995 indice una gara europea per lo studio della ristrutturazione della rete di trasporto pubblico per un importo di circa mezzo miliardo. Mentre l'Atm di Milano vince, a sua volta, una gara europea per la ristrutturazione della rete di trasporto pubblico della regione di Mosca, a Roma la gara viene vinta dalla impresa Ivu di Berlino con un'offerta di 350 milioni circa. La Ivu, in Italia ha sede in via Blaserna 101 a Roma, nello stesso edificio della società Icorep2 che poi firmerà lo studio insieme alla Ivu (l'edificio ha anche un altro ingresso da via Tirone 11/13, una strada sterrata). La Icorep2 realizzerà anche altri lavori, come la ristrutturazione della rete Atac in IV circoscrizione e alcuni studi sulla linea C della metropolitana. Al vertice della Icorep2, c'è Luca Avarello, 31 anni, di Frosinone, consulente dell'Assessore Tocci (la delibera di consulenza è la 3591 dell'8 novembre 1994, ma non riporta la data di scadenza). Le 20 linee che Vaciago voleva tagliare, nello studio Ivu - Icorep2, diventeranno alla fine circa 180.

Recentissimamente il consorzio Ivu - Icorep2 partorisce uno studio stralcio per la ristrutturazione della rete in IV circoscrizione che prevede la creazione di "strade verdi" dove possano transitare le "linee express". Linee che dovranno avere semafori intelligenti lungo il percorso. Vetture da 18 metri. Intervalli tra i passaggi di 2 minuti. Veramente incredibile. Solo una "chicca" sulla bontà del progetto. Le linee "main" e Sociali" che saranno le linee di serie B. Il 36 barrato che ieri transitava in corsia riservata e che oggi transita assieme alle auto private (certo non è una linea express, ottimo sistema per potenziare il trasporto pubblico) aumenta la propria velocità commerciale. L'ultima novità del duo Tocci - Di Carlo, le corsie preferenziali rallentano il mezzo pubblico.

Nel frattempo, quarto presidente dell'era Rutelli - Tocci sarà il toscano, ex presidente dell'Ataf di Firenze, Luciano Niccolai. Improntato da criteri di efficacia ed efficienza, nella sua prima intervista afferma "io sono di Pontedera che è al centro della Toscana che è al centro dell'Italia che a sua volta è al centro del mondo". L'Atac dopo avere avuto consulenti francesi, tedeschi e inglesi assume una dimensione mondiale. A quando la gestione dei primi collegamenti interplanetari?

Improvvisamente Niccolai dichiara che la ristrutturazione proposta dalla Ivu non si doveva fare. Tocci ferito a morte nell'orgoglio dal dardo del buonsenso, con la scusa di uno sciopero, lo invita cortesemente a tornarsene nella terra natia, dove verrà confinato a fare il direttore dell'Azienda trasporti di Piombino che gestisce un servizio pari a 1/1000 di quello di Atac e Cotral. Quando si dice cominciare dalla gavetta!

Dopo il terremoto Niccolai viene infine nominato l'attuale presidente Mario Di Carlo, ex Direttore generale di Legambiente e Presidente dell'Ama, approdato all'Atac - dichiara il regista, come si è autodefinito, Tocci - per portare a termine l'ottima opera di risanamento iniziata dal transfugo Niccolai.

Di Carlo, infatti, mantiene le promesse, in poco più di un anno riesce a fare tutto ciò che non si era mai fatto in settanta anni. Privatizza in parte il servizio notturno. Inaugura il tram 8, 5 chilometri, 55 incroci e altrettanti semafori che dovrebbero essere intelligenti ma che quando vedono il tram diventano rossi forse per la vergogna. Dà alle stampe una piantina della rete di trasporto pubblico che contiene centinaia di errori e come premio i cervelloni che hanno realizzato questo pregiatissimo prodotto vengono promossi in barba ad ogni regola insieme ad altre 350 persone senza alcun concorso. Riesce a inimicarsi associazioni, sindacati, autisti, utenti al motto di "Sono troppo smaliziato perché voi mi possiate fregare". Colto da una sindrome di accerchiamento vede nemici dappertutto e si comporta di conseguenza.

Accusa gli autisti della Cnl che scioperano di essere prepotenti perché contestano un accordo che prevede un aumento dei carichi di lavoro e trecentocinquanta promozioni senza concorso di altrettanti dipendenti.

Con la grinta dell'ex giocatore di rugby quale è, Di Carlo placca in tutti i modi i ribelli del Cnl che forti dei loro 10 per cento di iscritti su base aziendale quando indicono gli scioperi vengono seguiti dal 70 per cento degli autisti e da folle di macchinisti di metropolitane e ferrovie. Di Carlo, vedendo vacillare il suo impero, promulga le sue particolarissime "leggi razziali" che avrebbero la pretesa di risolvere i conflitti sindacali nel nostro Paese. Vuole abolire le ferie dei macchinisti, debellare i sindacati più piccoli, controllare a tappeto il personale viaggiante. Vietare tutte le manifestazioni nel centro Storico di Roma con il pretesto che farebbero perdere corse ai bus Atac, corse che sono sempre meno di quelle che l'Atac perde per colpa della propria inefficienza. Si dimentica però che per fare questo ci vogliono leggi dello Stato, Roma non è più un governatorato, l'Atag è stata sciolta nel 1944. Non c'è una sola parola sulla produttività di impiegati, funzionari e dirigenti.

Intanto dal Campidoglio Rutelli fa sapere: "Ha ragione Di Carlo, occorre un giro di vite nei diritti di sciopero e di sindacato". Sono finiti i tempi in cui il giovane Rutelli e il suo pigmalione Pannella manifestavano per i diritti civili.

Dal canto loro, i sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil, Faisa e Ugl, probabilmente resisi conto di non rappresentare altri se non se stessi continuano a firmare con l'incontenibile duo Tocci - Di Carlo accordi che prevedono spacchettamenti, scorpori, divisionalizzazioni, societarizzazioni, privatizzazioni.

Particolarmente "curiosa" e indifendibile la posizione dell'Ugl, l'Unione generale lavoratori, da sempre vicina ad Alleanza Nazionale. Mentre quest'ultima in Consiglio comunale fa una dura opposizione alla politica di Walter Tocci, l'Ugl firma tutti gli accordi che il duo Tocci - Di Carlo gli sottopongono.

Esperimento della potenza delle relazioni industriali di Cgil, Cisl, Uil, Faisa e Ugl sarà il primo maggio. Per la prima volta dopo 53 anni l'Atac ha effettuato servizio. Nei giorni immediatamente precedenti Di Carlo, raggiante aveva detto che il servizio sarebbe stato garantito grazie all'abnegazione di 670 volontari. Un giorno prima però i nuovi assunti si sono trovati "comandati in servizio" senza saperlo.

Quando si dice volontari "per forza". Sui diritti dei nuovi assunti i sindacati tacciono, ma lo scopo del sindacato non è quello di difendere i lavoratori?

 

I PROGETTI REALIZZATI E NON REALIZZATI

E mentre i presidenti dell'Atac si avvicendano come allenatori di una squadra che lotta per la retrocessione, il "regista" Walter Tocci, dispiega in tutta la potenza di fuoco la sua politica dei trasporti.

Nel 1993 all'atto dell'insediamento, la prima cosa che fa ribollire di ira l'assessore è la stazione Quintiliani della metro B e dice "Entro pochi mesi la stazione sarà restituita ai cittadini". Sono passati sette anni, la stazione è ancora chiusa. Sulle precisissime piantine dell'Atac appare in ogni edizione la comicissima dicitura "stazione di prossima apertura"

Si dà corso alla programmazione generale del sistema dei trasporti: devono essere realizzati una rete di tranvie all'interno del centro storico, iniziando dalla linea 8 Casaletto - Termini. La tratta centrale della linea C. L'archeotram. L'anello ferroviario. La ristrutturazione della rete Atac. Il prolungamento della metro A. L'inizio dei lavori della diramazione della Roma - Lido e della metro B. Una rete di corsie prefenziali efficienti. Semafori preferenziali per tutte le linee tranviarie. Verrà tutto definanziato. Rutelli, Tocci e Di Carlo cantano lo stesso vittoria. Un esempio? La ristrutturazione della ferrovia Roma - Viterbo che dopo 100 anni viene raddoppiata ed elettrificata. "Abbiamo trasformato la ferrovia del far west in una moderna metropolitana grazie allo sforzo e all'efficienza del comune". Sarà ma i soldi sono delle Fs e i lavori sono in enorme ritardo grazie all'assessore Tocci che ha ritardato e fatto modificare l'avvio dei lavori per accontentare tutte le proteste anche in contrasto tra loro.

Cosa si è realizzato

Praticamente nulla.
La linea 8 progettata da un esercito di tecnici, consulenti e cervelloni è una aberrazione con 50 incroci e altrettanti semafori non intelligenti. Tre linee tranviarie soppresse e un' altra limitata. La linea C cancellata. L'archeotram e il resto della restante rete tranviaria, partorito dalla stessa persona che avrebbe consigliato di mettere il capolinea dell'8 davanti al teatro Argentina non esiste più. Tutte le altre tranvie non saranno realizzate nemmeno per il Giubileo. I lavori della metropolitana A sono in corso con estrema fatica. Alcuni lavori per le ferrovie concesse e per le altre metropolitane non sono nemmeno iniziati. Le corsie preferenziali scarseggiano. I pochi semafori preferenziali agonizzano.

L'unica opera che sarà inaugurata alla fine di maggio '99 sarà l'apertura di due stazioni del prolungamento della linea A della metropolitana che sarà, di fatto, una kermesse per la candidatura alle europee del sindaco Rutelli. I lavori della metropolitana sono stati iniziati prima dell'insediamento della prima giunta Rutelli

In pratica, l'Atac e il Cotral si avviano verso la catastrofe, quando tra cinque anni i servizi di trasporto saranno messi a gara dalle regioni. L'Atac e Cotral saranno già state distrutte a colpi di inefficienza, promozioni e cattiva gestione.

Qualche esempio:

Nel frattempo Tocci e Di Carlo, probabilmente pensando di concorrere al premio Nobel per la fisica hanno ideato degli espedienti degni della migliore "arte di arrangiarsi". Solo due idee:

Mentre la politica di pianificazione generale dei trasporti langue, il VII dipartimento corre dietro a tutte le richieste che gli vengono da alcune parti di territorio particolarmente cari a chi decide dove devono andare gli autobus, anzi riducendo il servizio in alcune circoscrizioni e aumentando i costi dell'Atac visto che tutti i costi aggiuntivi dei km/vettura prodotti sono a carico dell'azienda.

 

LA PROPOSTA

La pianificazione

Occorre centralizzare l'attività di pianificazione del sistema di trasporto integrato, attualmente la rete di trasporto è organizzata da diversi soggetti, centralizzare l'attività di pianificazione e controllo è indispensabile per l'organizzazione delle aziende. La proposta di creare la Metrebus Spa nella holding Atac - Cotral non è sufficiente per tre motivi:

  1. Non è chiaro il ruolo che avranno le Fs e quindi l'attuale Metrebus che è un consorzio, nella holding Atac - Cotral, ruolo che è particolarmente strategico per quanto riguarda l'attività di Linee Laziali Spa.
  2. Tocci ha chiesto al ministero dei trasporti di conferire nella Società Metroferro le ferrovie in concessione gestite da Cotral, la Legge 422/97 prevede l'affidamento alla Regione e quindi alle Fs.
  3. La costituzione di Metrebus Spa quale società di controllo e regolazione entra in conflitto con l'attività di fatto di pianificazione che esercita il Comune nei confronti di Atac e Cotral.

Le infrastrutture

Va realizzato un nuovo piano del trasporto pubblico urbano con una tempistica certa di realizzazione. Precedenza va data alla rete tranviaria che deve ancora essere realizzata; al tratto centrale della linea C della metropolitana che servirebbe alla pedonalizzazione di gran parte del settore centrale e in particolare di Via del Corso. A una rete di corsie riservate coerenti con la ristrutturazione della rete.

La rete dei trasporti pubblici

Va ristrutturata la rete di trasporto pubblico Atac e Cotral mediante l'integrazione con la rete di forza, è da intendersi che la rete Atac ideata dai tedeschi non è realizzabile. Va quindi ripensata con risorse interne di Atac - Cotral in grado di ideare una ristrutturazione adeguata, è impossibile sovrapporre la rete dei tedeschi a quella attuale dell'Atac facendo così si danneggia notevolmente l'Atac che dovrebbe produrre km/vettura per servizi con la stessa funzione.

La struttura delle aziende e l'organizzazione del servizio

Come parametro per ridare efficacia ed efficienza si cita sempre il ruolo del personale viaggiante che dovrebbe recuperare produttività. Chi dovrebbe recuperare produttività sono funzionari e dirigenti visto che da quanto si è visto finora gestiscono le proprie risorse con, quantomeno, mancanza di organizzazione.

Va immediatamente attuato un controllo di produttività di funzionari e dirigenti, i dirigenti ritenuti improduttivi e i funzionari inefficienti vanno sanzionati. Va iniziata la redazione, che va terminata in breve termine, di un piano industriale complessivo di Atac e Cotral in relazione a elementi quali: la modifica della rete. La modifica della struttura e dell'organigramma aziendale. La modifica dell'organizzazione aziendale relativa alla manutenzione del materiale rotabile e della produzione.

A esempio per garantire la produzione di 150 milioni di Km/vettura, appena sufficienti a elevare la classe di servizio dell'Atac occorre un organico di circa 9000 conducenti e una riorganizzazione complessiva delle lavorazioni aziendali: resa statistica delle manutenzioni. Radiocontrollo delle vetture. Definizione della pianta organica dei conducenti e resa statistica dei dati del servizio erogato per arrivare a generare alcuni parametri di efficienza.


 

Il Patrimonio edilizio del Comune
QUEGLI SPAZI COSÌ POCO SOCIALI

 

Nel 1995 il consiglio comunale licenziò la delibera per l’assegnazione di locali del patrimonio immobiliare del Campidoglio.

Tale parto avvenne, dopo un lungo ed estenuante dibattito di cui tutti oggi rivendicano la primogenitura. Fu in realtà un approdo inevitabile, a seguito della ridicola mossa dell’Assessore Edmondo Angelè, che dopo aver firmato la concessione della Finanziera di Villa Ada al WWF (centomila lire l’anno fu l’importo individuato quale indennità di concessione) mandò alla fine del 1992, ordinanze di sgombero a tutte le associazioni, gli Enti, i gruppi o i sedicenti tali, che nel territorio comunale avevano in uso anche un piccolo scantinato.

La delibera consiliare 26 del 95 fu, comunque, la prima del genere in Italia. Le sue successive modifiche votate dal consiglio comunale nell’ottobre del 1996 volevano addirittura snellire le procedure di regolarizzazione istituendo il principio del silenzio-assenso e dare un tempo massimo di 120 giorni alle istruttorie per le istanze di regolarizzazione.

Nell’estate del 1997 Angelo Canale Assessore al Demanio della prima giunta Rutelli, regalava alla stampa il frutto del suo certosino lavoro.

La gestione del patrimonio comunale in merito agli spazi sociali pareva indirizzata alla soluzione dei tanti numerosi problemi sviluppatosi in passato. Non è stato, purtroppo, così.

Al competente assessorato, oggi guidato dal comunista italiano Stefano Tozzi, prima hanno parlato di "arretrati spaventosi"..

Poi sono venute fuori inquietanti storie che hanno prodotto, ad esempio, la disposizione dirigenziale di rilascio dei locali, impugnata davanti al TAR dall’associazione OIKOS.(1)

Purtroppo la storia non finisce qui. A giudicare tutta la vicenda dall’esterno sembra quasi che il Campidoglio abbia dimenticato quel dibattito democratico che aveva portato alla genesi della delibera 26, e che, intendeva favorire la regolarizzazione delle occupazioni a titolo formale accertate al 31 dicembre 94 di enti, fondazioni, associazioni operanti senza scopo di lucro, nell’ambito del Comune di Roma, a servizio della popolazione residente.

Sorge spontaneo il sospetto che gli uffici comunali siano stati abilissimi a rimettere in piedi quel castello di connivenze e clientele che hanno avuto facile albergo a Roma durante il regno di tangentopoli.

(1)L’associazione ambientalista ha ricevuto il 7 dicembre 99 una disposizione dirigenziale firmata dalla Sig.ra Luisa Zambrini responsabile del III Dipartimento Patrimonio e casa del Comune, che dispone il rilascio dei locali per aver perpetrato nel tempo "gravi abusi edilizi". La lettura delle motivazioni chiarisce, però, che i presunti "gravi abusi edilizi" sono riconducibili a manufatti definiti precari (pannelli mobili in legno, intelaiature in plastica costruite a scopo di protezione climatica, pannelli per la coimbentazione) destinati ad un uso temporaneo e limitato. Nessuna opera ha, peraltro, le caratteristiche imprescindibili di una "costruzione" in senso tecnico (definitività ed incorporazione al suolo) (cfr sentenza della Cassazione Sez III del 10.11.87 n 11420)
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Il Volontariato

 

Sul dizionario al termine volontariato corrisponde il riferimento etimologico latino voluntarius, attributo che, a sua volta, deriva da voluntas, traducibile in volontà, facoltà o potenza di volere .

L’utilizzazione del termine ha provocato (e provoca) in Italia tutta una serie di complesse e, a volte, ingarbugliate, questioni.

In Francia hanno pensato di risolvere l’enigma utilizzando il termine 'benevole' per indicare le persone impegnate nelle associazioni con finalità solidaristiche e il termine 'volontaire' per designare chi attraverso l’esercizio della sua volontà sceglie di svolgere un compito piuttosto che un altro (ad esempio guidare la metropolitana nella Notte di Capodanno piuttosto che partecipare al rito festaiolo per propiziare l’ingresso dell’anno nuovo).

Nella Capitale persino un articolo dello Statuto (l’art 7) è dedicato alle organizzazioni di volontariato. Esso sancisce l’intento dell’amministrazione di valorizzarne le attività, stabilendo , inoltre, la messa in atto di collaborazioni con le organizzazioni di volontariato esistenti nell’ambito del territorio comunale.

Il concetto di valorizzazione elaborato dalle due Giunte-Rutelli è, però, finora sfuggito a qualsiasi criterio oggettivo, in quanto nessuno ancora ha capito quali finalità sono state adoperate dai vari Uffici comunali coinvolti, nella varie fasi di valorizzazione.

Convenzioni con le organizzazioni di volontariato sono state siglate nel settore della cultura, nel settore della tutela ambientale e della protezione civile. Ogni ufficio ha, però, seguito un suo criterio, quasi dimenticando l’esistenza di un regolamento regionale di applicazione della normativa del volontariato che indicava in maniera inequivocabile le linee guida da utilizzare nella predisposizione delle convenzioni.

Ne è venuto fuori un ‘blob’ di sciatteria, di inefficienza, di mala-organizzazione di cui hanno fatto le spese più o meno tutti.

Gli illustri contabili della ragioneria comunale hanno, peraltro, anche applicato la trattenuta del 4% prevista dall’art 28 del DPR 600/73, che, invece, ai sensi della vigente normativa, non è pertinente alle organizzazioni di volontariato.

E lo hanno continuato a fare anche dopo l’esplicito chiarimento fornito dal decreto fiscale sulle ONLUS (DL 460/4.12.97), costringendo molte organizzazioni a chiedere improbabili rimborsi alla direzione regionale delle Imposte di via del Clementino.

E tutto questo alla faccia della valorizzazione.

Da tale "melange" è, tuttavia, importante estrapolare, a nostro avviso, alcuni significativi episodi:

Anche in questo caso alla faccia della valorizzazione e (decisamente) alla faccia anche dello

Statuto comunale.

Tale filosofia deve essere proprio piaciuta agli Uffici Comunali tanto da consentire alla suddetta organizzazione di stipulare, a tutto spiano, convenzioni per la vigilanza nei musei, negli archivi, nelle biblioteche, già dai primi vagiti della Giunta Rutelli.

Nel solo 1998 ( non conosciamo ancora i dati del 1999) l’AUSER ha rastrellato circa un 1 miliardo e 55 milioni per le sue attività dalle casse capitoline.

E in qualche caso questo è avvenuto con procedura quantomeno dubbia.(1)

I suoi operatori volontari hanno sostenuto l’organizzazione di biblioteche e musei ricevendo, a titolo di rimborso spesa, una indennità quantificata in circa 5000 lire l’ora che ha stravolto qualsiasi concetto di "rimborso spesa" e ha attivato una forma ai limiti del lavoro nero, rispetto alla quale, però, nessun sindacato ha finora pensato di stracciarsi le vesti.

Chiudiamo questa breve rassegna con i progetti di volontariato che fanno capo alla V U.O. del Comune, quella definita Area della Solidarietà. Per il 1999 sono stati finanziati 25 progetti, 19 dei quali riguardano la prosecuzione, il potenziamento o la riqualificazione di attività già svolte. L’importo deliberato per tali attività è di Lire 678.136.728.

Lire 229.591.500 vanno, invece, a finanziare 6 nuovi progetti inerenti a iniziative sperimentali e a carattere innovativo.

Una spesa complessiva di circa 1 miliardo (907.728.228) che va a premiare attività e associazioni già finanziate l’anno precedente a scapito delle iniziative innovative, che, invece, ai sensi della Legge Quadro nazionale sul volontariato (l 266/91) dovrebbero essere meglio valorizzate ed incentivate.

Per il 2000 un nuovo bando è stato elaborato per destinare risorse ad interventi nelle aree di disagio

sociale accertate nella Capitale (Minori, anziani oltre 65 anni, persone con disabilità, persone adulte e nuclei familiari di precarietà sociale).

I criteri altrettanto indefiniti e le modalità di valutazione così criptiche e farraginose non danno spazio, però, a molte speranze per chi vede nel volontariato quella inesauribile risorsa che l’istituzione pubblica ha esposto a seducenti processi di valorizzazione ( a parole), ma che (nei fatti) continua a penalizzare.

(1) E’ il caso della convenzione per la gestione della movimentazione dei documenti e libri nella sala di consultazione dell’Archivio Storico Capitolino. (Lire 21.465.000). L’AUSER si aggiudicò la convenzione offrendo il prezzo più basso dopo la riapertura dei termini decretata dagli Uffici Competenti che non tennero conto per l’aggiudicazione dell’offerta dell’Oikos, nonostante fosse l’unica giunta in tempo utile.
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La Questione Nomadi

 

Circa settemila.(1) Tante sembrano essere le presenze dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti nella Capitale, i tre grandi gruppi che formano la popolazione zingara.

Il termine "zingaro" viene dal greco medievale tsìnganoi che vuol dire intoccabili ed è giudicato un termine offensivo per questi figli del vento (così li definisce poeticamente qualcuno), alla stessa stregua del termine "negro" per gli uomini di colore.

Forse per questo più comunemente si parla di nomadi, anche di fronte a comunità nella maggior parte dei casi sedentarizzate, che hanno perso le caratteristiche del nomadismo, che le aveva contraddistinte fino a qualche decennio fa.

Il "nomade" nell’immaginario del cittadino romano è colui che percorre territori e culture diverse, senza accettare di collegarsi a poteri più o meno forti, senza cercare di avere legittimità in un'ideologia o in una patria. Si è quindi "nomadi" anche vivendo stabilmente in una metropoli, perché lo si è nello spirito, in una pratica di vita diversa e difficile da essere compresa, che elude gli obblighi ed i simboli dei poteri costituiti.

A Roma la questione nomadi esplode in tutta la sua complessa gravità, rimbalzando quotidianamente sulle pagine dei giornali. Praticamente ad ogni episodio.

Nella Capitale, per lungo tempo, la difficile convivenza, in particolare, dei Rom con la città si paragona con l’esistenza di Casilino 700: quello che viene definito da tutti il campo nomadi più grande dell’Europa Occidentale, dove vivono, sfruttando una area destinata a diventare Parco Archeologico ben 1400 degli zingari attualmente censiti a Roma.

Al Casilino 700 ci sono prevalentemente Rom, giunti dalla Bosnia, dalla Macedonia, dalla Serbia, dal Montenegro, dalla Romania. Ma c’è anche qualche comunità di albanesi e di magrebini. 

Il giorno di Natale del 1998 il prefetto di Roma Enzo Mosino, sollecitato ad incontrare le comunità del campo, affermò davanti a giornalisti e telecamere che Casilino 700 era una vergogna che andava eliminata. Anche al prezzo delle sue personali dimissioni. A distanza di oltre un anno la questione appare ancora irrisolta.

Il Campidoglio ha affidato la gestione del problema a uno dei suoi consulenti più famosi: l’Avv. Luigi Lusi, un professionista che nel proprio curriculum vanta precedenti esperienze di volontariato con l’Agesci (2).

La strategia messa in atto è quella dello smantellamento del "campo-favela" attraverso il trasferimento di alcuni gruppi presso altri campi sosta (meglio attrezzati) oppure attraverso l’espulsione dei cosiddetti irregolari. Tale progetto si concretizza, in particolare nella estate,  del 1999 in irruzioni, rastrellamenti all’alba, perquisizioni violente, arresti arbitrari: il tutto condito da inqualificabili comportamenti (qualcuno ha parlato perfino di agenti di polizia che hanno pisciato sui letti).

Chi prova a formulare una minima critica all’operato della amministrazione capitolina paga il suo coraggio civile con bruschi trasferimenti o con l’avvio di procedimenti disciplinari.(3)
Altri invece inspiegabilmente tacciono.(4)
I disagi, comunque continuano. Così come i malcontenti tra le popolazioni (sia zingare che non zingare).
In mezzo a tutto questo, ingente è l’impiego di risorse pubbliche per la gestione del problema.

A fine giugno il Campidoglio indice licitazione privata per l’affidamento del servizio di scolarizzazione di minori ed adolescenti nomadi per il triennio scolastico 1999/2002.

Artefice dell’importante progetto è il Dipartimento XI Politiche, educative e formative e Giovanili di cui il responsabile politico è la signora Fiorella Farinelli.

Le risorse destinate all’intervento mobilitano, complessivamente, oltre cinque miliardi per tre anni.

Nulla da eccepire sulla scelta del Comune, sicuramente messa in atto allo scopo di garantire l’esercizio di un diritto a una categoria svantaggiata. Molti dubbi, invece, rimangono sulle procedure utilizzate.

Il ricorso alla licitazioni privata viene motivata dagli Uffici capitolini dalla necessità di avvalersi di dati il più possibile aggiornati riguardo alla effettiva frequenza dei nomadi nella scuole, ritenendo la stessa non stimabile se non alla fine dell’anno scolastico e volendo, altresì, garantire, comunque, che  bambini e adolescenti nomadi possano iniziare la scuola con l’avvio delle normali attività didattiche. (il 15 settembre 1999)

Una motivazione, a nostro avviso, che convince molto poco. E questo per due tipi di ragioni.

La rilevazione media della frequenza scolastica negli istituti di ogni ordine e grado va fatta generalmente nel periodo marzo-maggio e non certo l’ultimo giorno di scuola, che invece fa sempre registrare tassi di frequenza molto bassi.

L’art 7 della convenzione, che il Comune propone per la gestione del servizio, consente all’Ente affidatario di iniziare l’attività stessa entro dieci giorni dalla comunicazione della amministrazione Comunale. Nulla da ridire, dunque, se un Ente, nel caso non riceva in tempo la comunicazione comunale, voglia decidere di iniziare l’attività anche dopo il 15 settembre(5)

L’affidamento del servizio per la scolarizzazione dei nomadi inizia, comunque, subito con un mezzo giallo.

L’Opera nomadi, che aveva presentato un progetto per la gestione dei lotti individuati in tutto il territorio comunale non è ammessa alla gara a causa di una contestazione relativa alla autocertificazione di documenti.

Vengono invece ammesse l’Arci solidarietà del Lazio a cui è , in seguito, affidata la gestione dei lotti II, V, VI, VII (circoscrizioni I, II, IV, XI, XII, XIII XV, XVI, XVIII, XIX, XX) per un importo complessivo di circa 3 miliardi e 104 milioni e la Comunità di Capodarco di Roma a cui, in seguito, è affidata la gestione dei lotti III e IV (circoscrizioni VIII, VI, IX, X circoscrizione) per un importo complessivo di circa 1 miliardo e 200 milioni

L’Opera nomadi presenta ricorso al T.A.R. del Lazio, ma prima ancora che il giudice amministrativo si pronunci, accetta l’offerta comunale per la gestione del lotto I (circoscrizioni V e VII) dove, peraltro, è situato il Campo di Casilino 700. (E già! Proprio quella vergogna che andava eliminata). L’importo complessivo concordato per il servizio è di lire 906.829.000.

Così l’Ente morale che da più lungo tempo si occupa degli zingari e che ha gestito per conto del comune, dal 94 al 99(6), la scolarizzazione di Rom, Sinti e Camminanti, trova il sistema di rientrare dalla finestra dopo essere stata sbattuta fuori dalla porta principale.

Decisamente una circostanza inquietante che fa il paio con tante altre registrate negli anni precedenti, che, qui, per brevità, non andiamo a sottolineare.

Quel che emerge, anche in questo caso, è la scelta di fondo di affidare servizi a privati, senza controllare molto la qualità del servizio offerto.

Non sembra, infatti, che l’amministrazione capitolina abbia voluto dare corso alla costituzione di un Osservatorio cittadino sulla scolarizzazione degli zingari, che l’Opera Nomadi, in prima istanza aveva proposto di attivare. Era uno strumento, probabilmente irrinunciabile, sia per mettere in atto la necessaria sinergia di competenze (provveditorato, servizi, trasporti, consultori, etc.) che per 'monitorare' con maggiore professionalità l’intero processo di scolarizzazione.

Ai bambini che vanno a scuola, comunque, il Comune non smette di far sentire il proprio…calore.

Dopo l’emergenza freddo sono stati acquistati e distribuiti nei campi 3000 giacche a vento, 3000 cappelli, sciarpe e guanti, assieme a 5000 coperte matrimoniali e a 200 tonnellate di legna.

Per tale intervento l’Assessore Amedeo Piva con orgoglio ha annunciato alla stampa di essere riuscito, non senza difficoltà, a mobilitare 231 milioni del bilancio comunale.

I problemi, però, rimangono. Come la vergogna di Casilino 700.

E non è certo l’unica cosa di cui bisogna vergognarsi.

(1) E’ il più recente dato diffuso dalla CGIL Scuola e dall’Opera nomadi nel corso di un convegno sulla situazione dei campi nomadi nell’anno del Giubileo. Salone della Camera del lavoro di Roma Est. 25 gennaio 2000. Il dato, a nostro avviso, è sovrastimato. Risulta più credibile una presenza zingara attestata intorno alle 5000 unità. L’equivalente di due grandi condomini di periferia.
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(2) Prima di occuparsi di Casilino 700 l’avvocato Lusi si è anche occupato del problema della casa, della Polizia Municipale, della Protezione Civile, del Traffico, fornendo il suo prezioso contributo all’Ufficio Speciale casa e al vice-sindaco Walter Tocci.
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(3) E’ il caso di Nando Bucci, tenente dei N.A.E i nuclei d’assistenza agli emarginati della Polizia Municipale, iscritto al PRC e sindacalista delle Rdb che rientrato dalle ferie si ritrova a dirigere un ufficio per la cartellonistica stradale in X circoscrizione
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(4) Piuttosto singolare diventa la posizione del presidente dell’Opera Nomadi del Lazio Massimo Converso, che in passato tuonava da tutte le emittenti contro l’operato della Giunta Rutelli. Ora si produce in tutta una serie di difese di ufficio sull’operato del Comune. Un esempio? Nell’estate 99, mentre la polizia fa violente irruzioni nel campo, prende atto della intelligente posizione degli Uffici Capitolini. affermando con ottimistico giudizio " Stanno finalmente concordando ogni intervento con i capofamiglia della popolazione Rom"  (cfr IL TEMPO)
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(5) Uno degli Enti affidatari la Comunità di Capodarco di Roma, a cui il Comune affida il lotto 3 (VIII circoscrizione) e il lotto IV (VI, IX, X circoscrizione) per un importo complessivo di circa 1 miliardo e 200 milioni in tre anni, di fatto, comincia il servizio ad anno scolastico iniziato. Il tutto con evidente svantaggio dei 295 alunni nomadi di Torre Angela, via Collatina, via di Salone, via dei Gordiani, via Porta Furba, Arco di Travertino, Romania, Anagnina, Quadraro e via di Ciampino. Serve a poco (forse) a questo punto rispolverare il principio pedagogico che la socializzazione inizia il primo giorno di scuola.
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(6) Nel triennio 96-99 la scolarizzazione dei nomadi fu affidata dal Comune, dopo bando pubblico a due enti gestori:  all’ARCI Solidarietà e all’Opera Nomadi.
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Indice dei nomi

Agesci (1)  
AMA (1)
Alleanza Nazionale (1)  (2) 
ANAFI – ASCO (1)
Angelè, Edmondo (1)
Arca di Noè (1) (2) (3) (4) 
Arci solidarietà (1) (2) 
ATAC (1) (2)  (3) 
Atag (1) 
Attanasio, Maria Gloria (1)
Atm (1) 
AUSER (1) (2) 
Azzaro, Giovanni (1)
Battaglia, Augusto (1)
Belvisi, Mirella (1)
Bonadonna, Salvatore (1)
Bucci, Nando (1) 
Canale, Angelo (1)
Carraro, Franco (1)  (2) 
Caritas (1) 
CCD (2)
CEPRI (1)
CGIL (1) (2) (3) (4) 
Ci Cu E (1)
CISL (1) (2)  
Confcooperative (1)
Converso, Massimo (1)  
Comunità di Capodarco (1) (2)  
Cordova, Maria (1)
Cossutta, Armando (1)
Cotral (1) (2)  
Cozza, Isabella (1) 
De Petris, Loredana (1) (2)
Di Carlo, Mario (1) (2) (3) (4)
Faisa (1)  
Farinelli, Fiorella (1) (2) (3) (4) (5)   
Ferrovie dello stato Spa (1)
Gioventù Mariana (1) 
Giubilo, Pietro (1)
Iskra (1) (2) 
Italia Nostra (1)
Ivu (1) 
Legacoop (1)
Legambiente (1) (2) 
Lusi, Luigi (1) (2)   
Mazzocchi, Antonio (1)
Metroferro (1)  
Metrebus Spa. (1)   
Monti, Germano (1)
Mortillaro, Felice (1)
Mosino, Enzo (1)  
Naso, Gianluca (1)
Necci (1) 
Niccolai, Luciano (1) (2)
Nieri, Luigi (1) (2) (3)
OIKOS (1) (2) (3) (4) (5) 
Opera nomadi (1)  (2)  (3) (4) (5) 
Pannella, Marco (1)
Pertile, Roberto (1) 
Piva, Amedeo (1) (2) (3) 
Podere Rosa (1) (2)
RdB (1)
Rifondazione Comunista (1) (2) (3)
Romanatura (1) (2)
Rutelli, Francesco (1) (2) (3) (4) (5) (6) (7) (8) (9) (10) (11)
Saatchi&Saatchi (1)
Spera, Adriana (1) (2) 
Tocci, Walter (1) (2) (3) (4) (5) (6) (7) (8)  
Tozzi, Stefano (1)  
Ugl (1)
UIL (1) (2)  
Vaciago, Cesare (1) (2)
Verdi (1) (2)
Verdi Ambiente e Società (1) (2)
WWF (1) (2)  
Zambrini, Luisa (1)


Documenti


Sullo scandalo dell'Informagiovani 

Roma: l'assessore Farinelli indagata dalla Magistratura per il servizio Informagiovani
CHE COSA DEVONO NASCONDERE? Il Comune di Roma non vuol far conoscere i motivi per i quali ha riaffidato l'appalto alla coop
ENTI COMMERCIALI ALLA RISCOSSA !!!!
La gestione della rete Informagiovani del Comune di Roma
[08.03.98]
COMUNICATO STAMPA del 30 Gennaio
.
Metodi sudamericani al Comune di Roma. Esclusione dell' Oikos dall' appalto di gestione di un centro informagiovani perchè denuncia irregolarità e sperperi di denaro pubblico. 
SENZA VERGOGNA !!! Hanno di nuovo assegnato l'appalto alla Coop di Modena a un prezzo doppio da quello calcolato congruo dai nostri tecnici

ANCORA "STRANEZZE" NELL'INFORMAGIOVANI A ROMA
Tutto quello che è successo prima e durante le feste
ANCHE LA STAMPA SE NE ACCORGE
Una delle più importanti riviste di informatica esamina il caso che contrappone l'Oikos al Comune di Roma

SINDACO AVVISATO
... La lettera con cui diffidiamo il Comune di Roma e avvisiamo la Magistratura sulla possibilità di irregolarità
Ecco cosa risponde l'Oikos alle falsità dell'Assessore Farinelli
Adesso la parola spetta alla Magistratura
La risposta dell'Assessore alle Politiche Educative ad Adriana Spera

La consigliera Adriana Spera interroga il Sindaco e l'Assessore alle Politiche Educative sulle vicende dell'appalto della Agenzia Informagiovani

La lettera con cui l'Oikos offriva al Comune di Roma gratuitamente la possibilità di avere un sito informagiovani - La lettera è stata inviata il 2 luglio 97 e non ha ricevuto alcuna risposta.
Un appalto 'strano' per l'agenzia Informagiovani a Roma
Lettera di protesta dell' Oikos al Sindaco Rutelli del 14.08.97
Informagiovani e Cooperative: la posizione dell'Oikos che partecipa al progetto
Comunicato Stampa dell'Oikos del 28.02.97
Informagiovani, segreti e bugie Articolo da "Il Giornale" del 28.02.97

Politiche sociali

La giunta Rutelli e la sospensione delle garanzie per l'associazionismo alternativo Lettera del direttivo dell'Oikos agli iscritti romani di Rifondazione Comunista
Un dossier sconcertante sul malcostume e le illegalità nel settore dei servizi sociali nel Comune di Roma – a cura del circolo PRC dei lavoratori sociali ‘Marco Sanna’

Sullo sfratto dell'Oikos

Strani "affari sociali" tra i retroscena dello sfratto all'Oikos
La verità giudiziaria e politica del tentativo di sfrattare l'Oikos dalla sua sede di Roma

Francesco Rutelli

L'ARTE DI ARRANGIARSI La vita e le opere di Francesco Rutelli

Ambiente

TORMARANCIA: Un voto contro la città Comunicato della direzione dell'Oikos
TORMARANCIA: Qualcosa di più di una questione urbanistica romana
Il Comune di Roma querela l'Oikos per le critiche sulla mancata prevenzione degli incendi pubblicate su questo sito
L'ultima (?) vergogna
Bioparco di Roma: Le promesse non mantenute di Rutelli
Cominciano gli incendi e a qualcuno saltano i nervi
TRA SPRECHI E INEFFICIENZA, ROMA AD ALTO RISCHIO. Invece della prevenzione, bocchette d’oro
Ambientalismo e clientele Lettera dell'Oikos alla segreteria romana di Rifondazione Comunista
OMISSIS !!!
Ancora Misteri a Romanatura Una strana commissione. Documenti troppo segreti.
Abusivismo in aree protette? E'possibile che il wwf non si accorga del cemento?
Ai cittadini romani e agli ambientalisti

Ente Fantasma = Parchi Fantasma


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