La necessità di un’alternativa all’approccio della Psichiatria Spaccacervelli

 
 
 

 

Ovvero: perchè l’Elettro Shock Terapia fa male al cervello

(come se non bastasse il suo stesso nome a farcelo capire)

interventi:

di Ian Parker

di Al Siebert

di Al Siebert

di Al Siebert

di Baker,T.

Potere e oppressione - "L’Esame" di Michel Foucault

Siti Web correlati

 

 

 

Intervento 1 - di IAN PARKER

Solo una settimana fa , in Inghilterra, la rivista Mind ha reso pubblico un rapporto sulla EST. Anche il Guardian ne ha pubblicato un riassunto. Esiste un gruppo di self-help, che si chiama ECT Anonymous (14 Westwern Avenue, Riddleston, Keighley, West Yorks, BD 20 5DJ). Conosco persone che hanno avuto la testa schiacciata contro il parabrezza della loro auto durante incidenti stradali e si sono sentiti bene dopo una quindicina di giorni. Sono (quasi) sorpreso che gli psichiatri non abbiano provato ad usare un simile mezzo contro la depressione. Vi siete mai domandati perchè le persone che abbiano avuto il cervello messo sotto una scarica elettrica dicono che "ha funzionato" e che "si -sentono molto- meglio- adesso Grazie dottore-" Sarà, non sarà, ma ho il sospetto è che lo facciano per non ripetere un’altra volta un simile "trattamento".

Ian Parker - Discourse Unit,Bolton Institute, Deane Road ,Bolton BL3 5AB UK - email: I.A.Parker@Bolton.ac.uk

 

Intervento 2 - di AL SIEBERT

Anni fa, quando lavoravo al NPI al Michigan Hospital, ero direttore di un progetto di ricerca che studiava la differenza fra l’EST unilaterale e l’EST bilaterale. Il dott. Raymond Waggoner ottenne un finanziamento per una ricerca che gli permise di far venire dall’Inghilterra il Dott. Stanley Cannicott per spiegare una tecnica bilaterale che aveva inventato. Cannicott aveva scoperto che dando la scossa nell’ emisfero non dominante, i pazienti avevano una convalescenza più rapida e senza perdita di memoria. Ciò si poteva valutare specialmente su medici, contabili, professori e altre categorie che basano il loro lavoro sulla memoria. Stabilimmo un test e un gruppo di controllo nell’ ospedale psichiatrico nell’area di Ann Arbor. I risultati stabilirono che i pazienti che avevano ricevuto lo shock bilaterale mostravano deperimento organico, mentre chi lo riceveva unilaterale non mostrava gli stessi sintomi.

Di mattina presto, il Lunedì, mi introdussi dentro un reparto femminile chiuso in una clinica privata. Appena nell’ingresso, una donna che non avevo mai visto mi corse incontro. Aveva circa 50 anni, carnagione scura, capelli neri un po’ grigi, aspetto autorevole. Mi disse " per favore mi aiuti. Non dovrei essere qui. Mi ci hanno messo mio figlio e mio marito! Per favore mi aiuti" "Non ho alcuna autorità qui dentro- gli dissi- Ma perchè si trova in ospedale psichiatrico?"

" Mio marito mi ci ha messo perchè volevo divorziare. L’avevo avvertito di smetterla di essere prepotente. Mi trattava sempre male. Tornò dal lavoro Venerdì, e ricominciò come al solito. Diventavo matta, era l'ultima goccia. Mi misi a urlare dicendogli "Va via, lasciami in pace! Voglio il divorzio!". Lui strillò a mio figlio maggiore di portare fuori la macchina, mi afferrò e disse che ero pazza a volere il divorzio. Mi trascinò sulla macchina, mi gettò sul fondo mantenendomi giù con la forza, ordinando a mio figlio di guidare sino a qui. Per favore mi aiuti! Non sono pazza! Il pazzo è mio marito. Non mi lasciano telefonare, non posso chiamare i miei amici o mia sorella. Per favore aiuto!" Arrivarono due portantini, la presero per le braccia e la misero in una saletta dove i pazienti subivano l’elettroshock. Uno dei portantini mi disse: "E’ una cattiva, ha provato a scappare due volte nel week end. Una volta ci ha provato in giardino. Crea solo problemi, dice che non è matta e scoccia gli altri pazienti".

Quando arrivò la "ShockTeam", l’infermiera chiamò la donna per prima. La portarono verso il tavolo dell’elettroshock. Gridò "No! Che mi volete fare?"

"Lei ha bisogno del trattamento per essere curata" disse lo psichiatra.

"Non sono pazza, non voglio il trattamento" Cinque robusti portantini la sdraiarono sul tavolo e la tennero ferma mentre lo psichiatra gli faceva una iniezione miorilassante nel braccio.

"No, non voglio il trattamento!" L’infermiera gli premette la striscia di gomma con gli elettrodi sopra la fronte, "Ha bisogno del trattamento" diceva lo psichiatra "Lei è malata di mente" " No, non sono pazza!" Vidi lo psichiatra settare l’apparecchio in modo da aumentare il voltaggio e la durata dello shock. Si girò verso di lei sorridendo. L’ultima cosa che udì prima che premesse il bottone fu la sua voce che insisteva "Lei è malata di mente". Vidi le convulsioni attraversare il suo corpo. Era in questo stesso ospedale, solo pochi giorni prima che ero in ascensore con uno degli altri psichiatri proprietari dell’ospedale, e facemmo questa conversazione:

Lui mi chiese "Come va la ricerca?"

Risposi " Stiamo ottenendo risultati significativi. I dati fanno ritenere migliore la tecnica unilaterale. Non c’è danno cerebrale e le depressioni si attenuano. Ha chiesto a infermiere e portantini le loro reazioni? Sono stupiti dalla differenza. E quando entro a fare i test di memoria, qualcuno dei pazienti bilaterali mi chiede di poter avere "quello buono"

"Si, me ne sono accorto" disse "Ma francamente..." si guardò intorno, nonostante fossimo soli nell’ascensore, mi venne vicino e sussurrò "Io danneggio i miei pazienti intenzionalmente. Abbandonano le loro resistenze in questa maniera e seguono i miei ordini meglio quando sono confusi e dipendenti".

La cosa che mi scioccò di più fu il fatto che quando parlai con un istruttore di psichiatria del NPI, non fu affatto sorpreso o allarmato dell’episodio. Gli psichiatri sanno che queste cose succedono e mantengono il silenzio. Scoprilo da solo Ian, se hai il coraggio. Spiegati perchè la psichiatria è l’unica specializzazione che ha bisogno di essere protetta dalla polizia quando organizza delle conferenze.

Al Siebert - e-mail: asiebert@thrivenet.com

Intervento 3 - di AL SIEBERT

Circa vent’anni fa il dottor John Friedberg, un interno di neurologia del California Hospital, diventò sempre più inquieto di fronte all’evidenza documentata dei danni organici e neurologici causati dalla EST. Provò a cambiare il sistema dall’interno scrivendo un articolo scientifico che presentò al dipartimento di psichiatria. Ottenne come risultato il licenziamento, e in più lo definirono un malato di mente che aveva bisogno egli stesso di un trattamento. Friedberg scrisse un libro intitolato "L’elettroshock non fa bene al cervello" (Glide publications 1976). Al terzo capitolo "L’evidenza contro la terapia elettroconvulsiva" ha una nota a piè di pagina che dice "Questo capitolo è una revisione della pubblicazione che mi è costata il licenziamento. E’ volontariamente dettagliato e meticolosamente documentato per assicurarlo contro un elettroshock"

 

Intervento 4 - di AL SIEBERT

Quando Leonard Roy Frank compì 30 anni, ebbe una crisi spirituale. I suoi genitori furono così disturbati da quello che diceva, sentiva e pensava che lo fecero rinchiudere. Fu costretto, contro la sua volontà, a subire una lunga serie di EST e coma insulinici che lo fecero restare con una perdita permanente di memoria. A seguito della sua esperienza si dedicò a prevenire che la stessa situazione capitasse ad altri, impegnandosi, per oltre trent’anni a mettere al bando l’EST. Frank è molto brillante, chiaro e profondo. Nel 1978 pubblicò quello che è divenuto un classico, The History of Shock Treatment . Non viene distribuito nelle librerie di psicologia e psichiatria ma contiene un mucchio di documentazione eccellente. Gli ho telefonato per vedere se ne aveva ancora qualche copia. Ne ha. Costano 14 dollari più 3 per P&H. Il suo indirizzo è 2300 Webster street S. Francisco, CA 94115. Una versione più breve e più recente delle sue analisi dell’EST è in un articolo intitolato "Elettroshock: Morte, Danno Cerebrale, Perdita di Memoria e Lavaggio del Cervello" in Challenging the Therapeutic State: Crtitical Perspectives on Psychiatry and the Mental Halth System, numero speciale di The Journal of Mind and Behavior, Editor David Cohen, Volume 11 numeri 3 e 4, Estate-Autunno 1990. Le argomentazioni di Frank contro l’EST appaiono anche in un capitolo intitolato "Va proibita l’EST ?" in un libro intitolato Controversial Issues in Mental Health, a cura di S.A: Kirk e S.D. Einbinder, Allyn & Bacon ,1994.

 

Intervento 5 - di BAKER, T.

Il problema minore della terapia elettroconvulsiva. Nature Medicine, 1, 199-200

L’EST fu applicata ai pazienti umani in Italia a seguito della casuale osservazione fatta su animali riottosi ad essere condotti al macello che divenivano mansueti a seguito di una forte scossa di corrente.... Tuttavia l’uso del trattamento non è limitato ai casi disperati, nè ai pazienti consenzienti. Lo scorso anno, in Gran Bretagna, è stata somministrata una media di quattro o cinque trattamenti ad un numero approssimativo di 22 mila pazienti e circa duemila non erano consenzienti*.... Ad altri pazienti è stato detto che SE NON ACCONSENTIVANO SAREBBERO STATI LOBOTOMIZZATI o trasformati in soggetti sottoposti a regime psichiatrico. In Gran Bretagna è possibile usare la Legge sulla Salute Mentale per isolare pazienti considerati pericolosi per se stessi o gli altri, e per applicare questo trattamento basta la dichiarazione di due consulenti psichiatri confermata da una commissione per la salute mentale. Altre persone sottoposte con l’inganno o la coercizione alla EST parlano di essersi trovati aggrediti e travolti da una routine di abusi clinici legalizzati. Ancora più preoccupante è l’utilizzo della EST sui bambini.... Ho saputo di una quattordicenne vittima di violenza carnale, sottoposta all’EST contro il parere suo e dei suoi genitori. La ragazza soffriva di un tipico esaurimento post traumatico, che poteva essere trattato con una psicoterapia in ambiente protetto. UN RECENTE STUDIO BRITANNICO HA RIVELATO CHE 60 BAMBINI SOTTO I 16 ANNI SONO STATI TRATTATI CON L’EST NEGLI ULTIMI DIECI ANNI, SEBBENE MOLTI CONSIDERINO QUESTI DATI UNA SOTTOSTIMA DELLA REALTA’*

I Pazienti hanno sperimentato un’anenstesia insufficiente e sono rimasti coscienti senza però riuscire a segnalare il loro stato di coscienza.... L’EST ha anche parecchie effetti secondari costanti, dei quali il più comune è la perdita di memoria accompagnata dall’incapacità di integrare in maniera appropriata nuove informazioni.... Scarso addestramento, scarso personale, scarse procedure per il consenso, e scarsa preparazione dei pazienti sono continuate. In tali circostanze la domanda se sia il caso di continuare a trattare i bambini con l’EST è una questione seria. Non conosco alcuna situazione clinica, nel campo della psichiatria infantile che possa richiedere l’EST invece degli altri trattamenti. Ed è di maggiore importanza che IL CERVELLO DEI BAMBINI IN CRESCITA Può ESSERE DANNEGGIATO IRREVERSIBILMENTE DAL PASSAGGIO RIPETUTO DI CORRENTE ELETTRICA. NON ESISTONO RICERCHE CHE SI SIANO OCCUPATE DEL PROBLEMA SPECIFICO DI QUANTO I GIOVANI CERVELLI POSSANO TOLLERARE SENZA GRAVI RISCHI QUESTE AGGRESSIONI.

E tutto ciò con una procedura così scarsamente capita che è quasi impossibile raccogliere informazioni attendibili prima di chiedere il consenso. In Gran Bretagna la National Association For Mental Health ha richiesto la messa al bando dell’EST nei giovani sotto i 18 anni nonchè il divieto di ogni applicazione forzata del trattamento. Io vorrei estendere tale norma a tutti i pazienti incapaci di dare il loro consenso a causa del loro stato mentale. Ed è importante affermare che senza una l’organizzazione di una verifica nazionale su basi certe, non potremo mai sapere in quali circostanze l’EST abbia o no abbia effetti terapeutici, e quanto i risultati clinici siano raggiunti a spese della memoria e dell’integrità dei pazienti (sic).

La mia opinione è che una simile inchiesta rivelerebbe che l’attuale procedura è eccessiva e che costi troppo in termini umani. Dobbiamo rammentarci che GLI PSICHIATRI LA HANNO MESSA AL BANDO IN OLANDA E IN GERMANIA.


Potere e oppressione

Gli abusi ai danni dell’individuo citati nei precedenti interventi sull’elettroshock , provocano giustamente, indignazione, angoscia e repulsione nei lettori che non avevano mai pensato che certe cose potessero accadere nella nostra società "premurosa", negli ospedali, tra dottori e pazienti che fingono di prendersi cura di loro.

E’ utile inquadrare questi abusi in una nuova prospettiva, considerando i meccanismi di controllo, sorveglianza e punizione esercitati dal potere ad altri livelli di pervasione, ai livelli che ogni giorno tutti noi dobbiamo sopportare. Per incoraggiare la riflessione su questo aspetto, è bene dare un’occhiata alle osservazioni di Michel Foucault riguardo ai meccanismi di "esame" (una cosa alla quale tutti noi siamo sottoposti in molte diverse situazioni della vita quotidiana, dalle interviste per ottenere un impiego, per entrare nell’organizzazione militare, andando ad un appuntamento con il proprio dottore o all’ospedale, sottoponendosi ad esami scolastici o universitari ecc.

Foucault stimola importanti riflessioni sulla maniera in cui il potere e la conoscenza si combinano per ridurre le persone ad "oggetti" controllabili, per privarli di dignità e personalità.

Michel Foucault

L’Esame

L’Esame è qualcosa che mette assieme le tecniche della gerarchia osservante a quelle del giudizio normalizzante. Uno sguardo normalizzante è un tipo si sorveglianza che rende possibile dare una qualifica, classificare, punire. Stabilisce al disopra degli individui una maniera di vedere le cose attraverso la quale è possibile differenziarli e giudicarli. E’ per questo che in tutti i tipi di meccanismi disciplinari l’Esame è altamente ritualizzato. In esso si combinano il cerimoniale del potere e la forma dell’esperimento, lo spiegamento delle forze e l’affermazione della verità. Utilizzando i rituali disciplinari, esso rende manifesta la soggezione di coloro che sono percepiti come oggetti e la oggettivizzazione di coloro che sono soggetti. L’imposizione delle relazioni di potere e le relazioni di conoscenza emanano nell’Esame tutto il loro splendore. Si parla spesso dell’ideologia che le scienze umane portano con sè, in maniera discreta o ridondante. Ma questa autentica tecnologia, questo minuscolo schema operativo che è diventato così diffuso (dalla psichiatria alla pedagogia, dalla diagnosi delle malattie al lavoro salariato) questo metodo familiare dell’Esame, possono veramente rendere effettive, attraverso un singolo meccanismo, le relazioni di potere che rendono possibile estrarre e strutturare la conoscenza?

Una delle condizioni essenziali per il "disgelo" epistemologico della medicina alla fine del diciottesimo secolo, fu la trasformazione degli ospedali in "apparati d’Esame". Il rituale della visita fu la forma più evidente di ciò. La vecchia abitudine ad un ispezione veloce e irregolare fu trasformata in un’osservazione regolare che poneva il paziente in condizione di essere quasi perennemente osservato.

L’Esame introdusse un meccanismo totale che si allacciava a un certo tipo di formazione nella conoscenza e ad una certa forma di esercizio del potere.

L’Esame trasformò l’economia della visibilità in esercizio di potere . Tradizionalmente il potere era ciò che veniva osservato, mostrato, manifestato e, paradossalmente, fondava i suoi principi di forza nel movimento attraverso il quale la forza veniva impiegata.

Il potere disciplinare, d’altra parte, viene esercitato attraverso l’invisibilità e allo stesso tempo impone a chi vi si assoggetta il principio della visibilità obbligatoria. Nella disciplina è il soggetto sottomesso che deve essere visibile. La sua visibilità assicura il mantenimento del potere che viene esercitato su di lui. E’ il fatto di essere costantemente visibile di essere in grado di farsi sempre vedere che mantiene l’individuo disciplinato in uno stato di soggezione.

E l’Esame è la tecnica attraverso la quale il potere, invece di emettere i segnali della sua potenza, invece di imporre il suo marchio sui sottomessi, li mantiene in un meccanismo che li rende oggetti. In questo spazio di dominanza il potere disciplinare manifesta la sua potenza, essenzialmente mettendo in ordine degli oggetti. L’Esame è, ed è sempre stato, la cerimonia che trasforma gli individui in oggetti.

La disciplina, tuttavia, ottenne un tipo di cerimoniale tutto suo. Non era un trionfo, ma la sfilata, la "parata", la forma ostentata dell’Esame. In essa i soggetti venivano presentati come "oggetti" alla attenzione di un potere che manifestava la sua potenza con un semplice sguardo. Non si riceveva più direttamente l’immagine del potere sovrano: di fatto i soggetti ne sentivano solamente la replica sui propri corpi, divenuti esattamente docili e comprensibili.

"Molto bene" Disse il Granduca Michele durante un’ispezione a un reggimento mantenuto un’ora sul presentat arm "Peccato che respirino !"

L’Esame introduce l’individualità in una dimensione documentaria. L’Esame si lascia dietro un intero archivio meticolosamente costituito in termini di corpi e giornate. L’esame che colloca gli individui in una dimensione di sorveglianza, li mette anche in una rete di scrittura; li coinvolge in un groviglio di documenti che li cattura e li immobilizza. Le procedure d’Esame erano accompagnate da un sistema di continue registrazioni e allo stesso tempo da un accumulo di documentazione. Un "Potere di Scrittura" si costituì come parte essenziale del meccanismo della disciplina.

L’Esame circondato da tutte le sue tecniche di documentazione, rende ogni individuo un "caso" . Un "caso" che, nello stesso momento, diviene un oggetto per un ramo del sapere e una proprietà per un ramo del potere. Il caso non è più, come in giurisprudenza, un complesso di circostanze che definiscono un atto e che sono in grado di modificare l’applicazione di una norma; è l’individuo, così come viene descritto, giudicato, misurato, comparato ad altri, nella sua autentica individualità ; ed è inoltre l’individuo da correggere, addestrare, classificare, normalizzare, escludere, ecc.

Tali metodi disciplinari abbassarono il limite di una individualità descrivibile, rendendo la descrizione un mezzo di controllo e un metodo di oppressione. Non più un monumento a futura memoria, bensì un documento di possibile utilità. E questa nuova maniera di descrivere diviene tanto più marcata, quanto più è rigido il contesto in cui viene esercitata. Il bambino, il paziente, il matto, il detenuto, stavano divenendo, sempre più tranquillamente, oggetto di descrizioni individuali e credenziali biografiche. Questa trasformazione delle vite reali in pezzi di carta scritta non è più una procedura di beatificazione; serve come procedura per trasformare in oggetto e soggiogare.

L’esame, così come la fissazione immediatamente rituale e ‘scientifica’ delle differenze fra gli individui, come l’inchiodare ogni individuo alla sua particolarità, indica chiaramente la comparsa di una nuova modalità di esercizio del potere, in cui ogni individuo riceve come attestazione la sua propria individualità, alla quale resta legato, per attestazione, per la fisionomia, le dimensioni, le sue lacune: un ‘marchio’ che lo caratterizza e fa di lui un ‘caso’.

Infine, l’Esame, è al centro dei processi che costruiscono un individuo come effetto e oggetto di potere nonchè come effetto e oggetto di sapere. E’ l’Esame che, attraverso una combinazione di sorveglianza gerarchica e giudizio normalizzatore, assicura le grandi funzioni disciplinari della distribuzione e classificazione, massimo prelievo di forze e tempi, accumulo genetico continuato, migliore combinazione di capacità e quindi, la fabbricazione di individualità cellulari, organiche, genetiche e combinate. Con esso vengono ritualizzate quelle discipline che possono essere definite dicendo che sono modalità di potere per le quali è rilevante la differenza individuale.

L’individuo è senza dubbio il pretestuoso atomo della rappresentazione ‘ideologica’ della società, ma è anche una realtà fabbricata da quella specifica tecnologia di potere che io chiamo ‘disciplina’. Dobbiamo smetterla una volta per tutte di descrivere gli effetti del potere in termini di negazione. Il potere ‘esclude’, ‘reprime’, ‘censura’, ‘estrania’ , ‘camuffa’ , ‘occulta’. In realtà il potere produce. Produce realtà. Produce domini di oggetti e rituali di verità. L’individuo e il tipo di conoscenza che vengano da esso conquistati, appartengono a questa produzione.


SITI WWW

[1] Juli - Il mio interesse nella salute mentale deriva dall’essere una cliente /sopravvissuta. Mi considero in entrambe le categorie. Una sopravvissuta perchè sono sopravvissuta ad orribili abusi nelle mani del sistema. Non mi voglio soffermare sugli abusi che ho visto e sperimentato. Sono sicura che ciò verrà fuori in seguito. Ne sono sopravvissuta e ciò mi ha spinto a lavorare sui diritti in psichiatria. Sono impegnata nel KL contro Edgar e altri processi (la loro ospite d’onore) in Illinois intentati dall’ ACLU contro l’Illinois per l’orrenda situazione dei suoi ospedali psichiatrici. E dicono che "Qualcuno volò sul nido del Cuculo" è una cosa del passato. Ha!

Sono anche una sopravvissuta all’EST e ho tanto da dire sull’argomento. Fui costretta all’EST due anni e mezzo fa. Il mio strizzacervelli mi pose di fronte ad una scelta: fare l’EST o restare in mezzo a una strada. Anche se mi accorgevo che i suoi trattamenti non servivano a niente, mi sentivo dipendente da lui ed ero terrorizzata di restare senza un dottore. Più tardi ho imparato che c’erano molte altre terapie da provare. Soltanto non aveva voluto provarle. L’EST è una larga (e più remunerativa) parte della sua attività professionale.

Ho speso gli ultimi due anni dalla mia disastrosa esperienza con l’EST facendo ricerche sul trattamento e l’industria e parlando con migliaia di gente che l’aveva subita. La coercizione è una autentica realtà, data la mancanza di altri metodi prima di usare l’EST. Guardate gli ospizi della California e vedrete quanti anziani se la subiscono. C’è un gran salto dopo che i pazienti passano i 65, perchè l’assistenza medica la rimborsa. Lo stesso negli altri stati.

Juli

 

Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini pieni di pensieri e impegnati possano cambiare il mondo, questa è l’unica cosa che ha sempre....

Margaret Mead

Shocked! Home Page: http://www.il.net/~juli/shocked.html

I Must Be Mental ! http://www.il.net/~juli/mental.html

Cercate assolutamente di leggere l’articolo che segue nel sito web "shocked" creato da Juli Lawrence

Leggete anche "Può l’EST prevenire i suicidi ?" , dal Convulsive Therapy Journal . Questo studio dimostra che l’elettroshock NON ha effetti sulla probabilità di suicidio. Gli autori dello studio definiscono "deludenti" i suoi risultati.

[2] web: http://www.efn.org/~dendron

David Oaks, co-coordinator Support Coalition International 454 Willamette, Suite 216 PO Box 11284 Eugene, OR 97440-3484 USA e-mail: dendron@efn.org - web: http://www.efn.org/~dendron

 

 

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